Diosemprecicerca

Diosemprecicerca Spunti di riflessione per rispondere alla 'ricerca continua e assidua' che Dio ha nei confronti della nostra umanità

30/08/2026

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30/08/2026
30/08/2026

30 agosto 26

LA FISICA DELL’AMORE

Mt 16,21-27

Se qualcuno vuole ve**re dietro a me…

Il sogno di Gesù non è uno sterminato corteo di persone che avanzano incespicando con la loro piccola o grande croce addosso, in una infinita Via Crucis. La croce nel Vangelo indica la follia di Dio, la sua lucida follia d’amore.

Gesù detta condizioni da vertigine. La prima: rinneghi se stesso. Parole pericolose, se capite male. Che non significano mortificare la propria persona, ma piuttosto: non sei tu il centro, esci dal tuo io e sconfina, liberati dal tuo ego.

Seconda condizione: Prenda la sua croce. Una delle frasi più fraintese del Vangelo che sembra subire passivamente le inevitabili croci della vita. Ma Gesù non dice “accetta”, dice “prendi”. Non chiede di subire, sembra l’invito a prendere attivamente ciò che incute così tanto timore. Croce, nel Vangelo, non è una malattia o una disgrazia, è la sintesi dell’intera vita di Gesù: Prendi su di te una vita che assomigli alla mia. La vocazione del discepolo non è subire il martirio, ma vivere una vita da messia, essere nella vita donatore di vita; passare nel mondo facendo del bene, da creatura pacificata e amante. Sostituiamo croce con amore, ed ecco: se qualcuno vuole ve**re con me, prenda su di sé il giogo dell’amore, tutto l’amore di cui è capace, e mi segua. Ciascuno con l’amore addosso, che però ha il suo prezzo: «Là dove metti il tuo cuore, là troverai anche le tue spine e le tue ferite» (F. Fiorillo).

Terza condizione: E mi segua. Prenda su di sé una vita così e edificheremo una magnifica umanità, quella della triplice cura: di sé, degli altri e del creato.

Seguire Gesù è fare come lui, il coraggioso che tocca i lebbrosi e sfida chi vuole uccidere l’adultera, il tenero che si commuove per due passeri e per la figlioletta di Giairo, il rabbi che amava i banchetti. Seguimi: all’orizzonte si stagliano Gerusalemme e i giorni supremi, ma Gesù li affronta scegliendo di non assomigliare ai potenti del mondo. Potere vero, potere divino, è servire. Lui è venuto a portare la supremazia della tenerezza, e i poteri del mondo saranno impotenti contro di essa.

Chi perderà la propria vita così, la troverà. Ci hanno insegnato a mettere l’accento sul perdere la vita. Ma se l’ascolti bene, senti che l’accento non è sul perdere, ma sul trovare. L’esito finale è “trovare vita”. Quella cosa che tutti cercano, in tutti gli angoli della terra, in tutti i giorni che è dato loro di vivere.
Perdere per trovare. È la fisica dell’amore: se dai ti arricchisci, se trattieni ti impoverisci. Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato.

Gesù porta una rivoluzione copernicana: non metterò me stesso al centro di un piccolo sistema solare dove tutto ruota attorno a me e in funzione di me. Ma io dentro un universo dove ogni creatura, ogni persona si protende verso infiniti altri. Esistere è co-esistere.

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23/08/2026

Mt 16,13-20 • Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei ci...

23/08/2026

Un sogno, una visione, una cattedrale che diventa realtà.

La comunità è invitata alla presentazione de “Il Grande Sogno. Monreale e il suo tesoro”, il nuovo documentario del regista e antropologo Lorenzo Mercurio prodotto dall'Arcidiocesi di Monreale, insieme al Museo Diocesano di Monreale (MDM), a cura di EsperienzaSicilia.it

Un viaggio cinematografico tra uomo, natura, storia e spiritualità, sulle tracce della celebre leggenda di Guglielmo II, il re normanno che, ispirato da una visione, diede vita al maestoso Duomo di Monreale.

Attraverso immagini, testimonianze e racconti, il documentario ci invita a riscoprire la forza dei grandi sogni e il desiderio dell’uomo di trasformare una visione in qualcosa di eterno.

Intervengono S.E. Mons. Gualtiero Isacchi, Maria Concetta Di Natale, don Nicola Gaglio, Sergio Intorre, Ciro Lomonte e Lorenzo Mercurio.

A seguire, esecuzione musicale a cura del maestro Stefano Mhanna con musiche di Bach e Paganini per violino e organo.

7 settembre 2026 ore 19:00
Basilica Cattedrale
Piazza Guglielmo II, Monreale

23/08/2026

LA GRANDE DOMANDA

23 agosto - XXI TO

Mt 16,13-20

Verso la fine dell’estate, ogni anno ritorna questa domanda di Gesù. Ogni anno con un evangelista diverso: Ma voi, chi dite che io sia?
Siamo nel Nord della Palestina, nel punto più lontano da Gerusalemme, in zona pagana. Qui Gesù interroga i suoi, quasi per un sondaggio: la gente, chi dice che io sia? Rabbi, sei uno che allarga i cuori, uno innamorato di Dio, un profeta.
Dopo due anni e mezzo passati con lui, per i discepoli il cerchio si stringe: ma voi, voi dalle barche abbandonate, voi che camminate con me da anni e che ho scelto a uno a uno, chi sono io per voi?

Mi guardo dentro. Chi è per me? Uno che inquieta, uno che non mi lascia in pace; la mia gioia, il mio rimorso; uno che è ‘impossibile amare impunemente’ (Turoldo), senza sentire una stretta nelle viscere. Gesù non cerca definizioni, ma relazioni; cerca un rapporto vivo: cosa ti è successo quando mi hai incontrato? Cosa è cambiato in te? Quanto conto per te? Che posto ho nella tua vita? Sono domande da innamorato.
Perché i discepoli e le discepole gli andavano dietro? Perché io gli corro dietro? Semplice: per essere felice. Che non significa avere una vita senza ferite, ma più piena, accesa, appassionata.

Gesù non ha bisogno della risposta per sapere se è più bravo degli altri rabbini, lui vuole sapere se Pietro e io gli abbiamo aperto il cuore. E Pietro risponde con parole per niente facili: Gesù non era il messia muscolare che aspettava, diceva di perdonare senza misura e di amare i nemici, un po’ un ‘anti-messia’. E a quello sguardo innamorato Pietro risponde: Tu sei il Cristo, il messia, la mano di Dio, la sua carezza, il suo sogno di libertà. Sei il figlio del Dio vivente. Colui che fa viva la vita, il miracolo che la fa fiorire.

Infine ecco il contrappasso, bellissimo: Pietro, adesso sono io che ti dico chi sei. Tu sei pietra e su questa pietra… Abbiamo bisogno di uno che ci faccia da specchio, come Pietro, aiutato da Gesù a decifrarsi e ad amarsi: quel suo essere grezzo e focoso, quella parte di sé di cui quasi si vergognava, sarebbe poi stata la più utile: Darò a te le chiavi del Regno dei cieli. Non sono le chiavi del paradiso, ma del mondo nuovo come Dio lo sogna, del segreto profondo di questa nostra vita. Date a Pietro, ma non solo a lui, a ogni credente, a tutta l’immensa carovana, con la sua fatica di seguirlo.

Le chiavi e le azioni di legare e sciogliere sono simboli molto più universali e radicali che non il potere giuridico dell’assoluzione nel sacramento della riconciliazione. Non è roba da preti, questo potere, ma da gente di vangelo, di quelli che sono con la loro vita eco e prolungamento della vita di Cristo. Ti darò le chiavi: ti do il potere di entrare come energia di trasformazione, come primo passo di un cammino anche nelle esperienze umane più squallide e perdute.
Tu puoi diventare presenza trasfigurante, facendo quelle cose che Dio solo sa fare: pregare per chi ti ferisce, provare dolore per il dolore del mondo, la grande empatia con tutto ciò che vive, queste sono cose divine. Allora anche tu e io possiamo diventare piccola roccia su cui far poggiare un futuro migliore. Non macina da mulino, una pietruzza soltanto, ma nessuna piccola pietra è inutile. Qualcosa sarò, Signore, se tu farai del mio nulla qualcosa che serva a qualcuno.

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02/06/2026

Una Cecala rivoluzzionaria
Diceva a la Formica:
— Povera proletaria!
Schiatti da la fatica
Senza pensa’ che un giorno finirai
Sotto le zampe de la borghesia
Che a le formiche nun ce guarda mai!
Ma che lavori a fa’, compagna mia?
Pianta er padrone e sciopera
Prima ch'arrivi un piede propotente
Che te voja fregà la mano d'opera!
Tu guarda a me: d'inverno nun fo gnente,
E ammalappena sento li calori
Me sdrajo in faccia ar sole e canto l'Inno
De li Lavoratori!

— Trilussa
La cecala rivoluzzionaria

02/06/2026

Invece è tutto l'opposto. Ciò che va messo in parentesi è quel "per" invadente, prepotente, querulo, accattone. La preghiera ha un oggetto assoluto. Si prega Uno. Magari, anche, talvolta, per qualcuno; ma non primariamente. Ciò che deve emergere è il disinteresse con cui entriamo in colloquio con questo "Tu", nostro interlocutore. Ciò che va messo in primo piano, è l'amore che ci porta verso di lui, a guardarlo, a parlare, a tacere...

A. Zarri, Nostro Signore del deserto. Meditazioni sulla preghiera, Rubbettino 2013, pag. 67)

immagine: Rubens

02/06/2026

Preghiera di giugno, preghiera di fine primavera, preghiera d'inizio dell'estate. Non è ininfluente la stagione; e tu lo sai, Signore, che spesso prendo lo spunto dai mesi, dal volger del sole e della luna perché tutto questo - anche se è un fatto esterno - segna la nostra sensibilità, il nostro stato d'animo; ed è ciò appunto che deve esprimersi con te, in quel pacato conversare che è appunto la preghiera, nutrita dei fatti della vita.
Purtroppo le nostre preghiere sono spesso eguali, livellate, indifferenziate; e ciò ce le rende lontane e astratte: formule buone per tutte le occasioni in cui non si versa il nostro immediato sentire.

A. Zarri, Quasi una preghiera, Einaudi 2012 (pag. 98)

29/05/2026

31 maggio - TRINITA’: OLTRE LA PIETRA

Gv 3,16-18

Nella festa della Trinità, il racconto di Dio diventa racconto dell’uomo. Il dogma della Trinità dice che vivere è convivere, come in cielo così in terra.
Il primo male ricordato dalla Bibbia non è il peccato dell’albero proibito, è Dio stesso a dichiararlo: Non è bene che l’uomo sia solo. È male che Adamo sia solo, il primo male assoluto è la solitudine. Neanche Dio può stare solo, è Trinità, legame d’amore, nodo di comunione.

Nella prima lettura Mosè sale sul monte con due tavole di pietra. Pensa di incidervi sopra la legge, qualcosa di definitivo e senza appello. E invece Dio fa tutt’altro, va più lontano e passa davanti a Mosè.

Passa: non lo chiuderai in parole di pietra; passa e proclama cinque nomi, uno più bello dell’altro: misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco di grazia, ricco di fedeltà.

Proclama la prima di tutte le rivelazioni, misericordia e tenerezza, le proclama passando come un vento che accarezza Mosè con le sue tavole rimaste vuote. Come si fa a scrivere compassione e bontà su tavole di pietra? E allora Mosè capisce e chiede non una legge di pietra ma semplicemente: che il Signore cammini in mezzo a noi. A noi: che se ne fa Mosè di un Dio tutto per sé?
Al termine di una giornata puoi anche non aver mai pensato a Dio, mai pronunciato il suo nome. Ma se hai donato bontà, se hai dato un aiuto disinteressato, se hai lavorato per la giustizia e la pace, anche senza saperlo tu hai fatto la più bella professione di fede nella Trinità.

Nel Vangelo Gesù dialoga con Nicodemo, l’uomo delle paure, che è andato da lui di nascosto, di notte.
E Gesù gli parla d’amore.

Nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con un altro verbo concreto, pratico, forte, il verbo dare. Amare non è un fatto sentimentale, non equivale a emozionarsi ma a dare, un verbo di mani e di gesti.
Dio non ha mandato il Figlio per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato. Salvato da che cosa? Dall’unico grande peccato: che è il disamore. Quello che spiega tutta la storia di Gesù non è il peccato dell’uomo ma l’amore per l’uomo; non qualcosa da togliere via dalla nostra vita, ma qualcosa da aggiungere: perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia più vita.
Dio ha tanto amato il mondo, leggiamo, quindi non ha amato soltanto gli uomini; ma il mondo intero, la terra, le messi, e piante e animali.
E se lui lo ha amato, lo farò anch’io: voglio custodirlo e coltivarlo, con tutta la sua ricchezza e bellezza, e lavorare perché la vita fiorisca in tutte le sue forme, e racconti Dio e sia frammento della sua Parola.

Davanti alla Trinità io mi sento piccolo ma abbracciato come un bambino: abbracciato dentro un vento in cui naviga l’intero creato e che ha nome comunione.

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