07/05/2020
Buongiorno a tutti🐱
Oggi vorrei portarvi con me nella riflessione sulla preghiera. Spesso nel gruppo ci siamo chiesti: preghiamo nel modo corretto? C'è un modo giusto di pregare? A queste parole possiamo rispondere con il vangelo secondo Luca:
In quel tempo Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 2Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
3dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
4e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».
Il problema, tuttavia, almeno per me, parte dal principio: come ci si mette in preghiera? Come si fa ad abbandonarsi a quella che papa Francesco, nel Gaudete et exsultate, chiama "orazione perpetua", secondo cui la nostra dovrebbe essere una preghiera incessante, continua, sempre presente?
A proposito di questo mi sono ricordata delle parole del papa che richiamano ad un trattato/racconto sulla preghiera:
Prego tuttavia che non intendiamo il silenzio orante come un’evasione che nega il mondo intorno a noi. Il “pellegrino russo”, che camminava in preghiera continua, racconta che quella preghiera non lo separava dalla realtà esterna: «Se mi capitava di incontrare qualcuno, tutte quelle persone senza distinzione mi parevano altrettanto amabili che se fossero state della mia famiglia. […] Non solo sentivo questa luce dentro la mia anima, ma anche il mondo esterno mi appariva bellissimo e incantevole"
(Gaudete et exsultate 152)
La preghiera, dunque, non ci mette in contatto solo con noi stessi e con Dio, ma si sviluppa anche nella relazione con gli altri.
Questa è stata l'occasione per riprendere in mano il testo del pellegrino russo che ci ricorda che la preghiera è alla portata di tutti:
"Ciò che illumina la mia ignoranza è l'orazione interiore che ho appreso non per merito mio, ma per grazia divina e per insegnamento del mio padre spirituale. E ciò è possibile a tutti. Basta calarsi in silenzio nelle profondità del proprio cuore e invocare sempre più spesso il radioso Nome di Gesù Cristo. Allora tutto sarà chiaro in questa luce, perfino, in certi attimi, alcuni misteri del regno di Dio. Ed è già uno straordinario mistero quando l'uomo scopre questa possibilità di sondare le profondità del proprio essere, di vedersi dall'interno, di gioire nella conoscenza di sé, di intenerirsi e di piangere dolcemente sulla sua caduta e la sua volontà pervertita".
(Il pellegrino russo, quarto racconto).
Molto spesso diciamo "non ho tempo", "non mi sento in vena di pregare oggi", ma dovremmo iniziare la preghiera come un piccolo esercizio: tutte le abitudini prima di diventare piacevoli momenti giornalieri sono state inizialmente delle forzature rispetto alla nostra routine giornaliera. Gesù e la tradizione cristiana ci insegnano, che questo esercizio, divenuto abitudine, è in grado di colmare di gioia vera la nostra vita. Perché non provare?