Presidio del libro Modugno

Presidio del libro Modugno Presidio del libro di Modugno nasce come gruppo a Modugno nel 2016 per iniziativa della sezione Fidap La FIDAPA sez.

di Modugno ha promosso e ottenuto, recentemente, l'istituzione de “I Presidi del Libro” nella città di Modugno, che si è costituito aderendo alla Associazione Presidi del libro.Conservare e presidiare il valore della parola scritta, che va letta per non perdere l’esercizio della mente ad elaborare concetti astratti, è la missione di questa organizzazione che trova oggi nella città di Modugno una

nuova casa. Responsabile: Lella Ruccia
Addetta alla comunicazione e all'organizzazione degli eventi Cristina Scorcia. Gruppo di lavoro , Lucia Altobello,Roberto Scardinale, Sara Giannetto, Stefania Paolillo

30/05/2026
30/05/2026



30/05/2026
Il titolo finalista del Torneo Letterario 2026
05/05/2026

Il titolo finalista del Torneo Letterario 2026

📚Scopri i 5 libri finalisti del 𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐋𝐞𝐨𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝟐𝟎𝟮𝟲

📕𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗼𝗿𝗺𝗲 di Francesca Albanese - Rizzoli

▶ Lo spirito di un luogo è fatto dalle persone che lo abitano, dalle storie che si intersecano nelle sue strade. E questo vale in modo particolare per la Palestina, custode di passaggi storici epocali e teatro di una delle più dolorose pagine di storia contemporanea. Francesca Albanese, la Relatrice speciale ONU sul territorio palestinese occupato, qui ci offre storie che intrecciano informazioni, riflessioni, emozioni e vicende intime ponendoci domande a cui è doveroso dare risposta: quali sono le conseguenze dell’occupazione? Dov’è la casa di una persona rifugiata? In che condizioni vive il popolo palestinese? Fino a che punto può arrivare la crudeltà di un genocidio? Domande a cui non possiamo sottrarci, legate a personaggi e luoghi che ci permettono di capire cosa è stata la Palestina fino al 7 ottobre 2023 e cosa è adesso.

🏆 Ti aspettiamo al Teatro Fusco di Taranto 𝘀𝗮𝗯𝗮𝘁𝗼 𝟵 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟴 per conoscere il vincitore!

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21/01/2026

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In occasione della Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell'Olocausto, la sezione Fidapa di Modugno vi invita martedì 27 gennaio alle ore 18.30, presso la biblioteca comunale "Carlo Perrone".
Vi aspettiamo 🤗

https://www.linkedin.com/posts/alberto-grandi-13b96a302_usare-il-linguaggio-per-contrastare-le-discriminazioni-activity-...
17/01/2026

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Usare il linguaggio per contrastare le discriminazioni non significa solo “scegliere le parole giuste”, ma assumersi una responsabilità situata.

Il linguaggio non è uno strumento neutro di comunicazione, ma una pratica performativa e incarnata, in cui parole, posture, spazi, rituali e immagini concorrono a costruire identità, ruoli, possibilità e relazioni.

Questi effetti non si danno però in astratto. Il linguaggio agisce, difatti, sempre dentro contesti specifici attraversati da asimmetrie di potere, competenze differenti e responsabilità non equivalenti. È proprio in questa dimensione situata che pratiche linguistiche apparentemente neutre possono diventare veicoli di esclusione o violenza simbolica. Si pensi, ad esempio, all’uso di espressioni come «conta solo il merito» o «non guardiamo alle differenze, trattiamo tutti allo stesso modo». Formulazioni di questo tipo si presentano come eque, ma, se calate in contesti segnati da asimmetrie strutturali di genere, ruolo o accesso alle risorse, finiscono per invisibilizzare tali differenze e per legittimare lo status quo.

Una rilettura situata di queste pratiche linguistiche consente invece di interrogare chi può accedere a quel “merito”, a quali condizioni e a partire da quali posizionamenti. In questo senso, il linguaggio non viene corretto, ma ricalibrato in relazione ai contesti e agli effetti che produce.

Assumere il linguaggio come pratica situata diventa allora una condizione necessaria per contrastare disuguaglianze senza scivolare nel relativismo, poiché permette di tenere insieme attenzione alle differenze, responsabilità etica e trasformazione delle relazioni.

Non tutte le interpretazioni sono però legittime, né tutte le opinioni hanno lo stesso peso in ogni contesto. Mettere sullo stesso piano un’opinione generica e il sapere professionale o esperienziale di chi è direttamente coinvolto non è apertura, ma una mancata valorizzazione delle differenze, delle competenze e delle responsabilità.

Allo stesso tempo, centralizzare la persona non equivale a legittimare l’arbitrio individuale, ma riconoscere i posizionamenti, le competenze e le esperienze incarnate, assumendo consapevolmente il peso delle proprie parole rispetto agli effetti che producono sugli altri.

Da qui una conseguenza spesso fraintesa: l’apertura linguistica ha dei limiti etici. Discorsi e pratiche che generano esclusione, discriminazione o violenza non possono essere giustificati in nome della libertà espressiva. Non tollerare l’intolleranza non è quindi censura, ma interrompere la reiterazione di pratiche che feriscono.

Il linguaggio diventa così uno spazio di continua riarticolazione, che contribuisce a costruire ambienti di lavoro più o meno abitabili, relazioni più o meno giuste, organizzazioni più o meno capaci di riconoscere la complessità delle persone che le attraversano.

In definitiva, lavorare sul linguaggio significa lavorare sulle condizioni stesse dell’equità.

Usare il linguaggio per contrastare le discriminazioni non significa solo “scegliere le parole giuste”, ma assumersi una responsabilità situata. Il linguaggio non è uno strumento neutro di comunicazione, ma una pratica performativa e incarnata, in cui parole, posture, spazi, rituali e immagini...

14/01/2026

“A casa mia mancava tutto, perché nel dopoguerra siamo stati poverissimi. La sola cosa che non mancava erano i libri. E io ho cominciato prestissimo a leggere, attingendo ai classici che trovavo in casa.

Ho cominciato a scrivere e a pubblicare sul giornale della scuola Garibaldi, a Palermo, a 13 anni.

E poi non ho mai smesso.

Essere donna in quegli anni significava scontrarsi con un mondo che sembrava fatto per escluderti.

Ogni passo avanti era faticoso, ogni parola scritta era osservata con sospetto. Le critiche piovevano da tutte le direzioni: dai maestri che dicevano che le ragazze dovevano occuparsi d’altro, dai compagni che non capivano la mia ambizione, persino da chi in famiglia voleva che scegliessi una vita più tranquilla.

Ci furono giorni in cui mi sentivo invisibile. Un giorno lessi queste parole di una donna e di una scrittrice che amavo: “Ma non c’è nessun cancello, nessun bullone che possa fermare una mente libera”.

E alla fine credo che sia stato questo a fare la differenza per me. Se dovessi dare un consiglio alle ragazze e alle donne di oggi direi loro: leggete! Vi troverete la chiave per aprire le porte chiuse davanti a voi.”

Bellissime parole di .

La lettura, soprattutto dei classici, costruisce una coscienza critica precoce e offre modelli alternativi a quelli imposti dalla realtà quotidiana.

Il consiglio finale — “leggete!” — è quindi un invito che va oltre la cultura intesa come sapere.

Leggere significa dotarsi di strumenti per comprendere il mondo e per metterlo in discussione.

Significa trovare chiavi, ma anche imparare a riconoscere le serrature. Per le ragazze e le donne di oggi, questo messaggio resta attualissimo: la lettura non elimina gli ostacoli, ma insegna a non accettarli come inevitabili.

E da una mente libera può nascere, ancora, un cambiamento reale.

Insomma…

LEGGETE.

🌟Primo titolo che Presidio propone per il prossimo Torneo Letterario del Premio Leogrande di Presidi🪾La Storia letta att...
04/01/2026

🌟Primo titolo che Presidio propone per il prossimo
Torneo Letterario del Premio Leogrande di Presidi

🪾La Storia letta attraverso il Nonumano come gli alberi protagonisti di un paesaggio in cui siamo chiamati a farci da parte.🌴🌴
Lettura attuale e dentro questo tempo inumano che ci tocca vivere che illumina sui meccanismi dell’agire di quell’Umano prepotente e suprematista

“🌳Siamo noi a scegliere gli alberi? Oppure sono gli alberi a scegliere quale umano seguire nelle tappe della sua vita? O, meglio, non sono forse gli alberi a poter raccontare il passaggio terreno degli umani? Il gelso di Gerusalemme, il pino piegato del Monte Nebo, gli ulivi di Betlemme, i sicomori di Gaza e i ficus dell'Orto botanico di Palermo, e poi i platani del parco di Gezi e i flamboyant del Cairo non solo sono tutti testimoni di una storia umana, ma scrivono, nel loro modo, la Storia. È così che Paola Caridi ci presenta e racconta le storie dietro agli alberi - e ai giardini botanici - più simbolici del Medio Oriente e del Mediterraneo. E con queste storie - sorprendenti, personali, politiche e tragiche - fa vivere anche le storie degli uomini e delle donne che hanno deciso di abitare la terra dove questi alberi hanno messo radici. “ il Gelso di Gerusalemme" ribalta la nostra usuale prospettiva di comprensione dell'altro, ci aiuta a esaminare sotto nuovi aspetti i testimoni inermi e silenziosi dei passaggi cruciali nelle vicende del mondo. È la storia, un pezzo di storia, raccontata dagli alberi.🌳🌳🌲

26/12/2025

Un ti apre un mondo, un orizzonte nuovo, libera il . A regalare il libro è come regalare un , una , un’esperienza da conquistare e vivere dopo pagina.

Sono i valori che ispirano il per il libro e la lettura del Ministero della Cultura, nel trasferirli alle persone, ai giovanissimi, fino a coinvolgere chi è ai margini della società.

Progetti quali Libriamoci a scuola, , , , numerosi corsi destinati a ragazzi e docenti, iniziative come , l’attività per le trovano denominatore comune nell’attività quotidiana del Centro, focalizzata sul libro, con i suoi contenuti, i suoi tesori.

Regalare un libro a Natale, con la dedica scritta a penna. è il modo migliore per dire a una persona: ti auguro il bene. Auguri!!!

Indirizzo

Modugno
70026

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