16/06/2026
🚩 𝗜 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗚𝗜𝗔𝗡𝗜 𝗙𝗔𝗥𝗜𝗡𝗘𝗧𝗧𝗜 𝗘 𝗙𝗔𝗦𝗦𝗜𝗡𝗢
Paolo Farinetti era un comandante partigiano che operò nelle Langhe. Un eroe che il 23 maggio del 1946 perpetrò la rapina del secolo: con il mitra e quattro accoliti ex banda, fermò lungo l’autostrada un’autoambulanza che trasportava le paghe degli operai Fiat Ferriere.
La rapina fruttò al Farinetti 2,5 milioni di lire in contanti.
Arrestato dai carabinieri, l’ex comandante Paolo fu accusato di rapina; reato che si trasfuse in ricettazione per il quale nel ’47 fu condannato a due anni e sei mesi.
L’ex presidente dell’Istituto Storico della Resistenza Livio Berardo, ricordava bene il comandante Paolo (FOTO) e la rapina milionaria.
Col bottino la simpatica canaglia acquistò case e terreni e si diede all’imprenditoria: ad esempio sua era la catena dei punti vendita di elettrodomestici UniEuro, che lascerà al figlio Oscar, il fondatore di Eataly che nel 2004, con la compiacenza della Sinistra, aprirà filiali in tutt’Italia allo scopo di promuovere le eccellenze alimentari nostrane. Dal 2019 ebbero inizio le perdite che porteranno alla fallimentare chiusura della società nel 2024.
L’altra simpatica canaglia era Eugenio Fassino, anch’egli piemontese. Era il comandante della brigata comunista Carli che fu responsabile d’uno stupro collettivo perpetrato a Bruzolo, paesino della Bassa Val di Susa, il 27 gennaio del ’44.
Il Fassino era alla caccia di un giovane tenente dell’esercito repubblicano, Silvano Marconcini, rampollo di una rinomata famiglia borghese. I partigiani lo volevano uccidere perché teneva contatti con la Guardia Nazionale di Torino e, col taglio dei capelli della madre e della sorella, volevano anche punirne la famiglia per il suo stato borghese.
Il fatto di non averlo trovato mandò su tutte le furie i partigiani che si acquietarono solo quando decisero di andare oltre la tosatura. Così sotto gli occhi della madre stuprarono la figlia, violentata da tutti e trentasei partigiani della Carli, a cominciare dal capobanda, il Fassino, appunto (FOTO).
Si legge nella sentenza: ”sotto gli occhi esterrefatti della madre violentarono a più riprese la figlia. Questo deprecabilissimo fatto […] la Marconcini tenuta ferma da quattro partigiani fu stuprata prima dal capobanda e quindi dagli altri trentasei uomini….”
E’ noto che il capobanda altri non era che il padre dell’onorevole Fassino, già ministro della Giustizia e profumiere per diletto....(quando i profumi sono "gratis"..)
Gianfranco Stella
Tratto da Associazione Vittime della Resistenza