14/06/2026
Il leone che porto dentro
“Il leone attacca solo quando è affamato; quando è sazio il predatore e la preda vivono pacificamente insieme.” — Chuck Jones
“Il cuore è inquieto finché non riposa in Te.” — Agostino d’Ippona
Ci sono verità che fanno male perché ci somigliano.
Per anni ho creduto che i conflitti della mia vita fossero causati da ciò che accadeva intorno a me. Pensavo che il problema fossero le persone difficili, le delusioni, le ingiustizie, le parole ricevute e mai dimenticate.
Poi un giorno Dio mi ha mostrato qualcosa di più profondo.
Il problema non era soltanto ciò che mi feriva.
Era la fame che quelle ferite avevano lasciato dentro di me.
Perché una persona sazia può essere ferita senza diventare feroce.
Una persona sazia può essere tradita senza trasformarsi in traditrice.
Una persona sazia può essere rifiutata senza perdere il proprio valore.
Ma quando l’anima è affamata, tutto cambia.
Allora una parola diventa un’offesa.
Un’osservazione diventa un attacco.
Una correzione diventa un’umiliazione.
E senza rendercene conto iniziamo a mordere.
Con il silenzio. Con il giudizio. Con l’orgoglio. Con l’indifferenza.
Non perché siamo malvagi.
Perché siamo affamati.
Affamati di amore.
Affamati di riconoscimento.
Affamati di sicurezza.
Affamati di essere visti.
E il dramma è che spesso chiediamo alle persone di saziare una fame che solo Dio può colmare.
Mi torna alla mente la storia del figlio prodigo. Vangelo secondo Luca
Quando abbandonò la casa del padre pensava di andare verso la libertà.
In realtà stava andando verso la fame.
La Bibbia racconta che arrivò a desiderare perfino il cibo dei porci.
È un’immagine potentissima.
Perché il peccato non ci rende immediatamente cattivi.
Prima ci rende affamati.
Affamati di qualcosa che abbiamo perso.
Affamati della casa da cui siamo usciti.
Affamati del Padre che abbiamo lasciato.
E quando il figlio tornò, il padre non gli fece un sermone.
Gli preparò una tavola.
Perché Dio sa che la fame del cuore non si guarisce con la colpa ma con l’amore.
Forse è per questo che Gesù non disse: “Io vi insegnerò una nuova religione.”
Disse: “Io sono il pane della vita.”
Pane.
Qualcosa che nutre.
Qualcosa che sostiene.
Qualcosa senza cui si muore.
E forse il motivo per cui molti credenti vivono stanchi, irritabili, facilmente feriti e costantemente in lotta è che continuano a parlare di Cristo senza nutrirsi di Cristo.
Possiamo conoscere versetti e restare affamati.
Possiamo frequentare una chiesa e restare affamati.
Possiamo servire e restare affamati.
Perché nessuna attività spirituale può sostituire la presenza di Dio.
Nessuna.
Quando penso a questo, mi commuove un altro episodio.
Dopo il rinnegamento di Simon Pietro, Gesù risorto lo incontra sulla riva del lago.
Pietro aveva fallito.
Aveva pianto.
Aveva toccato il fondo della propria miseria.
Eppure, quando arriva sulla spiaggia, non trova rimproveri.
Trova un fuoco acceso.
Trova del pane.
Trova del pesce preparato da Gesù.
Prima di correggerlo, Cristo lo nutre.
Prima di affidargli una missione, Cristo lo nutre.
Prima di chiedergli “Mi ami?”, Cristo lo nutre.
Perché Dio sa che un’anima affamata non può amare bene.
E mentre scrivo queste righe mi accorgo che, forse, il leone che porto dentro non ha bisogno di essere domato con più disciplina.
Ha bisogno di essere sfamato.
Forse molte delle mie battaglie non nascono dalla cattiveria ma dalla mancanza.
Forse molte delle mie reazioni nascono da una sete che continuo a portare alle persone invece che a Dio.
Oggi quasi a fatica comprendo una delle parole più dolci della Scrittura:
“Il Signore è il mio pastore: nulla mi mancherà.”
Nulla.
Non perché possiedo tutto.
Ma perché possiedo Colui che basta.
E quando Cristo diventa sufficiente, il leone si addormenta.
Il cuore si quieta.
Le ferite smettono di governare.
L’ansia perde la sua voce.
E l’anima finalmente torna a casa.
Padre,
ci sono stanze del mio cuore che hanno fame da così tanto tempo che ho dimenticato cosa significhi essere sazio.
Per questo cerco negli altri ciò che dovrei cercare in Te.
Per questo soffro più del necessario.
Per questo combatto battaglie che non mi hai chiesto di combattere.
Vieni nelle mie mancanze.
Entra nei vuoti che nessuno vede.
Nutri le parti di me che ancora mendicano amore, approvazione e sicurezza.
Insegnami a sedermi alla Tua tavola come il figlio prodigo ritornato a casa.
Fammi capire che il Tuo amore non è una ricompensa per chi è degno, ma un dono per chi ha fame.
E quando il leone dentro di me ricomincerà a ruggire, ricordami che Tu sei ancora il Pane della Vita.
Testo di Tania Zotoiu