Centro Islamico Di Monza E Brianza

Centro Islamico Di Monza E Brianza Il Centro Islamico sito in comune di Monza (MB) in via Gerolamo Ghilini,17 piano terra,è molto vicino dalla stazione ferroviaria,è stato fondato il 02/2005

07/01/2026

UCOII: fermare la normalizzazione dell’islamofobia e “la caccia al musulmano”

Negli ultimi mesi assistiamo con crescente preoccupazione a una progressiva normalizzazione dell’islamofobia nel dibattito pubblico, alimentata da alcune voci mediatiche e politiche. In un clima politico sempre più polarizzato, sta prendendo forma una campagna che utilizza l’Islam e le comunità musulmane come terreno di scontro, costruendo una rappresentazione allarmistica e distorsiva che rischia di produrre conseguenze gravi sulla coesione sociale del Paese.

Questa deriva si traduce sempre più spesso in una vera e propria stigmatizzazione collettiva, “una caccia al musulmano”: processi mediatici sommari contro comunità islamiche, luoghi di aggregazione e figure religiose e civili. Episodi che non sono più sporadici, ma delineano un meccanismo ricorrente: normali attività religiose, educative e formative vengono presentate come potenziali minacce, alimentando sospetto e ostilità nell’opinione pubblica.

Ne nasce un racconto pericoloso che trasforma la vita ordinaria dei centri islamici in un falso “allarme sicurezza”, colpendo in particolare imam e referenti impegnati nel dialogo, nella formazione e nel confronto con le istituzioni e la società. È una strategia che non rafforza la sicurezza: punta piuttosto alla delegittimazione e all’isolamento, alimentando fratture sociali.

Qui non è in gioco una semplice polemica. È in gioco il percorso di dialogo, fiducia e coesione costruito negli anni. Colpire chi dialoga significa indebolire gli anticorpi sociali e favorire chi lavora per la chiusura e la contrapposizione, in aperta contraddizione con i principi di convivenza democratica.

L’UCOII ribadisce che servono due elementi imprescindibili: fermezza contro l’odio e metodo. Le eventuali verifiche devono essere svolte nelle sedi competenti, secondo lo Stato di diritto, e non attraverso processi mediatici sommari. Se passa l’idea che praticare liberamente la propria religione sia una colpa, domani sarà il dialogo stesso a essere messo in discussione.

Chiediamo pertanto iniziative chiare e tempestive da parte delle istituzioni competenti affinché siano tutelate le comunità islamiche, i loro luoghi di aggregazione e i loro rappresentanti, prima che l’odio islamofobo si traduca in episodi di intimidazione o violenza.

In particolare, chiediamo:
• un contrasto effettivo al l’islamofobia, a minacce, alle intimidazioni e al hate speech contro luoghi di culto e figure religiose e civili;
• il coinvolgimento stabile di Prefetture e amministrazioni locali in tavoli territoriali di prevenzione e gestione delle tensioni;
• un richiamo pubblico al principio di responsabilità individuale, evitando generalizzazioni e sospetti collettivi sull’Islam;
• un linguaggio istituzionale e mediatico responsabile, basato su fatti verificabili e non su insinuazioni.

Rivolgiamo inoltre un appello alla società civile, al mondo religioso, alla politica e ai mezzi di informazione: è responsabilità di tutti arginare la radicalizzazione dell’odio, ristabilire un linguaggio pubblico sobrio e responsabile e contribuire alla tutela della coesione sociale.

Il Presidente dell’UCOII, Yassine Baradai, dichiara:

“Non accetteremo che l’odio islamofobo venga normalizzato né che intere comunità siano trascinate in sospetti collettivi per convenienza politica o mediatica.
La sicurezza si difende con fatti, responsabilità individuali e Stato di diritto — non con generalizzazioni e processi sommari.
L’Italia ha bisogno di coesione: colpire chi dialoga indebolisce tutti. Noi continueremo a lavorare con trasparenza, nel rispetto delle leggi e della Costituzione. È necessaria un’azione immediata dello Stato prima che l’odio si trasformi in tragedia.”

L’UCOII continuerà a operare con responsabilità e trasparenza, nel rispetto delle leggi e dei valori costituzionali, per difendere i diritti delle comunità musulmane e contribuire a una società più giusta, sicura e unita. Ribadiamo inoltre la disponibilità, già più volte manifestata, a definire un’Intesa ai sensi dell’art. 8 della Costituzione, come strumento di tutela, trasparenza e piena collaborazione istituzionale.

Ufficio Stampa UCOII

Yassine Baradai eletto nuovo Presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’ItaliaIl Centro Culturale Islamico di Mon...
24/12/2025

Yassine Baradai eletto nuovo Presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia

Il Centro Culturale Islamico di Monza e Brianza augura al dott. Yassine Baradai buon lavoro e buon impegno per la comunità islamica italiana. ‏

Nel suo primo intervento da Presidente dell’UCOII, Yassine Baradai ha richiamato il valore dell’umiltà, della responsabilità e del servizio alla comunità, sottolineando l’importanza della coesione e della collaborazione per affrontare le sfide sociali, culturali ed economiche dei prossimi anni.

‏L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia esprime riconoscenza al Presidente uscente Yassine Lafram e al Consiglio Direttivo uscente per il lavoro svolto nel corso degli anni precedenti, e guarda con fiducia al nuovo corso dell’Ente religioso, nel segno della continuità, del rinnovamento e dell’impegno al servizio dei musulmani in Italia e dell’intera società.

Mohamed Shanin passato alle cronache per un decreto di espulsione con rimpatrio immediato è un cittadino torinese. Da ol...
02/12/2025

Mohamed Shanin passato alle cronache per un decreto di espulsione con rimpatrio immediato è un cittadino torinese. Da oltre vent’anni vive lì con la sua famiglia, a Torino sono nati i suoi due figli e in città alla guida della comunità musulmana, come imam, si è speso per il dialogo interreligioso e per il contrasto allo spaccio.
Indicato da tutti - così come dal vescovo Derio Olivero - come uomo del dialogo e della pacifica convivenza, è stato raggiunto dal provvedimento dopo la partecipazione al corteo a favore della causa palestinese organizzato per festeggiare il cessate il fuoco a Gaza.
In quella circostanza si è espresso al megafono con una frase che, sembrerebbe, abbia convinto la repentina decisione del ministro Piantedosi: «Quello che è successo il 7 ottobre non è una violazione, non è una violenza».
Successivamente Shanin ha precisato che è contro ogni tipo di violenza e che fermamente condanna Hamas per il suo operato ma le sue parole sono rimaste inascoltate. La grande macchina punitiva era già partita e, sembrerebbe, senza possibilità di ripensamento.
L’espulsione con il rimpatrio in Egitto esporrebbe, inoltre, Shanin alla persecuzione considerata la sua linea moderata e contraria al governo locale.
Ci chiediamo quale giustizia stiamo cercando di difendere nel mentre che procedimenti come questo mostrano che la libertà di manifestare e di muovere critiche espone a ritorsioni e sanzioni sempre più gravi.
Pare che si stia diffondendo uno stato di terrore in cui prima di parlare, ad esempio, per denunciare il grave genocidio che ancora oggi continua a consumarsi a Gaza fino ad estendersi in tutta la Cisgiordania, bisogna puntualizzare che si è contro Hamas e ogni forma di terrorismo, come se il pensiero critico fosse direttamente legato a quello criminale o terroristico.
Del resto ricordiamo come, nel mentre che il nostro Governo cercava di screditare la missione pacifica della Flottila, il ministro della sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, appellava gli equipaggi come “terroristi” rimanendo fedele alla violazione di ogni diritto internazionale.
Credo che tutti, nessuno escluso, siamo chiamati ad abbandonare posizioni e linguaggi belligeranti se davvero siamo interessati alla crescita della nostra civiltà e al benessere di tutti i popoli. Il clima di ostilità impedisce un pensiero evolutivo capace di sviluppo comunitario.
Promuovere una cultura della Pace è possibile se, prima di tutto, abbassiamo le armi della guerra a partire dalle parole. Senza spazio per l'ascolto libero dai pregiudizi vengono compromesse le basi per la costruzione di relazioni di Pace.
Oggi a Palermo con oltre centocinquanta realtà del Terzo settore abbiamo convocato gli “Stati Generali dell’Infanzia, dell’Adolescenza e delle Politiche Giovanili”, un percorso dal basso che vuole tutti partecipi, Pubblico e Terzo settore, attorno allo stesso tavolo di co-programmazione a favore dei piccoli.
Per rispondere all’emergenza educativa è necessario partire da un percorso di condivisione e di ascolto reciproco, capace di sussidiarietà circolare in cui a ciascuno viene dato spazio di intervento e di contributo personale.
E' un passo significativo per contrastare la povertà educativa e la crescente antisocialità che si sta diffondendo in tutta la Città ma è solo il primo passo.
Mentre ascoltavo gli interventi mi chiedevo: oggi siamo sufficientemente liberi da offrire spazi di espressione originale per avviare percorsi di crescita personale e uno sviluppo inedito dei nostri territori? E' una sfida che coinvolge tutti, abbiamo bisogno di pensiero divergente per andare oltre i copioni disfunzionali, per superare le strade cieche che per troppo tempo abbiamo percorso alimentando continui antagonismi e frammentazione sociale.
Vediamo già l'orizzonte ma sarà il cammino quotidiano che siamo disposti a condividere a segnare, realmente, la direzione e, dunque, la meta.
In questa notte la domanda rimane aperta…

I moschee nel mondo عدد المساجد في أوروبا حسب أحدث البيانات من كل دولة ، ملاحظة : العدد يعني المساجد المعترف بها من طرف ...
22/11/2025

I moschee nel mondo
عدد المساجد في أوروبا حسب أحدث البيانات من كل دولة ،

ملاحظة : العدد يعني المساجد المعترف بها من طرف السلطات لا المساجد التي هي في الأصل مراكز تقافية

24/07/2025

Se questo non è un genocidio...

A Gaza, nel luglio 2025, i bambini muoiono di fame in diretta, sotto gli occhi del mondo.
Non a causa di una carestia, ma per effetto di un assedio totale e deliberato, imposto da Israele.

Secondo fonti internazionali, oltre cento bambini sono già morti di denutrizione, mentre migliaia sono in pericolo a causa della mancanza di cibo, acqua e assistenza sanitaria.
Centinaia di tonnellate di aiuti umanitari restano bloccate ai confini, impedite dal raggiungere una popolazione ormai allo stremo.

Non si tratta di una crisi umanitaria qualsiasi, ma di una punizione collettiva sistematica, vietata dal diritto internazionale.
È, a tutti gli effetti, un genocidio trasmesso in tempo reale.

Di fronte a questo orrore, il silenzio non è più accettabile.

Rivolgiamo un appello urgente al Governo italiano, all’Unione Europea e alle Nazioni Unite affinché pongano fine all’assedio di Gaza, garantiscano l’accesso immediato degli aiuti umanitari, e assicurino la protezione dei civili, soprattutto dei più piccoli.

Difendere la vita è un obbligo morale e giuridico. Tacere è diventare complici.

04/06/2025
كل عام وأنتم الى الله اقرب Eid Mubarak
04/06/2025

كل عام وأنتم الى الله اقرب
Eid Mubarak

30/03/2025

صلاة عيد الفطر للمركز الاسلامى بمونزا
La preghiera del Aid Al Fitr con la comunità Islamica di Monza e Brianza

30/03/2025

Grazie per gli auguri, Presidente Mattarella!

L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia desidera esprimere la sua profonda gratitudine al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per gli auguri che ci ha rivolto in occasione della festa di fine Ramadan.

Le sue parole, che sottolineano l’importanza del pluralismo religioso, della libertà di culto e della convivenza pacifica, sono un segnale di grande valore per tutta la società.

In un tempo segnato da tensioni e sofferenze in diverse parti del mondo, il richiamo del Presidente ai principi di fratellanza e solidarietà risuona ancora più forte.

Che l’Eid al-Fitr sia per tutti un momento di pace, unità e speranza.

https://www.quirinale.it/elementi/130167

Indirizzo

Via Giordano Ghilini, 17
Monza
20900

Orario di apertura

Lunedì 12:00 - 20:00
Martedì 12:00 - 20:00
Mercoledì 12:00 - 20:00
Giovedì 12:00 - 20:00
Venerdì 12:00 - 20:00
Sabato 12:00 - 19:00
Domenica 12:00 - 19:00

Telefono

+393385382867

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