08/01/2025
41 anni senza il nostro amato Padre Rizza.
Nel 40° anniversario della sua prematura scomparsa l'Associazione, costituita e a lui intestata dai Gruppi Famiglia della Parrocchia del Sacro Cuore, lo ricorda con questa Conversazione sulla morale coniugale.
CONVERSAZIONE DI MONS. GIUSEPPE RIZZA SU “LA MORALE CONIUGALE NELLA PROSPETTIVA DELLA FEDE CRISTIANA”
Dal volume di Domenico Pisana a lui dedicato “IL PADRE, L’AMICO, IL FRATELLO”
La conversazione che vi propongo ha per argomento i problemi di "morale coniugale".
Per mia abitudine, terrò di proposito un linguaggio elementare. Voglio precisarlo perché non se ne dispiacciano quelli che hanno competenza e cultura, i quali anzi sono pregati di aggiungere il loro apporto.
La conversazione dovrebbe essere seguita da discussione: io spero di essere breve, in modo che ce ne sia il tempo.
Al tema specifico in oggetto desidero preporre una considerazione più generale.
Perché parliamo di problemi morali del matrimonio, perché parliamo di "moralità"?
I termini "moralità", "immoralità" prendono senso da un confronto. Mi sia consentito un esempio: compero la stoffa - m. 3,50. Arrivo a casa, prendo il metro. Confronto la stoffa col metro. Solo così potrò stabilire se la misura è esatta.
Così le azioni umane vanno confrontate con un metro.
Ma chi è "metro", "norma", "regola" per le azioni umane?
Necessariamente Uno che è al sopra dell'uomo stesso, di ogni uomo. Come vedete per noi cristiani non si può parlare di moralità o di immoralità se non nel contesto di Dio, se non nella fede in Dio, o come si suol dire nella concezione antropologica cristiana.
Per noi credenti esistono questi punti fermi:
a) l'uomo proviene da Dio, l'uomo è stato cioè progettato e realizzato da Dio: corrisponde dunque ad un progetto, ad un piano. La sua esistenza, il suo agire deve pertanto corrispondere alla idea del progettista. Pena la sua rovina. Un esempio: un'automobile è progettata per trasportare persone su buone strade. Non potrò usarla come un trattore. Se la uso da trattore in pochissimo tempo la rovino, e irreparabilmente.
b) L'uomo tuttavia non è progettato come automa. È invece progettato con la dote nobilissima della facoltà di scelta.
L'uomo è libero e responsabile. Più esattamente: in certi settori, come per esempio nel fisico, non ha facoltà di scelta, le azioni non dipendono da lui: anche se non ci pensa continua a respirare, il cibo si digerisce indipendentemente dalla volontà, la crescita è automatica, voglia o no, senti caldo e freddo. Ma nel settore specificatamente umano, là cioè dove si differenzia dagli altri esseri inferiori, per l'uomo non esiste costrizione. Agisce per libera scelta, anche là dove è obbligato. Evidentemente i termini "costretto", "obbligato" sono differenti. Così le azioni umane a scelta dell'uomo possono essere conformi o difformi dal progetto dell'Autore. Le azioni conformi le diciamo morali.
Da quanto fin qui detto possiamo allora trarre una prima conclusione: l'uomo che, nell'ottica dell'antropologia cristiana, proviene da Dio, è progettato da Dio, è creatura di Dio dotata di libertà, deve agire secondo il piano di Dio.
Da questo principio si illumina e si delimita il concetto di libertà: non affatto ''il faccio quello che voglio" ma: "ho facoltà di scelta entro un certo ambito" scavalcando il quale, non si è più nella libertà ma nell'abuso di essa.
In questi tempi c'è il culto esagerato della libertà.
Desta meraviglia quello che ho detto? Cioè che la libertà non è illimitata. Ma è proprio così. È certo che non c'è la libertà di nuocere agli altri.
Ma qualcuno lo fa! Infatti, l'ho già detto, l'ambito della libertà non è "recintato" da costrizione. Chi dunque volesse nuocere agli altri, è in grado di farlo; ma non si tratta più di vera libertà, ma di abuso, ripeto, della libertà stessa.
Infatti la scelta non è conforme "al piano'', ma vi si oppone.
C'è la scelta egoistica, apparentemente utile, ma sostanzialmente e nel complesso dannosa all'umanità.
Rubo. A me pare che mi sia utile. Posso affermare che è utile nel complesso?
L'uomo perciò deve, e ripeto, non per costrizione, fare le sue scelte secondo il piano del progettista che è Dio; da lui l'uomo dipende, è una sua creatura: non è un fungo, non è un derivato chimico, è una magnifica realizzazione di Dio.
E le azioni umane, come già detto, devono essere conformi al progetto di Dio. Ma quali azioni? Evidentemente tutte quelle che dipendono dalla sua libera volontà.
Devono quindi essere conformi al piano di Dio le azioni del commerciante, le azioni dell'imprenditore, dell'avvocato, del sacerdote, del medico, del politico... e certamente anche le azioni dei coniugi.
La pretesa perciò che il campo sessuale non debba soggiacere a nessuna norma morale è illogica ed infantile, in quanto appare con ogni evidenza che i coniugi nel matrimonio cristiano hanno un piano di Dio da rispettare. E in questo sta appunto la moralità del matrimonio.
Possiamo anzitutto osservare che la sessualità umana da sempre ha avuto, sia nel matrimonio che fuori di esso, una specifica destinazione nel progetto di Dio. Essa è una realtà buona vista dalla Parola di Dio in termini positivi e per scopi meravigliosi.
È nobile impresa costruire una nave, che solca gli oceani? o un aeroplano, o un'astronave? o un calcolatore elettronico? E che sarà generare un essere umano? Con occhi vivi, con organi funzionanti, con volti bellissimi?
È questa evidentemente la nobilissima destinazione della sessualità con cui l’uomo e la donna procreano.
Dio gode delle sue creature. L'uomo e la donna nella loro unione stabile e definitiva trovano il loro mutuo aiuto e conforto che ben può dirsi nobile godimento.
È questo il progetto di Dio riguardo al matrimonio.
Agire così è nobile, è dignitoso, è morale, è santificante. Ricopia come dice S. Paolo, l'amore fedele e indefettibile che ha Cristo verso l'umanità redenta.
Nel matrimonio cristiano, dunque, non c'è posto per azioni egoistiche e capricciose. Ma il matrimonio non è fondato sull'amore? Esattamente. Ma che grosso equivoco su questa parola "amore"! Non mi piace la frase che molti usano "fare l'amore" per indicare il rapporto sessuale tra coniugi.
Non è sempre vero che questo rapporto sia fare l'amore. Se l'amore c'è, cioè se c'è un gran senso di affetto disinteressato, tenerezza, un gran senso di rispetto, di delicatezza, tempo e luogo convenienti, comune desiderio, comune decisione, persuasione di agire nobilmente riguardo a ciò
che si sta per fare, allora l'atto coniugale contribuisce a manifestare e ad accrescere l'amore. Ma se al contrario, non ci sono i sentimenti a cui ho accennato, e c'è solo imposizione - potrebbe essere anche violenza - dell'uno sull'altra e c'è solo passione, il voglio essere contentato e basta e di te non m'importa niente, allora l'atto coniugale non è affatto un fare l'amore. In tal caso l'amore non esiste. C'è semmai, scusate, un atto bestiale, che non è mai morale. È invece ignobile, degradante, irrazionale, offensivo per l'altro coniuge e quindi per Dio.
Da qui giudicate tutti gli accorgimenti escogitati per manipolare l'atto coniugale; mi riferisco ai cosiddetti ''anticoncezionali artificiali'', che non sono in armonia con la morale cristiana.
In merito la Chiesa dà delle indicazioni in documenti magisteriali, consigliando ai coniugi l'uso dei cosiddetti ''metodi naturali'', per i quali occorre certamente una conoscenza dettagliata.
Ecco, allora, l'importanza della maternità e paternità responsabile. L'arrivo di un figlio non può avvenire per caso, in modo addirittura imprevisto...
Concludendo voglio dirvi che la legge di Dio non è una trappola. Sposarsi non è un autocondannarsi all'inferno, ma al contrario è compiere con gioia una pronta missione che Dio affida.
E questa missione, che si compie passando anche attraverso notevoli difficoltà, se compiuta fedelmente porta alla santità.
È il mio augurio per voi!