Solo Dio Basta

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Diffondiamo l'amore che il Signore ci ha donato
Affidiamoci al cuore Immacolato di Maria e alla divina misericordia di Dio dataci dal sacrificio di Gesù morto in croce per noi.
�Devozione alla Divina Misericordia�

30/03/2023

Non sarai mai solo, uomo dal grande cuore

"Perfino quando una preoccupazione ti segna il volto, o ti senti affaticata, o sbagliato, ricorda che sei sempre una luce che brilla nella notte. E' il dono più grande che hai ricevuto, e che nessuno può toglierti. Perciò sogna, non stancarti mai di sognare. Credi, all'esistenza delle verità più alte e più belle. E soprattutto lasciati sorprendere dall'amore. E' questa la Buona Vita. Ed è questo l'augurio più grande e bello che possiamo farci gli uni gli altri. Sempre"

Papa Francesco🤍

06/03/2023

Invece del digiuno di carne in Quaresima, Papa Francesco propone 15 semplici atti di ca**tà.
Grazie Papa Francesco

*Salutare. (sempre e ovunque)
*Ringraziare*(anche se non "dovresti" farlo).
*Ricordare agli altri quanto li ami. *
*Salutare con gioia* quelle persone che vedi tutti i giorni.
*Ascoltare la *storia* dell'altro, senza pregiudizi, *con amore*.
*Fermarti per *aiutare* e stare *attento a chi ha bisogno di te. *
*Ti**re su il morale a qualcuno.
*”Celebrare* le *qualità* o *successi* di un altro.
*Selezionare* ciò che non usi e *regalarlo* a chi ne ha bisogno.
*Aiutare quando serve* per far riposare un altro.
*Correggi con amore,* non tacere per paura.
*Avere buoni dettagli* con quelli che ti stanno *vicino *
*Pulire quello che uso a casa*
*Aiutare gli altri a superare gli ostacoli*
*Chiama i tuoi genitori* se hai la fortuna di averli.
*Digiuna di parole offensive* e trasmette parole gentili
*Digiuna di scontenti* e riempiti di gratitudine
*Digiuna di rabbia* e riempiti di mitezza e pazienza
*Digiuna di pessimismo* e riempiti di speranza e ottimismo
*Digiuna di preoccupazioni* e riempiti di fiducia in Dio
*Digiuna di lamentarti* e riempiti delle cose semplici della vita
*Digiuna di pressione* e riempiti di preghiera
*Digiuna di tristezza* e amarezza e riempiti il cuore di gioia
*Digiuna di egoismo* e riempiti di compassione per gli altri
*Digiuna di mancanza di perdono* e riempiti di atteggiamenti di riconciliazione
*Digiuna di parole* e riempiti di silenzio e di ascoltare gli altri

❤️Se tutti proviamo questo digiuno, il quotidiano si riempirà di:

*PACE,*🌷
*FIDUCIA,*🌷
*GIOIA,*🌷
E *VITA*🌷

Le parole di Papa Francesco per come vivere la quaresima.

05/01/2023

La vera storia della Befana

In un villaggio, non molto distante da Betlemme, viveva una giovane donna che si chiamava Befana. Non era br**ta, anzi, era molto bella e aveva parecchi pretendenti.. Però aveva un pessimo caratteraccio. Era sempre pronta a criticare e a parlare male del prossimo. Cosicché non si era mai sposata, o perché non le andava bene l’uomo che di volta in volta le chiedeva di diventare sua moglie, o perché l’innamorato, dopo averla conosciuta meglio, si ritirava immediatamente. Era, infatti, molto egoista e fin da piccola non aveva mai aiutato nessuno. Era, inoltre, come ossessionata dalla pulizia. Aveva sempre in mano la scopa, e la usava così rapidamente che sembrava ci volasse sopra. La sua solitudine, man mano che passavano gli anni, la rendeva sempre più acida e cattiva, tanto che in paese avevano cominciato a soprannominarla “la strega”. Lei si arrabbiava moltissimo e diceva un sacco di parolacce. Nessuno in paese ricordava di averla mai vista sorridere. Quando non puliva la casa con la sua scopa di paglia, si sedeva e faceva la calza. Ne faceva a centinaia. Non per qualcuno, naturalmente! Le faceva per se stessa, per calmare i nervi e passare un po’ di tempo visto che nessuno del villaggio veniva mai a trovarla, né lei sarebbe mai andata a trovare nessuno. Era troppo orgogliosa per ammettere di avere bisogno di un po’ di amore ed era troppo egoista per donare un po’ del suo amore a qualcuno. E poi non si fidava di nessuno. Così passarono gli anni e la nostra Befana, a forza di essere cattiva, divenne anche br**ta e sempre più odiata da tutti. Più lei si sentiva odiata da tutti, più diventava cattiva e br**ta.
Aveva da poco compiuto settant’anni, quando una carovana giunse nel paese dove abitava. C’erano tanti cammelli e tante persone, più persone di quante ce ne fossero nell’intero villaggio. Curiosa com’era vide subito che c’erano tre uomini vestiti sontuosamente e, origliando, seppe che erano dei re. Re Magi, li chiamavano. Venivano dal lontano oriente, e si erano accampati nel villaggio per far riposare i cammelli e passare la notte prima di riprendere il viaggio verso Betlemme. Era la sera prima del sei gennaio. Borbottando e brontolando come al solito sulla stupidità della gente che viaggia in mezzo al deserto e disturba invece di starsene a casa sua, si era messa a fare la calza quando sentì bussare alla porta. Lo stomaco si strinse e un brivido le corse lungo la schiena. Chi poteva essere? Nessuno aveva mai bussato alla sua porta. Più per curiosità che per altro andò ad aprire. Si trovò davanti uno di quei re. Era molto bello e le fece un gran sorriso, mentre diceva: “Buonasera signora, posso entrare?”. Befana rimase come paralizzata, sorpresa da questa imprevedibile situazione e, non sapendo cosa fare, le scapparono alcune parole dalla bocca prima ancora che potesse ragionare: “Prego, si accomodi”. Il re le chiese gentilmente di poter dormire in casa sua per quella notte e Befana non ebbe né la forza né il coraggio di dirgli di no. Quell’uomo era così educato e gentile con lei che si dimenticò per un attimo del suo caratteraccio, e perfino si offrì di fargli qualcosa da mangiare. Il re le parlò del motivo per cui si erano messi in viaggio. Andavano a trovare il bambino che avrebbe salvato il mondo dall’egoismo e dalla morte. Gli portavano in dono oro, incenso e mirra. “Vuol ve**re anche lei con noi?”. “Io?!” rispose Befana.. “No, no, non posso”. In realtà poteva ma non voleva. Non si era mai allontanata da casa. Tuttavia era contenta che il re glielo avesse chiesto. “Vuole che portiamo al Salvatore un dono anche da parte sua?”. Questa poi… Lei regalare qualcosa a qualcuno, per di più sconosciuto. Però le sembrò di fare troppo br**ta figura a dire ancora di no. E durante la notte mise una delle sue calze, una sola, dove dormiva il re magio, con un biglietto: “per Gesù”. La mattina, all’alba, finse di essere ancora addormentata e aspettò che il re magio uscisse per riprendere il suo viaggio. Era già troppo in imbarazzo per sostenere un’altra, seppur breve, conversazione. Passarono trent’anni. Befana ne aveva appena compiuti cento. Era sempre sola, ma non più cattiva. Quella visita inaspettata, la sera prima del sei gennaio, l’aveva profondamente cambiata. Anche la gente del villaggio nel frattempo aveva cominciato a bussare alla sua porta. Dapprima per sapere cosa le avesse detto il re, poi pian piano per aiutarla a fare da mangiare e a pulire casa, visto che lei aveva un tale mal di schiena che quasi non si muoveva più. E a ciascuno che veniva, Befana cominciò a regalare una calza. Erano belle le sue calze, erano fatte bene, erano calde. Befana aveva cominciato anche a sorridere quando ne regalava una, e perciò non era più così br**ta, era diventata perfino simpatica. Nel frattempo dalla Galilea giungevano notizie di un certo Gesù di Nazareth, nato a Betlemme trent’anni prima, che compiva ogni genere di miracoli. Dicevano che era lui il Messia, il Salvatore. Befana capì che si trattava di quel bambino che lei non ebbe il coraggio di andare a trovare. Ogni notte, al ricordo di quella notte, il suo cuore piangeva di vergogna per il misero dono che aveva fatto portare a Gesù dal re magio: una calza vuota… una calza sola, neanche un paio! Piangeva di rimorso e di pentimento, ma questo pianto la rendeva sempre più amabile e buona. Poi giunse la notizia che Gesù era stato ucciso e che era risorto dopo tre giorni. Befana aveva allora centoetre anni. Pregava e piangeva tutte le notti, chiedendo perdono a Gesù. Desiderava più di ogni altra cosa rimediare in qualche modo al suo egoismo e alla sua cattiveria di un tempo. Desiderava tanto un’altra possibilità ma si rendeva conto che ormai era troppo tardi. Una notte Gesù risorto le apparve in sogno e le disse: “Coraggio Befana! Io ti perdono. Ti darò vita e salute ancora per molti anni. Il regalo che tu non sei venuta a portarmi quando ero bambino ora lo porterai a tutti i bambini da parte mia. Volerai da ogni capo all’altro della terra sulla tua scopa di paglia e porterai una calza piena di caramelle e di regali ad ogni bambino che a Natale avrà fatto il presepio e che, il sei gennaio, avrà messo i re magi nel presepio. Ma mi raccomando! Che il bambino sia stato anche buono, non egoista… altrimenti gli metterai del carbone dentro la calza sperando che l’anno dopo si comporti da bambino generoso”. E la Befana fece così e così ancora sta facendo per obbedire a Gesù. Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, fa le calze per i bambini… ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni. È talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventato dolce e buono da mangiare.

30/10/2022

La lingua
Fa a pezzi il prossimo, lo calunnia, offende, diffama, giudica, mente si vanta.
Nella lingua c'è tanto potere sia di vita che di morte interiore, non ha osso ma è capace di spezzare un cuore, una vita, la dignità... perché molti hanno zucchero sulla Lingua ma quando poi la mettono in azione sputano solo veleno 🙏

RIFLETTIAMO e facciamo in modo che molte parole possano scivolarci dal cuore e dall' anima.

29 ottobreBeata Chiara "Luce" Badano A Sassello, un paese in provincia di Savona appartenente alla diocesi di Acqui (Pie...
29/10/2022

29 ottobre
Beata Chiara "Luce" Badano

A Sassello, un paese in provincia di Savona appartenente alla diocesi di Acqui (Piemonte), il 29 ottobre 1971 nasce Chiara Badano.

I genitori, Maria Teresa e Fausto Ruggero Badano esultano e ringraziano la Madonna, in particolare la Vergine delle Rocche, a cui il papà aveva chiesto la grazia di un figlio.

La piccola mostra subito un temperamento generoso, gioioso e vivace, ma anche un carattere franco e determinato.
La mamma la educa attraverso le parabole del Vangelo ad amare Gesù, ad ascoltare la Sua vocina e a compiere tanti atti di amore.
Chiara prega volentieri a casa e a scuola!

Chiara è aperta alla grazia; sempre pronta ad aiutare i più deboli, si corregge docilmente e si impegna a essere buona.

Vorrebbe che tutti i bimbi del mondo siano felici come lei; in modo speciale ama i bambini dell’Africa e, a soli quattro anni dopo che viene a conoscenza della loro estrema povertà, afferma: «D’ora in poi penseremo noi a loro!». A questo proposito, a cui mantiene fede, seguirà molto presto la decisione di dive**re medico per poterli andare a curare.

Dai quaderni delle prime classi elementari traspare tutto il suo amore per la vita: è una bambina davvero felice.

Nel giorno della prima Comunione, da lei tanto atteso, riceve in dono il libro dei Vangeli. Sarà per lei il «libro preferito».
Pochi anni dopo scriverà: «Non voglio e non posso rimanere analfabeta di un così straordinario messaggio».

Chiara cresce e mostra un grande amore per la natura. Portata per lo sport, lo praticherà in vari modi: corsa, sci, nuoto, bicicletta, pattini a rotelle, tennis…, ma in special modo preferirà la neve e il mare.

È socievole, ma riuscirà –sebbene molto vivace- a dive**re “tutta ascolto”, mettendo “l’altro” sempre al primo posto.

Fisicamente bella, sarà da tutti ammirata. Intelligente e ricca di doti dimostra una precoce maturità. Molto sensibile e servizievole verso “gli ultimi”, li copre di attenzioni, rinunciando anche a momenti di svago, che ricupererà con spontaneità. In seguito ripeterà: «Io devo amare tutti, sempre e per prima», vedendo in loro il volto di Gesù.

Piena di sogni e di entusiasmi a nove anni scopre il Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich con cui intesse una filiale corrispondenza.

Bambina, poi adolescente e giovane come tante altre, si mostra totalmente disponibile al disegno di Dio su di lei e mai vi si ribellerà. Tre realtà si rivelano determinanti nella sua formazione e nel cammino verso la santità: la famiglia, la Chiesa locale –in particolar modo il suo Vescovo- e il Movimento, a cui apparterrà come Gen (Generazione Nuova).

L’Amore è al primo posto nella sua vita, in special modo l’Eucaristia, che anela a ricevere ogni giorno. E, pur sognando di formarsi una famiglia, sente Gesù come “Sposo”; sarà sempre di più il suo “tutto”, fino a farla ripetere: «Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io!».

Terminate le elementari e le medie, Chiara sceglie il liceo classico. L’aspirazione a dive**re medico per recarsi in Africa non è sfumata.
Ma il dolore inizia a entrare nella sua vita: non compresa e accettata da un’insegnante, viene respinta.

A nulla vale la difesa dei compagni: deve ripetere l’anno.

Dopo un primo momento di sconforto, sul suo volto riappare il sorriso. Decisa affermerà: «Amerò i nuovi compagni come ho amato quelli di prima!»
e offre la sua prima grande sofferenza a Gesù.

Chiara vive in pieno la propria adolescenza: nel vestirsi ama il bello, l’armonia dei colori, l’ordine, ma non la ricercatezza. Alla mamma che la invita a vestire abiti un po’ più eleganti replica: «Io vado a scuola pulita e ordinata: ciò che conta è essere belli dentro!» e si trova a disagio se le dicono che è proprio bella. Ma tutto questo la porta più volte a esclamare: «Quant’è duro andare controcorrente!».

Non si atteggia a maestra, non fa “prediche”: «Non devo dire di Gesù a parole: devo darlo col mio comportamento»; vive il Vangelo sino in fondo e rimane semplice e spontanea: è davvero un raggio di luce che riscalda i cuori.

Percorre, senza saperlo, la “Piccola Via” di Santa Teresa di Gesù Bambino.

Nel gennaio 1986 in una riunione, afferma: «Ho capito l’importanza di “tagliare”, per essere e fare solo la volontà di Dio. E ancora, quello che diceva S. Teresina: che, prima di morire a colpo di spada, bisogna morire a colpi di spillo. Mi accorgo che le piccole cose sono quelle che non faccio bene, oppure i piccoli dolori…,, quelle che mi lascio sfuggire. Così voglio andare avanti amando tutti i colpi di spillo». E, al termine, questo proposito: «Voglio amare chi mi sta antipatico!».

Chiara ha una grande devozione per lo Spirito Santo e si dispone coscienziosamente a riceverlo nel sacramento della Cresima che mons. Livio Maritano, Vescovo di Acqui, le amministra il 30 settembre 1984. Si era preparata con impegno e Lo invocherà spesso chiedendo Luce,
quella luce d’Amore che l’aiuterà ad esserne una piccola, ma viva, scia luminosa.

Ora Chiara è bene inserita nella nuova classe. È compresa e positivamente valutata.

Tutto prosegue nella normalità finché, nel corso di una partita di tennis, un lancinante dolore alla spalla sinistra la costringe a lasciar cadere a terra la racchetta.

Dopo una lastra e un’errata diagnosi, si provvede al ricovero. La TAC evidenzia un osteosarcoma.
È il 2 febbraio 1989: nella Chiesa si ricorda la presentazione di Gesù al tempio. Chiara ha diciassette anni.

Inizia così la sua “via crucis”: viaggi, esami clinici, ricoveri, interventi e cure pesanti; da Pietra Ligure a Torino. Quando Chiara comprende la gravità del caso e le poche speranze non parla; rientrata a casa dall’ospedale chiede alla mamma di non porle domande. Non piange, non si ribella né si dispera. Si chiude in un assorto silenzio di 25 interminabili minuti. È il suo “orto del Getsemani”: mezz’ora di lotta interiore, di buio, di passione…, per poi mai più tirarsi indietro. Ha vinto la grazia: «Ora puoi parlare, mamma», e sul volto torna il sorriso luminoso di sempre. Ha detto sì a Gesù. Quel «sempre sì», che aveva scritto da bambina su una piccola rubrica alla lettera esse, lo ripeterà sino alla fine.
Alla mamma, per rasserenarla, non mostra alcuna preoccupazione:
«Vedrai, ce la farò: sono giovane!».

Il tempo scorre implacabile e il male galoppa trasferendosi al midollo spinale. Chiara si informa di tutto, parla con i medici e con gli infermieri. La paralisi la blocca, ma arriverà ad affermare: «Se adesso mi chiedessero se voglio camminare, direi di no, perché così sono più vicina a Gesù». Non perde la pace; rimane serena e forte; non ha paura.
Il segreto? «Dio mi ama immensamente».

Rifiuta la morfina perché le toglie lucidità: «Io non ho più niente e posso offrire solo il dolore a Gesù»; e aggiunge: «ma ho ancora il cuore e posso sempre amare».

Ormai è tutta dono. Sempre in offerta: per la Diocesi, per il Movimento, per la gioventù, per le Missioni…; sorregge con la sua preghiera e trascina nell’Amore chiunque le passa accanto.

Profondamente umile e dimentica di sé, è disponibile ad accogliere e ascoltare quanti l’avvicinano, in particolare i giovani a cui lascerà un ultimo messaggio:
«I giovani sono il futuro. Io non posso più correre, ma vorrei passar loro la fiaccola come alle Olimpiadi… I giovani hanno una vita sola e vale la pena di spenderla bene».

Non chiede il miracolo della guarigione e si rivolge alla Vergine SS. scrivendole un biglietto:

«Mamma Celeste, tu lo sai quanto io desideri guarire, ma se non rientra nella volontà di Dio, ti chiedo la forza per non mollare mai. Umilmente, tua Chiara».

Come un bambino si abbandona all’amore di Colui che è l’Amore: «Mi sento così piccola e la strada da percorrere è così ardua… Ma è lo Sposo che viene a trovarmi!».

Si fida totalmente di Dio e invita la mamma a fare altrettanto: «Non ti preoccupare: quando io non ci sarò più, tu fìdati di Dio e vai avanti, poi hai fatto tutto!». Fiducia incrollabile.

I dolori l’attanagliano, ma lei non piange: trasforma il dolore in amore, ed allora volge lo sguardo al suo “Gesù Abbandonato”: un’immagine di Gesù incoronato di spine, posta sul comodino accanto al letto. Alla mamma che le chiede se soffre molto risponde con semplicità: «Gesù mi smacchia con la varechina anche i puntini neri, e la varechina brucia. Così, quando arriverò in Paradiso, sarò bianca come la neve». Nelle notti insonni canta e, dopo una di queste -forse la più tragica- affermerà: «Soffrivo molto fisicamente, ma la mia anima cantava», confermando la pace del suo cuore.

Negli ultimi giorni riceve da Chiara Lubich il nome di Luce: “Perché nei tuoi occhi vedo la luce dell’Ideale vissuto sino in fondo: la luce dello Spirito Santo”. In Chiara ormai non c’è che un grande desiderio: andare in Paradiso, dove sarà «tanto, tanto felice»; e si prepara alle «nozze». Chiede di essere rivestita con un abito da sposa: bianco, lungo e semplice. Predispone la liturgia della “sua” Messa: sceglie le letture e i canti…

Nessuno dovrà piangere, ma cantare forte e fare festa, perché «Chiara incontra Gesù»; gioire con lei e ripetere: «Ora Chiara Luce vede Gesù!». Poco tempo prima aveva affermato con certezza: «Quando una giovane di diciassette-diciotto anni va in Cielo, in Cielo si fa festa». Le offerte della Messa dovranno essere destinate ai bambini poveri dell’Africa, come aveva già fatto con il denaro ricevuto in regalo per i 18 anni. Questa la motivazione: «Io ho Tutto!»… Come avrebbe potuto fare diversamente, se non pensare sino alla fine a chi non ha nulla?

Alle 4,10 di domenica 7 ottobre 1990, giorno della Resurrezione del Signore e festa della Vergine del Santo Rosario, Chiara raggiunge il tanto amato «Sposo». È il suo dies natalis.

Nel Cantico dei Cantici (2, 13-14) si legge: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro”.

Poco prima aveva sussurrato l’ultimo saluto alla mamma con una raccomandazione:
«Ciao, sii felice, perché io lo sono!».

Al funerale, celebrato due giorni dopo dal “suo” Vescovo ossia Mons. Livio Maritano, partecipano centinaia e centinaia di persone, soprattutto giovani. Pur tra le lacrime, l’atmosfera è di gioia; i canti che si elevano a Dio esprimono la certezza che ora lei è nella vera Luce!

Volando in Cielo, ha voluto lasciare ancora un dono: le cornee di quei meravigliosi occhi che, col suo consenso, sono state trapiantate in due giovani, ridando loro la vista. Oggi essi, anche se sconosciuti, sono la “reliquia vivente” della beata Chiara!
Il 10 settembre 1990, Chiara registra su una cassetta audio il suo saluto ai Gen per ringraziarli della loro vicinanza. In quest’occasione racconta che, trovandosi in camera operatoria, avvertì accanto a sé la presenza di “una signora vestita di bianco, con un sorriso luminosissimo”, venuta a rincuorarla e a trasmetterle tranquillità. Sentì in se stessa una tale pace da provare l’impulso di ringraziare Iddio.

Beata Chiara Luce Badano prega per noi🙏

Respiro.Guardo.Penso.Amo.Corro.Rido.Parlo.Scrivo.Canto.Piango.Quante azioni faccio nella mia vita!Quante cose accadono i...
23/10/2022

Respiro.
Guardo.
Penso.
Amo.
Corro.
Rido.
Parlo.
Scrivo.
Canto.
Piango.

Quante azioni faccio nella mia vita!
Quante cose accadono intorno a me!
Tu, Maria, rendimi una buona ascoltatrice di Dio.
Lui mi parla in ogni angolo della mia esistenza.
Aiutami a capirLo.
E, piano piano, diventerò felice come Lui mi vuole.
Renderò felici anche coloro che mi avvicineranno.
E Dio stesso, sorriderà🙏

1 ottobre:   Santa teresa di Lisieux🙏La Francia dell'Ottocento è il primo paese d'Europa nelquale cominciò a diffondersi...
01/10/2022

1 ottobre:

Santa teresa di Lisieux🙏

La Francia dell'Ottocento è il primo paese d'Europa nel
quale cominciò a diffondersi la convinzione di poter
fare a meno di Dio, di poter vivere come se egli non
esistesse. Proprio nel paese d'Oltralpe, tuttavia, alcune
figure di santi, come Teresa di Lisieux, ricordarono che
il senso della vita è proprio quello di conoscere e
amare Dio. Teresa nacque nel 1873 in un ambiente
profondamente credente. Di recente anche i suoi
genitori sono stati dichiarati beati. Ella ricevette,
dunque, una educazione profondamente religiosa che
presto la indusse a scegliere la vita religiosa presso il
carmelo di Lisieux. Qui ella si affida progressivamente
a Dio. Su suggerimento della superiora tiene un diario
sul quale annota le tappe della sua vita interiore.
Scrive nel 1895: «Il 9 giugno, festa della Santissima
Trinità, ho ricevuto la grazia di capire più che mai
quanto Gesù desideri essere amato». All'amore di Dio
Teresa vuol rispondere con tutte le sue forze e il suo
entusiasmo giovanile. Non sa, però, che l'amore la
condurrà attraverso la via della privazione e della
tenebra. L'anno successivo, il 1896, si manifestano i
primi segni della tubercolosi che la porterà alla morte.
Ancor più dolorosa è l'esperienza dell'assenza di Dio.
Abituata a vivere alla sua presenza, Teresa si trova
avvolta in una tenebra in cui Le è impossibile vedere
alcun segno soprannaturale. Vi è, però, un'ultima tappa
compiuta dalla santa. Ella apprende che a lei, piccola,
è affidata la conoscenza della piccola via, la via
dell'abbandono alla volontà di Dio. La vita, allora,
diviene per Teresa un gioco spensierato perché anche
nei momenti di abbandono Dio vigila ed è pronto a
prendere tra le sue braccia chi a Lui si affida.

23 SETTEMBRE: MEMORIA LITURGICA DEL "SACERDOTE CAPPUCCINO" P. PIO DA PIETRELCINA.Pochi santi furono, come padre Pio, dot...
23/09/2022

23 SETTEMBRE: MEMORIA LITURGICA DEL "SACERDOTE CAPPUCCINO" P. PIO DA PIETRELCINA.
Pochi santi furono, come padre Pio, dotati di doni straordinari che hanno richiamato su di lui l'attenzione del mondo intero: le stimmate, il profumo misterioso che emanava dal suo corpo, i carismi di profezie e di scrutamento dei cuori, le guarigioni e le conversioni attribuite alla sua preghiera. Nel convento del Gargano, nel quale l'umile frate cappuccino viveva, la ressa di devoti era quotidiana: tutti lo volevano vedere, toccare; tutti desideravano assistere alla sua messa "un momento di rara intensità spirituale" e soprattutto confessarsi, rimettersi in sintonia con Dio guidati da lui. La confessione era un incontro che spesso sconvolgeva le persone mutando per sempre la loro vita, mentre il numero dei «convertiti» e dei devoti estimatori aumentava incessantemente.

Ma poi, in concreto, per lui la vita fu un lungo calvario che egli visse unendosi a Cristo per la salvezza delle anime, fedele a un programma di vita, che egli aveva così espresso nell'immagine ricordo della sua prima messa: «Gesù, mio sospiro e mia vita, oggi che trepidante ti elevo in un mistero d'amore, con te io sia per il mondo Via, Verità e Vita e per te sacerdote santo, vittima perfetta».

11/09/2022

NULLA SUCCEDE PER CASO

Dopo gli attacchi dell'11 settembre, un'azienda che aveva i suoi uffici nel World Trade Center ha invitato i suoi dirigenti e dipendenti che per qualche motivo erano sopravvissuti all'attacco, a condividere le loro esperienze.

Le persone erano vive per i più piccoli motivi per cui erano piccoli dettagli come questi:

- Il direttore di un'azienda era in ritardo perché era il primo giorno di scuola materna del figlio;

- Una donna ha ritardato perché la sua sveglia non è suonata in tempo;

- Uno era in ritardo perché è rimasto bloccato sulla strada dove c'è stato un incidente;

- Un altro sopravvissuto ha perso l'autobus;

- Qualcuno si era buttato addosso del cibo e aveva bisogno di tempo per cambiarsi;

- Uno ha avuto un problema con la sua macchina che non partiva;

- Un altro è tornato per rispondere al telefono; ️

- Un altro ha avuto un bambino!

- Un altro non ha preso un taxi.

- Ma la storia che ha colpito di più è stata quella di un uomo che quella mattina si è messo un paio di scarpe nuove, e prima di entrare a lavoro ha avuto una vescica. Si è fermato in farmacia per un cerotto ed è per questo che oggi è vivo.

- Ora, quando rimango bloccato nel traffico; quando perdo un ascensore;
quando torno per rispondere a un telefono;
e tante altre cose che mi fanno disperare, penso prima:

"Questo è il posto esatto in cui devi essere in questo preciso momento" ...

La prossima volta che la tua mattina sembra esasperante, i bambini perdono tempo per vestirsi, non riesci a trovare le chiavi della macchina, trovi tutti i semafori rossi...
non arrabbiarti o frustrarti.

Sei nel posto giusto...
ALL'ORA ESATTA..

Javier Amirola Martínez

08/09/2022

NATIVITÀ’ DELLA B.V.MARIA SANTISSIMA

Oggi la Chiesa festeggia la nascita di Maria Santissima. Rivolgiamo una breve preghiera alla Santa Madre di Dio e Madre nostra.

🙏Preghiera a Maria Bambina🙏

O Maria Santissima, eletta e destinata Madre dell’unigenito Figlio del Padre, preannunciata dai Profeti, attesa dai Patriarchi e desiderata da tutte le genti, sacrario e vivo tempio dello Spirito Santo, sole senza macchia perché concepita senza peccato, Signora del Cielo e della terra, Regina degli Angeli, umilmente prostrati ti veneriamo e ci rallegriamo dell’annuale ricorrenza della tua felicissima nascita. Ti supplichiamo di ve**re spiritualmente a nascere nelle anime nostre, affinché queste, prese dalla tua amabilità e dolcezza, vivano sempre unite al tuo dolcissimo e amabilissimo Cuore.

O graziosa Bambina, nella felice tua nascita hai rallegrato il Cielo, consolato il mondo, atterrito l’inferno; hai recato sollievo ai caduti, conforto ai mesti, salute ai malati, la gioia a tutti,Ti supplichiamo: rinasci spiritualmente in noi, rinnova il nostro spirito a servirti; riaccendi il nostro cuore ad amarti, fa’ fiorire in noi quelle virtù con le quali possiamo sempre più piacerti. O grande piccina Maria, sii per noi “Madre”, conforto negli affanni, speranza nei pericoli, difesa nelle tentazioni, salvezza nella morte.
Amen.

22/08/2022

Piccolo pensiero
*Lunedì 22.08.2022*

Buongiorno a tutti!
L'odierna memoria liturgica della *Beata Vergine Maria, Regina,* ci rivela e allo stesso tempo esalta il risultato del grande e meraviglioso progetto di Diosu "una semplice ragazza": *fare di Lei la _Madre di Dio,_ la REGINA 👸🏼del cielo e della terra,* la Regina di tutte le creature.
Ma la Vergine Maria deve la sua regalità al suo *"SÌ"* di fiducia e di fede al progetto di Dio espresso dall'arcangelo Gabriele: _*«Ecco la serva del Signore:* 🤷🏼‍♀️avvenga per me secondo la tua parola»_ (Lc 1, 26-38). Fratello, sorella, *anche per te Dio ha un piano meraviglioso:* FARE DI TE UN SANTO, UNA SANTA. Per arrivarci, la Madonna ci ha già mostrato quale è la strada da percorrere: *dire sì a Dio ogni giorno,* _accogliere Gesù Cristo nel tuo cuore e diventare anche tu portatore di Cristo per chiunque incontri._ Ed ogni volta che il tuo sì diventa difficile da pronunciare a causa del peso della Croce, ricòrdati che *la Regina è anche l'Addolorata!* 💘 Ella risponde sempre al grido dei suoi _“principi“_ e _“principesse“_ che siamo noi.
Ti benedico! 🙏🏽

Buona e santa giornata.

18/08/2022

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Naples

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