29/04/2026
𝟮𝟵 𝙖𝙥𝙧𝙞𝙡𝙚
𝙎𝙖𝙣𝙩𝙖 𝘾𝙖𝙩𝙚𝙧𝙞𝙣𝙖 𝙙𝙖 𝙎𝙞𝙚𝙣𝙖, 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙖𝙩𝙧𝙤𝙣𝙖 𝙙'𝙄𝙩𝙖𝙡𝙞𝙖 𝙚 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙖𝙩𝙧𝙤𝙣𝙖 𝙙'𝙀𝙪𝙧𝙤𝙥𝙖
𝙎𝙖𝙣𝙩𝙖 𝘾𝙖𝙩𝙚𝙧𝙞𝙣𝙖 𝙙𝙖 𝙎𝙞𝙚𝙣𝙖 (𝙎𝙞𝙚𝙣𝙖, 𝟮𝟱 𝙢𝙖𝙧𝙯𝙤 𝟭𝟯𝟰𝟳 – 𝙍𝙤𝙢𝙖, 𝟮𝟵 𝙖𝙥𝙧𝙞𝙡𝙚 𝟭𝟯𝟴𝟬) 𝙚̀ 𝙨𝙩𝙖𝙩𝙖 𝙪𝙣𝙖 𝙧𝙚𝙡𝙞𝙜𝙞𝙤𝙨𝙖, 𝙢𝙞𝙨𝙩𝙞𝙘𝙖 𝙚 𝙨𝙘𝙧𝙞𝙩𝙩𝙧𝙞𝙘𝙚 𝙞𝙩𝙖𝙡𝙞𝙖𝙣𝙖. 𝙑𝙚𝙣𝙚𝙧𝙖𝙩𝙖 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙨𝙖𝙣𝙩𝙖, 𝙛𝙪 𝙘𝙖𝙣𝙤𝙣𝙞𝙯𝙯𝙖𝙩𝙖 𝙙𝙖 𝙥𝙖𝙥𝙖 𝙋𝙞𝙤 𝙄𝙄 𝙣𝙚𝙡 𝟭𝟰𝟲𝟭; 𝙣𝙚𝙡 𝟭𝟵𝟳𝟬 𝙚̀ 𝙨𝙩𝙖𝙩𝙖 𝙙𝙞𝙘𝙝𝙞𝙖𝙧𝙖𝙩𝙖 𝙙𝙤𝙩𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝘾𝙝𝙞𝙚𝙨𝙖 𝙙𝙖 𝙥𝙖𝙥𝙖 𝙋𝙖𝙤𝙡𝙤 𝙑𝙄. 𝙀̀ 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙖𝙩𝙧𝙤𝙣𝙖 𝙙'𝙄𝙩𝙖𝙡𝙞𝙖 𝙞𝙣𝙨𝙞𝙚𝙢𝙚 𝙖 𝙨𝙖𝙣 𝙁𝙧𝙖𝙣𝙘𝙚𝙨𝙘𝙤 𝙙'𝘼𝙨𝙨𝙞𝙨𝙞 𝙚𝙙 𝙚̀ 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙖𝙩𝙧𝙤𝙣𝙖 𝙙'𝙀𝙪𝙧𝙤𝙥𝙖.
Caterina di Jacopo di Benincasa nacque il 25 marzo 1347 a Siena, figlia di Jacopo Benincasa e Monna Lapa Piacenti; morì a Roma il 29 aprile 1380. Oggi è venerata come santa Caterina da Siena, mistica, religiosa e dottore della Chiesa. All'età di dodici anni i genitori di Caterina iniziarono a programmarle il matrimonio, ma questa, inizialmente favorevole, successivamente si manifestò contraria, volendo intraprendere la vita religiosa.
Nonostante la difficoltà nel trovare una dote, dopo una dura malattia, Caterina fu accettata nel Terz'Ordine domenicano, tra le "Sorelle della penitenza di San Domenico", nel 1363, all'età di sedici anni. Ben presto si distinse per soccorrere, accudire e medicare i malati e i lebbrosi che, nella loro indigenza, le ricordavano Cristo sofferente. Questa attività fu ben presto imitata dalle altre consorelle: l'esempio di Caterina da Siena servì da modello, simbolo di virtù cristiana. Un'altra grande opera compiuta da Caterina fu la riappacificazione di varie famiglie senesi, divise fra loro da aspre faide.
Nel 1370 i fratelli di Caterina si trasferirono a Firenze; solo la madre rimase con la figlia e ben presto si formò una "bella brigata", che la seguiva ovunque, soprattutto durante i suoi digiuni e le sue estasi. Inoltre, sempre nel decennio dal 1370 al 1380, santa Caterina scrisse numerosissime lettere: un ricco epistolario nel quale affrontava tematiche religiose, sociali e morali.
Nel 1375, la Domenica delle Palme, santa Caterina ricevette le stimmate, simbolo vivente della passione di Nostro Signore. Nel 1376 iniziò una corrispondenza con il pontefice Gregorio XI, definito dalla santa il "dolce Cristo in terra". Nello scambio epistolare con il Papa, santa Caterina trattò temi fondamentali di fede e di riforma della Chiesa, in particolare il ritorno della sede pontificia a Roma, e non più ad Avignone. Su questa spinta, il 18 giugno 1376 Caterina raggiunse la città sul Rodano e incontrò il Santo Padre nel palazzo papale. Il 13 settembre Gregorio XI iniziò il viaggio verso Roma; prima però giunse a Marsiglia e, via nave, verso Genova, dove ricevette la notizia dei disordini scoppiati nell'Urbe e delle sconfitte delle truppe pontificie causate dai fiorentini. Molti cardinali, in particolare francesi, fecero pressione sul pontefice perché tornasse ad Avignone, ma Caterina fu ferma nel difendere la volontà divina che il Papa tornasse nella sua sede legittima. Ciò avvenne il 17 gennaio 1377: questo fu un grande risultato per Caterina e soprattutto per la cristianità tutta.
Purtroppo Gregorio XI non visse a lungo: morì il 27 marzo 1378 e l'elezione del successore, papa Urbano VI, portò allo scisma di un gruppo di cardinali, in parte stranieri, che elessero l'antipapa Clemente VII, dando origine allo Scisma d'Occidente. Santa Caterina, che fu promotrice del ritorno a Roma del Papa, si schierò con papa Urbano.
La domenica dell'Ascensione, il 29 aprile 1380, Caterina iniziò a patire un mutamento che fece pensare alla fine delle sue ore. Il suo respiro divenne flebile e le fu somministrata l'unzione degli infermi; le sue ultime parole furono: «Padre, nelle tue mani raccomando l'anima e lo spirito mio». Poco prima di mezzogiorno rese l'anima a Dio, nascendo al cielo come una devota e grande mistica cristiana. La vita di santa Caterina da Siena fu un pieno esempio di fede e vita cristiana; il suo slancio e la sua figura giganteggiarono nei secoli.
Nel 1461 fu canonizzata da papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini. Il 18 giugno 1939, nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, dove si trovano le spoglie mortali della santa, il venerabile pontefice Pio XII proclamò Caterina patrona e compatrona d'Italia assieme a san Francesco d'Assisi. Memorabili furono le parole del dottissimo papa Pacelli, che definì santa Caterina: "[...] l’eroica vergine di Siena, sorretta dalla visione e dal mandato del suo dolce Gesù, combatté per la Chiesa e per il Vicario di Cristo; nuova Debora, liberatrice della sua gente, nuova Giuditta senza ferro". Con queste sagge parole il pontefice riuscì a descrivere appieno la figura della santa e, sempre in quell'elogio, definì i due patroni così: "A tale lieta storica ricordanza l’animo Nostro esulta in mezzo al Nostro amato popolo che Ci circonda devoto; e nella visione del passato, se pur bello di altra luce, contempliamo rinnovato e ripresentato, in festa di duplice e novissima aureola, lo splendore di questo altare, sotto cui dormono le venerate spoglie di una vergine eroica, sposa di Cristo, paladina della Chiesa, madre del popolo, angelo di pace all’italica famiglia. Al Nostro sguardo accanto a lei leva la fronte un poverello, vestito di saio e cinto di una corda, dall’aspetto serafico, dalle mani e dai piedi segnati di cicatrici, dall’occhio che contempla il cielo, i monti e le valli, il valico dei fiumi e dei mari, e nel suo amore e nel suo saluto abbraccia l’agnello e il lupo, gl’infelici e i felici, i concittadini e gli estranei. Sono questi, o Italia, i tuoi alti patroni al cospetto di Dio, il quale pure ti ebbe privilegiata fra tutte le sponde del Mediterraneo e degli oceani, stabilendo in te, attraverso le mirabili vicende di un popolo prode, ignaro del consiglio e della mano divina, la sede e l’impero pacifico del Pastore universale delle anime redente dal sangue di Cristo. Caterina e Francesco, sotto il beatificante ciglio di Dio, guardano Roma e le regioni italiche, perché l’amore, che nutrirono quaggiù vivendo e operando, non si spegne nel cielo, ma si rinfiamma nell’imperituro amore di Dio".
📷 La Sacra testa di Santa Caterina
La Testa di santa Caterina è certamente la reliquia più importante della santa, conservata nella ca****la a lei dedicata, posta nella basilica di San Domenico di Siena. Fu staccata dal corpo della mantellata senese nel 1381 per volontà di Papa Urbano VI.
Per quattro anni la testa rimase conservata al chiuso, in un armadio della sacrestia di San Domenico, ma una volta che il Concistoro della Repubblica venne a conoscenza del fatto, diede ordine di tributare onori pubblici alla preziosa reliquia. Così il 5 maggio 1385 una imponente processione condusse la reliquia in San Domenico, partendo dalla chiesa dell'Ospedale di San Lazzaro, fuori Porta Romana. Chiudeva la processione un gruppo di Mantellate di san Domenico e Lapa, la madre di Caterina.
Un'altra importante reliquia è il dito, conservato anch'esso nella Basilica di San Domenico: con questa reliquia viene impartita la benedizione all'Italia e alle Forze Armate nel pomeriggio della domenica in cui si tengono le Feste internazionali in onore di santa Caterina da Siena.
Questa reliquia, insieme alle cordicelle con le quali la mantellata senese era solita disciplinarsi e al busto in bronzo che per tanti anni ha contenuto e protetto la testa, è conservata in una teca di artistica realizzazione, opera dell'architetto senese Sandro Bagnoli, posta nella parete destra della Basilica di San Domenico.