Cappuccini Molfetta

Cappuccini Molfetta Il Convento dei Cappuccini è una piccola Chiesa in cui si conserva, si vive e si dà testimonianza della vita della spiritualità di san Francesco d'Assisi...

Presenza dei frati Cappuccini a Molfetta

Nell’ambito delle celebrazioni del Centenario della ricostituzione della Provincia dei Frati Minori Cappuccini di Puglia, abbiamo il piacere di pubblicare la relazione della dott.sa Rosanna Savoia, Direttrice dell’Archivio di Stato di Brindisi, sul Convento dei Frati Cappuccini di Molfetta e sulla loro attività e presenza in questa città. fra fra


Facciata della chiesa dei Cappuccini di Molfetta

È per me un grande onore e una grande gioia essere stata invitata da p. Leonardo Lotti e p. Francesco Monticchio a festeggiare con tutti voi un avvenimento così importante: il restauro della chiesa e del chiostro dei Cappuccini di Molfetta è infatti un evento che riguarda non solo i Cappuccini, non solo i molfettesi, ma chiunque sia consapevole che è necessario tutelare tutto ciò che ci parla del passato per comprendere a fondo il presente. Ed è particolarmente emozionante essere proprio qui, nell’antica chiesa dei Cappuccini, a esporre un po’ della sua storia e di quella dei frati che vi abitarono. Un frate cappuccino, mentre veniva cacciato dal suo convento a seguito della soppressione degli ordini religiosi del XIX secolo, gridò: . E veramente le “pietre” di questa chiesa testimoniano questa sera, non solo la sconf***a di uno Stato liberale che aveva tentato nel corso dell’800 di liberarsi definitivamente degli ordini religiosi, ma anche l’attaccamento che i Cappuccini hanno sempre avuto, pur non essendone più proprietari, per la loro antica dimora a Molfetta, che ora, grazie all’impegno di p. Leonardo, ha ritrovato il suo primitivo splendore. E sono certa che p. Leonardo troverà presto il modo per poter far restaurare anche il convento . In realtà, come certamente saprete, questo fu il secondo convento dei Cappuccini a Molfetta. Il primo fu quello del Pulo che, a sua volta, fu il secondo convento costruito in Terra di Bari dai
Cappuccini, appena sette anni dopo il loro arrivo in Puglia. Secolo XVI


Interno della chiesa

Il primo convento

Essi giunsero in Puglia da Roma inviati dal p. Ludovico da Fossombrone, vicario generale, e nel 1533 fondarono il primo convento a Rugge, per opera di p. Tullio da Potenza, considerato il fondatore della Provincia di Puglia, detta anche di S. Girolamo. Questa fu tra le prime dodici fondate subito dopo il riconoscimento solenne della nuova famiglia francescana dei Cappuccini, sancito da Clemente VII il 3 luglio 1528 con la bolla Religionis zelus e comprendeva le circoscrizioni civili di Terra di Bari, Terra d’Otranto e Basilicata. Essendo molto difficoltoso governare un così vasto territorio, nel 1560 la Basilicata divenne provincia autonoma e le si assegnarono i cinque conventi esistenti nel suo territorio. Per le stesse ragioni, nel 1590, la rimanente Provincia di S. Girolamo fu divisa ulteriormente in due: quella di S. Maria di Leuca o di Lecce o di Otranto o Santa Maria in finibus terrae, che comprendeva 24 conventi, e quella di Bari o S. Nicolò, comprendente, nel tempo, i conventi di: Acquaviva (1589), Altamura (1563), Andria (1577), Bari (1566), Barletta (1554), Bitonto (1548), Conversano (1572), Gravina (1535), Lavello (1591), Modugno (1584), Molfetta (1540), Monopoli (1566), Montepeloso (1570), Noci (1592), Noicattaro o Noia (1589), Putignano (1573), Spinazzola (1570), Terlizzi (1582), Trani (1591), Venosa (1591), cui si aggiunsero quelli di Cisternino (1596), Corato (1594), Minervino (1583) e Palo (1594), nonché gli ospizi di Santeramo, Trinitapoli, Fasano, Locorotondo, Polignano, Bitritto, Alberobello, Toritto, Bitetto, Castellana e Capurso » . In appena 68 anni, dal 1533 al 1600, i Cappuccini fondarono in Puglia ben 58 conventi. Le prime dimore si devono all’opera instancabile di due predicatori: il già nominato fra Tullio da Potenza, ex conventuale, che fondò, oltre a quello di Rugge, dove morì nel 1542, anche i conventi di Potenza (1530?), Tricarico (s.d.), Taranto (1533 o 1539), Gravina (1535) e Mesagne 1539 , e fra Giacomo da Molfetta, che, passato dai Minori osservanti tra i Cappuccini subito dopo la riforma, fondò i conventi di Molfetta (1540), Galatina (1544), Grottaglie (1538), Laterza (1537), Bitonto (1548), Barletta (1554) e Martina Franca (1577). La ragione di una così rapida diffusione va ricercata nel modus vivendi dei primi Cappuccini: l’austerità della vita tutta permeata di silenzio, preghiera e lavoro, la penitenza continua, la sobrietà nel cibo e la povertà delle abitazioni, la predicazione popolare con stile caratterizzato da semplicità, concretezza e fervore mistico avevano creato attorno a loro un fascino particolare. Anche la popolazione di Molfetta, entusiasmata dalla predicazione e dall’esempio di padre Giacomo Paniscotti, chiese che si insediassero nella loro città. A Firenze, nell’Archivio Provinciale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini di Toscana si conserva, trascritta in due volumi, una Relazione dello stato di tutti i Conventi Cappuccini d’Italia compilata tra il 1703 e il 1716 da Filippo Bernardi da Firenze. Per quanto riguarda la fondazione del convento di Molfetta si legge:
Chiostro del convento
Come si legge in questo documento, quindi, il primo convento di Molfetta fu fondato nel 1540 da p. Giacomo da Molfetta, della nobile famiglia di Biancolino Paniscotti. La ricca famiglia di p. Giacomo contribuì generosamente con il proprio denaro e donò il terreno nella contrada posta a ponente del Pulo, che anche oggi è chiamata Biancolino Paniscotti . Il luogo scelto era perché ciò avrebbe favorito la vita eremitica. E questo era uno dei criteri che si tenevano presenti nella scelta dei luoghi per i nuovi insediamenti, così come si tenevano in considerazione anche la facilità di trovare mezzi per il sostentamento e la comodità negli spostamenti. Inoltre, poiché ai frati non era concesso per nessuna ragione di dormire fuori del convento, neppure presso parenti stretti, quando la distanza tra un convento e l’altro non poteva essere coperta nell’arco della giornata, si pensò, per evitare il problema del pernottamento, di erigere alcuni conventi di raccordo, dislocati in punti strategici, che servissero da ospizio per i frati in transito (per esempio il convento di S. Elia, fra Campi e Squinzano, fu costruito sulla collina perché di lì passava la via che dal convento leccese di Rugge portava a quello di Mesagne). Sopra ogni cosa, però, si teneva conto dell’atteggiamento favorevole dell’episcopato verso i Cappuccini e del desiderio di molti di averli nelle rispettive diocesi. Fu su richiesta dei vescovi locali che si potettero aprire i conventi di Brindisi, Nardò, Bari e Grottaglie. Insieme ai vescovi, spesso partecipano attivamente alla fondazione dei conventi i Capitoli della cattedrale (come a Bari, Castellaneta, Putignano, Monopoli) o della Collegiata (Manduria), singoli ecclesiastici, arcipreti, abati, canonici (come nel caso di Bitonto, Lecce e Palo) : nel quadro generale del rinnovamento dell’Europa cristiana, che sarà rilanciato dal concilio tridentino (1545 – 1563), si sentiva il bisogno di immettere nel clero addetto alla cura religiosa dei fedeli uomini nuovi che rilanciassero un modo moderno di essere preti e costituissero uno stimolo pastorale sia per il clero secolare sia per quello regolare già presente nelle città. E i Cappuccini di recente istituzione erano effettivamente uomini nuovi e preti diversi, che conducevano una vita austera, quasi eremitica, predicavano con accenti appassionati, soffrivano tra gli uomini difendendo i deboli e gli oppressi, organizzando comitati contro ogni sopruso, specie contro l’usura, antico male dell’Italia meridionale. Padre Giacomo da Molfetta, per esempio, fondò a Manduria (1532) e poi a Lecce il Monte di Pietà ; e nella sua città non risparmiò interventi vigorosi contro gli usurai. E a questo proposito, voglio riferirvi un episodio singolare. Egli stava predicando nel 1553 a Molfetta contro gli usurai: uno di questi conosciuto pubblicamente per tale nella città, cominciò a deriderlo e quanto più il predicatore riprendeva aspramente le usure, tanto più fortemente egli rideva e lo sbeffeggiava. Padre Giacomo allora così gli disse: ; passati alcuni giorni, mentre l’usuraio giocava a scacchi fu colto da morte improvvisa ! Quasi sempre la fondazione di un convento fu resa possibile dall’intervento dei signori del luogo (nel caso di Gravina, Martina Franca, Conversano, Massafra, Corigliano d’Otranto, Noicattaro, Copertino), o dalla benevolenza e stima di persone facoltose particolarmente sensibili al risanamento delle piaghe sociali e morali della società e di pubbliche autorità (Galatina, Francavilla, Andria, Ostuni, Otranto); ma non mancò mai il contributo generoso della popolazione. Alla fine del secolo XVI, come scrive p. Ferdinando Maggiore, avere un convento dei Cappuccini era diventato un voto comune, forse anche quasi una moda. I primi “luoghi” che ospitarono i Cappuccini e che non potevano essere chiamati ne’ case ne’ conventi, dovevano essere, secondo le Costituzioni di Albacina (1528), di vimini e fango; le celle piccole come sepolcri; le chiese piccole e povere senza alcun ornamento: tutto esprimeva la radicalità di povertà evangelica, vissuta e insegnata da san Francesco. Il primo convento costruito al Pulo di Molfetta da p. Giacomo Paniscotti, fu realizzato conforme le prescrizioni di Albacina (1528), come si legge nella relazione di Filippo Bernardi: . Le dimensioni erano davvero ridotte: il corridoio del portico, a volta, che girava intorno al chiostro di m. 9,40 x 9,40, era largo solo m. 1,55 e alto circa m. 4; le finestre erano alte solo cm. 40 e larghe cm. 30; il refettorio era largo m. 4, alto m. 4 e lungo m. 10; la chiesa larga m. 5,60, lunga m. 10, alta circa m. 6; il presbiterio era lungo m. 9 e largo m. 3; nel centro era l’altare e dietro il coro; la volta a crociera e quella della navata a botte; tutto l’edificio era in pietra. I primi veri conventi si iniziarono a costruire solo dopo l’emanazione delle Costituzioni del 1535. Nella costruzione dei conventi i frati dovevano scrupolosamente attenersi al modello definito dalle Costituzioni sia per la forma che per le misure. La primitiva forma era generalmente quadrata. Un lato era costituito dalla chiesa e gli altri tre lati dal convento, composto dal piano terra con i diversi locali di servizio, le così dette “officine”, rappresentate principalmente dal refettorio, cucina, dispensa, parlatoio, foresteria, sala della fraternità con camino, e dal piano superiore con celle e corridoi, che potevano essere tre o quattro, quando anche lungo le mura della chiesa vi era il portico, come per il 2° convento di Molfetta. Le celle, le cui misure restano sostanzialmente inalterate nelle diverse redazioni delle antiche Costituzioni, erano arredate dell’essenziale, un tavolino (solo per i predicatori), una croce e un pagliericcio con tavole, spesso senza lenzuola. Oltre le celle il piano superiore comprendeva la stanza deposito dei panni, dove un frate era incaricato di tenere i panni della comunità, l’infermeria, la biblioteca, che allora chiamavano “libraria”, che conservava i libri necessari all’apostolato, che dovevano essere a disposizione di tutta la comunità ed a nessuno, fatte le necessarie eccezioni, era consentito di avere libri ad uso personale. Il numero delle celle dipendeva dagli accordi stipulati con le autorità locali sulle proporzioni del convento in base alle esigenze delle popolazioni e alle necessità interne dell’Ordine. Come direttiva generale, all’inizio fu stabilito che ciascun convento doveva avere una fraternità composta da sei – dodici frati; nelle Costituzioni del 1608 verrà poi disposto che le fraternità dovevano essere formate da almeno dodici frati. Ma sempre ogni cosa doveva predicare umiltà, povertà e disprezzo del mondo. E anche le chiese dovevano essere > . Il ritorno nel convento


Corridoio del XVII sec. L’11 dicembre 1911 il superiore del convento, p. Giuseppe da Ceglie del Campo, fu nominato dal Comune ca****lano della chiesa, ma solo nel 1913 i frati poterono tornare nel loro convento quando, ricorrendo le elezioni politiche, i cattolici, invitati con insistenza a dare il loro voto, dichiararono che lo avrebbero fatto solo a patto che, prima delle elezioni, si restituisse ai Cappuccini il convento da cui erano stati cacciati nel 1910; ciò avvenne con un decreto del prefetto di Bari del 2 ottobre 1913: la Congregazione di Ca**tà e il Municipio cedettero ai . Da allora i Cappuccini, che vi hanno abitato ininterrottamente fino al 1973, quando vennero inseriti nella comunità di Giovinazzo, continuarono a svolgere con maggiore operosità il loro apostolato. Con la “numerosa Congregazione del Terz’Ordine”, che spesso nei verbali delle sante visite e nelle relazioni che i provinciali inviavano al generale viene indicata come “una delle più floride” insieme con la scuola catechistica “ben diretta” da una “eletta schiera di terziarie” , fiorirono parecchie istituzioni per l’istruzione e l’educazione della gioventù. Altare maggiore XX sec. Negli anni successivi essi tentarono più volte di rientrare in possesso del convento, senza mai riuscirci . Tuttavia, da allora fino ad oggi, l’edificio è stato continuamente oggetto di interventi volti al suo miglioramento. Ne citiamo solo i più importanti:

nel 1921 grazie all’elemosina straordinaria di lire 10.000 avuta da due benefattori si eseguirono alcuni lavori ;

















nel 1924 durante la Santa visita sempre Zaccaria da Triggiano diede disposizione che si facesse quanto prima il refettorio ; tali disposizioni venivano riconfermate nel 1925 dal p. provinciale Bernardino da Rutigliano: > . Abbiamo notizia di altri lavori eseguiti nel 1932 nel convento, dove era stata costruita una camera sopra la “stanza di ricevimento per la biblioteca”, e nella chiesa che era stata “ripulita tutta, anche le tele” ed era stata rifatta a spese di un benefattore la pittura di tutta la volta (£ 1.800) e la nuova copertura della stessa ;
nel 1935 si decise la costruzione di un secondo piano, che fu


Tabernacolo
parzialmente attuata nel 1937, quando si ampliarono anche le finestre ;
nel 1942, grazie a tre benefattori, si fecero importanti restauri in chiesa, alle cappelle di S. Francesco, dell’Immacolata e di Sant’Antonio, abbattendo i vecchi altari e ricostruendoli con pietra di Trani, abbellendo le cappelle con lastre della medesima pietra, pitture e decorazioni ;
nel 1955 venne restaurato un intero lato del convento e venne approntato un locale a piano terreno per ricreatorio della Gioventù Francescana ;
nel 1957 si costruirono tre sale sul fianco destro della chiesa, guardando la facciata, per il catechismo, il movimento e le adunanze del Terz’Ordine ;
nel 1967 venne demolito l’altare maggiore e costruito quello “versus populum” e fu restaurata la ca****la del Crocifisso ;
nel 1968- 1969 venne rinnovato il pavimento e tinteggiata la chiesa . Il resto è storia dei nostri giorni. Acquasantiera
Oggi i Cappuccini di Puglia sono presenti, oltre che nei luoghi prima indicati, anche ad Andria (1939), dove solo la chiesa e alcuni ambienti risalgono al 1577, Brindisi (1947), Maglie (1939), Taranto (1958), Triggiano (1919), nell’antico convento. Navata centrale

E non solo: i Cappuccini di Puglia hanno missioni in Mozambico, dal 1951, e in Albania, dal 1993, dove, . Scorcio del chiostro

Consentitemi allora di chiudere questo incontro con lo slogan che ho recentemente letto su un pieghevole distribuito dai Cappuccini di Puglia e che alla luce di quanto detto, mi sembra quanto mai denso di significato, perché è proprio vero che, come recita lo slogan, , e io aggiungerei, . Rosanna Savoia


Facciata

BASILICA SANTA FARA4 GIUGNO 2026
28/05/2026

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Venerdì 8 maggio 2026Beata Vergine del Rosario
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Sabato 9 maggio 2026 ore 20,00Vi Aspettiamo
02/05/2026

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𝐁𝐄𝐍𝐕𝐄𝐍𝐔𝐓𝐎𝐌𝐨𝐧𝐬. 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐁𝐚𝐬𝐢𝐥𝐞
23/04/2026

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23/04/2026

Il nuovo Ministro Provinciale e il Consiglio della Provincia delle Puglie dei Frati Minori Cappuccini.

fra Ruggiero Doronzo, Ministro provinciale
fra Pietro Gallone, Vicario provinciale
fra Andrea Viscardi
fra Reoland Marku
fra Giuseppe Ciccimarra

Buon lavoro!

Alessano Incontro Regionale OFS di Puglia
19/04/2026

Alessano
Incontro Regionale OFS di Puglia

Correte a prenotare la vostra visita
15/04/2026

Correte a prenotare la vostra visita

10/04/2026

Avviso
Domani sabato 11 aprile non si celebrerá la Santa Messa delle ore 18:30.
Ci sarà ad Andria l'Ordinazione Episcopale del Vescovo Mons. Domenico Basile.

05/04/2026

Oggi siamo invitati a “fare festa”, ma non solo esteriormente.
Fare festa nel Signore significa lasciare che la Sua presenza trasformi il nostro cuore:
– dalla paura alla fiducia
– dalla tristezza alla pace
– dalla chiusura all’amore
✨ Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato
facciamo festa nel Signore
Alleluia, Alleluia ✨

30/03/2026

Pace e Bene
Nella chiesa
SS Crocifisso
Molfetta non ci sarà triduo pasquale.

Indirizzo

P. Zza Margherita Di Savoia
Molfetta
70056

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 12:00
17:00 - 20:00
Martedì 09:30 - 12:00
17:00 - 20:00
Mercoledì 08:30 - 12:00
17:00 - 20:00
Giovedì 08:30 - 12:00
17:00 - 20:00
Venerdì 08:30 - 12:00
17:00 - 20:00
Sabato 08:30 - 12:00
17:00 - 20:00
Domenica 08:30 - 12:00
17:00 - 20:00

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