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02/06/2026
L’affermazione «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio» (Mc 12, 17) – una dichiarazione...
02/06/2026

L’affermazione «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio» (Mc 12, 17) – una dichiarazione che cambierà il volto della storia tutta dell’umanità - viene espressa in un momento di esplicita persecuzione nei confronti del Cristo, mentre cioè si sta tramando la sua morte. Anche qui nessun istante della vita del Signore va perduto. Egli è “la Parola”!
La domanda sembra senza possibilità di scampo: «È lecito o no pagare il tributo a Cesare?». Se Gesù rispondesse che è lecito, ecco che sarebbe facile accusarlo di essere un uomo compromesso con il potere romano, uno che non prende le distanze dal nemico che toglie la piena libertà al paese, uno che è connivente con una situazione di ingiustizia nella quale tanti sono costretti.
Ma se rispondesse che non è bene pagare le tasse, ecco che egli potrebbe essere facilmente fatto passare per uno dei tanti rivoluzionari ostili all’autorità dei quali pullulava allora la Giudea, uno di quelli dai quali è bene guardarsi perché non si sa dove possono condurre gli animi eccitati del popolo, uno di quelli che di fatto porteranno Gerusalemme alla rovina attraverso le due guerre giudaiche. Ma Gesù cone un grande rabbino fa comprendere che Dio e il potere e soldi non possono convivere. Risponde Gesù:chi è disegnato sulla moneta? Cesare rispondono i farisei. Gesù controbatte : "Allora dai a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". Se sulle monete è impressa l'immagine di Cesare nell'uomo è impressa l'immagine di Dio. Il soldi sono dell'uomo. Ma l'uomo è di Dio.

Il racconto dei vignaioli omicidi  è di un realismo tale che potremmo considerarlo come una teologia della storia. Il co...
01/06/2026

Il racconto dei vignaioli omicidi è di un realismo tale che potremmo considerarlo come una teologia della storia. Il contesto immediato della allegoria riguarda il rapporto tra Dio e il popolo d'Israele. Gesù fa sintesi di tutta la storia della salvezza; e nelle icone della parabola è facile ravvisare il rifiuto del progetto di salvezza di Dio da parte dei capi d’Israele. Infatti, i servi che i vignaioli hanno violentato e ucciso raffigurano i vari Profeti che Dio ha continuato a inviare e che Israele ha più volte rifiutati e respinti fino a ucciderli.
L’ultima tappa della storia della salvezza, la più drammatica e ricca di amore, è rappresentata dall’invio del Figlio, l’unico che ha diritto all’eredità. Il Padre nella sua immensa bontà, tentò ancora una volta di salvare il popolo eletto, ma i vignaioli presero il Figlio “lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero”. Secondo le disposizioni giuridiche di allora, ebraiche e romane, si permetteva a chiunque d'impadronirsi di un bene (anche immobile) qualora fosse rimasto senza proprietario. Ecco perché gli operai agricoli pensarono di diventare i nuovi padroni della vigna, uccidendo chi, secondo loro, ne sarebbe stato l'erede.
Appare qui chiara l'allusione che Gesù fa alla sua stessa fine, quando anche lui, figlio prediletto di Dio, verrà condannato a morte e crocifisso fuori della città di Gerusalemme. La parabola, infatti, parla proprio di Gesù, il Figlio che Dio mandò nella sua vigna. Egli è l'erede. A lui appartiene il Regno di Dio e tutti i suoi beni. Egli è la pietra che i costruttori hanno scartata e che Dio ha scelto per farne la pietra angolare del tempio della vita e della speranza.

La solennità della Santissima Trinità ricapitola tutto ciò che ci è stato rivelato nella Pasqua: la morte e la resurrezi...
31/05/2026

La solennità della Santissima Trinità ricapitola tutto ciò che ci è stato rivelato nella Pasqua: la morte e la resurrezione del Signore, la sua ascensione alla destra del Padre e l’effusione dello Spirito Santo nella Pentecoste. La liturgia inizia questa festa lodando e adorando la Trinità, che ci è stata manifestata in Gesù; «Sia benedetto Dio Padre e l’unigenito Figlio di Dio e lo Spirito Santo, perché grande è il suo amore per noi» (Antifona d’ingresso). La Trinità non è soltanto un mistero dell’identità di Dio. È, in modo speciale, il mistero del suo amore misericordioso per il mondo e per ciascuno di noi.

Da questa pericope evangelica Gesù viene interrogato con quale autorità fa queste cose? In realtà è una domanda trabocch...
30/05/2026

Da questa pericope evangelica Gesù viene interrogato con quale autorità fa queste cose? In realtà è una domanda trabocchetto che fanno i Farisei a Gesù. Se diceva dal cielo allora lo accusavano di essere come Dio e lo lapidavano se diceva dalla terra lo accusavano di essere impostore e lo avrebbero lapidato. Gesù ribalta tutto dicendo ditemi prima: il Battista con quale autorità faceva il profeta? Gesù scaltro come un rabino li mette in difficoltà. Il popolo amava il Battista e se dicevano dal cielo tutti avrebbero detto e perchè lo avete decapitato? E avrebbero avuto la folla contro, se dicevano dalla terra lo stesso tutti li avrebbero accusato, cosi rispondono non lo sappiamo. Gesù risponderà neanche io vi dico con questo autorità opero.
Dobbiamo imparare due altissime verità. Chi è preposto al discernimento nella comunità è obbligato a separare il bene dal male, ciò che viene da Dio da ciò che viene dagli uomini, con taglio nettissimo. Ciò che è di Dio, è di Dio. Ciò che è degli uomini, è degli uomini. Scribi, farisei, capi dei sacerdoti, anziani del popolo operano invece a loro esclusivo interesse. Con Giovanni il Battista dicono di non sapere. Ormai è morto e non può arrecare alcun danno. Fra qualche giorno accuseranno Gesù di bestemmia perché ha rivelato la sua verità. Per interesse negano. Per interesse dichiarano bestemmia la purissima verità di Cristo Signore.

Santo rosario e santa messa
29/05/2026

Santo rosario e santa messa

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Oggi, “frutto” e “petizione” sono parole chiavi nel Vangelo. Il Signore si avvicina a un fico e non trova frutti: soltan...
29/05/2026

Oggi, “frutto” e “petizione” sono parole chiavi nel Vangelo. Il Signore si avvicina a un fico e non trova frutti: soltanto fogliame caduto e reagisce maledicendolo. Secondo San Isidro de Sevilla, “fico’’, e “frutto” hanno la stessa radice. Al giorno dopo, perplessi, gli apostoli gli dicono: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato» (Mc 11,21). Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! (Mc 11,22).
C’è gente che quasi non prega, e cuando lo fa, è con il proposito che Dio gli risolva un problema cosi complicato del quale non vedono una soluzione. Lo argomentano le parole di Gesù che abbiamo appena ascoltato: Per questo vi dico: «Tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà» (Mc 11,24). Nella storia dell'albero secco si inserisce nel Vangelo di Marco la cacciata dal tempio dei mercati quasi a sottolineare che la siccità dell'albero è legato a una religiosità sterile che non ha più cuore ma mira solo a un guadagno e questo fa perdere tutto.

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