Parrocchia Santa Maria del Buon Consiglio a Confalone - Napoli

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Parrocchia Santa Maria del Buon Consiglio a Confalone - Napoli Nel 1936 il Cardinale Alessio Ascalesi istituì una nuova Parrocchia nella chiesa di S. Maria del Buon Consiglio comunemente chiamata a Confalone.

BUONA DOMENICAQUESTO E’ IL MIO CORPO, QUESTA LA MIA VITA7 giugno - Corpo e Sangue di CristoGv 6,51-58Un Vangelo di otto ...
06/06/2026

BUONA DOMENICA

QUESTO E’ IL MIO CORPO, QUESTA LA MIA VITA

7 giugno - Corpo e Sangue di Cristo

Gv 6,51-58

Un Vangelo di otto versetti, e Gesù a ripetere, per otto volte: Chi mangia la mia carne vivrà in eterno.
Quasi un ritmo incantatorio, una divina monotonia, nello stile di Giovanni che avanza per cerchi concentrici. Per otto volte Gesù insiste sul perché mangiare: per vivere, per vivere davvero. È l’incalzante certezza di Gesù su qualcosa che cambia la direzione della vita. Qui è il genio del cristianesimo: Dio non prende nulla e dona tutto, si perde dentro le sue creature come pane dentro la bocca.

Cosa celebriamo oggi? Tabernacoli aperti, pissidi dorate e ostensori? No. Oggi non è la festa degli adoratori.
Celebriamo Cristo che si dona fino al sangue? Neppure questo.
La festa di oggi è ancora un passo avanti. Perché un dono sia vero occorre qualcuno che lo accolga.

Quando nell’eucaristia sentiamo: Prendete e mangiate, questo è il mio corpo, su quali parole cade l’accento della frase? Ci dicevano che l’essenziale era: questo è il mio corpo, il pane trasformato. Ma se noi seguiamo la successione esatta delle parole volute da Gesù il verbo principale è: Prendete. Qui è il miracolo, il batticuore, lo scopo: Prendete. Per essere trasformati voi.

A che serve un Pane, un Dio chiuso nel tabernacolo e da esporre di tanto in tanto alla venerazione e all’incenso? No. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna. Adesso, non avrà, come una specie di Tfr per la fine della vita. La vita eterna è già cominciata se è comunione con la vita dell’Eterno.

Bellissima la domanda del Salmo 33: Vi è qualcuno che desidera la vita, che vuole gustare lunghi giorni felici?
Sì, io lo desidero, voglio gustarli, voglio goderli.
Vuoi pienezza? La risposta è Gesù, con carne e sangue, cioè l’intera vicenda umana, le sue mani di carpentiere con il profumo del legno, le sue lacrime e le sue passioni. E qui c’è una sorpresa. Gesù non dice: prendete su di voi la mia sapienza, mangiate la mia santità, il sublime che è in me.
Ma: prendete la mia umanità, il corpo, il mio modo di abitare la terra.
Le mie mani povere.
Gesù non sta parlando della comunione eucaristica, ma del flusso caldo della sua vita, che nel nostro cuore può mettere radici, annaffiate del suo coraggio, dal suo perdersi in noi.
Allora mangiare e bere Cristo significa molto più che fare la Comunione alla Messa, significa “farci comunione”.

Finita la religione delle pratiche esterne, dei riti, degli obblighi, questa è la religione del corpo a corpo con Dio, a tu per tu con la sua vita, fino a diventare una cosa sola con lui. “Io non sono ancora il Cristo, ma io sono questa infinita possibilità” (D.M.Turoldo).

Prendete, mangiate! Qui è il miracolo, il tabernacolo, lo stupore.
Non andiamocene dal mondo senza essere diventati, anche noi come lui, pezzo di pane buono, spezzato per la fame e per la pace di qualcuno.

P. Ermes Maria Ronchi

"State buoni se potete"Oratorio Estivo
06/06/2026

"State buoni se potete"
Oratorio Estivo

BUONA DOMENICA 24 maggioPentecosteVENTO SUL CUOREOggi la Parola di Dio prova una sinfonia di linguaggi, per dire lo Spir...
24/05/2026

BUONA DOMENICA

24 maggio

Pentecoste

VENTO SUL CUORE

Oggi la Parola di Dio prova una sinfonia di linguaggi, per dire lo Spirito. Sono semplici fessure, piccole feritoie sul mistero. Il Libro degli Atti ci porta a 50 giorni dopo Pasqua; in quel giorno è accaduto qualcosa che ha sconvolto gli Apostoli.

Un gruppo deluso improvvisamente trova l’audacia di affrontare la città che uccide i Profeti, predicando a viso aperto qualcosa di incredibile: Quel Gesù che voi avete ucciso è risorto.
E non erano professionisti della Parola, avevano un vocabolario da pescatori! Era lo Spirito con il suo imprevedibile uragano, come rombo di vento, un bagliore di fuoco, vento e terremoto che spalanca le porte e le parole. E la prima Chiesa, arroccata sulla difensiva, viene lanciata fuori. Il vento dello Spirito li ha riempiti fino a farli sembrare “come ubriachi”.

La seconda porta che si apre sul mistero è quella del salmo tra le letture, occhi che guardano lontano: “Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra” (Sal 103). Una delle affermazioni più belle della Bibbia: tutta la terra è colma, piena, gravida, una divina liturgia santifica l’universo, lo fa grembo di vita.

La terza porta di Pentecoste è aperta dalla seconda lettura (1Cor 12). Lo Spirito che consacra la diversità dei carismi, dei ministeri, delle operazioni, sposa vite diverse, accende vocazioni differenti, benedice la genialità e l’unicità di ogni vita. E’ la diversità la parola chiave, e non l’omologazione. Ognuno piccola tessera d’oro nel grande mosaico di Dio.

Lo Spirito vuole discepoli inventori di strade di pace, e non banali ripetitori. E se io manco la mia vita spirituale, il grande mosaico che Dio va costruendo subirà una disarmonia, una stonatura.

Il Vangelo infine racconta la Pentecoste nella casa, ci riporta a quanto era successo 50 giorni prima: “stette in mezzo a loro, soffiò su di loro e disse: ricevete lo Spirito santo e la mia pace”.

Lo Spirito viene per farci vivere, leggero e quieto, umile e testardo. Lo Spirito è all’opera perché Cristo diventi mia pace, mia lingua, mia passione, mia vita, perché anch’io come minimo apostolo, diventi un po’ come loro, ubriaco di Dio, maniaco di lui, come erano quei magnifici monaci antichi chiamati “i folli di Dio”.

Lo Spirito, il vento sugli abissi, il fuoco del roveto, l’amore in ogni amore, lo Spirito Santo è Dio in libertà, che non sopporta statistiche. Gli studiosi cercano ricorrenze e schemi costanti. Dicono: nella Bibbia Dio agisce così. Non credeteci. Nella vita e nella Bibbia, Dio non segue schemi.

Lo Spirito Santo fa cose che non t’aspetti, con somma fantasia. Dà a Maria un figlio fuorilegge, a Elisabetta un figlio profeta. E a noi dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere piccola tessera di pace nel mosaico della vita.

Solo una tessera, ma che sia d’oro.

p. Ermes Maria Ronchi

BUONA DOMENICA DUNQUE VAI!Ascensione del Signore 17 maggio 2026 Mt 28,16-20Gli undici sono tornati in Galilea.Perché non...
17/05/2026

BUONA DOMENICA

DUNQUE VAI!

Ascensione del Signore

17 maggio 2026

Mt 28,16-20

Gli undici sono tornati in Galilea.
Perché non a Gerusalemme?
Perché è dove tutto ha avuto inizio, ed è come se Gesù dicesse: ricordatevi di quando siamo partiti insieme; ricordate quante strade abbiamo percorso, quanti villaggi e quante case, quanti volti, quanti corpi guariti, quanti sorrisi rinati.

Ricordatevi di come abbiamo camminato leggeri, solo un bastone e degli amici, senza possessi e senza poteri, ignorando la paura. Liberi.

Ricordatevi di quella colorata carovana, dove si rallentava il passo sulla misura dell’ultimo, solidali. Ricordate com’era il volto di Dio che si disegnava su quelle strade; un Dio che se tu lo molli, lui no, non ti molla.

Per tanto tempo il riferimento della Chiesa è stato la vita della prima comunità di Gerusalemme: avevano un cuor solo e un anima sola, assidui all’ascolto degli apostoli e allo spezzare del pane, e avevano tutto in comune. Bellissimo, inarrivabile. Eppure viene dopo.

Ce n’è prima un altro, originale, più radicale e più fresco. Tornare a quella che è stata davvero la prima di tutte le comunità: ritornate in Galilea, ripartite da lì, prendendo a modello quei tre anni di vagabondaggio libero tra lago e colline, tra l’una e l’altra riva, tra Betsaida e Cafarnao, Genezaret e Tiberiade, Tiro e Cesarea di Filippo.

Il modello della Chiesa è quella piccola, colorata carovana di itineranti, felici e marginali. Fuori dalle istituzioni religiose, che non mandava mai via nessuno.

Gesù lascia la terra con un bilancio deficitario: gli sono rimasti soltanto undici amici impauriti e confusi, e poche donne coraggiose e fedeli. Non hanno capito molto, ma lo hanno molto amato. E questa è la sola garanzia di cui ha bisogno. Ora può tornare al Padre, sa che nessuno di loro lo dimenticherà, dentro di loro vivrà per sempre.

Quando lo videro, si prostrarono ma alcuni dubitavano. Di che cosa dubitano? Non che sia risorto, lo vedono. Non che sia il Dio tra noi, si prostrano in adorazione.
Di che cosa allora? Dubitano di se stessi, lo sanno bene come sono scappati quella notte, come lo hanno rinnegato; che non hanno creduto alle donne a pasqua; che sono rimasti tappati in casa per giorni, in quell’aria morta. Conoscono i propri limiti.

Gesù compie un atto di illogica fiducia in chi dubita ancora. Non rimane con loro per spiegare meglio, ma affida la lieta notizia ai loro dubbi, che sono come i poveri, li avremo sempre con noi.
Gesù affida il suo Vangelo ai dubitanti e chiama i claudicanti ad andare. Andate dunque!
Quel ‘dunque’ è bellissimo: dunque vai!

Ogni mio potere è vostro, ogni cosa mia diventa vostra. Io sono con voi sempre, fino alla fine.
Cosa sia l’ascensione lo capiamo da queste parole.
Gesù non è andato lontano o in qualche angolo remoto del cosmo, ma si è fatto più vicino. E’ dentro, nel coraggio rinnovato. Sempre.

p. Ermes Maria Ronchi

BUONA DOMENICAQUESTIONE DI GIUSTO SAPORE 10 maggio 2926 - VI di Pasqua Gv 14,15-21Se c’è un Vangelo dal sapore mistico, ...
10/05/2026

BUONA DOMENICA

QUESTIONE DI GIUSTO SAPORE

10 maggio 2926 - VI di Pasqua

Gv 14,15-21

Se c’è un Vangelo dal sapore mistico, è questo.
La sua prima parola è un “se”: se mi amate. Un punto di partenza libero, leggero, paziente. Nessuna minaccia o ricatto, puoi aderire e rifiutarti in totale libertà. Ma, “se mi ami”, ci saranno conseguenze, “impossibile amarti impunemente”, cantava padre Turoldo: amarlo è pericoloso, si paga in moneta di vita.

In questo brano Gesù chiede per la prima volta esplicitamente di essere amato. Finora aveva detto: Amerai Dio, amerai il prossimo tuo, vi amerete gli uni gli altri…ora aggiunge se stesso agli obiettivi dell’amore. Non lo rivendica, lo spera. Perché l’amore non si impone, non si finge, non si mendica.

In questi sette versetti per sette volte Gesù ripete le preposizioni “con, presso, in”: sarò con voi, verrò presso di voi, in voi, voi in me, io in voi. Come tralci uniti alla madre vite, goccia nella sorgente, scintilla del roveto, respiro nel suo vento. «Pisciculi Domini, pesciolini del Signore immersi dentro il suo mare» (Tertulliano).

Chi osserva i ‘miei comandamenti’ rivendica Gesù, ‘ i miei’. Non quindi le antiche Dieci Parole, ma quei gesti che riassumono la sua vita, quelli che vedendoli non ti puoi sbagliare perché è davvero Lui: quando lava i piedi, spezza il pane, prepara il pesce per i suoi amici dopo una notte di fatica, quando vede il dolore, si ferma e tocca.

Dire che il ‘suo’ comando è l’amore, non è esatto. Amare lo hanno fatto in molti, sotto tutti i cieli, in tutti i tempi. Il ‘suo’ comando non è neanche ama il prossimo tuo, è già nella Legge di Mosè. E neppure: ama il prossimo come te stesso, perché non posso essere io il metro o la bilancia dell’amore. Il comando davvero ‘suo’ è: Amatevi come io vi ho amato. Non quanto, ma come, con lo stile di chi ama per primo, ama in perdita, ama senza contraccambio, ama fino in fondo, di un amore asimmetrico, unilaterale, senza clausole. Amare è questione di qualità, di stile, di esattezza, di giusto sapore.

E c’è in questo Vangelo come un girotondo, un testacoda. Il primo versetto constata: Se mi amate osserverete i comandamenti e l’ultimo versetto capovolge la frase: Se osservate i comandamenti mi amate. Sembrano contraddirsi: il primo dà come un anticipo all’amore sul fare; l’ultimo trasferisce questo primato al fare rispetto al sentire. Si tratta non di contrapporre i due versetti, ma di sovrapporli, leggendoli insieme: le mani rivelano il cuore, ma è il cuore che muove le mani.

“Io vivo e voi vivrete”. Una vita che sarà come la mia, di una qualità indistruttibile, capace di attraversare la storia e l’eternità. Fede viva è passare da un cristianesimo di semplice conforto a un cristianesimo di innamoramento: tornare tutti ad amare Dio da innamorati e non da perdenti o da sottomessi. Allora vivremo. Allora sì.

p.Ermes Maria Ronchi

BUONA DOMENICAUNA VITA CHE TOGLIE IL FREDDOV di PasquaGv 14,1-12 Io sono la via, la verità, la vita.Tre parole che sono ...
03/05/2026

BUONA DOMENICA

UNA VITA CHE TOGLIE IL FREDDO

V di Pasqua

Gv 14,1-12

Io sono la via, la verità, la vita.
Tre parole che sono preghiera allo stato puro. Gesù non dice io “conosco” la verità e ora ve la insegno, vi snocciolo un bell’elenco di nozioni; ma io “sono” la verità. Una verità fatta di carne, ieri baciata, e poco dopo straziata.

Come io vivo è verità vivente, come io mi comporto è verità vissuta. Guardate come faccio con i piccoli, con le donne, con i poveri cristi e con i Pilato di turno; con gli uccelli e con i fiori del campo, con il Padre e l’ultima pecora.
La sua è una vita che toglie il freddo, che toglie l’indifferenza e la mediocrità del vivere.

Penso alla etimologia della parola verità, che ha la stessa radice del termine primavera in latino (ver-veris). Verità indica la vita che germoglia e mette le sue gemme; una stagione che riempie di fiori e di verde e di pollini l’aria. Così tanti che non tutti saranno fecondi, non tutti diventeranno miele, ma almeno profumeranno l’aria con le loro carezze. La verità indica ciò che fa fiorire le vite e non le mortifica, come fa la primavera, “la fioritura dell’essere” (R. Guardini).
Da anni vivo in un convento antico, tra il torrente e la collina, tra il bosco, l’uliveto, il vigneto e i prati. Salgo sul colle e e la poesia si fa preghiera: «Tu sei per me ciò che la primavera è per i fiori» (G. Centore).
Gesù è la primavera del cosmo e noi ne siamo l’estate che porta a maturazione spighe e grappoli e semi di vita: «il nostro cuore è un pugno di terra atto a dare vita ai tuoi germi, Signore» (p. G. Vannucci).

In Friuli abbiamo un termine molto suggestivo per dire primavera: la “viarte”, che letteralmente vuol dire l’apertura, vita che si apre, finestre e porte spalancate che invitano a non sentirsi allo stretto.

E qui si illumina la seconda parola forte di Gesù oggi: Io sono la via. Non ha detto: sono la meta e il punto di arrivo, ma la strada, l’apertura, l’onda che fa uscire, viaggio che fa alzare le vite e le vele, perché un primo passo è sempre possibile. Sempre e per tutti, e il punto di arrivo è la casa del Padre. I primi cristiani avevano il nome di Quelli della via (Atti 9,2), quelli che hanno sentieri nel cuore, che percorrono le strade che Gesù ha inventato, che camminano chiamati da un sogno e non si fermano. E se cadono si rialzano, e se sbagliano strada, Dio ricalcola il percorso.

Terza parola è “vita”. Io sono la vita, io faccio vivere. Sono la vita che si oppone alla pulsione di morte, di violenza, di autodistruzione che nutriamo dentro di noi.

Come cristiani affermiamo che il nostro segreto non è in noi, è oltre noi; che è una cosa sola con il mistero di Dio. Un Dio che non è ai margini della nostra vita ma va cercato al centro stesso della vita (Bonhoeffer).

p.Ermes Maria Ronchi

BUONA DOMENICA DIO DELL’ ECCEDENZA26 aprile - IV di PasquaGv 10,1-10Al tempo di Gesù i pastori erano soliti condurre il ...
26/04/2026

BUONA DOMENICA

DIO DELL’ ECCEDENZA

26 aprile - IV di Pasqua

Gv 10,1-10

Al tempo di Gesù i pastori erano soliti condurre il loro gregge in un recinto per la notte. Al mattino, ciascun pastore tornava al recinto, lanciava il suo richiamo e le sue pecore, solo le sue, riconosciuta la voce, lo seguivano. Su questo sfondo familiare, Gesù aggiunge un primo dettaglio tutto suo: egli chiama le sue pecore per nome.

Gesù non mi confonde con nessun’altro. Mi chiama con il mio n**o nome, cioè senza titoli, ruoli, funzione o laurea. Così come sono, per quello che sono.

Secondo particolare: Egli le conduce fuori. Anzi: “le spinge fuori”. Non in un altro recinto magari più grande, ma apre un coraggioso viaggio fuori dagli ovili e dai rifugi, dal mio piccolo buco di abitudini, alla sorpresa di pascoli nuovi. Il nostro è pastore di libertà e non di paure, che ha fiducia in ciò che è fuori e oltre; sa che la steppa ha un gomitolo di sentieri, un ventaglio di tratturi, tra i quali rintracciare il tuo.

La terza caratteristica del pastore autentico è quella di camminare davanti alle pecore. Non abbiamo un pastore di retroguardie, ma una guida che apre cammini e inventa strade. Un pastore apripista che mi precede su strade nuove.

“Io sono la porta” , quindi non un muro chiuso, non uno steccato che divide. Cristo è passaggio, apertura, breccia di luce, luogo attraverso cui vita entra e vita esce. Va e viene, non chiude mai. Toglie le serrature dalle porte, le porte dai cardini perché lo Spirito passi.

Cosa significa varcare quella porta? Semplice: diventare porta, come Cristo. Abbiamo una alternativa davanti a noi, nel nostro mondo di oggi: alzare muri o aprire porte. Blindarsi o spalancare.

E poi l’ultima parola: Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Per me, una delle frasi più solari di tutto il Vangelo. Anzi, è la frase della mia fede.

Non sono venuto a portare quel minimo senza il quale la vita non è vita, ma la vita che rompe gli argini e tracima e feconda; uno spreco che profuma di amore, di libertà e di coraggio. Di accoglienza, gioia, energia. Così è nella Bibbia: manna non per un giorno solo ma per quarant’anni nel deserto, pane per cinquemila persone, pelle di primavera per dieci lebbrosi, pietra rotolata via per Lazzaro, cento fratelli per chi ha lasciato la casa, vaso di nardo prezioso sui piedi del grande Viandante delle nostre vite.

Dio non intende rispondere ai tuoi bisogni essenziali, questo lo faranno le istituzioni. Egli è il Dio del centuplo, dei talenti da moltiplicare, del seme che si fa spiga, del perdono settanta volte sette, della festa per il figlio che torna.

Unica è la vocazione, per tutti: avere la vita in pienezza.

Credere fa bene, credete a Tommaso, a Giovanni, a Maddalena, a quanti l’hanno incontrato. Credete all’ultima riga del Vangelo: tutto questo è stato scritto, perché crediate e, credendo, abbiate in voi la vita (Gv 20,31).

p. Ermes Maria Ronchi

BUONA DOMENICA DISUBBIDIRE ALLA TRISTEZZA19 aprile - III di PasquaLc 24,13-35Gesù amava la strada, perché è dove si è pi...
19/04/2026

BUONA DOMENICA

DISUBBIDIRE ALLA TRISTEZZA

19 aprile - III di Pasqua

Lc 24,13-35

Gesù amava la strada, perché è dove si è più liberi. E amava la casa, perché è dove si è più veri.
Ed ecco che il vangelo propone una storia di strada e di casa. Due discepoli hanno lasciato la città santa, quel loro gruppo chiuso e impaurito, e si sono messi in strada. Loro si allontanano e Gesù si avvicina. Non per correggere il passo o dettare il ritmo, no: per dar loro tutto il tempo di esprimersi, perché se hai fretta, non ascolti.
“Che cosa sono questi discorsi?” E gli raccontano di Gesù. Di come lo hanno seguito, amato, sperato che fosse lui. E si fermarono ‘con il volto triste’, dettaglio importante. Cosa ci indica? Che tutto questo riguarda qualcuno cui volevano molto bene. Davvero tutto finito? Forse no, perché poi le donne hanno sconvolto tutti: la tomba c’era ma lui no!
Allora Gesù li scuote con due parole dirette: stolti e lenti di cuore. Il problema non è ciò che è successo, ma il vostro cuore lento che non vi permette di vedere. Avete davanti tutti i pezzi della storia, ma non sapete rimontarli al posto giusto. Gli occhi sono legati, ma il modo di vedere dipende dal cuore. Se il cuore si apre tutta la storia cambia colore, lo sappiamo per esperienza. Se il cuore si chiude, gli occhi sono ciechi sulle persone, vedono solo i difetti.
Anche il cuore dei due discepoli è chiuso, ma non del tutto: “non ci bruciava forse il cuore lungo la strada, mentre ci spiegava la bibbia e la vita?”. Il dono favoloso dell’accensione del cuore, quando brucia di riconoscenza.
E allora: “Resta con noi perché si fa sera”. Hanno fame di parole, di compagnia, di casa. Gesù entra in una casa della quale non è detto niente, proprio perché possa essere la nostra, la casa di tutti.
Un maestro dei chassidim un giorno chiese ai discepoli: Dove sta Dio? Ma come, rabbi, ci hai sempre insegnato che Egli è in cielo, in terra, in ogni luogo… Mi sbagliavo, Dio sta soltanto là dove lo si lascia entrare.
E Lo riconobbero nello spezzare il pane. Come mai? Ogni padre spezzava il pane di casa. Ma tre giorni prima Gesù aveva fatto una cosa inaudita, si era dato: prendete e mangiate, questo è il mio corpo.
Lo riconobbero da questo, perché prendere qualcosa di proprio, (almeno un po’, o molto, o tutto...) e darlo agli altri contiene il segreto dell’intero Vangelo. Dio che si dona, nutre, alimenta, e scompare.
Prendete: è per voi. Questo “per voi” è il miracolo grande. Sono venuto perché abbiate la vita, perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Perché disubbidiate alla tristezza, questa la vostra missione: tenere al laccio la delusione. Dicendole: tu non mangerai nel mio piatto, non spezzerò il mio pane con te.
Il segreto buono della vita è quello stesso di Gesù: non andarcene da questa terra, da questa Emmaus infinita, senza essere prima diventati pezzo di pane buono per la fame e la pace del mondo.

p. Ermes Maria Ronchi

"C'è una domanda che brucia: perché il presidente più potente della terra ha sentito il bisogno di attaccare un uomo che...
17/04/2026

"C'è una domanda che brucia:
perché il presidente più potente della terra ha sentito il bisogno di attaccare un uomo che non ha eserciti, non ha mercati, non ha bombe? Leone XIV ha chiesto la fine della guerra. Ha detto che troppe persone muoiono. Troppi innocenti. Ha detto: qualcuno deve alzarsi e dire che c'è un'altra strada. È questo il crimine? Il Vangelo dà fastidio. Da sempre. Perchè non sta al suo posto, mette al centro chi il potere sposta ai margini: il fragile, il ferito, il bambino sotto le macerie, il migrante che nessuno vuole. Chi ha costruito tutto sul potere, ogni volta che sente quella voce si trova davanti a qualcosa che non riesce a dominare. Non sa combatterla. Non sa ignorarla. Non sa comprarla. E forse è proprio questo che inquieta di più. Non la forza di quella parola, ma la sua libertà. Quelle tre parole - 'Non ho paura' - non sono una risposta a Trump. Sono qualcosa di più profondo. Sono la libertà di chi sa da dove viene e dove va. Leone non si rivolge al presidente americano. Non è il suo interlocutore. Il suo interlocutore è il povero che muore. Il migrante respinto, il bambino che non ha più casa. La voce di Leone - scomoda, libera, disarmata - resta. Resta quando altre parole si consumano, resta come una presenza, resta quando il rumore si spegne e il silenzio dice la verità. L'8 maggio Leone XIV verrà a Napoli. Camminerà con noi. E lo accoglieremo facendo nostre quelle tre parole:
'Non ho paura'. Nemmeno noi"
Cardinale Domenico Battaglia

Buona DomenicaIN MEZZO 12 aprile - II domenica di Pasqua Gv 20,19-31I discepoli erano chiusi in casa per paura. Paura de...
12/04/2026

Buona Domenica

IN MEZZO

12 aprile - II domenica di Pasqua

Gv 20,19-31

I discepoli erano chiusi in casa per paura. Paura dei Giudei, delle guardie, della folla, dei soldati romani. E anche per paura di se stessi.

E tuttavia Gesù viene. In quella casa dove sono allo stretto, in quella stanza dove manca l’aria, Gesù viene.

Otto giorni dopo sono ancora tutti lì. Venne Gesù a porte chiuse e stette in mezzo a loro… (Gv 20,26). Non a distanza, non sopra, ma ‘in mezzo a loro’.

Otto giorni dopo, secoli dopo è ancora qui, davanti alle mie porte chiuse. Li aveva inviati per le strade, e li ritrova ancora tutti chiusi in quella stanza.

E dice: Pace a voi. Non si tratta di un augurio o una promesse, ma di una affermazione: la pace è, è qui.

È pace sulle vostre paure, sui vostri sensi di colpa, sui sogni non raggiunti, sulle insoddisfazioni che scolorano i giorni. I miei dubbi non fermano il Signore; se ha trovato chiuso, non se n’è andato, ha continuato il suo assedio per me, e questo mi consola. Gesù si consegna ancora ai discepoli facili alla viltà e alla bugia, senza stancarsi di noi.

Qualcuno però va e viene da quella stanza: Tommaso, il coraggioso. Quello che aveva sfidato la città, che era uscito. Tommaso con i piedi per terra: “se non vedo e non tocco, non crederò”. Gesù stesso l’aveva formato alla libertà e alla ricerca. Gesù e Tommaso si cercano.

Tommaso non si era accontentato delle parole degli altri dieci; non di un racconto aveva bisogno, ma di un incontro con il suo Signore. Vuole delle garanzie e ha ragione, perché se Gesù è vivo tutta la sua vita ne sarà sconvolta.

“Guarda, tocca metti qui il tuo dito; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco”. Gesù rispetta la fatica e i dubbi di Tommaso; rispetta i tempi di ciascuno e la complessità del vivere. Non vuole umiliarlo, ma lo spinge allo stupore, si espone con la meraviglia di quelle ferite aperte da cui non sgorga più sangue ma luce.

La risurrezione non ha richiuso i fori dei chiodi. Perché la morte di croce non è un semplice incidente di percorso da superare: quelle ferite sono la gloria di Dio, il punto più alto dell’amore, e allora resteranno aperte per l’eternità.

Toccami! Il Vangelo non dice che Tommaso abbia davvero toccato e messo il dito nel foro. A lui è bastato quel Gesù che si propone, ancora una volta, con questa umiltà, con questa libertà, che non si stanca di ve**re incontro, che non molla i suoi neppure se loro l’hanno abbandonato.

È il suo stile, è Lui, non ti puoi sbagliare: “mio Signore e mio Dio”. Tommaso passa dall’incredulità all’estasi. E ripete quel piccolo “mio” che cambia tutto, che non indica possesso, ma legame.

“Perché mi hai veduto, hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” Una beatitudine per noi che non vediamo, che cerchiamo a tentoni e facciamo fatica; ma che finalmente sento mia, col rischio di essere felice.

padre ErmesMaria Ronchi

Indirizzo

Via Battistello Caracciolo
Naples
80136

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
18:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 17:00
17:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 12:00
17:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 12:00
17:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 12:00
17:00 - 19:00
Sabato 08:00 - 12:00
17:00 - 20:00
Domenica 09:00 - 13:30

Telefono

+390815448997

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