Ilarios - La Fede raccontata

Ilarios - La Fede raccontata ILARIOS - LA FEDE RACCONTATA, è una pagina Facebook creata con lo scopo di proporre pensieri e riflessioni sulla vita, alla luce del Vangelo.

Si ispira alla figura di Sant'Ilario, Vescovo di Poitiers, Dottore della Chiesa, che visse tra il 310 ed il 367 Questa pagina facebook è stata creata con lo scopo di proporre pensieri e riflessioni sulla vita, alla luce del Vangelo. La pagina si ispira a Sant'Ilario, Vescovo di Poitiers, proclamato Dottore della Chiesa da Papa Pio IX° nel 1851, che visse tra il 310 ed il 367

La sua Opera più fam

osa fu 'De Trinitate' dove difende la consustanzialità del "Figlio" con il "Padre", in opposizione all'idea ariana. Quest' opera, basata su fonti greche, resta originale nel mondo latino. Sostiene che Dio e l'uomo, creato a Sua immagine e somiglianza, siano relazione:

la relazione non è la semplice somma delle persone che vi partecipano, ma diventa realtà a sé stante, terza persona della Trinità identificata con lo Spirito Santo, che è la relazione di amore tra il Padre e il Figlio.

PAPA LEONE in SPAGNALe immagini che ci arrivano in questi giorni dalla Spagna, testimoni della Visita Apostolica di Papa...
07/06/2026

PAPA LEONE in SPAGNA

Le immagini che ci arrivano in questi giorni dalla Spagna, testimoni della Visita Apostolica di Papa Leone, non sono semplicemente il racconto di un viaggio istituzionale. Sono, prima di tutto, un potente segno dello Spirito che continua a soffiare e a camminare sulle strade dell'uomo.

Vedere il Successore di Pietro percorrere quelle terre ci ricorda la bellezza profonda di una Chiesa "in uscita", che non ha paura di farsi vicina, di ascoltare e di abbracciare. In ogni suo incontro, in ogni celebrazione, c'è un invito silenzioso ma vibrante rivolto a ciascuno di noi: riscoprire la freschezza del Vangelo nel quotidiano e rinvigorire la nostra speranza.

Il Papa in Spagna ci mostra che la fede non è un'eredità del passato da custodire in un museo, ma una presenza viva che trasforma il presente. Guardando a questo viaggio con gli occhi del cuore, lasciamoci interpellare dalle sue parole, affinché questo passaggio di grazia in terra iberica possa diventare un'occasione di rinascita spirituale anche per le nostre vite.

Uniti nella preghiera per il Santo Padre e per i frutti di questa storica Visita Apostolica.

Tutto il programma della visita qui:
https://www.tv2000.it/ufficiostampa/2026/06/03/papa-leone-xiv-in-spagna-su-tv2000-in-diretta-il-viaggio-apostolico/

Post a cura di:
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questo blog sulla fede nasce ispirato dalla figura di Sant'Ilario, la cui vita è raccontata in questo sito:
https://www.santilariodipoitiers.it/

31 maggio 2026Solennità della SS. Trinità(in Italia si celebra la prima domenica dopo Pentecoste,  conclude le grandi so...
31/05/2026

31 maggio 2026
Solennità della SS. Trinità

(in Italia si celebra la prima domenica dopo Pentecoste, conclude le grandi solennità del tempo pasquale e introduce le domeniche del Tempo Ordinario).

nella foto:
"L'Adorazione della Santissima Trinità"
di Albrecht Dürer, firmato e datato 1511

https://it.wikipedia.org/wiki/Adorazione_della_Santissima_Trinit%C3%A0

la SANTISSIMA TRINITA':

un solo Dio in tre Persone:
Padre, Figlio e Spirito Santo.

Difficile da comprendere? Certamente.

Ma come ricordava Sant’Ilario di Poitiers, la Trinità non va spiegata solo con la mente: va accolta nel cuore.

È un linguaggio d'amore, attraverso cui Dio si rivela non come solitudine, ma come relazione perfetta.

Il Padre crea,
il Figlio salva,
lo Spirito Santo guida e consola.

Credere nella Trinità significa credere che l’Amore è al centro di tutto, e che Dio stesso è comunione.

Sant’Ilario ha speso la sua vita per farci intuire questo grande mistero.

Chiediamo a lui oggi di aiutarci a credere non solo con la testa, ma con la vita.

https://www.santilariodipoitiers.it/

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Oggi la Chiesa fa memoria di San Paolo VI, Papa.Giovanni Battista Montini (1897-1978), eletto Pontefice nel 1963, guidò ...
29/05/2026

Oggi la Chiesa fa memoria di San Paolo VI, Papa.

Giovanni Battista Montini (1897-1978), eletto Pontefice nel 1963, guidò la Chiesa in uno dei periodi più delicati della sua storia, portando a compimento il Concilio Vaticano II e accompagnando il mondo cattolico nel difficile dialogo con la modernità.

Fu un uomo di fede profonda, di intelligenza raffinata e di grande sensibilità umana. Cercò instancabilmente il dialogo, la pace e l'incontro tra i popoli, senza mai rinunciare alla verità del Vangelo.

Tra le pagine più commoventi del suo pontificato rimane la preghiera pronunciata il 13 maggio 1978 durante il rito funebre per Aldo Moro, suo amico personale:

«Tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico; ma Tu, o Signore, non hai abbandonato il suo spirito immortale, segnato dalla fede nel Cristo, che è la risurrezione e la vita.»

Parole che ancora oggi restano uno dei più intensi gridi di dolore e di fede della Chiesa contemporanea.

San Paolo VI, prega per noi.

San Celestino V, il papa che lasciò il trono per non perdere il cieloTra le montagne severe dell’Abruzzo, dove il vento ...
20/05/2026

San Celestino V, il papa che lasciò il trono per non perdere il cielo

Tra le montagne severe dell’Abruzzo, dove il vento attraversa le rocce come un’antica preghiera, nacque una delle figure più misteriose e profetiche del cristianesimo medievale: Pietro del Morrone, divenuto poi papa Celestino V. Monaco benedettino, eremita, fondatore dell’Ordine dei Celestini, egli fu l’uomo che preferì il silenzio alla gloria, la grotta ai palazzi, la povertà alla potenza.

La sua vita sembra uscita dalle pagine dei Padri del deserto. Eppure parla ancora oggi con forza sorprendente a un mondo inquieto, stanco e rumoroso.

Pietro nacque intorno al 1215 da una povera famiglia contadina. La tradizione racconta che fin da bambino mostrasse un temperamento raccolto, quasi assorto. Mentre il mondo medievale era dominato dalle guerre feudali, dagli intrighi politici e dalle ambizioni delle corti, nel suo cuore cresceva invece una sete diversa: la ricerca di Dio.

Entrò giovane nella vita monastica benedettina. Ma anche il monastero, con le sue strutture e le sue necessità quotidiane, non bastava alla sua radicalità spirituale. Pietro cercava qualcosa di più profondo: il deserto interiore.

Come gli antichi anacoreti d’Oriente, lasciò allora il monastero per ritirarsi tra le montagne della Maiella e del Morrone. Là visse in grotte fredde, tra digiuni, veglie e lunghi silenzi. Il suo dialogo era con il vento, con le stelle, con la Scrittura. Non fuggiva il mondo per odio degli uomini, ma per ritrovare il volto di Dio che il rumore del mondo spesso nasconde.

Eppure accade sempre così nella storia dei santi: chi cerca soltanto Dio finisce misteriosamente per attirare gli uomini.

La fama di Pietro si diffuse rapidamente. Pellegrini, poveri, penitenti e giovani desiderosi di vita spirituale iniziarono a raggiungere le sue grotte. Attorno a lui nacquero comunità eremitiche ispirate alla Regola di san Benedetto, ma vissute con maggiore austerità e contemplazione. Da questo movimento nacque l’Ordine dei Celestini.

I suoi monasteri non erano luoghi di potere, ma scuole di silenzio. Pietro insegnava che l’anima umana si consuma quando perde il contatto con l’essenziale. E l’essenziale era Dio.

Ma il destino stava preparando qualcosa di impensabile.

Nel 1294 la Chiesa attraversava una crisi drammatica. Dopo la morte di papa Niccolò IV, il conclave rimase bloccato per oltre due anni dalle lotte politiche tra cardinali e famiglie nobiliari. Fu allora che molti videro in Pietro del Morrone una figura capace di riportare pace e credibilità spirituale alla Chiesa.

L’eremita della montagna venne eletto papa.

L’immagine è una delle più straordinarie della storia medievale: un vecchio monaco abituato alle caverne, improvvisamente posto sul trono di Pietro. Pietro accettò tremando. Prese il nome di Celestino V.

Ma il cuore dell’eremita non cambiò.

I palazzi apostolici, le strategie politiche, le pressioni dei potenti e la complessità del governo ecclesiale gli apparivano come un mondo estraneo. Celestino comprese progressivamente che il ministero petrino richiedeva qualità che lui, uomo del silenzio, non possedeva.

E allora compì un gesto che sconvolse il Medioevo: rinunciò liberamente al pontificato.

Molti lo considerarono debole. Dante, nella *Divina Commedia*, parlò del “gran rifiuto”, anche se gli studiosi discutono ancora se si riferisse davvero a lui. Ma altri videro in quella rinuncia un atto di immensa libertà spirituale.

Celestino non volle trattenere il potere per orgoglio.

Preferì perdere il trono piuttosto che perdere sé stesso.

E qui si rivela forse la grandezza più profonda di questo santo. In un mondo che misura tutto secondo il successo, egli comprese che l’uomo non vale per il ruolo che occupa, ma per la verità che custodisce nel cuore.

Dopo l’abdicazione tentò di tornare alla sua vita eremitica, ma venne coinvolto nelle paure politiche del suo tempo. Il suo successore, Bonifacio VIII, temendo divisioni e strumentalizzazioni, lo fece custodire nel castello di Fumone. Là Pietro trascorse gli ultimi mesi della sua vita, nella preghiera e nella solitudine.

Morì il 19 maggio 1296.

Le cronache raccontano che fino alla fine mantenne lo sguardo limpido di chi aveva già scelto un altro regno.

Se san Bernardo di Chiaravalle avesse scritto di lui, forse avrebbe detto che Celestino comprese il segreto della vera povertà evangelica: non possedere nulla, neppure sé stessi. Perché il santo non è colui che conquista il mondo, ma colui che lascia spazio a Dio.

# # Cosa dice san Celestino V al nostro tempo?

Parla a un’epoca dominata dall’apparenza.

Viviamo in una civiltà che spinge continuamente a mostrarsi, emergere, accumulare consenso e controllo. Celestino invece insegna il valore della sottrazione. Ci ricorda che il silenzio non è vuoto, ma spazio dove l’anima torna a respirare.

Parla anche a chi si sente schiacciato dalle aspettative. Molti oggi vivono prigionieri dell’immagine sociale, della carriera, del bisogno di successo. Pietro del Morrone ebbe il coraggio rarissimo di rinunciare a ciò che il mondo considera massimo potere pur di restare fedele alla propria coscienza.

Egli insegna inoltre che la santità non coincide con l’efficienza. In un tempo ossessionato dalla produttività, Celestino ricorda che l’uomo non è una macchina. L’essere umano vive davvero soltanto quando custodisce uno spazio interiore abitato da Dio.

Infine, questo papa eremita parla alla Chiesa stessa. Ricorda che ogni riforma autentica nasce dalla conversione del cuore e non soltanto dalle strutture. I santi non cambiano il mondo con la forza, ma con la trasparenza della loro vita.

O san Celestino,
uomo del silenzio e della montagna,
tu che scegliesti la povertà delle grotte
alla gloria dei palazzi,
insegnaci la libertà del cuore.

Fa’ che impariamo
a non cercare soltanto ciò che appare,
ma ciò che resta davanti a Dio.

Donaci il coraggio
di lasciare ciò che ci allontana dall’anima,
e insegnaci la pace del silenzio.

Tu che udisti il vento
tra le rocce del Morrone
come voce dello Spirito,
rendici capaci,
in mezzo al frastuono del nostro secolo,
di ascoltare ancora l’Eterno.

Post tratto da:
Eremo Bernard De Clairvaux: https://www.facebook.com/profile.php?id=61579896630881

La Basilica dove riposare Papa Celestino V:
https://www.santamariadicollemaggio.it/

UNA VITA CONSEGNATA A DIONessuno entra davvero nella vita monastica perché ritiene di aver raggiunto un equilibrio. Vi e...
16/05/2026

UNA VITA CONSEGNATA A DIO

Nessuno entra davvero nella vita monastica perché ritiene di aver raggiunto un equilibrio. Vi entra perché comprende che il cuore non trova pace finché resta disperso, e che solo una vita consegnata a Dio può ricondurlo all’unità, alla verità, alla semplicità....
.. continua a leggere l'intero articolo pubblicato sulla rivista online 'SILERE NON POSSUM' cliccando sul link seguente:

https://silerenonpossum.com/it/unavitaconsegnataadio/



(la foto è tratta dal sito: monastero di siloe)

QUANDO LA FEDE NON CAMBIA LA VITAC’è una domanda scomoda che attraversa il nostro tempo:che cosa cambia davvero, nella v...
25/04/2026

QUANDO LA FEDE NON CAMBIA LA VITA

C’è una domanda scomoda che attraversa il nostro tempo:
che cosa cambia davvero, nella vita concreta, il fatto di dirsi cristiani?

Don Luigi Giussani lo dice senza mezzi termini:
«La fede, se non diventa esperienza, resta un’idea.
E un’idea non cambia la vita.»

E allora il punto non è quante cose sappiamo della fede,
ma se questa fede entra davvero nelle nostre giornate.

Ancora Giussani:
«Il cristianesimo non è una dottrina, ma un avvenimento.
Se non accade nella vita, non è nulla.»

Parole forti.
Perché smascherano uno scollamento che molti vivono:
una fede professata…
ma non vissuta nelle scelte, nei rapporti, nel lavoro, nella fatica quotidiana.

E il rischio è questo:
«Cristo è diventato per molti un ornamento della vita, non il suo centro.»
Un riferimento che resta sullo sfondo.
Una presenza che non incide.
Fino ad arrivare a quella che forse è la diagnosi più radicale:
«Il vero dramma non è che Dio non esista,
ma che non interessa alla vita.»

E allora la domanda resta aperta, inevitabile, personale:

la mia fede è qualcosa che accade nella mia vita…
oppure è solo un’idea che non cambia nulla?

Giovani preti, vecchie etichette: così la Chiesa mortifica le nuove vocazioniLa Chiesa non ha bisogno di preti che si ad...
22/04/2026

Giovani preti, vecchie etichette: così la Chiesa mortifica le nuove vocazioni

La Chiesa non ha bisogno di preti che si adeguino alla mediocrità organizzata: ha bisogno di preti, seminaristi, monaci che osino essere santi, e di pastori che abbiano il coraggio di accompagnarli, non di smorzarli. Altrimenti continueremo a ripetere che manca il ricambio generazionale, quando in realtà il ricambio c'è: lo stiamo solo sistematicamente sotterrando.

Vedi intero articolo su:
https://silerenonpossum.com/it/giovani-preti-vecchie-etichette-cosi-la-chiesa-mortifica-le-nuove-vocazioni/

12 aprile 2025Festa della DIVINA MISERICORDIA:NON UN’IDEA, MA UN ABBRACCIOOggi celebriamo la Divina Misericordia.E forse...
12/04/2026

12 aprile 2025

Festa della DIVINA MISERICORDIA:
NON UN’IDEA, MA UN ABBRACCIO

Oggi celebriamo la Divina Misericordia.
E forse la parola “misericordia” rischia di restare un concetto.

Questa immagine invece la rende concreta.

Non è una predica.
Non è una teoria.
È un gesto.

Un uomo si abbandona.
Non si difende più.
Non spiega.
Non giustifica.

E Cristo non giudica.
Non tiene distanza.
Non aspetta che l’uomo sia perfetto.

Lo abbraccia.

La misericordia è tutta qui.

Non è dire: “hai fatto bene”.
Non è neanche far finta che il male non esista.

È qualcosa di molto più grande:
è amare nonostante tutto.

Quante volte pensiamo:
“prima devo sistemarmi, poi tornerò a Dio”.

Ma il Vangelo dice il contrario.

Prima viene l’abbraccio.
Poi, piano piano, cambia la vita.

Oggi, festa della Divina Misericordia,
il messaggio è semplice:

non devi meritarti Dio.
Devi solo lasciarti incontrare.

E forse la vera domanda non è:
“Dio mi perdonerà?”

Ma un’altra, più scomoda e più vera:

mi lascerò abbracciare?

IL TRIDUO PASQUALE:non una ricorrenza, ma un passaggio«Il Triduo pasquale è il fulcro dell’intero anno liturgico»(Papa B...
01/04/2026

IL TRIDUO PASQUALE:
non una ricorrenza, ma un passaggio

«Il Triduo pasquale è il fulcro dell’intero anno liturgico»
(Papa Benedetto XVI)

Non è una frase liturgica.
È una chiave per capire tutto.

Da domani iniziano tre giorni strani.
Diversi da tutti gli altri.

Non sono “feste”.
Non sono “tradizioni”.
Non sono nemmeno semplici ricordi.

Sono un passaggio.

Il GIOVEDI' SANTO parla di un Dio che si abbassa,
che lava i piedi,
che si mette al servizio.

Il VENERDI' SANTO parla di un Dio che non scappa dal dolore,
che non si salva da solo,
che resta dentro la sofferenza dell’uomo.

Il SABATO è silenzio.
Quel silenzio che tutti, prima o poi, conosciamo.

E poi arriva la PASQUA.
Ma non come magia.
Come risposta.

Papa Ratzinger lo dice chiaramente:
"in questi giorni si manifesta l’amore di Dio per l’uomo fino in fondo"

E questo cambia tutto.

Perché il Triduo non serve a Dio.
Serve a noi.

Serve a ricordarci che:

- il dolore non è l’ultima parola
- il fallimento non è definitivo
- la morte non chiude la storia

E allora forse il punto non è “andare in chiesa di più”.
Ma fermarsi un attimo di più.

E chiedersi:

- cosa nella mia vita ha bisogno di morire
- cosa invece deve risorgere

Il TRIDUO PASQUALE comincia domani: giovedì 2 aprile 2026.
Non sprechiamolo.

Non è una ricorrenza.
È un’occasione.

https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2006/documents/hf_ben-xvi_aud_20060412.html

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