Unitalsi Napoli

Unitalsi Napoli L’intero pellegrinaggio è raccontato attraverso una fiaba, che si sviluppa nei sei giorni, attraverso laboratori, spettacoli e feste a tema.

L’UNITALSI (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) è un’Associazione Ecclesiale che dal 1903 opera al fianco dei malati, delle persone diversamente abili e delle loro famiglie, offrendo aiuto materiale e supporto morale. Oggi l'UNITALSI conta circa 100.000 aderenti, uomini e donne che, senza distinzione di età né di cultura, indossano una “divisa”, segno

di gioia della condivisione e del servizio reciproco. Dopo 110 anni di storia, l’UNITALSI ha incrementato le proprie attività allo scopo di far sentire agli associati la propria presenza nella vita di ogni giorno attraverso iniziative di grande significato sociale e spirituale come l’assistenza domiciliare, i soggiorni estivi e invernali, i progetti di Servizio Civile e di Associazionismo Sociale. L’Unitalsi “non è assistenzialismo o filantropia, ma genuino annuncio del Vangelo della ca**tà, è ministero della consolazione” come ha detto Papa Francesco al convegno nazionale UNITALSI 2013. Nell’ambito delle molteplici attività, l’UNITALSI Napoli ed i suoi volontari partecipano a numerosi pellegrinaggi a Lourdes da aprile a ottobre di ogni anno, inaugurando la stagione con un treno interamente dedicato a bambini, ammalati e non, accompagnati da speciali gruppi di animatori. Particolare cura è dedicata al coinvolgimento emotivo e spirituale dei genitori dei bambini con l’obiettivo di offrire loro momenti di sollievo e di conforto, sia attraverso catechesi specifiche, sia attraverso momenti di svago e spensieratezza. L’Unitalsi Napoli è da sempre molto attenta ai giovani perché rappresentano una forza imprescindibile di energia ed entusiasmo. Un giovane che fa l’esperienza del servizio riceve moltissimo in termini di crescita, d’impegno personale e di propria utilità. Capire e vivere il bisogno di una persona fragile è un dono che segna profondamente e che non si dimentica. L’impegno dell’Unitalsi verso i giovani nasce dalla profonda convinzione di voler contribuire a costruire una società più civile e sensibile
Ringraziamo quanti crederanno e, quindi, sosterranno l’Unitalsi, le sue idee, i suoi progetti. Ricordiamo a tutti che l’Unitalsi ha bisogno anche di nuove forze, nuove idee, nuovi cuori che battono per offrire sostegno a chi vive in difficoltà. Chiunque volesse unirsi a noi troverà sempre braccia aperte pronte ad accoglierlo.

30/05/2026

SABATO 30 MAGGIO 2026
s. Giovanna d’Arco
+ Dal Vangelo secondo Marco 11,27-33
Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore.

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo».
E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

SPUNTI DI RIFLESSIONE (Paolo Curtaz)
Probabilmente i sacerdoti non hanno assistito alla sfuriata di Gesù nel tempio, che ricorda a tutti le azioni simili compiute nel passato da altri profeti. Avvisati da qualche devoto zelante, subito si preoccupano di intercettare Gesù chiedendogli con quale autorità compie gesti tanto clamorosi. Vogliono sapere se ha il permesso di fare il profeta! Abbiamo sempre bisogno di mettere i bollini, di incasellare i doni e i carismi... Gesù, giustamente, non risponde. Non ha bisogno di alcun permesso così come non l'aveva il grande Giovanni battista. La folla ama il battezzatore e Gesù lo sa. I sacerdoti non possono sminuire l'azione di Giovanni e nemmeno riconoscerne l'autenticità, avendo tardato a riconoscerla. Il primo scontro diretto fra Gesù e la classe sacerdotale finisce in pareggio ma, purtroppo, lo scontro è destinato a incattivirsi. Proprio coloro che dicono di servire Dio e di custodirne le norme sono diventati chiusi e reazionari, incapaci di aprirsi alla novità che Dio continuamente propone. Non commettiamo lo stesso errore, restiamo sempre aperti alle continue sorprese di Dio!

PER LA PREGHIERA (Cf. Sal 17,19-20)
Il Signore è il mio sostegno,
mi ha portato al largo,
mi ha liberato perché mi vuol bene.

29/05/2026

VENERDÌ 29 MAGGIO 2026
s. Paolo VI, papa
+ Dal Vangelo secondo Marco 11,11-25
La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni. Abbiate fede in Dio!

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più̀ in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
“La mia casa sarà̀ chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città. La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, per- donate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

SPUNTI DI RIFLESSIONE
Terminata la giornata dell'ingresso a Gerusalemme come il Messia, Gesù torna a Betania, probabilmente nella casa di Marta, Maria e Lazzaro. Sono i suoi giorni più difficili e ha bisogno di una casa amica dove fermarsi, anche se è Gerusalemme la città ove predicare. Al mattino seguente ritorna in città. E mentre scende verso Gerusalemme, sente fame. C'è lungo la strada un albero di fico, molto frondoso. Gesù si avvicina, ma non trova frutti. Lo maledice e il fico si secca. Non è un gesto dispettoso, ma simbolico. È vero, Gesù aveva fame ma non di pane, come appare anche in altra parte del Vangelo, bensì di amore. Gesù aveva sete, ma non di acqua, come sulla croce, bensì di affetto. Se siamo sterili di amore, se non siamo generosi nell'affetto, se non siamo disponibili con chi ha bisogno, se siamo, appunto, come quell'albero pieno di foglie ma senza frutto, saremo inutili a noi e agli altri. Siamo già secchi nel cuore. Giunto a Gerusalemme, Gesù si reca direttamente nel tempio, cuore della città santa, come per prendervi possesso. Giuntovi, inizia "a scacciare coloro che vendevano e compravano". Non è un semplice gesto moralizzatore che vuole togliere abusi e regolare l'andamento della vita del tempio. Il gesto di Gesù è ben più radicale. Egli "caccia" dal tempio, dalla comunità e dal cuore, quella religiosità fatta solo di ritualità esteriore che si nutre di rapporti falsi e rivendicativi, che si rapporta con Dio e con i fratelli come in un mercato ove non c'è la gratuità dell'amore ma la compravendita dei rapporti. Il tempio è la casa della preghiera, è il luogo del rapporto diretto con il Padre, è il luogo ove i figli si raccolgono e sono accolti dal Padre. Gesù stesso è il vero tempio, una casa aperta a tutti gli uomini, anche agli stranieri, accessibile a "tutti i popoli" della terra. La sua casa, il suo corpo, è il regno dell'amore e del perdono, della fraternità e della pace.
PER LA PREGHIERA (Colletta)

O Dio, che hai affidato la tua Chiesa
alla guida del papa san Paolo VI,
coraggioso apostolo del Vangelo del tuo Figlio,
fa’ che, illuminati dai suoi insegnamenti,
possiamo cooperare con te
per dilatare nel mondo la civiltà̀ dell’amore.

DONA IL TUO 5x1000 ALL'UNITALSI Diamo SPERANZA a chi non ce l'ha
28/05/2026

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Diamo SPERANZA a chi non ce l'ha

28/05/2026

GIOVEDÌ 28 MAGGIO 2026
s. Emilio
+ Dal Vangelo secondo Marco 10,46-52
Rabbunì, che io veda di nuovo!

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

SPUNTI DI RIFLESSIONE (Paolo Curtaz)
Il cristiano è un cieco e un mendicante, come tutti. Come tutti sta ai bordi della strada della vita, tende disperatamente le mani per avere di che vivere: attenzione, affetto, approvazione. Spesso, però, il mondo lo invita a tacere, a non disturbare, a lasciar perdere, a rassegnarsi.
Siamo mendicanti, e il mondo ci dice che siamo degli illusi. Anche Dio - ci dicono - in fondo è infastidito dai nostri lamenti. Se insistiamo, se urliamo più forte, ad un certo punto sentiamo che Gesù, il Nazareno, il Figlio di Davide, ci chiama e ci incoraggia. Qualcuno, un discepolo, un amico, un evento, ci ripete: "Coraggio! Alzati, ti chiama". Ci fidiamo (i fratelli che ci invitano ad avere coraggio lo fanno con amore e disinteresse!), ci alziamo dalle nostre paralisi, abbandoniamo le nostre incommensurabili paure, gettiamo il mantello della lamentela e siamo raggiunti dal Signore. Il Signore, oggi e sempre, ci chiede cosa vogliamo da lui. Potremmo chiedere mille cose: fortuna, denaro, affetto, carriera. Chiediamone una sola: la luce. Luce: che importa avere fortuna se non sappiamo riconoscere chi ce l'ha donata? Luce: quanto denaro serve per colmare il cuore incolmabile di desiderio? Luce: quante volte l'affetto diventa oppressione e dolore? Luce: che ci importa di diventare qualcuno se restiamo tenebra? E accade: il Signore ci ridà luce agli occhi e al cuore. Ora, illuminati come Bartimeo, possiamo diventare discepoli.

PER LA PREGHIERA (Colletta)

Concedi, o Signore, che il corso degli eventi nel mondo
si svolga secondo la tua volontà di pace
e la Chiesa si dedichi con gioiosa fiducia al tuo servizio...

SERATA FANTASTICA dove cultura, territorio ed impegno benefico hanno dato il bello dell'anima napoletana , nel sostenere...
27/05/2026

SERATA FANTASTICA dove cultura, territorio ed impegno benefico hanno dato il bello dell'anima napoletana , nel sostenere e condividere la missione dell' UNITALSI Napoli
Grazie a tutti

27/05/2026

Alcuni sprazzi dell'esibizione del Maestro Antonino Caraco' al Concerto UNITALSI NAPOLI del 26 maggio 2026

27/05/2026

MUSICA, TRADIZIONE E CUORE A SANT’ELIGIO MAGGIORE

*Il resoconto in foto e video del concerto solidale di U.N.I.T.A.L.S.I. Napoli: dalle colonne sonore di Morricone all'anima autentica del '900 partenopeo.*

**NAPOLI** —
Le pietre storiche della **Chiesa di Sant’Eligio Maggiore**
hanno fatto da splendida cornice a un evento straordinario in cui l’arte si è fusa indissolubilmente con la solidarietà.
In una serata speciale, martedì 26 maggio 2026,
capace di toccare le corde più profonde dell'anima,
la sottosezione di Napoli partenopea dell'**U.N.I.T.A.L.S.I.**, ha regalato al pubblico un programma musicale di altissimo spessore artistico ed emotivo.
L’evento ha offerto agli spettatori due momenti interpretativi di straordinario fascino, immortalati nei nostri contributi multimediali:

**L'omaggio al Cinema:** La prima parte della serata è stata affidata alle mani del **Maestro Antonino Caracò**, che al pianoforte ha incantato la navata eseguendo le storiche e intramontabili musiche del premio Oscar **Ennio Morricone**, regalando un'atmosfera sospesa nel tempo.

**Il viaggio nella Canzone d'Autore:** Subito dopo,
la scena è passata al cuore pulsante della tradizione con il concerto **“Canzone Appassiunata …e gli autori del ‘900”**.
Un viaggio emozionante tra poesia, passione e teatro che racconta, con forza ed eleganza, l’anima autentica di Napoli.
Il repertorio ha guidato il pubblico in un continuo dialogo tra passato e presente: dalle melodie eleganti e romantiche di Salvatore Di Giacomo, come la celebre *Era de maggio*, si è passati all’intensità viscerale di Libero Bovio e alle atmosfere squisitamente teatrali di Raffaele Viviani.
Non sono mancate le sonorità più moderne e graffianti di giganti del calibro di Pino Daniele e Carlo Faiello.
Protagonista assoluta di questo secondo atto è stata la vibrante voce partenopea di **Francesco Viglietti**, capace di evocare la profonda teatralità di questi brani.
Ad accompagnarlo magistralmente sul palco, creando un tessuto sonoro ricco di sfumature, sono stati il maestro **Luigi Tirozzi** al pianoforte e **Domenico Fiscale** alle percussioni.

Al termine del concerto,
gli ospiti e gli artisti si sono ritrovati in un momento di gioiosa convivialità presso il buffet allestito per l'occasione, celebrando il successo di una serata che ha unito cultura, territorio e impegno benefico.

Don Alessandro Overa

26/05/2026

MARTEDÌ 26 MAGGIO 2026
s. Filippo Neri
+ Dal Vangelo secondo Marco 10,28-31
Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

SPUNTI DI RIFLESSIONE (Paolo Curtaz)
Pietro e gli altri sono rimasti sconcertati dalla dura reazione di Gesù all'abbandono del giovane ricco che pensa di avere troppo da rinunciare per seguire davvero il Signore (nota bene: ha chiesto a Gesù la ricetta per la felicità, il Signore gliela da e a lui non va bene!). Gesù, sconsolato, ci confida che la ricchezza è un grande rischio, un pericolo per chi voglia davvero trovare la felicità, Sconcerto tra gli apostoli: non che nessuno abbia problemi di ricchezza: l'unico, Matteo, ha venduto tutto e non gli importa più nulla del denaro. Pietro, timidamente (ma probabilmente già immagina la risposta!) chiede conferma di questa teoria: loro hanno lasciato tutto, quindi sono a posto, no? No, Pietro, anch'io sono dalla tua parte, ma non è proprio così. La ricchezza è questione di atteggiamento del cuore, non di spessore del portafoglio, la ricchezza può essere un attaccamento eccessivo a un pensiero, a una persona, a un progetto e Gesù dice: l'unico che può colmare davvero il cuore sono io. Non è una minaccia, quella del Maestro, è una promessa: lui pretende di essere più di ogni bene, più di ogni affetto, più di ogni desiderio. La ricchezza, in questo, è perniciosa e ingannevole perché difficilmente realizza quella felicità che promette. Ho incontrato persone riuscite e realizzate scontrarsi, nella vita, con la difficile realtà che la felicità è nei nostri cuori e il nostro desiderio è infinito. Gesù incoraggia Pietro: se davvero hai lasciato tutto, Pietro, riceverai cento volte tanto. Pietro non sa se essere contento o preoccupato, non sa ancora che dovrà staccarsi dalla cosa più difficile: l'immagine di sé stesso buon apostolo, apostolo fedele. Solo nella fatica della sconfitta, nell'umiliazione del tradimento Pietro, infine, scoprirà di avere lasciato l'ultima cosa cui era legato: un falso amor proprio e lì, all'indomani della resurrezione, sul lago di Tiberiade, potrà – finalmente! – dire con verità che ora l'unica cosa che gli importa è quell'amore che ha visto negli occhi di Gesù mentre cercava di attirare a sé il giovane ricco...

PER LA PREGHIERA (Colletta)

O Dio, che sempre esalti i tuoi servi fedeli
con la gloria della santità,
infondi in noi il tuo santo Spirito,
che infiammò mirabilmente il cuore di san Filippo [Neri].

25/05/2026

LUNEDÌ 25 MAGGIO 2026
S. MARIA MADRE DELLA CHIESA
+ Dal Vangelo secondo Giovanni 19,25-34
Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.
Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.

SPUNTI DI RIFLESSIONE (Paolo Curtaz)
Maria sta sotto la croce. Sta, dimora, non si muove, non fugge. Non urla la sua rabbia verso un Dio che promette e non mantiene, non si ribella come ci si attende all'epilogo assurdo e drammatico della vicenda del Nazareno. Suo figlio. L'hanno lasciata avvicinare, i carnefici, forse per un recondito moto di pietà verso una madre che vede morire un figlio. Il dolore è straziante ma la madre sta. Dimora, irremovibile nella fede. In quel momento solo lei e pochi altri rappresentano la Chiesa. Si sono stancati i discepoli, sono fuggiti gli apostoli, la nascente Chiesa si è sbriciolata al primo soffio di vento. Maria no. La prima che ha creduto non cede, dimora, resta ai piedi della croce. E quel dimorare l'ha fatta diventare icona di speranza per quanti, nella storia, hanno vissuto momenti tragici. Quel dolore affrontato senza cedimenti, senza tracolli, è diventato l'albero alla cui ombra ci rifugiamo. Quando il dolore ci interrompe la vita e sembra cancellare ogni cosa, Maria ci sostiene e ci aiuta a non cedere, a dimorare, a credere. A lei affidiamo la nostra vita nel momento della prova, per imparare ad attendere la resurrezione.

PER LA PREGHIERA (Colletta)

Dio Padre di misericordia,
il tuo unico Figlio, morente sulla croce, ha dato a noi
come madre nostra la sua stessa madre, la beata Vergine Maria;
fa' che, sorretta dal suo amore, la tua Chiesa,
sempre più feconda nello Spirito, esulti per la santità dei suoi figli
e riunisca tutti i popoli del mondo in un'unica famiglia.

VI ASPETTIAMO Si accede per INVITO
24/05/2026

VI ASPETTIAMO

Si accede per INVITO

24/05/2026

DOMENICA 24 MAGGIO 2026
PENTECOSTE
+ Dal Vangelo secondo Giovanni 20,19-23
Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi.

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

SPUNTI DI RIFLESSIONE (Casa di Preghiera San Biagio FMA)

Gesù risorto offre il dono più grande, il suo Spirito divino che scende su di noi per vivificare e sanare la nostra vita.
L'incontro con Gesù è per ognuno, come per i discepoli, motivo di gioia. Insieme a loro contempliamo Gesù che, ci mostra le proprie ferite. Non sono più le ferite del dolore, sono ferite d'amore che portano pace perché sono segno del perdono.
Ed è proprio il perdono la grande manifestazione della presenza di Dio, solo con Egli, nel suo amore, possiamo perdonare chi ci ha offeso.
Ricevere lo Spirito di Dio è avere la forza por avviare una vita vera, piena, di pace e di perdono constante, offerto a tutti. Solo così potremmo guarire e saremmo portatrici della guarigione che Gesù vuole offrire ai nostri fratelli.

PER LA PREGHIERA (Colletta)

O Padre, che nel mistero della Pentecoste
santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione,
diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo,
e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato
agli inizi della predicazione del Vangelo.

Indirizzo

Via Costantinopoli, 122
Naples
80135

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 09:00 - 13:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 09:00 - 13:00
Venerdì 09:00 - 13:00

Telefono

+39081451728

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