La chiesa è una delle più antiche e più importanti basiliche paleocristiane di Napoli, fondata tra la fine del IV secolo e gli inizi del V secolo dal vescovo Severo, l’unica di cui rimanga oggi visibile una parte consistente dell’edificio originario: l’abside a triforio in mattoni, con colonne e pulvini, un tempo ornata di mosaici. L’abside paleocristiana fa oggi da ingresso principale alla chiesa
, il cui orientamento fu invertito nel Seicento, al tempo della sua ristrutturazione in chiave barocca da Cosimo Fanzago, ma diretta, praticamente, da Arcangelo Guglielmelli. A quel tempo la basilica divenne infatti sede della congregazione dei padri Pii Operai, che intesero – con l’appoggio del cardinale Filomarino – riscattarla dal degrado in cui versava grazie ad una nuova e fastosa veste monumentale e decorativa. Così se all’antica basilica possiamo ricollegare il sedile marmoreo paleocristiano del vescovo Severo ed il Crocifisso ligneo romanico del XII secolo. Alla veste barocca della nuova chiesa, vanno riferiti l’altro Crocifisso ligneo di Nicola Fumo e i vicini affreschi col Calvario e i Santi Nicola e Antonio del cappellone di sinistra, opera giovanile di Francesco Solimena (1687), le grandi tele con l’Arcangelo e Tobiolo e la Conversione di Disma dei due primi altari, opera di Francesco Peresi (1713), e tutta la decorazione, sempre nel settecento, della tribuna, con l’altare del Lionti (1786).Alle estremità dell'altare maggiore, ci sono le Virtù in marmo di Angelo Viva e Francesco Pagano. Dietro l'altare maggiore, le grandi tele con Storie di San Giorgio di Alessio D’Elia (1757), al di sotto di una delle quali è recentemente ricomparso un affresco con San Giorgio attribuibile ad Aniello Falcone. Nel 1880 l’allargamento di via Duomo ha privato la chiesa della sua navata di destra; con l’occasione la facciata, il fianco e l’interno della chiesa, coi suoi stucchi, furono pesantemente ristrutturati