Parrocchia San Giovanni Battista Morlupo

Parrocchia San Giovanni Battista Morlupo Pagina Facebook della parrocchia S. Giovanni Battista di Morlupo, dedicata alla condivisione di eventi e notizie riguardanti la Comunita' Parrocchiale

11/09/2026

L’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Alberto Trocchi”, istituto universitario della Diocesi di Civita Castellana, è stato eretto nel 2007 ed è collegato alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense.

Preghiera del giorno di Venerdì 11 Settembre 2026 dal titolo: “Togliere la trave dagli occhi per guardare con lo sguardo...
11/09/2026

Preghiera del giorno di Venerdì 11 Settembre 2026 dal titolo: “Togliere la trave dagli occhi per guardare con lo sguardo di Dio”

In questa pagina del Vangelo, Gesù usa immagini efficaci per ammonirci contro la tentazione dell’ipocrisia. Un cieco non può guidare un altro cieco e non si può correggere il fratello se si è accecati dal proprio orgoglio. Chiediamo la luce dello Spirito per purificare la nostra vista e diventare guide umili.

Signore Gesù, luce vera che illumina ogni uomo.
Apri i nostri occhi sulla nostra cecità interiore.
Liberaci dal vizio di fissare i difetti altrui.
Donaci la grazia di riconoscere con umiltà le nostre colpe.
Maestro buono, rimuovi la trave dal nostro cuore.
Consuma l’orgoglio che ci rende giudici severi.
Insegnaci la correzione fraterna fatta di carità e pazienza.
Fa’ che il nostro sguardo sia limpido e pieno di compassione.
Spirito Santo, guida i nostri passi sul sentiero della verità.
Non permettere che diventiamo ciechi guide di altri ciechi.
Plasma in noi sentimenti di umiltà ed empatia.
La nostra vita sia un riflesso fedele della tua saggezza.
Padre di misericordia, purifica i nostri pensieri.
Rendici capaci di guardare i fratelli con i tuoi stessi occhi.
Amen.

Nel testo di Luca 6,39-42, Gesù denuncia l’ipocrisia di chi pretenda di correggere “la pagliuzza” nell’occhio del fratello mentre nel proprio occhio vi è “una trave”. Per il Magistero della Chiesa, l’umiltà e l’esame di coscienza sono precondizioni indispensabili per ogni autentica vita spirituale e per l’esercizio della correzione fraterna. Prima di giudicare o guidare gli altri, il cristiano deve lasciarsi guarire da Cristo, evitando l’orgoglio spirituale che acceca la mente e impedisce la comunione fraterna.

Spunti di applicazione pratica nella vita quotidiana

Compi un sincero esame di coscienza prima di andare a dormire, chiedendo scusa a Dio per le tue colpe.

Trattieniti ogni volta che senti il desiderio di criticare un difetto altrui.

Ringrazia qualcuno che ti ha rivolto una correzione costruttiva con affetto.

Dedica qualche minuto alla preghiera di intercessione per le persone che tendi a giudicare.

Fai un gesto di umiltà, ammettendo un tuo errore in famiglia o sul posto di lavoro.

Domande di riflessione personale o di gruppo

Qual è la “trave” presente nel mio occhio che mi impedisce di vedere con chiarezza?

Sono pronto a giudicare gli altri mentre sono indulgente verso i miei difetti?

Accetto con umiltà la correzione o mi difendo con orgoglio?

Come posso sviluppare uno sguardo più misericordioso e meno critico?

Mi lascio guidare da Cristo o presumo di essere guida per gli altri senza la Sua grazia?

Santo del GiornoL'11 settembre si celebraSanti Proto e GiacintoMartiri di RomaMartiri, santi (epoca incerta). L'esistenz...
11/09/2026

Santo del Giorno

L'11 settembre si celebra

Santi Proto e Giacinto
Martiri di Roma
Martiri, santi (epoca incerta).

L'esistenza di questi due martiri romani è storicamente provata dal fatto che già nel IV secolo papa Damaso aveva composto una iscrizione per il loro sepolcro.

Leggendario è invece il racconto della loro vita: sarebbero stati due fratelli eunuchi, schiavi della nobile Eugenia, figlia di Filippo il nobile prefetto di Alessandria di Egitto, che si convertirono al cristianesimo.

Eugenia avrebbe ceduto i due giovani alla nobile Bassilla, convertitasi a sua volta grazie ai loro insegnamenti. Operarono altre conversioni, finché vennero arrestati e imprigionati costretti all'adorazione degli Dei. Furono infine bastonati a sangue e poi condannati alla decapitazione.

Le ossa di Proto sono venerate nel Collegio di Propaganda Fide, quelle di Giacinto nella chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini.

Lo sguardo che guarisceIl Vangelo di oggi ci mette davanti a una delle immagini più forti e concrete che Gesù abbia usat...
11/09/2026

Lo sguardo che guarisce

Il Vangelo di oggi ci mette davanti a una delle immagini più forti e concrete che Gesù abbia usato. Un cieco che pretende di guidare un altro cieco. Due uomini che non vedono e che si trascinano insieme, fino a cadere in un fosso. È un'immagine semplice, ma spiazzante.

Gesù conosce bene la vita. Sa che tutti noi, ogni giorno, cerchiamo guide. Abbiamo bisogno di punti di riferimento, di persone da seguire. Ma ci mette in guardia: non basta avere qualcuno che cammina davanti, è necessario che veda, che sappia la strada.

Il termine greco usato per "cieco" non solo indica chi non vede, ma anche chi è ottuso, chi ha la mente e il cuore coperti da una nebbia. Non è soltanto un problema degli occhi, ma del cuore. Quante volte siamo ciechi dentro, incapaci di riconoscere la verità su di noi e sugli altri.

E qui arriva il primo paradosso: tanto più io sono nell'errore, tanto più mi sembra di vedere bene l'errore degli altri. È strano, ma succede. Chi ha una trave nell'occhio vede benissimo la pagliuzza nel fratello.

Chi sbaglia grossolanamente diventa acuto giudice degli errori piccoli altrui. È un meccanismo che conosciamo bene: più siamo fragili, più ci difendiamo puntando il dito sugli altri.
Gesù lo smaschera.

Ci dice: fermati. Guardati dentro. Non è ipocrita solo chi finge davanti agli altri, ma chi non riconosce la propria cecità. L'ipocrisia nasce quando mettiamo la maschera del giudice per non mostrare la nostra debolezza.

E allora la domanda è diretta: chi stai seguendo? Chi ti guida? Sei sicuro che veda? E ancora: quanto sei onesto con te stesso, nel guardare i tuoi limiti?

Il testo continua con un'altra immagine: la pagliuzza e la trave. Gesù è volutamente esagerato. Una trave è enorme, pesante, ingombrante. Una pagliuzza è minuscola, quasi invisibile. Il contrasto è voluto, perché Gesù gioca con l'ironia.

Vuole farci sorridere, ma anche farci vergognare. È ridicolo pretendere di togliere la pagliuzza dall'occhio di un altro quando abbiamo una trave che ci impedisce perfino di avvicinarci.

Il termine greco usato per "trave" indica la grossa trave che sostiene un tetto. Gesù non parla di un ramo, ma di qualcosa che regge l'intera casa. È il simbolo delle nostre abitudini radicate, dei peccati che ci sostengono senza che ce ne accorgiamo. Sono strutture interiori che deformano lo sguardo.

Ed ecco un'altra verità: chi sa essere esigente con se stesso, sa essere misericordioso con gli altri. Perché ha imparato a vedere la propria trave, a farci i conti, a lottare contro le proprie fragilità. Solo così si diventa capaci di tenerezza.

Invece chi non affronta la propria trave si sfoga sugli altri. Siamo esperti nel diagnosticare i difetti del vicino, ma ciechi di fronte ai nostri. È un paradosso della vita spirituale.

Questo Vangelo allora ci chiede un passo concreto: smetti di fissarti sulla pagliuzza dell'altro. Non significa diventare indifferenti, ma imparare a guardare prima dentro di te. Gesù non ci dice che dobbiamo ignorare i problemi degli altri, ma che il punto di partenza è sempre il cuore.

Se impariamo a togliere la trave, allora "ci vedremo bene". È bellissimo questo passaggio. Non è un divieto, ma un invito.

Quando avremo gli occhi purificati, potremo aiutare davvero i fratelli. Potremo vedere con chiarezza e agire con amore.

C'è qui un cammino educativo. Gesù lo dice: "Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro".

Il verbo greco per "ben preparato" significa anche "ricostruito", "rimesso a posto". È lo stesso termine che si usa per rammendare una rete strappata. Gesù ci sta dicendo che la vera formazione è una ricostruzione interiore.

Non basta sapere, bisogna lasciarsi guarire, rimettere insieme.
Ed è qui che nasce la differenza tra il vero discepolo e il cieco che guida un altro cieco. Il vero discepolo si lascia ricostruire da Cristo. Diventa simile al suo Maestro, non perché lo supera, ma perché si lascia plasmare.

E allora ecco la concretezza: quando parliamo degli altri, chiediamoci prima: sto parlando con un occhio libero o con un occhio accecato da una trave? Quando giudico, è per aiutare o per difendermi?

Il Vangelo ci conduce a un invito pratico: scegli di lavorare su di te. Non puntare il dito, ma guarda dentro. Non fermarti alla pagliuzza, ma affronta la trave.

Questo è il segreto della misericordia. Perché la misericordia non è superficialità, non è chiudere gli occhi. È vedere fino in fondo, ma con uno sguardo guarito.

Solo chi è passato attraverso la lotta con la propria trave sa con quanta delicatezza togliere la pagliuzza dal fratello.

E allora, in questo brano, Gesù ci invita a un cambio radicale. Non iniziare dagli altri, ma da te stesso. Non cercare guide cieche, ma guarda al Maestro che vede.

Non lasciarti ingannare dall'illusione di vedere tutto, quando sei tu il primo a essere cieco.

In fondo il messaggio è semplice: diventa discepolo vero, lasciati guarire, e sarai capace di guidare. Guarda prima la tua trave, e imparerai la misericordia. E così, da ciechi, potremo finalmente aprire gli occhi.

11/09/2026
Preghiera della sera 🙏🏻Signore, prima di addormentarmi, libero il mio cuore da ogni risentimento.Donami la forza di perd...
10/09/2026

Preghiera della sera 🙏🏻

Signore, prima di addormentarmi, libero il mio cuore da ogni risentimento.Donami la forza di perdonare chi mi ha ferito e la grazia di amare come ami tu, con misericordia e senza misura.Custodisci il mio sonno e dona la tua pace anche a chi mi è nemico.
Amen.

L'amore al nemico? Il Vangelo di oggi è così alto che, pensando sia impossibile vivere, verrebbe da strappare questa pag...
10/09/2026

L'amore al nemico? Il Vangelo di oggi è così alto che, pensando sia impossibile vivere, verrebbe da strappare questa pagina... L'amore al nemico è scandaloso, ma Cristo è scandaloso per il mondo, per questo Egli ci dice «Beati coloro che non si scandalizzeranno di me!». È Gesù che ha amato il nemico. È Lui che ha vissuto la vita straordinaria e noi, in quanto cristiani, siamo chiamati a fare cose straordinarie. Infatti ci ricorda Gesù: «se amate quelli che vi amano che fate di straordinario?». Noi non possiamo vivere una cosa normale, non possiamo accontentarci; d'altronde, come potremmo annunciare il Vangelo se non indichiamo una cosa straordinaria? Come possiamo essere credibili, come possiamo atti**re i lontani se non mostriamo con la nostra vita il di più, il bello che viene dal vivere in Cristo? Possiamo accettare di ti**re a campare in maniera mediocre? Non somiglieremmo a quel sale che, perso il suo sapore, viene gettato via e calpestato dagli uomini? La vita cristiana è una chiamata allo straordinario! Gesù si appella alla nostra sete di grandezza e orrore della mediocrità. Malgrado la nostra mediocrità, i nostri limiti, i nostri peccati non possiamo smettere di pensare e puntare in alto. Per questo Gesù ci parla di qualcosa che deve essere portata fuori dal suo ovvio. Il non rispondere al male con il male, il perdonare, il continuare ad amare è il modo per non diventare cattivi di fronte alla cattiveria. Spesso, infatti, ciò che viviamo di negativo ci porta a peggiore: viviamo nel risentimento, nel rancore, nella tristezza, nell'incapacità di aprirci nuovamente all'amore, alla generosità, all'amicizia Dunque rispondere al male con il bene è vivere nella libertà dei figli di Dio! È non rispondere in modo scimmiesco all'agire dell'altro. Un cristiano non reagisce ma agisce sempre in maniera evangelica, o almeno ci prova! Se l'altro ha odio io posso dare amore; mica gli altri decidono cosa devo fare! Se l'altro mi sparla, certo mi addolora, ma posso rispondere benedicendo, perlomeno tacendo. Sono una scimmia, un imitatore del male di ciò che l'altro mi fa, o ho una mia identità? Se l'altro si comporta verso di me in modo cattivo io che faccio? Rispondo così come l'altro o come mi ama il Signore? Lui ci ha chiamato ad una vita originale non ad essere una fotocopia della vita altrui; Egli ci chiama ad una vita che ha la sua sorgente nella vita con Lui. È Cristo che ci dona la grazia di perdonare e amare come Lui ha fatto. Gesù prima di chiederci cose straordinarie ci dona la grazia e la forza di fare cose straordinarie, non è certo bravura umana! Se rispondiamo alle mediocrità degli altri saremo mediocri come gli altri, se rispondiamo come Cristo saremo altri Cristo.

«Questa è la nostra verità, la tua verità è il bene, tu non sei vero quando sei egoista, tu sei vero quando ami, tu non sei vero, autentico, te stesso, quando reagisci con violenza alle cose, tu sei vero quando perdoni, tu sei vero quando ti apri all'amore. (...) Tu sei fatto per il bene, sei fatto per la luce, per la gioia, per l'amore, sei fatto per stare con gli altri felice di starci. Tu sei fatto per essere contento di come sei fatto, (...) tu non puoi disprezzare ciò che fa Dio, e tu sei un'opera di Dio, tu non puoi disprezzare una cosa che Dio ama, e a te Dio ti ama» (don Fabio Rosini).

Santo del GiornoIl 10 settembre si celebraSan Nicola da TolentinoSacerdoteI suoi genitori, pii cristiani e senza figli, ...
10/09/2026

Santo del Giorno

Il 10 settembre si celebra

San Nicola da Tolentino
Sacerdote

I suoi genitori, pii cristiani e senza figli, fecero un pellegrinaggio a S. Nicola di Bari per ottenere di avere un figliuolo. E l'anno 1245 a S. Angelo, presso. Fermo, nasceva il piccolo Nicola, così chiamato in ossequio al Santo pugliese.

Fin dai primi anni ebbero cura di infondergli sentimenti cristiani, e Nicola crebbe buono, ubbidiente, mortificato: lo Spirito Santo lavorava in quell'anima innocente; più volte occorse ritrarlo dalla preghiera e frenarlo nella mortificazione e nella liberalità verso i poveri.

Assisteva e serviva volentieri la S. Messa; ascoltava la parola di Dio e studiava le cose sacre.

Quando incominciò a studiare fece rapidi progressi nella scienza, onde i genitori gli provvidero un canonicato nella chiesa del SS. Salvatore a Tolentino. Un giorno nella chiesa, udì un religioso di S. Agostino che predicava sulla vanità del mondo e ripeteva quel passo del Vangelo: « Cosa giova all'uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde l'anima sua? » e l'altro: « Chi vuol essere mio discepolo, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua ». Nicola non attese altro: subito fece domanda di essere ammesso tra i figli di S. Agostino in quella città. Fu accettato, prese l'abito religioso, e dopo un anno di noviziato si consacrò al Signore mediante i santi voti religiosi: aveva 18 anni. Nel convento riconfermò il proposito che fin da piccolo si era prefisso: rinnegare se stesso. Perciò si stimava l'ultimo dei fratelli e cercava sempre gli uffici più umili, contento quando poteva eseguire la volontà altrui, e rinunziare alla sua, Durante gli studi fu mandato in vari conventi del suo Ordine e a Cingoli fu ordinato sacerdote.
Di qui comincia una nuova era per il nostro Santo. Quando si trovava all'altare, la sua faccia si infiammava d'amore e abbondanti lacrime sgorgavano dai suoi occhi. Le segrete comunicazioni della sua anima con Dio all'altare ed al confessionale gli facevano gustare anticipatamente le delizie della beatitudine celeste. Più tardi si recò a Tolentino ove passò i suoi ultimi anni. Predicava quasi tutti i giorni e le sue prediche producevano frutti meravigliosi. Nessuno poteva resistere alla forza e alla dolcezza dei suoi discorsi sia pubblici che privati. L'amore che portava a Dio infiammava talmente il suo cuore che sovente fu visto piangere sul pulpito.

Fu favorito di doni celesti ed operò molti miracoli. Nel 1305, il 10 settembre, dopo essere stato tribolato da una lunga malattia, morì all'età di 60 anni, pieno di virtù e di meriti.

Preghiera del giorno di Giovedì 10 Settembre 2026 dal titolo: “L’amore per i nemici e la misura alta della Misericordia”...
10/09/2026

Preghiera del giorno di Giovedì 10 Settembre 2026 dal titolo: “L’amore per i nemici e la misura alta della Misericordia”

La Parola di oggi ci presenta la vetta più alta dell’insegnamento di Gesù: amare i propri nemici e fare del bene a chi ci odia. Un invito disarmante che supera la giustizia umana per modellarci sul Cuore del Padre, che è misericordioso verso gli ingrati e i malvagi. Apriamoci alla grazia perdonante di Cristo.

Signore Gesù, maestro di amore smisurato.
Tu ci chiedi di amare chi ci fa del male.
Insegna al nostro cuore l’arte del perdono sincero.
Sciogli la rabbia che avvelena i nostri pensieri.
Sorgente di grazia, benedici chi ci osteggia.
Prega in noi per quanti ci hanno ferito nell’anima.
Donaci la forza di rispondere al male con la bontà.
Rendi la nostra vita un’offerta gratuita di pace.
Misericordia del Padre, liberaci dal giudizio affrettato.
Non permettere che la vendetta guidi i nostri passi.
Donaci la misura pigiata e traboccante del tuo amore.
Fa’ che riconosciamo in ogni uomo un fratello da salvare.
Padre di bontà, facci simili a Te nella tenerezza.
Custodisci le nostre comunità nella concordia fraterna.
Amen.

Il Vangelo di Luca (6,27-38) rivoluziona le relazioni umane ponendo al centro il comando dell’amore per i nemici e la non-violenza attiva. Il Magistero sottolinea che la misericordia è il nome stesso di Dio. Amare chi ci ama non richiede sforzo di grazia, mentre perdonare le offese e donare senza attendere nulla in cambio ci rende veramente “figli dell’Altissimo”. Gesù ci invita a non giudicare e a non condannare, promettendo una sovrabbondanza di grazia a chi usa verso gli altri la misura stessa del perdono divino.

Spunti di applicazione pratica nella vita quotidiana

Recita una preghiera intensa per una persona con cui vivi una tensione o un conflitto.

Astieniti dal pronunciare giudizi o pareri negativi sugli altri per l’intera giornata.

Fai un favore o un gesto cortese a qualcuno che ti ha trattato con freddezza.

Dona con gratuità un bene o del tempo senza aspettarti alcun contraccambio.

Perdona di cuore una ferita ricevuta in passato, affidandola alla misericordia di Dio.

Domande di riflessione personale o di gruppo

C’è un “nemico” o una persona che fatico ad amare e a perdonare oggi?

Rispondo alle provocazioni con la rabbia o con la mitezza del Vangelo?

Ho la tendenza a giudicare e condannare gli errori del prossimo?

Come posso riflettere nella mia vita la misericordia del Padre celeste?

Uso verso gli altri la stessa misura di grazia che desidero per me da Dio?

Oggi si parla tanto di amore, abbiamo ridotto ad amore tutti i desideri, le emozioni, le passioni che non hanno nulla a ...
10/09/2026

Oggi si parla tanto di amore, abbiamo ridotto ad amore tutti i desideri, le emozioni, le passioni che non hanno nulla a che vedere con il vero amore, con l'amore di Dio. Tutti diciamo di amare, a parole tutti diciamo di essere in fondo delle brave persone, di voler bene ai nostri familiari, ai nostri amici ma in realtà sappiamo ben poco dell'amore di Dio. Noi cristiani siamo capaci di tutti gli amori di questo mondo, anche noi viviamo la benevolenza, la predilezione che si vive in un'amicizia. Amiamo spontaneamente, in nome di un ideale o di un grande affetto possiamo anche compiere atti eroici ma l'amore di Dio va oltre questi criteri. Vi è infatti un amore più grande, un amore che proviene da Dio che ci rende capaci di amare Dio e i fratelli e le sorelle fino a donare la vita per loro. Questo amore è dunque una virtù teologale, viene da Dio e ci spinge fino a dove noi non vorremmo e non saremmo capaci di andare: l'amore per chi non è amabile, per chi non ci vuol bene, fino all'amore per il nemico! Noi facciamo esperienza che, per quanto ci sforziamo, non siamo capaci di amare i nostri nemici, di pregare per loro, di perdonare, di rispondere alle cattive parole che ci vengono rivolte con parole gentili! Noi siamo abituati a sparlare dei nemici, proviamo rancore, rabbia, a volte desiderio di vendetta! All'insulto rispondiamo con l'insulto, a una maledizione rispondiamo con una maledizione. Poveri noi! Chi ci libererà da tutto ciò? L'amore di Dio ci libera da tutto ciò! Occorre chiedere quest'amore, occorre aprire il cuore a questo amore, occorre non solamente accoglierlo ma alimentarlo. Non è qualcosa di magico ma è qualcosa che richiede la nostra collaborazione. Occorre vivere in questo amore e di questo amore! Nel nostro esame di coscienza chiediamo al Signore la grazia della guarigione, il dono del suo amore per amare e perdonare quelle persone con le quali abbiamo più difficoltà, perché nessuno è esente da questa fatica; se qualcuno lo fosse mi insegni questo segreto!

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Piazza Giovanni XXIII° N°8
Morlupo
00067

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