Francesco Chiesa e convento assunsero per i primi anni il ruolo di sanatorio per i frati di S. Caterina. Il primo nucleo della chiesa era situato dietro quello attuale. Nel 1663, quella che era una disagevole salita, viene amplificata e resa carrabile con l’edificazione delle tredici rampe ad opera del viceré Ramiro da Medina. Le Rampe di S. Antonio, cosi chiamate perché per esse si accedeva al Sa
ntuario, furono fatte scavare nel masso tufaceo del colle di Posillipo. Con l’apertura delle rampe, la chiesa assurge al titolo di Santuario Antoniano. La chiesa comincia ad assumere la forma ad unica navata con tre altari per parte, il convento viene allargato inglobando il tratto oggi adiacente al porticato. Nel 1750 iniziano i lavori della fabbrica della sacrestia. In seguito viene edificato il campanile, a pianta rettangolare dalla cella campanaria ottagonale conclusa da una sinuosa cuspide barocco che riprende in forma rustica e senza il rivestimento in embrici maiolicati, il coronamento del più noto episodio napoletano del genere: la nuova cucina viene ultimata come anche il complesso di cisterne e di raccolta delle acque meteoriche e sorgive. Il Convento, in origine Ospizio religioso dei Minori del Terz’Ordine di S. Caterina, passo alla curia Napoletana dopo la prima soppressione Napoleonica; qui la curia vi tenne un Rettore fino al 1835, poi il Convento e la Chiesetta furono dati in possesso all’Ordine Domenicano rappresentato dal P. Cassitto confessore del Re Ferdinando II. La Chiesetta fu restaurata a nuovo nel 1930 e riccamente decorata. Nel 1933 fu ornata di due artistiche campane. Il 21 Maggio 1944 l’Arcivescovo di Napoli crea nella piccola chiesa fuori le mura la sede di una nuova parrocchia per l’assistenza spirituale alla nuova popolazione. Nel 1975/76 furono eseguiti, con la cura del p. Tommaso Tarantino o.p., radicali lavori di restauro: si abbatté il pulpito ed il trono in cartapesta ed il coro ligneo, l’aula venne ampliata con la creazione di una volta posteriore all’abside; si arretrò l’altare maggiore smantellando la balaustra e gli altari laterali; si persero le tracce della vecchia pavimentazione e delle botole di accesso alle cripte, poiché il tutto venne ricoperto dalla nuova pavimentazione in marmo. Si riaprirono gli archi del chiostro e si pavimentò il vecchio giardino centrale. Il convento fu sempre fiorente per la regolare osservanza e per i religiosi illustri. Il concorso del popolo napoletano alla Chiesetta del suo Santo prediletto è stato sempre ininterrotto. Questo fervore di culto dura ancora; anzi ha sempre una vitalità maggiore, esuberante. Le grazie che S. Antonio dispensa da questo faro di luce sono innumerevoli