06/04/2021
IL PRIMO MIRACOLO: L'IMMAGINE SANGUINA
Il culto alla Madonna dell’Arco trova la sua origine in quel 6 aprile del 1450, Lunedì in Albis.
Intorno all’edicola della Madonna, situata nelle campagne fuori la porta d’ingresso alla vicina città di Sant’Anastasia, la gente del luogo era solita ritrovarsi per le scampagnate fuori porta. Il 6 aprile del 1450, appunto, in occasione della Pasquetta, molta gente si era radunata intorno all’edicola votiva e trascorreva il tempo tra la consumazione del pasto con canti, danze e giochi. C’erano quel giorno due contadini che giocavano a pallamaglio, antico gioco di origine italiana e francese, antenato del cricket e del golf, che consisteva nel colpire una palla di legno con un maglio, facendo in modo che la palla andasse più lontana di quella lanciata dall’avversario. Uno di questi due contadini, originario di Nola, lanciò con gran forza la sua palla e, se questa non fosse finita contro l’albero di tiglio che ombreggiava l’edicola, avrebbe vinto la partita. Irato per la perdita, bestemmiò più volte la Madonna e raccolta da terra la palla di legno la scagliò con violenza contro il volto della Madonna, colpendola alla guancia sinistra. Subito l’immagine come “fosse viva carne” si coprì di sangue.
Tutta la gente si radunò intorno all’immagine, rimanendo stupita sia dall’ignobile gesto che dall’evento prodigioso che si stava realizzando davanti ai loro occhi. Tutti gridarono al miracolo e, ripresisi dallo stupore, decisero di far giustiziare il colpevole. Raimondo Orsini, conte di Sarno, Gran giustiziere del Regno e comandante della Compagnia delle Guardie contro i banditi, richiamato dalle urla della gente, corse sul luogo e appurato il miracolo, derivato da quel riprovevole gesto, con sommario e immediato processo condannò e fece impiccare il contadino all’albero di tiglio. Il Domenici racconta che lo stesso albero nelle successive 24 ore seccò, quasi come colpito da maledizione per non voler essere associato alla sorte del contadino sacrilego. Per alcuni invece, la morte per impiccagione del contadino, forse non fu gradita alla Madre di Dio la quale, attraverso quello sconsiderato gesto, volle manifestare la sua presenza materna in questa terra, segno del perdono nei confronti dell’uomo.
La notizia del prodigio si diffuse subito nei dintorni e numerosi fedeli cominciarono ad accorrervi per venerare la prodigiosa immagine e chiedere grazie, portando ad essa fiori, ceri e altri doni.
Da un Atto notarile redatto nel 1638 alla presenza del Vicerè di Napoli, di altri nobili del luogo, del Vicario generale della Diocesi di Nola, di molti sacerdoti, religiosi e laici si apprende che nel marzo di quell’anno l’immagine si arrossò nuovamente di sangue vivo.