La Chiesa abbaziale decicata il 20 maggio 1602, eretta a Basilica Romana Minore nel 1976. Un'antica tradizione vuole l'abbazia di San Martino fondata da papa Gregorio Magno († 604), il quale viene comunemente riconosciuto dagli storici come l'ultimo grande papa dell'epoca antica e il primo grande papa dell'epoca medievale. In verità san Gregorio, di cui la tradizione ancora lo vuole figlio della p
alermitana santa Silvia, avrebbe fondato ben 6 monasteri in Sicilia su altrettanti territori di proprietà della famiglia materna. Di molti di questi monasteri ne parla lo stesso pontefice nelle sue lettere, e in ben due fa riferimento ad un monastero che porta il nome di San Martino e che sicuramente si trovava nel territorio immediatamente vicino alla città di Palermo. L'inesistenza di fonti attendibili ha fatto dubitare molti studiosi sulla fondazione "gregoriana" dell'abbazia di San Martino delle Scale, la quale sarebbe stata in seguito distrutta dai Saraceni nel IX secolo. AI contrario, esistono moltissimi documenti che legano l'abbazia alla prima metà del XIV secolo, a partire dall'anno 1346. Di quell'anno, infatti, si conserva ancora l'atto di fondazione, redatto dalla cancelleria dell'arcivescovo di Monreale D. Nel documento vengono fatti i nomi di sei monaci benedettini del monastero di San Nicola, sito alle falde dell'Etna, i quali furono cooptati dall'arcivescovo per dar vita ad un monastero nel feudo già allora detto di San Martino, di pertinenza del vescovado monrealese. Tra questi monaci spicca il nome del fondatore, il beato Angelo Sinisio. Egli fu il primo abate di San Martino, eletto il 26 luglio 1352, come risulta dal documento pergamenaceo oggi conservato presso l'Archivio di Stato di Palermo; con bolla pontificia del 31 gennaio 1366, invece, il papa Urbano V concesse al Sinisio e a tutti i suoi successori l'uso del Pastorale. L'abate Angelo morì il 27 novembre del 1386, e subito gli venne attribuito il titolo di beato. Nei secoli successivi l'abbazia di San Martino si trovò a condurre un ruolo di notevole importanza nel territorio circostante. I suoi influssi sono ricordati dadi storiografi sia in campo civile che ecclesiastico. A partire dalla fine del Cinquecento vennero rielaborate le antiche strutture architettoniche, coincidendo in quel periodo l'ingresso del cenobio nella congregazione cassinese, una unione di monasteri benedettini che aveva come primo intento quello di favorire la collaborazione tra le abbazie presenti nella pen*sola italiana, permettendo così una rifioritura dell'osservanza monastica per certi versi decaduta, soprattutto a causa delle ingerenze di nobili laici o ecclesiastici che dall'esterno miravano a privare delle cospicue rendite i singoli monasteri. Il centro propulsore degli studi fu indubbiamente la biblioteca che, in strutture rinnovate e ingrandite durante il XVIII secolo, divenne un polmone inesauribile che attira studiosi e ricercatori da ogni parte. Inoltre, il gusto per l'arte e per il collezionismo rendono possibile l'allestimento di un museo, composto da opere artistiche dall'età ellenistico-romana al medioevo, e di una quadreria. A questo periodo sono legati alcuni nomi di monaci noti nell'ambiente culturale dell'epoca: D. Pierantonio Tornamira, D. Stefano D'Amico, i fratelli D. Salvatore Maria e D. Giovanni Evangelista Di Blasi, D. Michele del Giudice e altri. Venne anche ingrandito il complesso architettonico, la cui progettazione fu affidata all'architetto Venanzio Marvuglia che nel 1775 realizzò il nuovo dormitorio. La facciata di questa nuova struttura è lunga circa 137 metri, si innalza su tre ordini ed è rivolta verso Palermo, a significare l'ideale collegamento che intercorreva tra il monastero e la città dalla quale provenivano la gran parte dei monaci di San Martino. Il secolo XIX rappresenta per l'abbazia di San Martino l'inizio di una crisi interna che, necessariamente, ridurrà il suo ruolo spirituale per la comunità ecclesiale circostante, e porrà fine a tutte le iniziative culturali. Non mancarono, comunque, in questo secolo personaggi di spicco, come il beato Giuseppe Benedetto Dusmet, morto il 4 aprile del 1894 e proclamato beato da Giovanni Paolo II nel 1988. La lenta ripresa avviene grazie all'opera del benedettino D. Ercole Tedeschi († 1919) il quale svolse il suo impegno monastico e pastorale (assunse anche la guida della parrocchia annessa in quegli anni al monastero) nonostante le difficoltà del periodo. Alla sua morte lasciò un piccolo gruppo di monaci, eredi della spiritualità benedettina tramandata dal loro maestro, ai quali la storia affiderà il compito di continuare a San Martino la vita monastica; tra questi ricordiamo D. Giovanni Messina († 1948). Si succederanno alcune date significative: nel 1932, nello spirito del concordato tra lo Stato italiano e la Santa Sede (i cosiddetti Patti Lateranensi dell'11 febbraio 1929), la comunità monastica otterrà il riconoscimento come "ente morale"; nel 1946, raggiunto il numero di monaci previsto dalle Costituzioni cassinesi, sarà nominato primo priore conventuale D. Guglielmo Placenti († 1977); nel 1969 l'elezione del primo abate dopo circa un secolo nella persona di D. Angelo Mifsud (1969 - 1976), a cui succederanno D. Benedetto Chianetta (1977 - 1995), D. Ildebrando Scicolone (1995 - 2000) e D. Salvatore Leonarda (2000 - † 2013). Dopo un periodo di transizione, durante il quale avviene l'unione canonica con la comunità del Monastero "Beato Giuseppe Benedetto Dusmet" di Nicolosi (CT), l'11 ottobre 2016 la comunità elegge come suo Abate il P. Vittorio Giovanni Rizzone, che viene benedetto l'11 novembre successivo, solennità di San Martino di Tours, dall'Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice. Oggi la comunità martiniana consta di circa 13 monaci a San Martino delle Scale e 6 a Nicolosi. I suoi membri sono impegnati nell'attualizzare l'ora et labora benedettino. I monaci propongono annualmente, soprattutto durante il periodo estivo, corsi di esercizi spirituali e conferenze di approfondimento teologico e biblico; hanno fondato una Accademia di Belle Arti per la formazione dei giovani sia alla produzione artistica che alla tutela del patrimonio culturale, e organizzano concerti d'Organo, di musica classica e di canto, mostre e convegni.