05/10/2024
La Chiesa Santa Maria delle Grazie agli Astroni é una Parrocchia della Chiesa Cattolica Ecumenica - Apostoli della Misericordia e dell’Amore di Dio.
CHI SIAMO.
Premessa
La Chiesa Cattolica Ecumenica – Apostoli della Misericordia e dell’Amore di Dio si costituisce nell’alveo del fenomeno ecclesiale del cattolicesimo indipendente, cioè non in comunione con la Chiesa Cattolica Romana. Nel mondo si contano diverse centinaia di queste realtà ecclesiali e buona parte di queste presenta caratteristiche liberali per quanto riguarda la disciplina ecclesiastica e teologica (come una liturgia meno sfarzosa e meno precostituita, la messa all’indice del clericalismo, la rimessa in centralità della buona novella di Gesù nella vita ecclesiale, la revisione del concetto di eucarestia sacrificale e di peccato, il celibato non obbligatorio per i ministri ordinati, l’ordinazione al ministero sacro delle donne, la possibilità per i divorziati di risposarsi in determinati casi, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, ecc.).
Nel particolare, la Chiesa Cattolica Ecumenica – Apostoli della Misericordia e dell’Amore di Dio, segue lo scisma promosso dal Vescovo Cattolico Romano Mons. Carlos Duarte Costa. Questi venne nominato vescovo di Botucatu, nella Regione Metropolitana brasiliana di Sao Paulo, da Pio XI nel 1924 ed è stato uno dei vescovi più attenti ai bisogni degli oppressi. Nel 1937, a seguito di pressioni politiche sulla Santa Sede, il dittatore brasiliano Getúlio Vargas riuscì a ottenere il suo allontanamento dalla Diocesi di Botucatu. Infatti, con le accuse, poi rilevatesi del tutto infondate, di promuovere devozioni poco conformi alla retta fede e di avere dilapidato i beni della diocesi, nello stesso anno Mons. Carlos Duarte Costa fu costretto a rinunciare alla guida della diocesi, assumendo il titolo di vescovo di Maura (una diocesi non più esistente). Proseguì, tuttavia, la sua attività politica a favore della riforma agraria e criticò la dottrina sociale della Chiesa in quanto negatrice del conflitto tra capitale e lavoro. Nel 1944 l'accusa di comunismo gli valse gli arresti domiciliari per tre mesi e la sospensione a divinis. L'anno successivo si rese autore di una esplicita denuncia circa l’avvenuta emigrazione in Sud America di ex-gerarchi nazisti e fascisti forniti di regolare passaporto rilasciato dallo Stato Vaticano. In un epoca in cui il Sant’Uffizio operava ancora a pieno regime, quella precisa denuncia (in uno alle proposte da egli incautamente inviate alla Curia Romana e tendenti ad ottenere avallo per la celebrazione della Messa in lingua locale e versus populi nonché la benedizione della seconda unione dei divorziati risposati civilmente affinché potessero partecipare all'eucaristia, di abolire l'obbligo del celibato per i preti e sostituire la confessione auricolare con una comunitaria con conseguente assoluzione generale, di introdurre il diaconato permanente per i laici sposati e istituire un Consiglio di vescovi per governare la Chiesa insieme al Pontefice, oltre che di vendere le proprietà ecclesiastiche per fondare istituzioni caritative) finì per provocare la sua scomunica.
Da qui la decisione di Mons. Carlos Duarte Costa di promuovere lo scisma e fondare la Chiesa Cattolica Apostolica Brasiliana, che guidò fino alla morte, nel 1961, consacrando vari vescovi da cui è scaturito un lunghissimo elenco di Chiese in tutto il mondo, alcune aderenti alla Comunione mondiale delle Chiese cattoliche apostoliche (la più consistente organizzazione internazionale cattolica non romana, attualmente formata da più di una decina di Chiese nazionali, che si stima contino circa tre-quattro di milioni di fedeli), la maggioranza del tutto autonome. I vescovi così consacrati da Mons. Carlos Duarte Costa e quelli successivamente da loro stessi consacrati conservano l'episcopato storico, anche sulla base di una comprensione della successione apostolica mantenuta nella Chiesa Cattolica Romana dal IV al V secolo, secondo cui una persona diventa autentico vescovo se è consacrato, con un rito approvato, da un altro vescovo (validamente ordinato) anche quando questi è al di fuori dei confini del cattolicesimo romano.
Sul punto, la Chiesa Cattolica Ecumenica – Apostoli della Misericordia e dell’Amore di Dio si riconosce nella dottrina teologica cristiana della Successione Apostolica _ed i suoi Ministri la vantano (tra queste proprio la Linea Scipione-Rebiba-Costa e la Linea Schiavini-Montini ).
I principi e la spiritualità della Chiesa
I principi ispiratori Chiesa Cattolica Ecumenica - Apostoli della Misericordia e dell’Amore di Dio possono essere fatti risalire alla regola francescana della Chiesa povera per i poveri, applicata al contesto storico moderno e contemporaneo, quindi contestualizzata come forma di risposta del Cristianesimo al diffondersi delle ingiustizie sociali e delle emarginazioni di ogni tipo. Riteniamo innanzitutto che l’amore a Dio e l’amore ai fratelli o sono uniti e sono veri, o sono separati e sono falsi. Noi tutti possiamo decidere di corrispondere al grande amore che ci dona la vita in una duplice direzione: verso Dio e verso il prossimo. Nella Bibbia si dice chiaramente che “noi amiamo, perché egli (Dio) ci ha amati per primo”. “Se uno dicesse: ‘Io amo Dio’, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv 4,19-20).
Abbiamo poi la convinzione che gli esclusi annunciano l’amore crocifisso, la misericordia divina che raggiunge tutti. La scelta della misericordia ci fa uscire dalla trappola dell’indifferenza e dell’egoismo, essa costituisce una risposta concreta per tutti coloro che sentono insopportabile la tremenda ingiustizia di lasciare soffrire nella solitudine chi versa nella difficoltà, qualsiasi difficolta. Essa è la scelta dell’annientamento per amare, è un mettere la propria spalla sotto la croce della sorella e del fratello sull’esempio di Gesù, perché ci si appartiene, perché tutti noi abbiamo bisogno di qualcuno con cui condividere gioie e dolori. Siamo impegnati a vivere e diffondere una fede attivamente partecipativa dei problemi della società e la nostra spiritualità si impernia intorno alla considerazione del ruolo centrale della Chiesa nella società umana contemporanea e tende a porre in evidenza i valori di emancipazione sociale e politica presenti nel messaggio cristiano. Siamo quindi al servizio di una spiritualità “per un altro mondo possibile".
Quattro sono le definizioni sulle quali incentriamo il nostro essere Chiesa: - a) Conversione al prossimo – La conversione a Dio passa attraverso la conversione al prossimo, all’uomo e specialmente a quello fatto oggetto delle più diverse ingiustizie sociali. Biblicamente, infatti, conoscere Dio è operare la giustizia (cfr. Ger 22, 13-16) e Cristo viene incontrato nel prossimo (cfr. Mt 25, 31-45): l’umanità è il tempio di Dio. Una spiritualità imperniata sulla conversione al prossimo, all’uomo (inteso come singolo o come appartenente ad una determinata “categoria”) spesso deriso, accantonato, sfruttato e scacciato. La nostra conversione al Signore passa attraverso questo assunto. La conversione evangelica è, infatti, la pietra di paragone di ogni spiritualità. Conversione significa una radicale trasformazione di noi stessi, pensare, sentire e vivere come Cristo presente nell’uomo spogliato e alienato. Convertirsi è impegnarsi nel processo di liberazione dell’uomo umiliato, in modo lucido, realistico e concreto. Non solo con generosità, ma anche con analisi della situazione e con strategia di azione. Convertirsi è sapere e sperimentare che, contrariamente alle leggi della fisica, si sta in piedi, secondo l’evangelo, solo quando il nostro baricentro cade fuori di noi. La conversione è un processo permanente nel quale, molte volte, i vicoli ciechi cui giungiamo ci costringono a rifare il cammino di prima e a intraprenderne uno nuovo. Da questa nostra disponibilità a rifarlo, dalla nostra infanzia spirituale, dipende la fecondità della nostra conversione. Ogni conversione implica una rottura; volerla operare senza urti significa ingannarsi e ingannare gli altri: “Colui che ama il padre e la madre più di me non è degno di me”. Ma non si tratta di un atteggiamento intimista e contemplativo; il nostro processo di conversione è condizionato dall’ambiente socio-economico, politico, culturale ed umano in cui si svolge. Senza un cambiamento di queste strutture non si dà un’autentica conversione. Si tratta di una rottura con le nostre categorie mentali, con il modo di relazionarci con gli altri, col nostro modo di identificarci col Signore, col nostro ambiente culturale, con la nostra classe sociale, cioè con tutto quanto ostacola una solidarietà reale e profonda con quelli che soffrono, in primo luogo, una situazione di miseria, di ingiustizia e di discriminazione. Solo così, e non con speciosi atteggiamenti puramente interiori e spirituali, nascerà l’ “uomo nuovo” sulle rovine dell’ “uomo vecchio”.
b) Impegno concreto – Questa conversione implica l’impegno realistico nel processo di emancipazione degli esclusi. Liberandoci dal peccato Gesù colpisce la radice stessa di un ordine ingiusto; il suo messaggio insiste sulla linea profetica, opposta a un culto formale senza contenuto umano; il Vangelo dell’amore universale del Padre va contro ogni ingiustizia, privilegio, oppressione. Per i Cristiani che si trovano coinvolti nell’attuale situazione di ingiustizia sociale, la neutralità è impossibile: l’impegno cristiano diventa impegno ideale e lotta in solidarietà con gli esclusi, perché oppressori e oppressi siano liberati dalla loro disumana situazione. Dio abita il cosmo, impianta la sua tenda tra di noi mediante il mistero dell'Incarnazione del Figlio, la vita, insieme con Dio Padre. Egli annuncia il Regno prossimo, offre segni di questa presenza, privilegia gli ultimi come suoi destinatari. Predica l'etica della giustizia e nello svilupparla articola la dialettica tra la gratuità e la libertà. E’ necessario porre l’accento sul fatto che la teologia è un atto secondo rispetto all'atto primo della fede, della gratuità e del dono di Dio. In modo paradossale, essa costituisce il parlare di Dio che viene dopo il silenzio di Dio: nella contemplazione e nell’azione. Non si incontra Dio soltanto nel mondo etico, ma pure in quello estetico, nella contemplazione. La vita di fede si compone di alcune dimensioni fondamentali: gratuità, contemplazione ed esigenza di giustizia, di libertà impegnata, di azione. Infine, la solidarietà con gli esclusi di questo mondo che produce per molti un’esperienza di solitudine. Una notte oscura. Si soffre di isolamento, di diffidenza e di ostilità perché ci si impegna per gli esclusi. In questa solitudine, si scopre allora l'importanza della comunità ecclesiale. Perché l’esperienza vitale della solitudine ha fame di comunione.
c) Lo scandalo della povertà e dell’emarginazione. Una terza intuizione fondamentale è il valore da riconoscere alla povertà ed all’emarginazione, che alla luce della Bibbia appaiono innanzitutto come uno stato scandaloso, che attenta alla dignità umana ed è contrario alla volontà di Dio. Questo male, che oggi ha acquistato enormi proporzioni, non è una fatalità, ma va denunciato e combattuto; anche la beatitudine della povertà (cfr. Lc 6, 20) non intende sacralizzare la rassegnazione all’ingiustizia o rimandare all’aldilà, ma beatificare i poveri perché il Regno di Dio iniziato metterà fine alla povertà.
d) Gioia spirituale – Infine la spiritualità del nostro pensiero si esprime nella gioia cristiana, che proviene dalle promesse escatologiche di Dio, dalla sua presenza accanto ai tristi nella prassi liberatrice e dalla celebrazione della Pasqua del Signore. La teologia è da noi intesa non già come studio di Dio mediante le quattro cause platonico-aristoteliche, ma come riflessione critica sulla prassi storica alla luce della Parola di Dio.
Una Comunità alternativa
La Chiesa Cattolica Ecumenica - Apostoli della Misericordia e dell’Amore di Dio intende proporsi come una Comunità alternativa e questo perché pensare la comunità cristiana come “comunità alternativa” ha un forte potere critico. Infatti la Chiesa “comunità alternativa” contesta una certa figura di Chiesa: ad esempio quella troppo appiattita sulla sola amministrazione della propria struttura sociale, organizzata sul modello dei grandi apparati statali. Un modello, tra le altre cose, già pesantemente in crisi… ma che trova sempre sostenitori per “accanimento terapeutico ad oltranza”. Una struttura che, sempre più spesso, ostacola più che facilitare la vita delle comunità, la creazione di percorsi liberi e liberanti, l’annuncio della Parola… Quanto ci siamo allontanati da quella comunità “leggera” e “dinamica” che proponeva Gesù! Oppure quella ridotta a “super mercato del religioso”, “stazione di servizio” dove il consumatore è padrone, dove non esiste un serio cammino di sequela, dove l’ascolto della Scrittura è divenuto una pratica di pochi, dove il cammino di fede è relegato alla sfera privata… E questo diventa ancora più evidente in alcuni periodi dell’anno: nelle parrocchie e nelle comunità la celebrazione di battesimi, prime comunioni, cresime e matrimoni ci offre una rappresentazione “plastica” e grottesca di questa realtà. Uno stuolo di gente, che magari non si ricorda neanche l’ultima volta che ha messo piede in chiesa, ma che ha tutta l’arroganza di chi pensa: “Il cliente ha sempre ragione! E poi noi vogliamo solo fare una bella festa…”. E così la comunità, la fede, la Parola… Dio stesso, svaniscono dietro stanchi automatismi da religione di Stato. Oppure ancora quella Chiesa ridotta ad un’istituzione che sembra aver dimenticato le azioni e le ragioni che danno un senso al suo esserci (ascolto della Parola, celebrazione dei sacramenti, la ca**tà operosa, la testimonianza profetica). Ed è proprio in questi tempi “liquidi”, incerti e a volte disperati, che l’incongruenza si fa più evidente! Di che cosa avrebbero bisogno oggi i credenti? Non più di ripetizione di gesti simbolici ma di comunità, grandi o piccole che siano, capaci di vivere ogni giorno la dimensione profetica del Vangelo, leggendo i segni dei tempi, diventando motore per un cambiamento radicale nella Chiesa e nel mondo… “Sale della terra e luce del mondo” (Mt 5, 13-16). Una Chiesa-comunità alternativa, è la Chiesa così come dovrebbe essere, come Gesù l’ha pensata e istituita: – nuova nel suo celebrare il dono della salvezza (nella vita liturgica); – nuova nel suo modo di strutturare le regole del suo vivere insieme (vita comunitaria); – nuova nel suo istituirsi nella società civile: come “lampada che illumina”, presenza sociale ben definita nella quale la Scrittura è assunta come principio e criterio della vita ad ogni livello individuale e sociale; – nuova perché alternativa anche a quelle realtà ecclesiali in cui il clima che si respira è lo stesso, annoiato e stanco, che si trova fuori di esse; in cui il desiderio di una vita nuova, di un maggiore impegno, di ascolto e confronto è soffocato dal peso del conformismo; in cui un clericalismo esasperato ha intossicato tutti… generando mostri e mostriciattoli; in cui la preghiera, pilastro della fede, è ridotta a un assurdo devozionismo e la spiritualità è stata barattata con uno spiritualismo infantile e magico; in cui vince l’osservanza alla lettera delle tante tradizioni locali, ma dove si è perso lo spirito della grande Tradizione ecclesiale (quella con la “T” maiuscola, costruita sulla Parola e sulla partecipazione alla mensa… come ricordava il compianto vescovo cattolico romano e nostro maestro di fede Card. Martini); in cui il mondo con le sue sfide e interrogativi, ma anche con i suoi colori, suoni, novità, spunti per riflettere, ferite da sanare… resta sempre confinato sul sagrato!
L’identità cristiana e il confronto col mondo.
Dalla “Lettera a Diogneto” (testo cristiano del II sec. di cui non conosciamo l’autore): “I cristiani non si differenziano dagli altri uomini né per territorio, né per lingua o abiti. Essi non abitano in città proprie né parlano un linguaggio inusitato; la vita che conducono non ha nulla di strano. Abitano nella propria città, ma come stranieri, partecipano a tutto come cittadini, e tutto sopportano come forestieri; ogni terra straniera è loro patria e ogni patria è terra straniera. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Dimorano sulla terra ma sono cittadini del cielo.” In poche parole i cristiani svolgono nel mondo la stessa funzione dell’anima nel corpo: l’anima immortale abita una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri fra ciò che è corruttibile, mentre attendono operosi la realizzazione del Regno. Dio ha assegnato a loro un posto così sublime, e ad essi non è lecito abbandonarlo.
Per realizzare tutto questo, per realizzare un progetto “altro” di comunità, serve coraggio e impegno… Non è certo un percorso facile o automatico… E, come tutte le cose importanti della vita, ha il suo portato di rinunce, fatiche, separazioni dolorose, sacrifici, incomprensioni… ma ciò che ci viene tolto ci verrà restituito in misura sovrabbondante in amicizie, relazioni, fede, solidarietà, condivisione, libertà. Noi crediamo in una realtà comunitaria nuova… di un gruppo di uomini e donne in cammino: senza i paraocchi, senza pregiudizi e senza vincoli. Noi non solo ci crediamo, ma ci stiamo anche provando. E non per costruire un’altra Chiesa… ma una Chiesa “altra”.
Il Simbolo di Fede della Chiesa
Le Chiese cristiane, nel corso dei secoli, hanno inteso trasmettere le verità fondamentali della fede racchiudendole, in sintesi, in quello che viene chiamato CREDO o professione di fede. Il Simbolo apostolico o Credo Apostolico è un’orazione risalente al II secolo che ha origine nella liturgia del battesimo, mentre il Credo niceno-costantinopolitano può essere considerato uno sviluppo del precedente, una formula di fede relativa all’unicità di Dio ed alla trinità delle persone divine. La sua formulazione è stata approvata al Primo concilio di Nicea (325) e fu redatto a seguito delle dispute “sollevate” da Ario, sacerdote di Alessandria e padre dell’Arianesimo.
CREDO APOSTOLICO
Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto: discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna.
CREDO NICENO-COSTANTINOPOLITANO Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.
Entrambi i testi canonici sopra riproposti, a ben vedere, appaiono quasi in antitesi con il messaggio contenuto nei vangeli. Il “Credo”, così elaborato, propone infatti affermazioni senza se e senza ma. È lo scontro evidente tra la dottrina e la vita, tra le regole e la percezione che l’amore può, e deve in molti casi, rompere le regole stesse. Sembrano quasi dei testi formulati al fine di contrapporre, forse meglio a mitigare, o parzialmente correggere, lo “scandalo”, scomodo e talora dirompente, del Vangelo stesso. Se infatti razionalmente riteniamo che il pensiero che non si muove è quello morto dell’ideologia, qui ci ritroviamo in quello che, nel linguaggio religioso, si chiama dogmatismo. Le affermazioni contenute in questi stessi testi, sono oggettivamente divisive e anti ecumeniche: è innegabile che quando diciamo di credere in una chiesa una e (sperabilmente) santa può anche andar bene (anche se Gesù non ha mai voluto fondare una chiesa, da quanto risulta nei Vangeli) ma è altra cosa dire che questa sia cattolica e apostolica. La chiesa è Universale: è vero che “cattolica” è sinonimo di “universale”, ma nella percezione comune non è proprio così: proviamo a chiedere a cento “fedeli” a caso che frequentano le chiese a cosa pensino quando pronunciano la parola “cattolica”. Loro vi risponderanno, quasi in automatico, che il termine “cattolica” li riporta alla Chiesa di Roma. E allora perché non dire “universale”, evitando di nascondersi dietro convenienze e appartenenze improprie. La stessa cosa si può dire per tutte le affermazioni dogmatiche che vengono snocciolate nel corso della preghiera, e che indicano come lo scopo del “Credo” è riaffermare il credere nei dogmi stessi. Se non ci credi sei un eretico, fuori dalla comunione ecclesiale. E per molti (almeno tra quelli che il problema se lo pongono) risulta difficile accettare sic et simpliciter alcuni di questi dogmi. E infatti, come porsi di fronte all’affermazione di credere, in senso letterale, alla resurrezione della carne? Ed un’ulteriore considerazione deve essere posta sul fatto che molte delle parole utilizzate nei su riproposti testi risultano incomprensibili, nella loro sottigliezza teologica, alla maggioranza dei “fedeli”. A parte il discorso del termine “cattolica” fatto poc’anzi, sarebbero da chiarire e rendere intellegibili tutta una serie di affermazioni, a partire dalle prime parole: perché “Padre” e non (anche) “Madre”? Non è più rispondente un dio caratterizzato dalla capacità di generare, di soccorrere, di perdonare, piuttosto che un dio avente le prerogative tipicamente maschili di comandare, decidere, condannare? È bellissima l’immagine di Dio che veniva proposta da un noto teologo tedesco: “Che cosa fa Dio tutto il giorno? Dio genera. Da tutta l’eternità sta sul lettuccio delle partorienti, e genera”. E poi, perché Onnipotente? Non si può certo liquidare così semplicemente il problema del male. E ancora la dichiarazione di creazionismo, come se, più di un secolo e mezzo fa, un certo Charles Darwin con i suoi studi non avesse fornito una spiegazione razionale e ormai sufficientemente certa che l’intervento di Dio è stato, e c’è, ogni giorno, ma di segno ben diverso da come la prima parte della Genesi ci racconta. Questo è, appunto, un racconto. E, ancora, occorre ritornare per un momento sul discorso della chiesa “cattolica ed apostolica” perché questa definizione sembra fortemente indicativa del suo essere “istituzione”, più che “comunità”. È pur vero che su questo argomento, e quindi sulle radici del “credo”, sembra che qualcosa si stia muovendo, ma vediamo pure che le resistenze, all’interno delle diverse confessioni cristiane, sono forti e agguerrite. Dicevamo che potremmo continuare a mettere in discussione quasi ogni parola del “Credo”. Non esprimendo certezze, ma problematicità. Tutto va interpretato, è vero, ma chi se ne rende conto in quei pochi secondi in cui si dichiara l’appartenenza alla fede cristiana, che invece dovrebbe essere un momento piuttosto importante nel corso delle celebrazioni? Così recitato appare solamente una dichiarazione di ignoranza o, peggio, di ipocrisia. Esistono formulazioni del “Credo” diverse da quelle canoniche e noi, come appartenenti ad una realtà cristiana di tradizione cattolica e di spirito ecumenico, sentiamo una particolare partecipazione emotiva quando proclamiamo la nostra professione di fede, formulandola come segue:
Credo in Dio e credo nell’uomo e nella donna quali immagini di Dio.
Credo in Gesù Cristo che è corpo di Dio in mezzo a noi.
Nato da semplice e coraggiosa donna, ha vissuto, gioito e sofferto, proprio come noi.
Egli è venuto a liberare le nostre menti dai mali del moralismo e dell’ascesi religiosa.
È venuto a sanare le nostre paralisi per insegnarci la danza della vita.
Il suo corpo è stato violato, torturato, oltraggiato dal potere temporale e religioso.
Ma la sua tomba è diventata la culla per la vita rialzata, risorta.
Quella stessa vita a cui tutti noi siamo destinati.
Credo nello Spirito Santo che, come corpo di bimbo, non può stare fermo.
E come spirito si muove, gioca, danza e crea cose nuove. Ama l’aria aperta e le menti libere.
E non ha paura di sporcarsi correndo.
Credo la Chiesa come realtà di persone redente, libere e liberate dai sensi di colpa.
Una Chiesa che è comunità capace di accogliere e celebrare le tante manifestazioni dell’amore.
Credo nelle persone, nel loro pensiero, nella sterminata fatica che le ha fatte essere quello che sono.
Credo nella vita come gioia e come durata, non prestito effimero dominato dalla morte ma dono definitivo di felicità e amore.
Credo nella gioia di ogni stagione, di ogni tappa, di ogni aurora, di ogni tramonto, di ogni volto, di ogni raggio di luce, di ogni sì detto con la mente e con il cuore.
Credo nella possibilità di una grande famiglia umana quale Cristo volle, scambio di tutti i beni dello spirito e delle mani nella pace.
Credo in me, nella capacità che lo spirito di Dio mi ha conferito perché posso sperimentare la più grande tra le gioie: quella di donare e di donarsi, di amare e di amarsi.
Amen
Le peculiarità della Chiesa
La “Chiesa Cattolica Ecumenica * Apostoli della Misericordia e dell’Amore di Dio” si inserisce nel panorama delle Chiese Cristiane (cattolico romana, ortodosse, movimento protestante).
Essa è Chiesa perché è formata da persone vive che tramite l’apostolato continuano nel mondo l’opera iniziata da Cristo. È Cattolica perché non si pone limiti ne chiusure ma si identifica in chiunque, con cuore sincero, si mette alla sequela del Maestro o dei suoi principi, al di là del nome con cui lo identifica. È Ecumenica perché, nell’attesa che si realizzi l’Unità vera e formale della Chiesa Cristiana, ove possibile condivide l’esperienza salvifica del Cristo con le altre chiese cristiane e propone alle stesse lo sviluppo di patti di inter-comunione e di riconoscimento reciproci. Benché refrattaria al clericalismo e alle forme gerarchiche, per adeguatamente rispondere alle vigenti disposizioni legislative si è dotata di un proprio codice di diritto canonico e di una propria gerarchia ministeriale. Si rifà alla tradizione dei primi sette concili della chiesa indivisa e pone al centro del suo essere i quattro Vangeli. Essa si pone come continuità nel mondo del messaggio salvifico operato dalla persona di Cristo, e abbraccia ogni persona, nessuna esclusa, perché ogni individuo porta in se l’immagine del Creatore. Ammette ai Sacramenti e quindi alla Eucarestia, celebrata sempre sotto le due specie, non solo tutti i battezzati delle diverse Chiese Cristiane, ma tutti gli uomini e tutte le donne che intendono fare esperienza di Gesù. Si riconosce, di norma, nel rito della Riconciliazione collettiva. Adotta la dottrina teologica cristiana della Successione Apostolica _ed i suoi Ministri la vantano (tra queste la Linea Scipione-Rebiba-Costa e la Linea Schiavini-Montini ), mantiene la prassi dei sette sacramenti e professa un proprio Credo. Si rapporta all’esperienza del dialogo interreligioso e si impegna per la sua migliore realizzazione. Essa mira a coltivare il lato antropologico e culturale del cristianesimo e a trasmettere le proprie conoscenze attraverso lo stile di vita ecclesiale e comunitario dei suoi membri. È fedele all’antica tradizione cristiano cattolica che non deve però essere intesa come espressione di conservatorismo o di rigido tradizionalismo e perciò si pone nella libertà di amministrare il sacramento dell’Ordine Sacro, nei suoi tre gradi, sia a uomini che a donne, di stato libero ovvero coniugati/e o civilmente uniti/e. Ammette al Sacramento del Matrimonio i separati/divorziati e le persone dello stesso sesso, così come era nella visione della chiesa secondo il Fondatore: “una Chiesa libera per persone libere, Casa di amore per tutti”. La “Chiesa Cattolica Ecumenica d’Italia Apostoli della misericordia e dell’amore di Dio” riconosce il Vescovo di Roma come “Primus inter pares”, con il titolo di Vescovo di Roma e Patriarca della Chiesa d’Occidente, al quale appartiene un primato di onore ed è con lui in unione di preghiera e di amore. Riserva alla Sede di Roma una venerazione particolare in considerazione della sua fondazione apostolica proveniente dai due Apostoli Pietro e Paolo ma non è con essa in vincolo di giurisdizione. In Italia, la “Chiesa Cattolica Ecumenica d’Italia - Apostoli della Misericordia e dell’Amore di Dio”, ai sensi degli articoli 3, 8, 13, 19, 20 e 21 della Costituzione della Repubblica Italiana e delle disposizioni vigenti in materia, tra cui la legge 24 giugno 1929 n. 1159 e il R.D. 28 febbraio 1930 n. 289, è da considerarsi un’autonoma confessione religiosa.
Glossario
Per meglio comprendere le peculiarità della Chiesa riteniamo opportuno avvalerci di una sorta di glossario, dove andremo ad inserire il significato delle singole affermazioni prefate nel capitolo che precede:
Chiesa Cattolica
Per comprendere la denominazione "Chiesa cattolica", occorre dapprima chiarire cosa si intenda per "cattolico". Tre sono i significati principali del termine "cattolico": etimologico, confessionale, teologico. Etimologicamente, il termine "cattolico" viene dal greco καθολικός, che significa propriamente "completo", "tutto insieme". Questo è il significato primo del termine, così come viene esplicitato nel Credo niceno: "Credo la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica...". Con ciò, tutti i cristiani credono che la chiesa sia "universale", ossia chiamata dal suo Fondatore alla diffusione universale del messaggio. Con le separazioni in seno alla Chiesa cristiana originaria, separazioni avvenute già nei primi secoli, ma poi inaspritesi con la separazione dall'Oriente cristiano (1054) e con la Riforma protestante del XVI secolo, il termine "cattolico" ha assunto un significato "confessionale", a indicare quella parte della Chiesa cristiana, fedele al Vescovo e Papa di Roma, e che riconosce in lui l'autorità suprema della Chiesa.Ciò non toglie che molte confessioni cristiane utilizzano il termine "cattolico" in riferimento a sé stesse in rapporto alla Chiesa universale, dando tuttavia al termine significati teologici differenti. Il termine compare per la prima volta con Ignazio di Antiochia (I sec.) che si rivolge alla comunità di Smirne: «Là dove c'è Gesù Cristo ivi è la Chiesa cattolica» (Ad Smyrnaeos, 8). Fino all'anno Mille, prima dello scisma d'Oriente (1054), con il termine Chiesa cattolica si identificava l'intera Chiesa orientale e occidentale, e prima della Riforma protestante il termine "cattolico" non aveva assunto anche il significato confessionale che ha avuto dal concilio di Trento, che può essere considerato l'evento che ha formato la fisionomia moderna della Chiesa, anche in rapporto alle altre confessioni cristiane. Oggi, in verità, tutte le Chiese cristiane che riconoscono il simbolo niceno-costantinopolitano si professano parte dell'una, santa, cattolica ed apostolica chiesa, non intendendo con questo la chiesa cattolica romana come confessione. In conseguenza del significato odierno del termine cattolico alcune chiese protestanti preferiscono la dizione Chiesa universale e aggiungono l'attributo romana alla dizione della Chiesa cattolica.
"cattolicità"
Le Chiese che si considerano tradizionalmente cattoliche in senso forte condividono delle caratteristiche comuni: a) successione diretta e continua dalle Chiese originarie fondate dagli Apostoli di Gesù; b) possesso del "triplice ministero ordinato" di vescovi, preti e diaconi; c) tutti i ministri sono ordinati da, e soggetti ai vescovi, che trasmettono l'autorità sacramentale tramite la "imposizione delle mani", essendo stati a loro volta in una linea diretta di successione apostolica; d) la loro fede che la Bibbia, non un qualsiasi libro, sia il vascello e deposito della completezza degli insegnamenti di Gesù e degli Apostoli. Questo insegnamento è preservato sia nella scrittura scritta, che nella tradizione della Chiesa, orale e scritta. Nessuna delle due è indipendente dall'altra; e) fede nella necessità di sette sacramenti (battesimo, confermazione, eucaristia, riconciliazione, unzione degli infermi, ordine sacro e matrimonio); f) rifiuto dell'iconoclastia. Ciò ammette l'utilizzo delle arti visive nelle chiese e della musica nel culto; g) fede nella trasformazione del pane e vino dell'eucaristia nel corpo e sangue di Gesù (transustanziazione); h) venerazione della Vergine Maria e dei Santi; i) salvezza attraverso la fede vissuta attraverso le buone opere piuttosto che attraverso la sola fede.
La Successione Apostolica
La successione apostolica è una dottrina teologica cristiana secondo la quale gli apostoli trasmettono la loro autorità a dei successori, i vescovi, attraverso l'imposizione delle mani, nel contesto del sacramento dell'Ordine sacro. L'accettazione di questa dottrina è alla base della struttura episcopale delle maggiori Chiese occidentali e orientali. Attraverso la successione apostolica, che unisce i vescovi di ogni tempo e di ogni luogo con la primitiva comunità cristiana di Gerusalemme e con il suo fondatore Gesù, si trasmette il depositum fidei. Nella teologia della Chiesa cattolica romana, di quella ortodossa e di quella armena, la successione apostolica, vista come una specie di "discendenza" dei vescovi dagli apostoli attraverso la genealogia episcopale, spiega uno degli attributi della Chiesa cristiana, la "apostolicità", stabiliti al Concilio di Costantinopoli I (381) e proclamati nel simbolo niceno-costantinopolitano.
La Genealogia Episcopale
La genealogia episcopale è la disciplina storiografica in seno alla Chiesa che si occupa di ricostruire e tramandare l'origine, la discendenza e il legame tra consacratore e consacrato, nel sacramento dell'ordinazione episcopale. Questa disciplina si basa sulla dottrina teologica cristiana della successione apostolica, che afferma la trasmissione di autorità e poteri dagli apostoli a dei successori, i vescovi, attraverso il rito della consacrazione. Quando un vescovo consacra un altro vescovo, tra i due si stabilisce un legame gerarchico analogo a quello tra padre e figlio. Con il termine genealogia episcopale si tende ad indicare anche l'elenco completo dei consacratori con la relativa data di ordinazione (indicata spesso tra parentesi dopo il nome), ovvero l'albero genealogico che mostra i rapporti tra consacratore e suo consacrato: per ogni vescovo della lista, il precedente è il suo consacratore mentre il successivo è il suo consacrato, così fino all'ultimo prelato dell'elenco. Questo albero genealogico consente così di tramandare la linea dei consacratori unitamente ai poteri e alle autorità apostoliche. Sebbene solitamente durante il rito di ordinazione i consacranti siano tre, quello che compare nella linea genealogica è il consacrante principale e non i due co-consacranti. La genealogia episcopale ha radici già nell'alto medioevo, quando si indicavano i predecessori genealogici di un vescovo per sottolinearne la successione apostolica e il legame spirituale affettivo. Tutta la genealogia episcopale dovrebbe risalire agli apostoli e al I secolo, tuttavia le fonti paleografiche non permettono comunque di andare indietro al XV secolo. Dopo il concilio di Trento(1545-1563), grazie alla creazione dei registri parrocchiali la documentazione divenne molto più puntuale.
La validità dei Sacramenti – Successione e validità
Tutti i Vescovi validamente consacrati, tra cui gli eretici, i scismatici, i vescovi simoniaci o scomunicati, possono validamente dispensare il sacramento dell'Ordine, a condizione che essi abbiano l'intenzione necessaria, e seguano il rito esterno essenziale (set. Certa). [1952 Fundamentals of Catholic Dogma by Dr. Ludwig Ott, pp. 456] . Un vescovo validamente consacrato può validamente conferire tutti gli ordini, dagli ordini minori fino all'episcopato incluso... Per questo motivo le ordinazioni effettuate dai vescovi vetero cattolici sono considerate valide." [A Practical Commentary on the Code of Canon Law, revised and enlarged edition, by Rev. Stanislaw Woywod, OFM, LLB. Vol. 1, Sec. 881 P. 558.] "Il ministro ordinario è ogni vescovo consacrato e nessun altro [Concilio di Trento, Sess. 23, c.7.]. Quindi anche un vescovo scismatico oppure uno che è stato degradato oppure che è stato dichiarato irregolare, ecc può ordinare validamente, a condizione che la sua consacrazione sia valida e che usi la materia e la forma essenziali. " [Handbook of Moral Theology, by Dominic M. Prummer, O.P., page 383, The Minister of Valid Ordination.] In base ai principi dello ius publicum ecclesiasticum internum della Chiesa cattolica romana solo l’episcopato in comunione con la Santa Sede, in virtù della comunione gerarchica, di cui alla Lumen Gentium, oltre alla potestà d’ordine possiede anche le potestà di giurisdizione e di magistero nell’ambito della propria diocesi o chiesa locale e, inoltre partecipa al governo della comunione inter-ecclesiale cattolica romana, come titolare di una sollecitudo erga Ecclesiam universalem sotto la guida del Romano pontefice. L’episcopato delle chiese orientali, ortodosse e pre-calcedoniane, le quali hanno conservato la successione apostolica e la validità dei sacramenti, che hanno in essa il necessario presupposto, possiedono un valido ufficio episcopale con i tria munera, santificandi, regendi et docendi nei confronti dei loro fedeli, ufficio che trova fondamento nella normativa del primo millennio, comune a tutta la Chiesa indivisa e, in specie, in quella applicata nelle chiese orientali. Quest’ufficio episcopale è limitato ai loro fedeli e a quelli, secondo regole accettate, della comunione delle chiese ortodosse o delle chiese pre-calcedoniane; ma non ha rilievo nell’ambito inter-ecclesiale, cioè al di fuori delle comunioni di chiese di cui fanno parte. Non si può parlare comunque di potestà di giurisdizione e di magistero, termini propri dell’ecclesiologia e del diritto della chiesa cattolica romana, anche se si nota qualche apertura in ordine all’azione di magistero.
Chirotonia
La Chirotonia è l'imposizione delle mani sulla persona per trasmettere un "potere", dicendo meglio, una ordinazione diaconale, sacerdotale e e Vescovile, quindi un sacramento vero e proprio. L’imposizione delle mani o chirotesia (dal greco keiros = mano e tithemi = porre) o chirotonia (keiros = mano e teino = tendere) è forse il gesto liturgico più importante per le sue forti radici bibliche; per alcuni sacramenti (confermazione e ordine) assume addirittura dignità sacramentale, cioè è essenziale per la loro validità.
Ecumenismo
L'ecumenismo è il movimento che tende a riavvicinare e a riunire tutti i fedeli cristiani e quelli delle diverse Chiese. Il punto di partenza è la comune fede nella Trinità: in Dio Padre, in Dio Gesù Cristo Figlio e in Dio Spirito Santo. La parola deriva dal termine greco oikouméne, che indica in origine la parte abitata della Terra; la scelta indica come una sorta di indirizzo nella ricerca di una sempre più stretta collaborazione e comunione tra le varie chiese cristiane che abitano nel mondo.