Parrocchia di Uopini e S. Dalmazio

Parrocchia di Uopini e S. Dalmazio orari SS Messe festivi Uopini 8 e 11,30, santa colomba ore 10. feriali Uopini ore 18

“ POCHE COSE E SEMPLICI”Dal Vangelo secondo MarcoMc 12,18-27In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dic...
03/06/2026

“ POCHE COSE E SEMPLICI”
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,18-27
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

Difronte alle cose di Dio abbiamo talvolta un approccio umano, così umano che non solo non spieghiamo niente ma arriviamo a credere che non c’è un cielo semplicemente perché non ci sono categorie umane che lo possano spiegare. Il tentativo di spiegare il legame di amore che rimane in cielo e la resurrezione dei morti che fanno i sadducei è al limite del ridicolo e farebbe anche sorridere se non fosse tragica nelle sue conseguenze! Poiché non riusciamo a spiegarla e la spiegazione umana che abbiamo è troppo complicata e difficile da credere, dunque la resurrezione dei morti non esiste. Direbbe Paolo: se Cristo non è risorto vana è la nostra fede” e per noi è finita perché siamo ancora nei nostri peccati! Se l’unico approccio al cielo sono le nostre categorie è finita: dobbiamo cambiare chiavi di lettura. Gesù ce ne da due: la scrittura e la potenza di Dio! La parola di Dio non è qualcosa da spiegare con la ragione ma qualcosa da credere con il cuore e con la fede. I martiri non si sono chiesti come era fatto il cielo e cosa sarebbe successo al loro corpo una volta morti. I martiri credevano che c’è un cielo, che esiste una ricompensa al bene fatto e all’amore vissuto e che Dio si sarebbe preso cura di loro. Il mondo si preoccupa più del come funzionano le cose e si ferma inevitabilmente davanti ai limiti di questa ricerca; il credente si chiede il perché e trova risposte nella Parola di Dio e nella potenza dello stesso. In fondo le cose che contano davvero nella vita non richiedono un approccio scientifico e non sopportano il come più di tanto. Perchè una madre ama un figlio o un uomo ama una donna forse non è importante più di tanto, non conta chiedersi come funziona questo amore e di cosa è fatto. Se c’è, però, cambia radicalmente la vita di una persona e per questo amore si può anche dare la vita anche se non si capisce fino in fondo come funziona. Così capire come sia possibile un paradiso e come funzioni un corpo risorto: credere che esista un paradiso e che il mio corpo come l’anima non vadano a finire nel nulla fa la differenza. Fa la differenza anche rispetto ad una vita vissuta intensamente con serietà e una vita sprecata perché tanto alla fine moriremo quindi mangiamo e beviamo, non fa differenza. Non ci sono tante alternative: o credo o rimango nel dubbio continuamente!

“AMORE SCACCIA LA PAURA”E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; te...
02/06/2026

“AMORE SCACCIA LA PAURA”
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna. [29]Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.
[30]Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; [31]non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!
[32]Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; [33]chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

Non abbiate paura! Quante volte Dio l’ha detto nella bibbia! Lui sa che il nostro più grande nemico è la paura. Mille paure fuori e dentro di noi, alcune oggettive altre solo nostre, legate alla nostra storia. La paura ci blocca, ci fa scappare, ci spinge verso chi sembra offrirci protezione anche se è una protezione interessata. La paura non ci fa ragionare, ci fa agire di impulso e ci toglie la speranza! Davanti a tutto questo Gesù ripete di non avere paura perché c’è una via di uscita. Infatti l’altra grande parola che Dio ripete spesso nella bibbia è:io sono con te! Dunque non aver paura perché io sono con te! E dove si trova Dio rispetto alla paura? Dentro di me, nel mio cuore e nella mia anima. Il mondo può spaventare il corpo, può agire sulle emozioni ma, se cerco davvero con la fede dentro, trovo uno spazio di salvezza e di pace che è il mio spirito e la mia anima. Li Dio siede signore e vincitore sulla paura perché ha già vinto la paura del male e delle morte in croce e mi comunica la sua vittoria, se credo. La forza dei martiri è sempre stata questa: cercare dentro di sé le ragioni per vivere, amare, sperare e morire. Cercarle nel proprio intimo dove solo la voce di dio parla e cercarle con la preghiera e con la fede. Poi tutti hanno paura e sono disorientati dal mistero della sofferenza e della morte ma chi crede sente che dentro di sé c’è una zona di calma piatta rispetto alla superficie della vita che è tutto in tempesta. E’ la calma di Dio che mi sostiene nella battaglia e allontana la paura. Non permette alla paura di travolgermi. In questo vangelo Gesù parla di affidamento partendo dalla natura che ci ricorda quanto Dio si prende cura di tutti: vuoi che dimentichi la sua creatura più perfetta e amata? Certo si può passare dalla semplice resistenza difronte alla paura all’attacco e diventare attivi difronte alla propria paura. Si può rispondere alla paura con l’amore facendo diventare reale quell’immagine altrettanto reale che il vangelo usa: se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo ma se muore produce molto frutto! Pensare come una delle espressioni dei primi secoli in cui ci sono anche i nostri martiri patroni era che: il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani. Si viveva forte l’esperienza non solo l’idea che morire per amore, per gli altri, per affermare i propri valori evangelici fosse come seminare un campo e avere tanti frutti, tanti altri cristiani che arrivavano alla fede! Ci vuole grazia e aiuto dall’alto per amare fino alla morte soprattutto chi ti odia e dare anche fisicamente la vita. Eppure, dopo Cristo, milioni di persone hanno preso sul serio questa frase e sentito nel cuore la forza dello Spirito per andare fino in fondo. I nostri patroni Marcellino e Pietro sono un prete e una esorcista laico, morti nella persecuzione di Diocleziano nel IV secolo a Roma. Sembra di descrivere uno dei tanti genocidi del ventesimo secolo: un tiranno che vuole annientare una categoria di persone, i cristiani, i due che vengono torturati e poi portati in un bosco, gli viene fatta scavare la loro fossa e lì vengono decapitati. Pensano di occultare le prove e invece le fosse vengono scoperte, li vengono costruite due catacombe oggi chiamate “ai due allori” e il culto di questi martiri non sarà più dimenticato al punto che il loro nomi sono inseriti nel canone romano cioè in quella parte della messa che ogni sacerdote dice quando celebra e rimarranno lì fino alla fine del mondo. La potenza di Dio e dell’amore rimane: cielo e terra passeranno ma le mie paro0le non passeranno!

“ UNITI DALLA MISERICORDIA”Dal libro dell'ÈsodoEs 34,4b-6.8-9In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul mon...
30/05/2026

“ UNITI DALLA MISERICORDIA”
Dal libro dell'Èsodo
Es 34,4b-6.8-9
In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervíce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità».

Stupisce che nella domenica in cui celebriamo Dio uno e trino, tutta la liturgia si sofferma sull’amore e sulla misericordia. La prima lettura cita un episodio della vita del popolo di Israele e di Mosè in cui Mosè è costretto a risalire sul monte per rinnovare l’alleanza distrutta dall’infedeltà di Israele e Dio presenta se stesso con questa strana apparizione in cui Dio si definisce misericordioso. E poi il vangelo in cui Gesù dice a Nicodemo che Dio ha mandato il figlio nel mondo per salvare il mondo non per condannarlo. Unico comune denominatore è l’amore come chiave di risoluzione di tutte le diversità e ragioni. In fondo che cosa è il peccato se non la difesa del proprio punto di vista che viene assolutizzato e presentato come verità intoccabile? Può essere un punto di vista che diventa ideologia o eresia; può essere un modo di agire immorale e dannoso per gli altri che viene sdoganato come naturale o imposto. Da un certo punto di vista possiamo dire che ogni peccato è il rifiuto di una confronto(con gli altri, con la propria coscienza, con Dio) e l’affermazione di se stessi che annulla ogni diversità degli altri percepita come pericolosa o inutile: basto a me stesso. L’affermazione di fede che ci presenta Dio come un insieme di diversità che sanno stare assieme perché si amano, offre un modello diverso e una prospettiva nuova. Nessuno basta a se stesso e questo è vero prima di tutto in Dio. La diversità non è un fatto ma necessaria perché ci sia la vita. La diversità non è solo un aiuto quando il mio ego non ce la fa ma parte integrante perché io possa maturare in modo sano. L’altro mi aiuta a capire chi sono, mi fornisce quel supporto di stima e di riconoscimento psicologico che mi permette di sviluppare una stima di me e una giusta immagine della mia persona. L’altro fa di me una persona solidale, empatica, capace di relazione. L’altro mi inizia all’amore e alla responsabilità, mi fa percepire come parte di un mondo più grande e non permette che io muoia nel mio isolamento. Soprattutto l’altro-diverso mi allontana dallo specchio narcisistico a cui guarderei tutti i giorni se non ci fosse uno specchio differente. Il Dio trino e unico ci ricorda che la collaborazione non è un fatto accidentale o una necessità strumentale da chiedere solo quando non basto a me stesso. In Dio collaborare è semplicemente vivere. Il padre che delega al figlio il compito di salvare o il figlio che chiama lo spirito a concludere la sua opera convincendo il cuore dell’uomo dal di dentro non sono accordi strategici! E’ costitutivo il fatto che non bastiamo a ni stessi e che il riconoscimento delle diversità positive dell’altro non sono una concessione forzata ma un dono necessario da riconoscere. La vita è questa, tutti unici e originale e forse per questo necessari ma in un corpo più grande in cui non bastiamo da soli. Sicuramente non c’è competizione in seno a Dio. La competizione esagerata è figlia della paura di non bastare a se stessi! Dio rimane comunque mistero nella sua unità di diversità e anche il come noi, fatti a sua immagine, riusciamo a vivere tutto questo. Se fosse facile non saremmo così divisi, sempre in competizione, timorosi che l’altro ci faccia ombra e scontenti di non riuscire a controllare la vita da soli. L’unica soluzione è l’amore che rende possibile tutto questo. La presentazione sul monte di Dio come amore è la chiave di volta e l’unica strada possibile per tenere assieme ogni paradosso. Solo chi sceglie di amare entra nel mistero del riuscire a tenere assieme la sua immagine con quella della persona a cui ha fatto spazio nella sua vita. Solo chi ama riesce a tollerare i propri fallimenti e a gioire dei successi della persona che ama. Solo chi ama riesce a dialogare uscendo dai propri pregiudizi e aprendosi alle novità che un ragionamento diverso può portare. Rimane celebre la sfida che Dio lancia ad un giovane Agostino che si arrovella sulla riva del mare per capire la trinità. Un bambino scava un buca per mettere tutta l’acqua del mare in quella buca e Agostino dice che è impossibile. E’ la stessa impossibilità che hai tu di capire la trinità, ribatte l’angelo bambino. Non a caso Agostino arriverà ad esclamare che il segreto della vita è: ama e fa ciò che vuoi! Che significa questa frase? Scriverà Pascal, proprio per segnare la differenza tra la comprensione greca del Logos, e quella cristiana: “Il Dio dei Cristiani non è un Dio solamente autore delle verità geometriche e dell’ordine degli elementi, come la pensavano i pagani e gli Epicurei. […] il Dio dei Cristiani è un Dio di amore e di consolazione, è un Dio che riempie l’anima e il cuore di cui Egli s’è impossessato, è un Dio che fa internamente sentire a ognuno la propria miseria e la Sua misericordia infinita, che si unisce con l’intimo della loro anima, che la inonda di umiltà, di gioia, di confidenza, di amore, che li rende incapaci d’avere altro fine che Lui stesso” (Pensieri, 556). Rileggiamo l’intera frase di sant’Agostino: “Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene”. L’amore dunque ci fa capire il senso più misterioso della vita e di Dio e nello stesso tempo ci da la vera libertà: quella di amare!

“ NON C’è PAURA PER CHI è UMILE”Dal Vangelo secondo MarcoMc 10,32-45  In quel tempo, mentre erano sulla strada per salir...
27/05/2026

“ NON C’è PAURA PER CHI è UMILE”
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,32-45

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo e Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Che strano contrasto cromatico tra Gesù che viaggia con piglio sicuro, a testa alta verso la sua morte e i discepoli che lo seguono impauriti. La forza di Gesù non sta nella sua virtù stoica ma nella coscienza fatta di allenamento e di grazia ad essere umile! L’umile non teme la terra e la caduta: è già in basso. L’umile non teme di essere espropriato della sua dignità: l’ha già consegnata a Dio. Non agli uomini da cui dipende la stima di sé ma al Signore che la sa valorizzare e che mi stima. Talvolta ci vuole una vita per accettare serenamente che il segreto della felicità consiste nel servire e amare dal basso perché siamo stati educati a guardare sempre in alto e a competere per i posti che nel mondo sono considerati importanti. Cosa c’è di più nobile e prezioso che nel servire? Cosa da più gioia e pace che nel stare al proprio posto, dove devo stare, dove mi mette l’amore e la volontà di Dio? La competizione logora e illude :logora perché genera ansia e non ti fa dormire in pace perché c’è sempre qualcuno più in alto di te e qualcuno che ti vuole più in basso di lui. E poi illude perché quando sono più in alto degli altri non per questo sono più felice, al massimo sono più responsabile ma la responsabilità non piace a nessuno e allora sogniamo un potere senza responsabilità. Vediamo i danni che sta facendo un ragionamento di questo tipo nella politica internazionale. Ma ciò che commuove di più è la frase di Cristo: tra voi non sia così! Cioè c’è un modo di vivere cristiano che ci caratterizza, per cui gli altri ci possono riconoscere. Se tra noi non siamo così chi potrà esserlo? Se la chiesa non vive di servizio e di umiltà come potrà salvarsi il mondo? Rischiamo di svuotare la croce di cristo presentando la chiesa come uno dei tanti poteri di questo mondo e il nostro essere cristiani come una serie di regole religiose da osservare. La forza dell’umiltà e del servizio cambiano il mondo e attraggono, tutto il resto è religiosità, non fede!

“ SIAMO NATI DAL CENACOLO”Dal Vangelo secondo GiovanniGv 20,19-23 La sera di quel giorno, il primo della settimana, ment...
23/05/2026

“ SIAMO NATI DAL CENACOLO”
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

La Chiesa è figlia del cenacolo. Senza quel momento , oggi non saremmo qui! Saremmo ancora dispersi, depressi a chiederci se davvero quel Gesù era Dio. Non è bastata la vita di cristo a convincere il cuore dell’uomo, c’è stato bisogno dello Spirito. Questo Dio-amore ci ricorda che amare è un dono più che una conquista. Almeno nella sua fase iniziale arriva da fuori e va chiesto. Non a caso gli apostoli nel cenacolo stanno chiedendo, pregando, aspettando. L’amore con la A maiuscola mi viene dato, non lo merito: unico merito è chiederlo con insistenza e con fiducia dichiarando, così la propria insufficienza. Non è da poco per l’uomo di oggi ammettere la propria incapacità rispetto all’amore. E’ un ammissione di bisogno che è già inizio di conversione perché rimette la persona al suo posto davanti a Dio: creatura difronte al creatore. Come riconosco che sto cominciando a vivere questo amore alto, che è proprio lui che mi guida? La fiammella è personale. Dio mi suggerisce in maniera unica e originale la via dell’amore. A me chiede cose che non chiede ad altre e le mie strade d’amore sono uniche. Sento dentro di me come amare e verso chi e nessuno me lo può dire davvero da fuori. Lo spirito parla al mio spirito, alla mia anima e mi suggerisce e mi sprona ad amare. Lo spirito porta sempre ad uscire: ci spinge fuori di noi e ci invita a vedere con occhi nuovi tutte le cose, a fare spazio alla vita e all’altro, a non temere l’incontro e il confronto. Lo Spirito di Dio ci spinge a vivere relazioni con tutti e uno ad uno: ognuno li sentiva parlare nella propria lingua natia! L’amore è coraggio nella relazione, attenzione al singolo e capacità di parlare la lingua dell’altro. Significa capacità di andare oltre la superficie dell’incontro e ascoltare in profondità e amare l’altro in profondità entrando nella sua storia e comprendendo la sua storia. Infine lo Spirito dona la pace. Gesù assieme allo Spirito dona la pace. La pace dello Spirito è legata al perdono a doppia mandata. E’ un illusione la pace senza riconciliazione, senza perdono reciproco, senza assunzione di responsabilità, senza guarigioni delle ferite. Vale nel piccolo come nella gestione della politica internazionale. Lo vediamo come le paci attuali sono tregue più o meno forzate, spesso ingiuste, basate su rapporti di forza squilibrati. Tregue che rimandano di qualche anno le guerre. La prima riconciliazione è con se stessi: riconciliazione tra il passato e il presente della propria storia, tra le proprie aspettative e ciò che sono davvero, tra i propri ideali di perfezione anche morale e i limiti e i peccati che trovo in me, tra la propria idea di Dio e quello che Dio è davvero. Lo Spirito riconcilia e unifica il nostro cuore. Non ci toglie le nostre imperfezioni ma ci aiuta ad accoglierle e a farne strumento di amore per gli altri. Se fossimo perfetti non ameremmo davvero. E’ la nostra imperfezione amata che ci rende credibili agli occhi degli altri e testimoni di un amore alto che non viene da noi. Chi ci incontro può dire: davvero qui c’è il dito di Dio e se Dio ha fatto questo con me lo può fare anche con te! guaritori-feriti!

PREGHIERA PER IL FUTURODal Vangelo secondo GiovanniGv 17,20-26In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dic...
21/05/2026

PREGHIERA PER IL FUTURO

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 17,20-26

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

Gesù prega per il futuro e nel futuro vede il pericolo della divisione e dell’odio. Cosa rompe l’unità se non vivere la diversità dell’altro come minaccia e ostacolo alla mia realizzazione? In questa paura c’è tutto il mistero del peccato originale che ferisce l’essere umano e lo fa illudere di bastare a se stesso. L’unico che basta a se stesso è Dio, per cui l’uomo vuole farsi Dio. In realtà anche il nostro Dio non è un solitario perché la sua felicità è condivisa in un amore a tre, un amore fatto di relazione e di scambi alla pari il cui il diverso è una risorsa perché il padre, il figlio e lo Spirito non sono in competizione fra loro ma in reciproca armonia e dipendenza. Nessuno è felice da solo e la divisione è contro la nostra natura più profonda fatta a immagine e somiglianza di Dio. Ecco perchè questa preghiera è particolarmente preziosa e va al cuore della sopravvivenza dell’umanità. Oggi come non mai sentiamo necessaria questa preghiera di Gesù per l’unità che genera la pace. La sentiamo risuonare nelle parole del vicario di Cristo, il papa. La sentiamo viva nell’esperienza di santa Rita che ci mostra quanto può fare, nel proprio ambiente chi prende sul serio questo appello di Gesù. La cosa che ci angoscia di più è il senso di impotenza difronte alla guerra, all’odio, alla divisione feroce dei popoli. Cosa possiamo fare noi? E la risposta sono due atteggiamenti opposti ma inutili entrambi: lo scoraggiamento da una parte e l’indifferenza come strumento difensivo per non soffrire che però ci abitua alla presenza del male e rende il nostro cuore anestetizzato al bene. Santa Rita, che domani celebreremo, ci mostra un’altra strada. Lei non era santa per cui ha fatto quello che ha fatto. Lei è diventata santa cominciando a fare il bene pur partendo da una situazione non migliore della nostra. Noi al suo posto ci saremmo depressi, lei ha scelto di pregare e di rivolgersi a Dio per affrontare le sue paure. Primo elemento: una preghiera vera, cuore a cuore che vede nella debolezza di Cristo sulla croce un alleato prezioso per la sua debolezza e la sua vittoria. Chi vede nella croce solo la sconfitta e la debolezza di dio non ne esce. Chi vede in quella debolezza la manifestazione potente di un amore grande, si appoggia a questo amore per amare di più. Secondo elemento la scelta della pace e del perdono senza se e senza ma. Se cominciamo a ragionare su chi ha ragione e su chi ha torto, sul fatto che debba essere l’altro a fare il primo passo, su quante volte dovrò perdonare o se l’altro è davvero pentito non ne uscirò mai. Rimarrò sempre dentro un amore di stretta giustizia che al massimo mi porta a reagire al male secondo la legge del taglione: occhio per occhio e dente per dente. Ma Gesù invita Rita a far sua quella parola del vangelo che dice: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, date senza aspettarvi nulla. Se amate solo quelli che vi amano che merito ne avete. Siate figli del padre celeste che fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti! Lei accetta questa sfida e sceglie la via f***e di un amore disarmante come direbbe il papa, di un amore che disarma perché è eccessivo e immeritato. Se ci pensiamo bene almeno una volta nella vita siamo stati sorpresi da qualcuno che ci ha amato così: quando non ce lo meritavamo, quando non era dovuto, superando la propria ragione e facendoci spazio anche se non glielo avevamo chiesto. Questo amore spiazzante e sorprendente è quello che converte e cambia il cuore perché non punta sulla giustizia ma sulla misericordia e sulla gratuità. Difronte ad un amore così ci sentiamo nudi, scoperti e possiamo ritrovare quella materia luminosa di cui siamo fatti tutti: siamo impastati di amore e fatti per amare!

“ IL LUTTO DI CHI AMA”Dal Vangelo secondo MatteoMt 28,16-20In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul ...
16/05/2026

“ IL LUTTO DI CHI AMA”
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Dopo la crocifissione, il momento più alto di dolore e di amore è paradossalmente proprio l’ascensione. Dice il testo che gli apostoli lo vedono salire al cielo e dubitano. E Gesù tira dritto dicendo che ha fiducia che loro vadano nel mondo a battezzare, a predicare, ad amare. Crede senza dubbio che lo Spirito Santo darà a loro quello che Lui non è stato in grado di dargli! Se noi siamo chiamati a credere il Dio, Dio è chiamato a credere in noi e lo fa senza riserve. Anche Lui deve fare il suo atto di fede nell’umanità così come è! L fiducia di Dio si traduce nel lutto della separazione. Chi ama ad un certo punto lascia andare. Il bravo genitore dice Gibran è come un arciere che scocca la freccia del figlio lontano, questo è il suo compito! Chi ama lascia andare e fa lutto! E non lascia andare perché l’altro ha capito tutto ed è pronto. L’altro non sarà mai pronto se non prenderà la sua parte di eredità e andrà in un paese lontano. Lasciare andare è sempre rischiare: rischio e rispetto della libertà dell’altro. Nello stesso tempo fiducia nei semi di amore messi nel cuore dell’altro e nella forza interiore di ogni essere umano che rimane sempre fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Non è facile vedere il bene nel cuore dell’uomo soprattutto in questi periodi: Dio lo vede e continua a credere in noi. Per continuare a credere in noi e ad amarci, qualcuno dice che Dio stesso ha operato un cambiamento in se stesso. Nell’ascensione Gesù, che è Dio sale al padre con il suo vero corpo umano. Gesù entra nella Trinità da cui è uscito non semplicemente come Dio ma come Dio fatto uomo. Qualcosa della nostra umanità ha contaminato per sempre la Trinità per cui possiamo dire che Dio è cambiato, non è più lo stesso di prima. Un’immagine teologica suggestiva che può cozzare con l’immagine alta e immutabile di un Dio di aristotelica memoria. Ma il nostro Dio non è il Dio di Aristotele immutabile e lontano dalla vita dell’umanità ma il Dio amore di cui parla San Giovanni e l’amore, per sua natura, cambia e si adatta. Questo Gesù che sale al cielo non è solo un Dio che fa lutto, un Dio che si fida dell’uomo ma anche un Dio umile che non è geloso se qualcuno fa meglio di Lui. Gesù ha molta fiducia in quello Spirito santo capace di arrivare dove Lui non è arrivato. Abbiamo un alleato potente capace di agire nel nostro cuore e di convincerci dal di dentro eppure lo usiamo poco. Forse perché in generale facciamo fatica a dialogare con la nostra intimità, a trovare momenti autentici di ascolto del nostro cuore ad di là delle preghiere che recitiamo, delle opere buone che facciamo, dei valori a cui aderiamo intellettualmente. Lo Spirito agisce a livello di quell’intimità che diventa una sfida per se stessa anche per chi non crede. E’ la sfida di quella giusta solitudine con noi stessi in cui andare al cuore di ciò che siamo senza paura di quello che troveremo per ascoltarci in profondità, fare verità e aprirci al sacro che abita in noi. Per fare questo occorre anche silenzio oltre che solitudine. Talvolta l’andare in un paese lontano, come il figliol prodigo ed essere costretti a rientrare in se stessi date le circostanze catastrofiche in cui si è trovato, non è proprio un male assoluto. Se questo mi serve per capire, ben venga. Non sempre la tranquillità e il benessere aiuta a porsi domande importanti e a desiderare. Anzi la mancanza di sfide e di prove produce il dormire del cuore e un accontentarsi che non è degno della nostra natura. Ci ricorda Dante che non siamo fatti per vivere da bruti ma per acquistare virtù e conoscenza! L’ascensione ci provoca a questo!

Indirizzo

Via Carpella, 62
Monteriggioni
53035

Telefono

+393478719738

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Parrocchia di Uopini e S. Dalmazio pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Il Luogo Di Culto

Invia un messaggio a Parrocchia di Uopini e S. Dalmazio:

Condividi