Parrocchia di Uopini e S. Dalmazio

Parrocchia di Uopini e S. Dalmazio orari SS Messe festivi Uopini 8 e 11,30, santa colomba ore 10. feriali Uopini ore 18

“ BALLO A DUE”Dal Vangelo secondo MatteoMt 15,21-28 In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ...
15/08/2026

“ BALLO A DUE”
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 15,21-28

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Un dialogo franco, diretto, ruvido quello del vangelo di oggi. In mezzo gli apostoli che vorrebbero mettere a posto le cose come facciamo noi: con il buonismo e con un senso di opportunismo! Da una parte c’è Gesù che tira dritto perché la sua prima missione è parlare alle pecore di Israele, questo è il suo primo compito. Dall’altra una donna che non accetta la sorte e forza la mano del destino non appellandosi a rivendicazioni di appartenenza religiose che lei non ha ma all’amore e alla fede. Gesù non è insensibile è solo limitato come uomo: non può arrivare da tutte le parti e in più conosce solo una parte della sua missione ma di quella è sicuro. D’altra parte dobbiamo prendere sul serio la parola del vangelo che dice che Gesù “cresceva in età e grazia”, dunque comprendeva le cose un poì alla volta. Questa donna non ha schemi religiosi di riferimento né conosce cosa fare davanti a Dio: sa solo che ama e per questo amore è disposta a tutto. Qui il padre celeste scrive una pagina bellissima per entrambi. Insegna al figlio come leggere la sua volontà. Il libro di dio non è solo la natura e la coscienza. C’è un libro più grande che è la vita e nella vita gli esseri umani. Il padre parla e insegna al figlio attraverso questa donna cosa è prezioso perché ciò che questa donna vive sono attributi divini: fede e amore. Questa donna dunque è molto più credente di quanto la sua condizione di pagana possa far supporre perché ciò che la rende parte del popolo di Israele non è l’appartenenza materiale ma spirituale. La tradizione spirituale di Israele è tutta raccolta nella parola fede, amore, umiltà, compassione. Sono le caratteristiche del vero israelita che si avvicina a dio e che i sacerdoti e i farisei sembrano aver perso di vista in nome di un formalismo insopportabile. Questa donna è ebrea nel cuore! Dall’altra parte il figlio anche se in cammino riesce da ascoltare la voce del padre nella donna e a leggere il libro della volontà di dio che lei incarna perché sa ascoltare e non ha pregiudizi. Gesù è libero da schemi ed è curiosamente aperto alla volontà di Dio che si manifesta nei modi più impensati. Ecco perché cambia il suo piano missionario in un attimo appena capisce il senso di quell’incontro! Un dio che impara da noi perché non ha schemi, una donna che è cristiana non perché è battezzata ma perché ama. Due immagini forti che sono una rivoluzione e una provocazione per il nostro cammino di fede così ingessato e scontato!

“ UN CORPO DESTINATO ALLA GLORIA”Dal Vangelo secondo LucaLc 1,39-56 In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso...
14/08/2026

“ UN CORPO DESTINATO ALLA GLORIA”
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,39-56

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Un corpo destinato alla gloria, è questo il senso della festa dell’assunzione di Maria in cielo che irrompe al culmine dell’estate, in un tempo in cui siamo distratti dalle vacanze e tutto ci sembra questo corpo tranne che qualcosa di spirituale: suda, è stanco, si vuol divertire, anche Dio va in vacanza, d’estate! Maria sale in anticipo in cielo con il suo corpo, come suo figlio, senza aspettare la resurrezione del giudizio universale. Un privilegio unico che ci ricorda come il corpo davvero non muore perché noi siamo una cosa sola: Spirito e corpo. Dunque il corpo segue l’anima in cielo, se lo ha fatto sulla terra. L’attenzione dell’assunzione è sul corpo e questo sembra strano abituati a pensare al cristiano solo in termini di anima! Il corpo è la parte fisiologica ma anche la mente, la psiche, l’intelligenza, gli affetti di una persona. Sono questi oggetto ogni giorno di lotta, di tentazione, di scelta. Il campo di battaglia è il nostro corpo. Il corpo sono io, diceva un autore spirituale sottolineando che ciò che sono passa dal corpo. L’anima agisce per mezzo del corpo e usa il corpo per amare, pregare, servire ma anche il corpo influisce sull’anima mandandola in una direzione o in altra a seconda di quello che proviamo, facciamo, pensiamo. Quante ferite nel corpo e nella psiche; quante violenze subite agiscono profondamente lasciando ferite nell’anima e influenzando anche il nostro rapporto con Dio! Il nostro corpo non è un vestito che si mette e si toglie a seconda delle occasioni e che alla fine non influisce su ciò che siamo. Il corpo è il prolungamento dell’anima, è colui che interagisce con essa al punto da ferirla o arricchirla. Ci lamentiamo con una certa teologia che nella chiesa ha separato la vita, la storia, il corpo dallo spirito riducendo il cristianesimo ad una cosa spirituale fuori del mondo, ad una felicità da trovare solo ritirandosi nel mondo della preghiera, magari in qualche monastero lontani dai problemi della vita, ci lamentiamo di questo e poi agiamo da cristiani proprio così perché diciamo che quello che faccio con il mio corpo non riguarda lo spirito anche se violento il corpo, ne faccio oggetto di dipendenze, lo prostituisco, lo tratto come carne senza alcuna preoccupazione morale non succede nulla nell’anima! Diciamo che non dobbiamo dividere eppure uso la mia intelligenza per coltivare teorie e filosofie di vita completamente materialistiche e prime di ogni morale, che contestano apertamente ogni forma di religione e che fanno della scienza l’unico Dio ma poi dico di essere credente e vado in chiesa come se anima e intelligenza debbano stare ben separate. Infine non permetto all’ anima di dire nulla sui sentimenti che provo, sulla mia parte affettiva e che fa parte del corpo: paura, rabbia, tristezza, ferite vissute nel passato non sono oggetto di scambio con Dio che vive dentro di me, queste sono solo cose mie e che Dio non deve toccare; vorremmo credere e amare da cristiani ma senza che lui tocchi i nostri sentimenti o ci aiuti a guarirli. Insomma temiamo il corpo di dio mentre Maria , quel corpo l’ha fatto suo, ha dato spazio a Dio nel suo corpo. La troviamo nelle prima lettura incinta e vestita di sole che lotta contro il drago simbolo del male del mondo. Lo può fare perché il suo corpo è abitato da Dio. La troviamo che smuove il cuore, la mente e l’anima di una donna anziana che vive un dramma personale: Maria lo fa con la voce perché quella voce è l’eco di un corpo abitato dal figlio di Dio. Insomma noi viviamo per sempre nella misura in cui Dio abita in noi; nella misura in cui ci fidiamo di Lui e permettiamo che lui purifichi l’uso che facciamo del nostro corpo, della nostra sessualità. Permettiamo che lui indirizzi la nostra intelligenza su sentieri nuovi e tocchi questi sentimenti scomodi che non permettiamo a nessuno di toccarli portandoci ad una conoscenza di noi forse meno bella ma più vera! L’assunta ci ricorda che Dio prende sul serio il nostro corpo molto più di noi e ci considera destinati alla gloria proprio grazie al nostro corpo!

“ IL SANTO VIVE LA STORIA”Dal libro del profeta EzechièleEz 2,8-3,4Così dice il Signore: «Figlio dell’uomo, ascolta ciò ...
11/08/2026

“ IL SANTO VIVE LA STORIA”
Dal libro del profeta Ezechièle
Ez 2,8-3,4
Così dice il Signore: «Figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e non essere ribelle come questa genìa di ribelli: apri la bocca e mangia ciò che io ti do». Io guardai, ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto da una parte e dall’altra e conteneva lamenti, pianti e guai.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele». Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: «Figlio dell’uomo, nutri il tuo ventre e riempi le tue viscere con questo rotolo che ti porgo». Io lo mangiai: fu per la mia bocca dolce come il miele. Poi egli mi disse: «Figlio dell’uomo, va’, rècati alla casa d’Israele e riferisci loro le mie parole».

Dio fa mangiare al profeta un rotolo con tutti i dolori del mondo: pianti, lamenti, guai. Il santo, l’uomo di Dio è colui che condivide con l’umanità la sua fatica. Non vive fuori del mondo, non dice cosa fare ma lui si allontana dal male. I santi sono uomini e donne cresciuti nel loro tempo e che si sono nutriti dei problemi e dei drammi delle loro epoche generando una parola nuova capace di dare speranza. Il profeta deve mangiare il male del mondo per dire una parola nuova. Tutti i santi non li comprendiamo fino in fondo se non li collochiamo nella propria epoca e la loro santità è stata proprio una risposta cristiana ai mali di quel tempo. Francesco e Chiara scelgono la povertà come risposta alla ricchezza esagerata del proprio tempo; scelgono la comunità e la condivisione difronte all’egoismo. Il loro modo di essere santi dipendeva da quello che avevano davanti e non poteva che essere la povertà la parola di speranza generata dalle loro viscere che avevano, come ezechiele, inghiottito la ricchezza ostentata. Qualche anno più tardi san filippo neri risponderà al problema dell’abbandono dei ragazzi inventandosi gli oratori; nel nostro secolo madre Teresa risponderà co0n la carità al problema dei poveri. Il vangelo aggiunge l’immagine del bambino al cammino di santità. Il bambino è un modello non solo perché anche lui assorbe la vita per quella che è e non si scandalizza mettendo di suo una nota di leggerezza e di sogno. Il bambino non solo divora il libro delle sofferenze umane ma ci insegna a danzarci sopra, a camminare sulle acque in tempesta. Se osservate i bambini negli scenari peggiori come quelli della guerra, di una catastrofe, della povertà sono gli unici che continuano a giocare e a sorridere in mezzo alla morte. Con il gioco, con il sogno e la speranza danzano sulla cattiveria del mondo ricordando al mondo stesso che la speranza è una bambina. Scrive lo scrittore cattolico Peguy circa la speranza bambina:
“La Fede è una Sposa fedele.
La Carità è una Madre.
La Speranza è una bambina da nulla.
Che è venuta al mondo il giorno di Natale dell’anno scorso.
Che gioca ancora con babbo Gennaio.
Eppure è questa bambina che traverserà i mondi.
Questa bambina da nulla.
Lei sola, portando le altre, che traverserà i mondi compiuti…La piccola, quella che va ancora a scuola.
E che cammina.
Persa nelle gonne delle sue sorelle.
E crede volentieri che siano le due grandi che tirino la piccola per la mano.
In mezzo.
Tra loro due.
Per farle fare quella strada accidentata della salvezza.
Ciechi che sono che non vedono invece
Che è lei nel mezzo che si tira dietro le sue sorelle grandi.
E che senza di lei loro non sarebbero nulla…E’ lei, quella piccina, che trascina tutto.
Perché la Fede non vede che quello che è.
E lei vede quello che sarà.
La Carità non ama che quello che è.
E lei, lei ama quello che sarà.
Dio ci ha fatto speranza.

“DOVE SEI DIO”Dal Vangelo secondo MatteoMt 14,22-33 [Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli...
08/08/2026

“DOVE SEI DIO”
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,22-33

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di ve**re verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Dove sei Dio? Una domanda che da sempre accompagna il cuore dell’uomo! Gli ebrei aggiungevano: dove è il tuo volto? “Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto!”(salmo 26). Per gli ebrei Dio è persona, ha un volto. Nella prima lettura Elia risponde che Dio sussurra! La presenza di Dio è leggera, non invadente, rispettosa, va quasi cercata per riconoscerla. Non siamo più abituati alle parole sussurrate e ai silenzi carichi di significati perchè il rumore e la prepotenza delle parole ci soverchia: la cultura della potenza fa più rumore della cultura dell’amore che assomiglia più ad un sussurro! Nella seconda lettura Paolo, da ebreo convertito grida a Dio il suo dolore e la sua speranza che quel popolo da cui proviene si converta! Il grido avvicina a Dio. La preghiera può e deve essere anche grido. La preghiera non è per forza pacifica e rassicurante. Come in ogni dialogo vero la relazione è fatta di molte sfaccettature e molti sentimenti: c’è la parola calma, rassicurante ma c’è anche la domanda che sferza, la rabbia e il grido di dolore che viene sbattuto in faccia all’altro. Dio è li! Nel vangelo Gesù si manifesta alla fine della prova! Gesù lascia volontariamente i suoi ad affrontare il mare della vita. Li ha dotati di strumenti di comprensione e di fede ma finchè non mettiamo le mani in pasta non capiamo e le cose di Dio rimangono lontane e non sembrano neanche vere. Dio ci guarda camminare, navigare, lottare. Non interviene subito ma quello sguardo è già presenza, come solo Dio sa fare: infonde nello spirito coraggio, fede, speranza. Abbiamo uno strumento per collaborare alla nostra salvezza: guardare Dio che ci guarda. Questo sguardo si chiama fede. A volte aspettiamo la salvezza come soluzione magica che viene dall’alto; talvolta remiamo in preda alla tempesta come se non ci fosse Dio, confidando solo in noi stessi! C’è un altro modo per placare la tempesta: andare verso di lui nella fede e camminare sulle acque. Se dio ci sembra un fantasma è proprio perché soffriamo e quando si soffre ci si ripiega su se stessi o si moltiplicano le forze in uno sforzo titanico di auto-salvezza. In entrambi i casi Dio ci sembra lontano, un fantasma perché non c’è nel modo e nel tempo che vorremmo noi. Cosa fare? Invocarlo nella fede camminando sulle acque con quel protagonismo tipico di chi crede che fa fare cose che normalmente non faremmo! Allora Dio ricompare e non è più un fantasma. L’ultima sfida è perseverare continuando a tenere fisso lo sguardo di fede su di lui. Pietro affonda perché smette di guardare: guarda il mare in tempesta sotto i suoi piedi e si spaventa. Ma il Signore non ci lascia affondare e sale sempre sulla barca con noi alla fine.

“FERMIAMOCI SUL MONTE”Dal Vangelo secondo MatteoMt 17,1-9In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo...
06/08/2026

“FERMIAMOCI SUL MONTE”
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 17,1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».

Ci sono dei momenti in cui la vita spirituale risulta semplice o almeno più semplice: dio si fa sentire, il senso del proprio cammino risulta più chiaro perché illuminato da una luce spirituale soprannaturale e anche il proprio egoismo sembra sotto controllo anzi ci scopriamo più inclinati a fare il bene e, pensare agli altri lo avvertiamo naturale, fonte di gioia. Magari vorremmo che tutto questo rimanesse perfetto come il quel momento e vorremmo restare sul monte. Gli apostoli hanno fatto questa esperienza nella trasfigurazione. E’ un tempo utile perché ci mostra chi siamo davvero al di là di quello che la nostra storia ci ha fatto diventare o il mondo ci vuole! Sentiamo la nostra vera natura e quali sono ii desideri più veri senza quel peso di umanità che ci condiziona negli istinti più bassi e senza quella opacità intellettuale e mentale che ci fa vedere senza chiarezza il bene. Dobbiamo fare memoria di momenti come questi che accadono talvolta in modo inaspettato, per pura grazia o nella preghiera che ci predispone a sentire meglio queste cose: la preghiera vera non produce necessariamente questo stato di benessere e di chiarezza ma è anche vero che è più facile che Dio si manifesti con tutto questo quando ci trova a pregare. Anche sant’Agostino parlava nelle sue confessioni di questa luce interiore più intima di noi a noi stessi capace di metterci a n**o e di rivelarci la nostra vera natura. Lui stesso ne ha fatto esperienza durante la conversione e possiamo dire che è arrivata perché lui l’ha desiderata e cercata. Forse non era una preghiera classica ma la ricerca, il desiderio il grido sincero a Dio sono vere preghiere. Poi ci mettiamo anche le preghiere di santa Monica, sua madre e il quadro è completo! Eppure dentro questa luce c’è anche un timore che non se ne va del tutto e accompagna l’esperienza di luce: alla voce del padre gli apostoli si prostrano avvolti da un certo timore. Solo la voce di Gesù li fa rialzare e allontana il timore. Per quanto siamo fatti di ”polvere di stelle” e per quanto siamo immagine di Dio la nostra natura ambigua, Lewis la definisce anfibia, conserva quel timore che definisce il nostro cammino come mai del tutto compiuto e imperfetto. Solo l’umanità di Gesù ci affianca in questo cammino facendoci sentire amati e sostenuti. Possiamo sentirci già in paradiso in certi momenti ma solo Gesù vero uomo è il nostro referente per questa terra. Solo attraverso di lui riusciamo a comporre assieme timori e fiducia, slanci in cielo e cadute sulla terra, desideri alti e infimi istinti. Alla fine del brano rimane solo Gesù ed è con lui che gli apostoli devono parlare per tenere vivo nel cuore l’esperienza di beatitudine fatta. Senza la mediazione di Gesù e il ricorso a lui e alla sua parola noi non riusciamo a camminare davvero!

“RECUPERARE IL CUORE”Dal Vangelo secondo MatteoMt 15,1-2.10-14In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Ge...
04/08/2026

“RECUPERARE IL CUORE”
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 15,1-2.10-14
In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!».
Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?».
Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».

Difronte all’ennesima polemica trappola dei farisei sul valore dei riti antichi, Gesù non tira fuori la loro ipocrisia riguardo all’amore ne il loro formalismo interessato a difendere il proprio potere. Qui gesù va più in profondità e mostra l’unica strada per trovare Dio e se stessi: la verità del proprio cuore. Lo dice a modo suo riprendendo la polemica di ciò che si può mangiare e cosa no e sottolineando la necessità di invertire l’ordine di importanza: non preoccupatevi dei cibi puri o impuri che entrano nel ventre, preoccupatevi di ciò che il cuore produce! Sarà una rivoluzione questa per la prima comunità cristiana e un eco di questa fatica si trova negli atti degli apostoli quando Pietro vede in sogno una coperta piena di animali impuri e la voce di Dio che dice: uccidi e mangia. C’è il superamento della ritualità ma nello stesso tempo il riferimento all’unico criterio che abbiamo e che anche Dio considera tale per conoscerlo e conoscere noi stessi: la verità del nostro cuore. Infatti da li a poco Pietro si renderà conto che Dio ha già parlato al romano Cornelio da cui sarebbe dovuto andare e che questo romano è già pronto per accogliere il battesimo semplicemente perché il suo cuore è retto, è vero e desidera Dio. La visione di Pietro si conclude con la voce di Dio che dice: non considerare immondo ciò che Dio ha purificato! Dio non guarda l’apparenza, Dio guarda il cuore ed è nella nostra interiorità che si gioca la nostra conoscenza di lui e la scelta tra bene e male! E’ li che dobbiamo cercare Dio. Il cuore è la parte più intima di noi, più vera quella in cui albergano i nostri veri desideri, le nostre speranze e anche le nostre paure. E’ il luogo in cui ci sentiamo nudi davanti a noi stessi e a Dio e non possiamo mentire. Qui il Signore vuole entrare per parlare, guarire, purificare. Se questo è vero è vero anche che questa parte intima di noi che coincide anche con la nostra coscienza è il sacrario più profondo che ha l’ultima parola sulla vita e le nostre scelte. Dobbiamo scegliere sempre secondo coscienza. Nessuno può addomesticare la nostra coscienza a meno che noi non gliela permettiamo. Anche la Chiesa rispetta così tanto la nostra coscienza che ci invita ad agire secondo di essa e nessuno da fuori può contraddirla. Certo dobbiamo educarla, guidarla, illuminarla ma, alla fine rimane quello spazio di libertà che solo Dio conosce e che nessuno dall’esterno può giudicare fino in fondo!

Domenica 9 agosto sera, una camminata sotto le stelle tra riciano e colle ciupi con una sosta nella bellissima chiesetta...
02/08/2026

Domenica 9 agosto sera, una camminata sotto le stelle tra riciano e colle ciupi con una sosta nella bellissima chiesetta affrescata dalla scuola di Duccio: riflessione, musica e ascolto del cielo! Per tutti, liberamente. Confermare la presenza se possibile solo per fini organizzativi! Vieni e Vedi!

“ IL VERO MIRACOLO”Dal Vangelo secondo MatteoMt 14,13-21In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], ...
01/08/2026

“ IL VERO MIRACOLO”
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,13-21

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le f***e, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Il vero miracolo di questo brano non è la moltiplicazione dei pani e dei pesci ma la compassione di Gesù vero di noi! Tutto nasce da quella compassione iniziale che lo porta ad operare molti miracoli e si conclude con la compassione di una situazione vissuta assieme di cui si porteranno a lungo il ricordo, un ricordo da conservare come il pane avanzato perché niente vada perduto neanche la memoria di quanto Dio mi ama. Tutto qui! La compassione verso di noi è uno stato del cuore di Dio che ci vede sempre amabili e preziosi ai suoi occhi anche quando ci allontaniamo da lui. Siamo il miracolo più bello uscito dalle sue mani, quello che è stato creato al vertice della creazione, il sesto giorno, e che Dio ha visto come molto buono. Con Gesù Dio ci dice che siamo anche figli e come tali ancora più preziosi. La compassione è dunque lo sguardo amorevole, viscerale di Dio che soffre con noi e gioisce con noi! Ecco i miracoli come le intendiamo normalmente: sono il segno di un amore grande. Dietro il miracolo c’è l’amore ed è questo ciò di cui fare memoria. Nella moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù mostra di cosa è fatta la compassione. Lo sguardo di chi si accorge di un bisogno e decide di fare qualcosa. Gli apostoli invitano la gente ad andare via ma Dio si sente responsabile e si fa carico dei problemi altrui. Dopo lo sguardo ci vuole la decisione di sporcarsi le mani: siete disposti a dare voi stessi da mangiare? La traduzione date da mangiare non si riferisce solo alla distribuzione materiale e del cibo ma alla volontà interna dei discepoli di pagare il prezzo dell’amore in termini concreti: impegno, perdere tempo, soffrire con chi soffre, disponibilità a cedere qualcosa per far felice l’altro! Tutto questo può avve**re perché c’è una comunità che si mette in moto. Gesù chiama a collaborare il padre chiedendo la benedizione sul cibo, si fida degli apostoli nella distribuzione, lui mette la sua preghiera e chiede alla gente di mettersi a sedere e accettare il cibo come dono e non come possesso. Non c’è solo una collaborazione ma una conversione comunitaria alla grazia e all’idea che nessuno basta da solo ma per amare bisogna prima lasciarsi amare!

“ UNA FAMIGLIA IN CAMMINO”Dal Vangelo secondo GiovanniGv 11,19-27In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Mar...
29/07/2026

“ UNA FAMIGLIA IN CAMMINO”
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 11,19-27

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

La Chiesa festeggia tutti assieme i membri di una famiglia speciale per Gesù, una famiglia in cui andava spesso e che rimane significativa per Lui. San Bernardo vede in ognuno di questi personaggi una virtù: Marta è il servizio, Maria la contemplazione e Lazzaro la penitenza. Tutte e tre ci vogliono nella persona umana. Al di là di San Bernardo è vero che ognuna di loro ha vissuto in modo speciale un atteggiamento di fede e tutti assieme hanno creato un cammino spirituale bello e familiare. Marta è la donna attiva, incarna il servizio e anche la necessità di rispondere a Dio con l’azione e il fare. E’ il contrario della pigrizia e ricorda agli altri membri familiari che Dio può fare tutto ma anche bisogno del nostro si concreto e del nostro mettere in pratica le cose che ci chiede. Maria è la donna che ascolta e preferisce pregare che fare: ricorda a Marta che senza preghiera e disponibilità a lasciarsi fare da Dio tante cose risultano incomprensibili e inaccettabili. Maria sà che la salvezza è puro dono e non dipende solo dal nostri impegno. Ci sono verità delle fede che solo ascoltando e facendo silenzio possono essere comprese come la morte e la resurrezione. Lazzaro incarna la speranza e la penitenza. La speranza perché lui è un testimone diretto che niente ci può separare dall’amore di Cristo. la penitenza perché sperimenterà, purtroppo sulla sua pelle, che scegliere Cristo significa anche affrontare la persecuzione. Lazzaro verrà ucciso prima di Cristo, dice il vangelo di Giovanni semplicemente perché rappresentava la speranza. Lazzaro era un uomo ma la morte di Cristo e la sua resurrezione hanno liberato per sempre la speranza dal tentativo dell’essere umano di ucciderla. La speranza, con Cristo, non muore più e questo è un dono per tutti coloro che, nel tempo, sentiranno morire la speranza dentro di sé e sembrerà che venga loro tolta dal mondo. La speranza continua ad abitare in noi come certezza grazie al dono dello spirito santo che ci fa sentire tutto questo vero. “La speranza poi non delude”, dice San paolo, “perché l’amore di cristo è stato riversato nei nostri cuori in virtù di colui che è morto e risorto per noi!”

Indirizzo

Via Carpella, 62
Monteriggioni
53035

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