15/06/2026
San Vito, venerato anche come san Vito di Sicilia o san Vito martire (Mazara del Vallo, III secolo Lucania, 15 giugno 303), fu un giovane cristiano che subì il martirio nel 303 durante la grande persecuzione voluta dall’imperatore Diocleziano.
È venerato come santo da tutte le chiese che ammettono il culto dei santi, annoverato tra i santi ausiliatori e il suo culto si estende in tutta l'Europa sin dai primi secoli dopo il suo martirio.
La sua memoria liturgica ricorre il 15 giugno.
Dalla fonte della sua vita la cosiddetta Passio, nacque in Sicilia a Mazara da padre pagano[ e lo vuole incarcerato sette anni perché cristiano. Secondo una passio del VII secolo il fanciullo siciliano Vito, rimasto orfano di madre, fu affidato alle cure della nutrice Crescenzia e dal pedagogo Modesto, che lo fecero convertire alla fede cristiana. Dopo aver operato già molti miracoli, Vito sarebbe stato fatto arrestare insieme ai due tutori dal preside Valeriano su istigazione del proprio padre. Avrebbe subito torture e sarebbe stato gettato in carcere senza che però avesse rinnegato la propria fede. I tre sarebbero stati liberati miracolosamente da un angelo e si sarebbero recati in barca in Lucania per continuare il loro apostolato. La leggenda vuole che, durante il viaggio, i tre fossero nutriti da un'aquila che portava loro cibo e acqua finché sbarcarono alla foce del Sele sulle coste del Cilento.
Acquistata sempre maggior fama di guaritore presso il popolo dei fedeli, fu condotto a Roma dove sarebbe stato perfino supplicato dall'imperatore Diocleziano di liberare il figlio dal demonio, ma, pur ottenuto il miracolo, l'imperatore li fece arrestare e li sottopose a torture; vennero immersi in calderoni pieni di pece bollente ma rimasero illesi, furono quindi gettati in pasto ai leoni ma le bestie divennero mansuete. Furono infine torturati nella carne, ma vennero liberati da degli angeli che li riportarono presso il fiume Sele, dove morirono per le sofferenze il 15 giugno dell'anno 303.
Le salme dei tre martiri Vito, Modesto e Crescenzia sarebbero state in seguito sepolte dalla pia matrona Fiorenza in un luogo chiamato Marianus. Difatti, San Vito è protagonista anche nella storia di Polignano a Mare, nella provincia di Bari. Si dice che dopo il martirio, una pia matrona, di nome Fiorenza, in balia di una tempesta nel Sele, chiese aiuto a Dio che le inviò in soccorso San Vito.
La principessa per ringraziare il santo decise di dare degna sepoltura a lui e ai suoi compagni in un "locus marianus" come richiesto da San Vito stesso. Fiorenza diede ordine ai suoi uomini di fare ricerche su questo misterioso luogo, senza alcun risultato. La principessa ormai rassegnata decise di seppellire i tre corpi lì dove li aveva trovati.
Dopo tempo suo fratello si ammalò e addolorata chiese di nuovo aiuto a Dio; apparsole in sogno San Vito, le disse che avrebbe guarito suo fratello se lei avesse seppellito lui, Modesto e Crescenzia nel "locus marianus". Desta dal sonno, Fiorenza ritrovò davanti a sé un giovane medico che le chiese, in cambio della guarigione di suo fratello, di poter andare con loro nel “locus marianus” che le rivelò trovarsi in Puglia, presso il Castrum Polymnianense, oggi San Vito (Polignano a Mare). Organizzata la flotta, dopo 24 giorni di navigazione giunsero nel bellissimo porto dove la principessa ebbe cura di far costruire una chiesa in onore dei tre martiri e acquistati alcuni poderi in loco li donò ai monaci benedettini perché potessero venerare per sempre i Santi Martiri.
La Basilica nata nel 900 d.C. fu distrutta nel 1300 dagli Ottomani e ricostruita quasi un secolo dopo dai veneziani, che furono scacciati dal feudatario del luogo. Nel 1700 la basilica fu donata all'ordine benedettino, e destinata ad abbazia; successivamente divenne del Regio Demanio. Nel 1866 fu venduta ai Marchesi La Greca, che ancora oggi sono proprietari dell’intero edificio, fatta esclusione per la chiesa, di proprietà del Fondo di Edifici di Culto del Ministero dell'Interno e data in concessione alla Chiesa Matrice Santa Maria Assunta dove la domenica si celebra la messa.
Un'altra leggenda devozionale lo vede protagonista sempre in Sicilia, a Regalbuto, dove, fermatosi per riposare nel luogo dove ora sorge la chiesa dei cappuccini, avrebbe incontrato dei pastori disperati perché alcuni cani avevano sbranato un bambino; allora il Santo, richiamati i cani, si sarebbe fatto restituire da essi i resti del corpo del bambino a cui avrebbe ridonato la vita.
Altri miracoli attribuiti al Santo sono quelli di Sapri. Il primo secondo cui San Vito avrebbe fatto arrivare un bastimento carico di grano alla città in un periodo di grave carestia; il secondo attribuisce al Santo la purificazione delle acque dell'unico pozzo della città a seguito di un avvelenamento da parte dei saraceni; il terzo, più recente, attribuisce a San Vito di aver salvato dei minatori dall'annegamento a seguito della scoperta di una falda acquifera mentre erano intenti nella costruzione della galleria ferroviaria che avrebbe collegato il Cilento a Maratea.