11/09/2026
𝗘𝗺𝗺𝗮 𝗕𝗼𝗻𝗶𝗻𝗼, 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶𝘀𝗰𝘂𝘁𝗲𝗿𝗲
È morta oggi, a Roma, Emma Bonino. Aveva 78 anni.
È difficile parlare di lei senza entrare in questioni che hanno profondamente diviso e continuano a dividere il nostro Paese. Emma Bonino è stata una delle protagoniste delle grandi battaglie civili degli anni Settanta, impegnandosi in prima persona per la legalizzazione dell’aborto e per altre battaglie legate ai diritti civili. Proprio per le sue posizioni è diventata, per molti, un simbolo di libertà e autodeterminazione; per altri, invece, una figura profondamente lontana dalla visione cristiana della vita.
E questo non va nascosto.
Per chi crede nel Vangelo, la vita umana rimane un dono da accogliere e difendere dal suo concepimento fino alla sua fine naturale. Su questo punto la posizione della Chiesa è chiara e le battaglie di Emma Bonino sull’aborto non possono essere considerate un dettaglio della sua storia.
Ma una persona non è mai soltanto una delle sue battaglie.
Nel corso della sua lunga vita Emma Bonino si è impegnata anche contro la pena di morte, contro le mutilazioni genitali femminili, contro la fame e per la difesa dei diritti umani. È stata una delle figure più conosciute della politica italiana e internazionale, capace di portare avanti le proprie convinzioni con grande determinazione.
E c’è un episodio della sua vita che oggi sento importante ricordare.
𝗡𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟭𝟱 𝗽𝗮𝗽𝗮 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗮𝗻𝗱𝗼̀ 𝗮 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗘𝗺𝗺𝗮 𝗕𝗼𝗻𝗶𝗻𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗰𝗮𝘀𝗮, 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗲𝗶 𝘀𝘁𝗮𝘃𝗮 𝗮𝗳𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗹𝗮𝘁𝘁𝗶𝗮.
Non erano persone che condividevano le stesse idee. Anzi, su questioni fondamentali le loro posizioni erano molto distanti.
Eppure si sono incontrati.
Ed è forse proprio questo che vale la pena ricordare.
Il cristiano può non condividere le idee di una persona, può ritenere profondamente sbagliate alcune delle sue scelte e delle sue battaglie, ma non per questo smette di riconoscere nell’altro una persona.
Papa Francesco ci ha ricordato tante volte che l’incontro viene prima dello scontro, che nessuno può essere ridotto alle proprie idee e che anche quando siamo divisi da convinzioni profonde possiamo continuare a guardarci negli occhi.
Emma Bonino è stata una donna forte, determinata, spesso scomoda. Ha suscitato ammirazione e opposizione, consensi e critiche. Ha lasciato un segno nella storia del nostro Paese e sarebbe difficile negarlo.
Oggi, davanti alla morte, forse non servono né gli applausi acritici né le condanne.
𝗡𝗼𝗻 𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗮 𝗻𝗼𝗶 𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗼. Possiamo discutere le idee, criticare le scelte, dire con chiarezza ciò che pensiamo, ma il giudizio ultimo sulla persona non appartiene a noi.
Noi vediamo ciò che è stato fatto e ciò che è stato detto. Dio, se crediamo in Lui, vede anche ciò che noi non possiamo vedere: il cuore, la coscienza, le ferite, le domande, le paure e tutta quella parte della vita di una persona che rimane nascosta agli occhi degli altri.
E allora, davanti alla morte, forse l’unica cosa che possiamo fare è fermarci.
Senza cancellare ciò che non abbiamo condiviso.
Senza trasformare una persona in un simbolo.
Senza ergerci a giudici.
Perché alla fine, davanti alla vita e alla morte, il giudizio non spetta a noi.