Laboratorio della Fede

Laboratorio della Fede Ci occupiamo di argomenti molto interessanti e anche scottanti, sempre trattati dal punto di vista della Chiesa cattolica.

26/02/2025

Omelia di Padre Lorenzo ( 23-02-2025 )

Dal Vangelo secondo Luca Lc 6,27-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.
Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio». Parola del Signore.

Davanti a una parola del Vangelo come quella di oggi non possiamo non andare a quella parola che Sant'Agostino scrisse dopo la conversione in uno dei suoi sermoni è il Vangelo che mi spaventa è proprio così ed è bene lasciarci spaventare da questo Vangelo stiamo reggendo la continuazione di quel discorso iniziato da Gesù domenica scorsa con le beatitudini e siamo in effetti in quel discorso chiamato secondo San Matteo discorso della montagna dove c'è l'immagine del discepolo che segue Gesù che segue per imitare Gesù per diventare come Gesù, il Vangelo mi spaventa perché chi può confrontarsi con queste parole, basterebbero poche delle tante che avete ascoltato e l'ascolto è fondamentale soprattutto quando ci si imbatte in pagine come queste non a caso Gesù oggi inizia proprio con questa parola, a voi che ascoltate perché Gesù inizia così? Perché c'è ascolto e ascolto San Giacomo nella sua lettera dice di ascoltare con attenzione perché per non essere come quelli che si guardano allo specchio vedono la propria immagine riflessa nello specchio poi vanno via e non si ricordano più come sono hanno perso l'immagine riflessa nello specchio quell'immagine deve rimanere invece impressa perché è l'immagine di Dio, presente nel nostro cuore noi siamo creati a immagine e somiglianza di Dio, è questa l'immagine, la nostra immagine al di là dell'immagine esteriore, fisica che abbiamo c'è un'immagine interiore ed è lì da lì dobbiamo attingere per ascoltare pagine come quelle di oggi, ripeto, basterebbero poche delle tante espressioni che Gesù ci ha comunicato quest'oggi, anzi, ne basterebbe una sola per farci veramente tremare, amate i vostri nemici. Perché dunque l'ascolto? perché è questione di fede ancora, certo sapete che a pie sospinto io ricordo l'atto di fede che siamo chiamati a pronunciare di fronte alla parola del Vangelo, ma non basta il Vangelo quest'oggi dobbiamo aggiungere qualcosa di più l'atto di fede in qualche modo inizia col Vangelo che è la parola di Dio scritta, ma chi è la parola di Dio? è questo testo che abbiamo letto? No, la parola di Dio è Gesù Cristo, nostro Signore che è la parola di Dio fatta carne che è quel verbo che si è fatto carne che avete sentito ripetere nel tempo di Natale, il verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi verbo, parola. Inizia dunque col Vangelo con la parola scritta ma è una persona e termina e guardate che questa è la struttura della messa alla quale partecipiamo termina con la parola fatta pane con l'Eucaristia allora è pieno l'atto di fede non siamo protestanti siamo cattolici, i protestanti hanno solo la scrittura allora qui dunque in modo particolare quest'oggi che dobbiamo attingere, da qui dobbiamo attingere dall'Eucaristia perché che cosa è l'Eucaristia? tante cose si sono dette e si possono dire solo l'Eucaristia ma quella che tra le tante che prediligo è quella che ha dato titolo all'esortazione apostolica scritta da Papa Benedetto XVI dopo il Sinodo che è l'incontro con i Vescovi che discutono su cose di fede, quando è stato fatto sull'Eucaristia che Papa Benedetto ha titolato “Sacramentum Caritatis” cioè il sacramento della ca**tà il sacramento dell'amore questa è l'Eucaristia quel corpo e quel sangue ci comunicano l'amore di Dio, amate i vostri nemici nessuno è in grado di amare i propri nemici, perché portiamo dentro di noi una ferita profonda che ci impedisce di manifestare questo amore in pienezza, ricordate il comandamento amare Dio e il prossimo ma come? Amare Dio con tutto il cuore con tutta l'anima con tutta la mente con tutte le forze con tutto, non c'è fuori niente e il prossimo come se stessi, cioè anche i nemici dobbiamo comprendere anche questo anche i nemici, dunque abbiamo questa ferita che ci impedisce di accogliere ascoltare questa parola e viverla, c'è chi lui è in grado i santi, in modo particolare quella forma di santità che è il martirio, il martire sapete non è uno che come si comprende di solito uno che dà la vita per mantenere fedeltà alla prova di Dio, al Cristo, non è questo il martire dobbiamo comprendere il martire è qualcosa di più e l'immagine dopo Gesù naturalmente è il primo martire santo Stefano, il quale mentre veniva lapidato dopo aver alzato gli occhi al cielo e aver contemplato la gloria nel cielo si rivolge sugli lapidatori chiedendo perdono per loro, il martire è colui che mentre dà la vita per Cristo, perdona i propri uccisori perdona i propri nemici e il martirio dov'è? non siamo chiamati per adesso, chi lo sa domani però ricordiamoci una cosa è bene ricordarle queste cose che facilmente poi si dimenticano, il martirio è precisamente dentro il sacramento del battesimo che noi abbiamo ricevuto, cioè noi col battesimo siamo chiamati a Dio piacendo a dare la vita e dare la vita è amare i propri nemici, ma ripeto per noi questo è impossibile a causa di quella ferita che ci impedisce di mostrare questo amore, lo scopriamo facilmente non è non c'è da fare tanti discorsi e non c'è neanche da pensare a qualche nemico, spesso ahimè e questo succede tra fratelli, sorelli, tra mogli, mariti, tra genitori, figli, genitori, ogni volta che io sento del risentimento del rancore della rabbia ecco che io non solo non amo il nemico, ma questo forse è ancora più importante faccio del fratello il nemico, cioè lo creo io il nemico in qualche modo attraverso questo mio atteggiamento interiore di incapacità di amare perché il cristiano sono tante le suggestioni di oggi cerchiamo di coglierne il cristiano, in realtà non ha amici non dovrebbe avere nemici, scusate non dovrebbe avere nemici tranne uno, “il diavolo” è il nemico e non va amato, va odiato e con il diavolo i figli del diavolo il diavolo ha dei figli che sono i peccati che sono le passioni malvagie, ma il cristiano non dovrebbe avere nemici perché il cristiano non dovrebbe avere nemici, in San Luca, questo non è messo in evidenza così come è messo in evidenza in San Matteo, che riporta proprio lo stesso discorso di San Luca l'ha messo bene in vista in rilievo il Cardinale Martini in un corso di esercizi proprio sul discorso della montagna non ci avevo mai notato perché non sono Cardinale Martini certamente nei suoi studi ma lui mi colpì quando disse qual è il centro del discorso della montagna cioè il centro del discorso che da domenica scorsa stiamo facendo insieme a San Luca in San Matteo sono tre capitoli cinque, sei, sette, il centro è il Padre Nostro, questo svela tante cose che cosa svela prima di tutto? che noi abbiamo in cielo un Padre, dunque tra di noi siamo tutti fratelli ecco perché il cristiano, non ha di suo dei nemici, perché ognuno è un fratello una sorella, come titola la seconda o terza enciclica di Papa Francesco Fratelli Tutti, va capita questa parola ma non possiamo fermarci su ogni cosa ma veramente quando noi preghiamo il Padre Nostro noi facciamo del Padre Nostro, il Padre di tutti ecco perché il cristiano non può non deve avere dei nemici allora che cosa fare? il Vangelo lo svela, pregare per i nemici fino a far diventare amici, Gesù lo dice molto chiaramente quest'oggi, amate invece i vostri nemici fate del bene e prestate senza sperarne nulla benedite, chi vi maledice, chi vi maledice fino alla frase decisiva questo Padre Nostro che noi recitiamo, senza cogliere nella profondità tra l'altro quando hai qualche nemico nel senso che hai dei rancori del risentimento dell'ira di qualcuno prova a recitare il Padre Nostro ma recitalo bene però come recitiamo il Padre Nostro? ci siamo messo fermati sulle parole sono sette domande lo recitiamo così ma la frase che racchiude il Padre Nostro nel Vangelo di oggi è proprio questo siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro Celeste, allora è amore, allora è amore, allora non ho più nemici e quando faccio così fatica, perché sono convinto che ci impegniamo o almeno chi cerca di diventare amico di Gesù di diventare teofilo come stiamo facendo qualche domenica, qualcuno magari si impegna e si accorge che non ce la fa perché non ce la fai, perché non dipende da te questo dipende da te qualcos'altro due cose dipendono da te, la prima è riconoscere che se tu hai un nemico o ti crei un nemico perché hai queste ferite nel cuore è perché tu hai peccato, invece guardiamo il peccato dell'altro, bella la frase di Gesù, non guardare la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello e non vedi la trave che è nel tuo occhio, la trave è il tuo peccato, la pagliuzza è il peccato del fratello, tu vedi la pagliuzza perché non vedi il tuo peccato, se vedi il tuo peccato, tu accusi te stesso; i padri del deserto questi monaci sapienti sapete, come chiamavano coloro che ti mettevano alla prova dei benefattori, sei maltrattato è un tuo benefattore, sei calunniato è un tuo benefattore, non sei capito è un tuo benefattore, ti fa del bene, perché ti aiuta a vedere il tuo peccato e allora non vedi quello dell'altro, cosa fare, allora di nuovo, primo quando te la prendi con qualcun altro facendo lo tuo nemico, quando non è il tuo nemico è perché non hai guardato il tuo peccato, secondo prendere il tuo peccato la tua ferita la tua incapacità di amare e portarla ai piedi della croce ci siamo, allora ci siamo proprio perché in questa pagina del Vangelo è infisso il legno della croce e devi crocifiggere dunque il tuo cuore prendere il tuo peccato la tua ferita chiamala come vuoi e portarla ai piedi della croce e lasciarti lavare dal sangue preziosissimo di nostro Signore Gesù Cristo cioè l'Eucarestia, ci siamo tornati lì l'Eucarestia questo chiediamo in questa celebrazione del Signore è il Vangelo, che mi spaventa dicevo all'inizio, riprendendo la frase di Sant'Agostino e deve spaventarmi perché c'è un sano spavento che è il santo timore di Dio, che anche questo richiederebbe una spiegazione, basti questo, il timore di Dio ,che cos'è tra le altre cose? Quella delicatezza con la quale io agisco nei confronti di Dio e dei fratelli, posso solo fermarmi qua perché appunto richiederebbe una spiegazione intera e a Dio piacendo se ci sarà l'occasione qualche altro Vangelo ci torneremo, Dio agisce delicatamente nei miei confronti, dicevo qualche omelia fa mi è ricordata una persona, con la che ho incontrato questa settimana in confessione, che ascolta le omelie quando quel giorno quella domenica, dissi i doni e le grazie di Dio sono senza sforzo, cioè Dio agisce nei nostri confronti senza sforzo, senza fatica, delicatamente è gentile è una luce gentile scusate ma le cose mi vengono di getto, Dio, agisce in qualche modo con timore nei nostri confronti, perché agisce con gentilezza con delicatezza secondo la poesia di John Henry Newman “luce gentile” ecco il timor di Dio quella capacità di essere delicati gentili non è una parola così, no la delicatezza con la quale io tratto il fratello, il nemico, fino a farlo diventare amico, questo è espresso solo con l'eucaristia, il sacramento dell'amore perché dov'è ca**tà e amore! Li c'è Dio. Amen

17/02/2025

Omelia di Padre Lorenzo ( 09-02-2025 )

Dal Vangelo secondo Luca Lc 5,1-11

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle f***e dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Parola del Signore.

Dopo la sosta preziosa che abbiamo fatto domenica scorsa, celebrando la presentazione di Gesù al Tempio, riprendiamo la lettura del Vangelo di San Luca, con quella finalità che ho dato all'inizio di questa lettura. San Luca, scrivendo il Vangelo, si rivolge a un amico teofilo. E ho detto, noi quest'anno, leggendo di domenica in domenica il Vangelo di San Luca, dobbiamo diventare teofili, amici di Dio.

Ecco il senso della parola teofilo. E come si fa a diventare amici di Dio? Ma innanzitutto ascoltando, accogliendo, meditando la sua parola. Perché questo è il tema centrale del Vangelo di oggi.

Prima di questo episodio, Gesù compie due miracoli. E li potete leggere andando a casa e prendendo in mano il Vangelo di San Luca. Non basta, infatti, leggere, ascoltare, meditare il Vangelo della Domenica.

Non basta per diventare teofili. Vi raccomando quest'anno di prendere proprio tutto il Vangelo e leggerlo, piano piano, tutti i giorni. Poi, quando l'hai finito, ricomincia da capo.

Basterebbe questo. Sapete, San Serafino di Sarof, uno dei più grandi santi della Russia, fin inizio dell'Ottocento, gli ultimi anni della sua vita aveva da recluso in una cella. La sua prega era costituita dalla lettura continua di tutto il Nuovo Testamento.

Lo incominciava la domenica, lo finiva il sabato e lo riprovava la domenica. Non serve leggere tanto. Leggere bene, leggere quello che conta.

E che cosa conta più del Vangelo? E quest'anno il Vangelo di San Luca. Dunque, andate a casa a leggere gli episodi che precedono questo capitolo 5 del Vangelo di oggi. Gesù, tra le primissime cose che fa, libera un indemoniato, lotta contro i demoni, che impediscono di diventare teofili.

E poi guarisce la suocera di Pietro, che era a letto ammalata con la febbre, e appena la guarisce lei si alza e si mette a servire. Altra parolina importante. Non si diventa teofili, amici di Dio, soltanto leggendo, accogliendo, meditando la sua parola, ma anche mettendosi a servizio, cioè fare opere di ca**tà.

La fede, senza le opere, è morta. Come dice San Giacomo nella sua lettera, Parola di Dio, lettera contenuta nel Nuovo Testamento, Parola di Dio. Dunque, la fede è morta se non operiamo, se non serviamo.

Serviamo che cosa? Chi? Il Signore. In che modo? Servendo la Chiesa. Cosa c'entra? Lo vediamo subito che c'entra.

Proprio dall'episodio del Vangelo di oggi. Gesù ormai comincia a raccogliere attorno a sé f***e di persone desiderose di ascoltare la sua parola e di vedere i miracoli che compiva, al punto tale che per predicare quel giorno, che era sulla riva del lago di Gennesaret, poiché la f***e era molta, decide di salire su una barca che era ormeggiata alla riva del lago. E il Vangelo mette in risalto che era la barca di Pietro, particolare non secondario.

Gesù dunque sale sulla barca di Pietro, si siede e comincia a insegnare. Ebbene, tutti i padri che hanno commentato questo episodio hanno visto nella barca di Pietro l'immagine della Chiesa. Eccoci dunque.

Servire Cristo, servire la Chiesa. Ascoltare Cristo, ascoltare la Chiesa. Perché nella Chiesa parla Cristo come Maestro.

E il Vangelo di oggi mette in evidenza che Gesù si sedette sulla barca. Il Maestro, quando insegna, si siede sulla cattedra. La Chiesa è la cattedra sulla quale si siede Gesù per insegnare.

In effetti, con il Vangelo di oggi, siamo precisamente nel secondo momento della fondazione della Chiesa di nostro Signore Gesù Cristo. Un po' di omelie fa ho fatto l'elenco e ho spiegato rapidamente i cinque, sei momenti di fondazione della Chiesa. Oggi è il secondo.

Il primo qual è? Ve lo ricordate? No, perché è passato tanto tempo. Lo ricordo io. Il primo momento di fondazione della Chiesa di Gesù consiste proprio nel predicare.

E che cosa? La prima parola che Gesù dice nel Vangelo. Qual è? Conoscete il Vangelo? Un po' poco. Non ha importanza.

È questa. Il tempo è compiuto. Il Regno dei Cieli è vicino.

Convertitevi e credete al Vangelo. Questa è la prima parola. È la parola che fonda come primo momento la Chiesa.

Oggi siamo nel secondo momento. Questa cattedra di Pietro. Dunque, ogni predicazione di Gesù, della Chiesa, ha questo fondamento.

Il Regno, il tempo è compiuto. Che cosa vuol dire che il tempo è compiuto? Che non c'è più da aspettare qualcos'altro. Ormai quello che doveva ve**re è venuto.

E chi è venuto? Il Verbo, Fatto, Carne. Gesù bambino. Abbiamo visto pochi domenica fa col Natale.

Il tempo è compiuto. E Gesù racchiude in questo Verbo, Dio che si fa uomo, tutto il tempo. Passato, presente e futuro.

La lettera degli ebrei dice che Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre. Non c'è più da aspettare nessun altro. Non c'è più da ascoltare nessun altro.

Non c'è più da seguire nessun altro. Pena scendere dalla barca. E se scendi dalla barca, ahimè, affondi nel mare del male.

La barca è garanzia di bene. Perché? Perché Gesù è sulla barca e parla parola di verità. Dunque, il tempo è venuto, il Regno di Gioia è vicino.

Convertitevi e credete al Vangelo. È tutto qui, guardate. Leggere il Vangelo in questa chiave si compisce, si capisce tutto, si capisce niente.

Perché il Vangelo è troppo profondo. Capisco qualcosina, quello che mi basta. E' insondabile questa parola.

San Giovanni della Croce, 1500, in una sua opera dice tante cose sono state dette dei misteri di Gesù, ma molte di più ci sono da investigare, scrutare, scoprire. Non basterà tutto il tempo del mondo per approfondire, per arrivare a cogliere fino in fondo il mistero di Gesù. Perché? Perché è Dio e Dio è eterno, non ha limite.

La parola di Dio, il Vangelo, quello di oggi, è eterno, non ha limite. Dunque siamo sulla barca e Gesù predica. E che cosa fa attraverso questa predica? È tutto compreso nel Vangelo di oggi? Chi ama? La predicazione di Gesù, la parola di Gesù, non è soltanto una parola che uno ascolta per essere informato su quello che Gesù insegna, cioè su chi è Gesù e su quello che vuole Gesù.

Non è una informazione. Papa Benedetto ha trovato questa espressione, non l'ho mai trovata prima di lui. Lui distingue tra informare e performare.

Lo spiego subito. Informare. Gesù parla, ti dà delle notizie interessantissime, profonde, che ti fanno bene, ma non è una informazione come può essere qualsiasi lettura di un giornale o di qualsiasi altra cosa.

Performa, cioè trasforma la vita. Ecco il Vangelo, ecco come si diventa teofili, amici di Dio. Attraverso questa lettura, attraverso la meditazione, l'ascolto attento, di fede, la mia vita si trasforma.

E se non si trasforma? Leggo male. Medito peggio e non metto in pratica. Non c'è scampo su questo.

Come posso dire questa cosa qui, questa trasformazione? Un elemento, semplicemente, dei tanti, almeno due li vediamo. Simone, proprietario della barca. Quando comincia ad ascoltare e a seguire Gesù, improvvisamente viene chiamato Simon Pietro.

Si cambia qualche cosa. Non è una semplice aggiunta di Pietro a Simone, perché poi piano piano Simone decaderà e rimarrà solo Pietro. Importantissimo questo elemento, perché si tratta di una trasformazione, ma che ha una conseguenza fondamentale.

Se Gesù sale sulla barca di Pietro è perché la Chiesa è la roccia sulla quale stiamo saldi per fede e siamo trasformati. Trasformati in che cosa? Trasformati in Cristo. Teofilo, amico di Dio.

Non è soltanto un amico col quale si va a braccetto come qualsiasi altro amico. Amici di Dio vuol dire diventare come Dio. Impossibile? No, non conosci la scrittura.

Perché Gesù prende il Salmo e dice diventerete, sarete simili a Dei. E' possibile. Non dire non è possibile, perché allora vuol dire che non è ascoltato, letto, accolto la parola, che trasforma.

Ma questo è possibile solo sulla roccia, Pietro è roccia. Ecco perché si cambia il nome, ecco perché c'è il saldo fondamento. Di che cosa? Fondamento.

Vanno veramente letti bene i Vangeli, perché ci sono delle ricchezze insondabili, perché è eterno, come dicevo. La trasformazione. Fermiamoci un attimo qua.

Vanno a pescare di notte. Tutti sanno che i pescatori pescano di notte. Tornano a riva, e quella notte, dice Pietro, non abbiamo preso niente.

Ma Gesù che cosa fa? Uscite, prendete del largo e gettate le reti. Uno poteva subito pensare, ma quest'uomo, ahimè, purtroppo vaneggia di giorno, non si prende niente. Ma ecco la fede di Pietro, la saldezza della roccia.

Sulla tua parola getterò le reti. Una parola che va al di là del mio ragionamento. Se si fosse messo a ragionare non sarebbe uscito.

Gli ho detto, guarda maestro, è inutile, non ho preso niente stanotte, figurati se prendo qualcosa adesso. No, rinuncia alla sua idea, rinuncia al suo ragionamento, rinuncia alla sua capacità, e sulla sua parola getta le reti. Ecco la fede.

Il primo atto della fede è rinunciare all'opinione che mi sono fatto di Dio, di Gesù e della Chiesa. Senza di questo la fede non arriva, non c'è niente da fare. Metto un ostacolo.

Lo metto io. La fede di suo è facile, senza sforzo. Se fa fatica è perché io continuo a mettere ostacoli.

Io penso così, io dico così, io ragiono così, e la fede rimane fuori. No, sulla tua parola. E quante volte Pietro ha sperimentato questo sulla tua parola, fino a camminare sull'acqua.

Impossibile? Vedi che non hai fede. Vedi che non hai fede? Quel giorno Pietro, ascoltando la parola di Gesù, viene, è sceso dalla barca sul lago in tempesta e è camminato sull'acqua. In effetti, per capire un po' meglio la fede, dobbiamo accostare i santi.

Basta leggere un po' le vite dei santi per capire quante cose hanno fatto che apparentemente erano impossibili, assurdi. Ma no, si cammina sull'acqua quando sulla tua parola, Signore, io faccio questo. Allora c'è questa roccia e non ho più paura.

Chi ha paura? Come Pietro che dubita camminando sull'acqua e a un certo punto sprofonda. Perché? Perché non ho più guardato al Signore. E dice la lettera degli ebrei, Gesù è l'autore perfezionatore della fede.

Guardate attentamente, dice la lettera degli ebrei, tenete fisso lo sguardo su Gesù. Non basta ascoltare la parola a questo punto. Tenere fisso lo sguardo.

E allora non si ha più paura anche di fare cose all'apparenza assurde. La fede non è assurda, va al di là, non contro la ragione, al di là della ragione. Infatti, hanno preso talmente tanti pesci che una barca non bastava per raccoglierli tutti.

Tutto dunque si regge sulla solida pietra, fondamento della fede. Basta questo? Non basta questo. O meglio, come posso io dire, certo io voglio credere, io credo, ascolto la parola, ma manca un elemento che in questo Vangelo è detto in modo chiarissimo ed è la conseguenza dell'accoglienza nella fede della parola di Gesù.

Anzi, è la prima conseguenza così ci trasmette il Vangelo di oggi. E qual è questa conseguenza? Primo movimento. Ascolto la parola signore, io credo.

Secondo movimento. Al vedere questo, cioè queste due barche completamente piene di pesci pescati di giorno, al vedere questo Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù dicendo: Signore, allontanati da me perché sono un peccatore. Avrete mai pensato? E il Vangelo di oggi ce lo fa pensare.

Il primo atto della fede che opera nel cuore è il riconoscimento del nostro peccato. Non c'è scampo. Il Vangelo parla così.

E il primo peccato è proprio quello di avere poca fede, per quanto riguarda il mio ragionamento, la mia capacità, il mio pensare di farcela, il mio essere sicuro al di fuori della roccia, della pietra che è Cristo. Questo è il primo peccato, il peccato contro la fede. Ma quando la fede entra in questo modo, allora avviene uno sconvolgimento interiore.

E non è così tanto per dire. Uno sconvolgimento interiore. Ed è qui, anche qui, che si vede la trasformazione di una vita.

Non inizia la vita a trasformarsi fintanto che non c'è questo sconvolgimento interiore. Infatti il Vangelo dice, subito dopo questo intervento di San Pietro, erano stupiti, uno stupore, uno stupore che sconvolge, che trafigge, trafigge il cuore, la trafittura del cuore o compunzione. Quello che, con parole bellissime, Olda Sedakova, poetessa russa, ancora vivente, ha chiamato, traducendo la parola russa di conversione, un contraccolpo di tenerezza.

Il cuore si scioglie. Il cuore è duro, perché il peccato rende il cuore duro. Ed è questo che impedisce tutto quello che ho detto.

Il mio pensiero, il mio ragionamento, il fare con le mie forze, indurisce il cuore. Anche quando cerco di vincere il peccato, ma non ce la farò mai. Fintanto che non ho questo contraccolpo, un sussulto di tenerezza.

La fede opera a questo. Il cuore si scioglie, crollano, si rompono tutte quelle barriere interiori che io metto nella mia relazione con il Signore. E aggiungo con la Chiesa.

Stiamo molto attenti alle parole e alle realtà, e queste realtà. Ogni volta che io penso, ma la Chiesa, la Chiesa, ecco che metto una barriera, un muro tra me e Gesù. E non divento teofilo, ma cacofilo, brutto amico.

Questa compulsiva trafittura fa crollare questi muri. Il cuore si scioglie e il cuore sciolto fa sì che il cuore del Maestro diventa una cosa sola col mio cuore. Ecco il teofilo.

Ecco la meta da raggiungere. Impossibile anche qui. Diciamo sempre impossibile.

Andate a vedere. Andate a vedere però la statua del Bernini della trasferberazione di Santa Teresa di Gesù. Un angelo con una freccia squarcia il cuore di Santa Teresa e il cuore di Santa Teresa diventa il cuore di Gesù.

È possibile. L'ultimo movimento poi chiudo. E' altrettanto importante ma devo chiudere.

Alla fine di tutto questo ecco la trasformazione definitiva. Una parola di Gesù non ci sfugga. D'ora in poi vi farò pescatori di uomini.

Trasformazione. Diventano gli apostoli, diventano le colonne fondamento della Chiesa e pescano gli uomini. Dai pesci agli uomini.

Ancora una trasformazione. E a questo punto ecco l'ultimo movimento con il quale chiudiamo ma per aprirci probabilmente le prossime domeniche. E tirate le barche a terra lasciate lasciarono tutto e lo seguirono.

La povertà. Dicevo che in San Luca, lo Spirito Santo, povertà sono temi che ricorrono. Lasciarono tutto.

Queste parole vanno prese così come suonano. Certo non tutti sono chiamati a questo tutto. Qualcuno è chiamato ma comunque in qualche modo tutti siamo chiamati a lasciare tutto in unione il mio ragionamento che ostacola l'atto di fede la trafittura del cuore e la missione.

Amen.

17/02/2025

Omelia di Padre Lorenzo ( 16/02/2025 )

Dal Vangelo secondo Luca Lc 6,17.20-26

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Parola del Signore.

Carissimi, come non cominciare questa omelia se non ritornando alla colletta? Ormai chi frequenta la Messa della domenica sa cosa è la colletta, perché ne parlo spesso. È la preghiera che il sacerdote dice dopo il Gloria che dà in qualche modo la chiave di lettura delle letture del giorno, della Domenica. E soprattutto quando ci sono delle collette, delle preghiere così significative come quella di oggi e siccome facilmente non si sta con attenzione ad ascoltare le tengo doveroso ritornarci un attimo per avviare poi il commento alle letture.

Che cosa ho pregato? E ricordo che le preghiere, soprattutto le preghiere della liturgia, della Messa non sono parole dette che poi rimangano lì, ma sono parole che mentre si pronunciano e mentre si ascoltano operano nel cuore della persona quello che dicono. E allora ci ritorniamo. Così ho pregato.

O Dio, ascoltiamo bene, o Dio che hai promesso di abitare in coloro che ti amano. Io qui potrei chiudere il mio discorso, sedermi e rimanere qualche minuto in silenzio perché questa parola porta in sé una potenza inesauribile. Primo perché è una promessa ed è una promessa da parte di Dio.

È Dio che è verità assoluta quello che promette, mantiene. E che cosa ci ha promesso? Di abitare in coloro che lo amano. Cioè di ve**re ad abitare nel nostro cuore.

In coloro che ti amano. Quindi dobbiamo amare il Signore. Ma chi può dire di amare il Signore se prima è amato dal Signore? Gesù dice io vi ho amato, amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.

Quindi questa promessa, prima di tutto, è una promessa dell'amore che Dio, per mezzo del suo Figlio, ha messo nel nostro cuore. Quando preghiamo e diciamo, abitare in coloro che ti amano è perché prima di tutto Dio ha messo dentro di noi l'amore col quale noi possiamo amare Lui. È ancora più importante questa promessa.
La conseguenza è che se io amo poco Dio, non voglio pensare che qualcuno non ami Dio. Ma in coloro che poco amano Dio è perché non hanno accolto l'amore di Dio. O Dio, la ripeto, sì la ripeto, la ripeterei non so quanto, perché? Perché mentre la dico e la ascoltate queste cose stanno accadendo dentro di noi, fratelli e sorelle.

Impariamo che cos'è la liturgia, quello che sto celebrando, la Santa Messa, per parteciparvi con attenzione. E uscire dopo la Messa trasformati, come dicevo domenica scorsa, e come tra poco ci ritornerò. O Dio, che hai promesso di abitare in coloro che ti amano con cuore retto e sincero, ahimè, qui inciampiamo tutti.

Chi ha il cuore retto, chi ha il cuore sincero? Il cuore retto è il cuore che osserva dieci comandamenti, per esempio. Tanto per cominciare, l'osservanza dei comandamenti è soltanto il primo passo per avere il cuore retto e sincero. Il cuore sincero è il cuore di Natanaele Bartolomeo, l'apposito Bartolomeo, che è stato lodato dal Signore.

Perché? Perché era un cuore nel quale non c'era doppiezza, ipocrisia. Cioè è un cuore semplice, un cuore unificato, un cuore che ha un unico desiderio, se non quello di amare Dio per essere da Lui riamato e per riamarlo ancora di più. Quanto si ama Dio? San Bernardo è un'espressione bellissima.

Quando dice amare Dio in modo assoluto è come amarlo senza amare nessun'altra cosa. Dopo si amano le altre cose. Il cuore è sincero.

E poi, siccome questo per noi è impossibile, non dico difficile, impossibile, appunto perché prima ci ama Dio, donaci. Avete sconfitto questa parola donaci? Dio ce la sta donando in questo momento. Dicevo non ne sono parole dette così tanto per dire.

Quando prego, chiedo al Signore donaci questa cosa, te la sta donando adesso. Donaci che cosa? La grazia. Senza grazia non c'è amore.

La grazia è la bellezza. La bellezza è la natura di Dio graziosa. Bella dunque.

Donaci la grazia di diventare tua degna dimora. Se non è una perla questa preghiera, non so quali perle cerchiamo. E lo ripeto, lo ripeterò allo sfinimento, sta accadendo questa cosa adesso, fratelli e sorelle, mentre celebriamo.

State attenti, stiamo attenti, perché la trasformazione avviene in chi crede, cioè chi ha un cuore retto e sincero, cuore di fede. E già domenica scorsa dicevo questa trasformazione. Trasformazione, trasformare, cambiare forma, andare oltre la forma umana per accedere alla forma divina.

A questo siamo chiamati, non altro. Questo è il cristianesimo, questa è la fede cattolica, non altro. Ora subito tutto dopo.

Ma se si invertono i valori, non è come l'addizione, che cambiando gli addendi la somma non cambia. Qui cambia e cambia di molto. Qui c'è solo sottrazione, non addizione.

Infatti il Vangelo, così come questa preghiera, così come tutte le parole che ci vengono trasmesse attraverso la Santa Messa, non uso il termine liturgia perché è più difficile comprendere liturgia, ma Messa si capisce, siamo qui per questo. Stiamo celebrando il sacrificio di Cristo, l'Eucaristia, che comporta la parola di Dio che abbiamo ascoltato fin’ora e poi l'Eucaristia. Questa trasformazione avviene dunque.

È la parola del Vangelo che trasforma l'esistenza di quelli che l'accolgono e accolgono la preghiera e le parole che vengono dette nella Messa, per renderci degni di diventare sua dimora. Ma hai mai pensato che sei dimora di Dio? Hai mai pensato quanto può cambiare un'esistenza quando si crede, perché è fede, si crede che Dio abita in noi? Forse perché abbiamo smarrito anche la densità del termine Dio, ma devo andare avanti. La trasformazione dunque avviene, si cambia forma.

E la forma che si acquisisce, ecco, la trasformazione, è quella della felicità. Che cosa c'entra in questo discorso? Qualcuno sta pensando. Ora la dico con un altro termine.

Si acquisisce la beatitudine. Il Vangelo parla proprio di questo, le beatitudini. Siamo nella versione di San Luca.

Andate a leggere nel capitolo 5 di San Matteo, all'inizio, le otto beatitudini, che sono il quadro completo di come siamo trasformati accogliendo queste parole. Ma quando le accostiamo ci accorgiamo che andiamo in crisi. Non vai in crisi? Mi dispiace, non hai accolto la parola.

Perché non si può non andare in crisi quando si legge, beati i poveri, guai ai ricchi. Non vai in crisi? Nel momento in cui vai in crisi cominci a trasformarti, a cambiare forma. E la crisi dunque è necessaria.

La crisi è sempre un momento di cambiamento, di trasformazione della persona. E il Vangelo, soprattutto certe pagine evangeliche, sono decisive, come quella di oggi. Trasformati per diventare che cosa? Abbiamo già visto domenica scorsa, ma dobbiamo richiamarci di domenica in domenica, perché c'è quasi un filo conduttore.

Domenica scorsa, vi ricordate, la chiamata dei primi discepoli? Alcuni dei quali diventano apostoli. La trasformazione consiste proprio nel diventare discepoli del Signore, che nel Vangelo è spesso chiamato maestro, maestro è uno che insegna. Ma il discepolo del Vangelo, il discepolo di Gesù, il discepolo della beatitudine, non è uno che ascolta il maestro come se fosse un insegnante che forma l'intelligenza.

Già dicevo domenica scorsa, non è formazione ma performazione, quindi cambiamento. Il discepolo è colui che non solo ascolta il maestro, ma entra dentro la vita del maestro. Perché? Perché attraverso l'insegnamento la vita del maestro entra dentro la vita del discepolo.

Si tratta di una vita e la trasformazione. Cioè diventi discepolo delle beatitudini, ecco la felicità. Beato ai nostri orecchi suona diversamente da come suonava agli orecchi degli antichi, almeno fino ai medievali.

Quando uno diceva beatitudine pensava subito alla felicità, ma pensava subito anche alla beatitudine del cielo, è il paradiso, la beatitudine. Là dove c'è la felicità eterna, senza tristezza, senza preoccupazioni, senza ripiegamento, ma beati i poveri, guai ai ricchi, non vai in crisi? Io sì, devo dirlo, nonostante tanti anni di vita eremitica, vado in crisi. Sono delle pagine evangeliche che mi stendono a terra, e questa è una di quelle pagine.

Non si parla di se stessi, dice Helena Spidlik, predicando al Papa, se non quando si è un po' anziani, e ormai io un po' di anzianità ce l'ho. Quando sono arrivato qua quarant'anni fa, sono quarant'anni che sono qua. Per questo, quando leggo questa pagina vado in crisi.

Questa era una catapecchia, questo santuario. Non avevamo niente, nel senso quasi il terreno della parola. Quando pioveva il tetto di questo santuario era talmente mal ridotto che noi andavamo in giro per la casa con i secchi per raccogliere l'acqua che cadeva dal tetto.

Ero povero, ma ricordo che ero felice. Ecco perché vado in crisi. Non mi interessava nulla.

Beati i poveri. E va sperimentata questa gioia, questa felicità della povertà. Dobbiamo dunque andare alla scuola delle beatitudini.

Vi sto fermo sulla prima perché se le leggessi tutte capite bene. Poi San Matteo ne ha otto, San Luca ce ne passa soltanto quattro. Allora il discepolo è colui che si mette alla scuola delle beatitudini.

E chi allora è il discepolo che va a questa scuola e ascolta questo maestro per godere della convivenza col maestro, un vivere con il maestro? Infatti gli vanno dietro Gesù, vivono con lui. I discepoli sono quelli che vivono con lui anche fisicamente. Per me questo non è possibile, certo, ma spiritualmente sì che è possibile.

Ma il discepolo è colui che con una fede pura ricorda domenica scorsa San Pietro? Sulla tua parola getterò le reti, fede pura. Era di giorno, non si pesca di giorno, il pescatore lo sa. La sua parola getta la rete di giorno, di notte non avevano preso niente.

Di giorno le reti piene, talmente piene che quasi si rompevano, fede pura. Il maestro detto così, allora così è. E così si diventa discepoli perché chi ha la fede pura? È un cammino, una scuola, siamo ancora all'asilo, all'elementari, forse. Ma non va in crisi di fronte a queste cose, è possibile che non va in crisi.

Cosa succede nella tua mente, nel tuo cuore quando senti beati poveri e guai ai ricchi? Sulla tua parola signore, tu hai detto così e così è. Ora il discepolo è cui che con fede pura si abbandona interamente alla volontà di Dio. Abbandono pieno, totale. Tu hai detto così e così è. Ma io penso, l'opinione qui non conta niente.

Quante volte si dice, ah padre io credo, ma credo a modo mio. Non si crede a modo mio. Si crede a modo di Gesù, allora sì.

Altrimenti se va bene essere mandati a settembre, non so se ci sono ancora gli esami di riparazione. Se va male siamo bocciati. E questo non per merito tuo, certo.

Cosa c'entri tu, cosa c'entro io? Ora il discepolo è uno che non fa niente. Attenzione. Diventa discepolo perché è chiamato dal maestro.

Qui non sei tu che scegli la scuola o tuo figlio che scegli la scuola. Gesù non ha detto forse, non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi. È il maestro che ti chiama e chiamandoti ti attira.

Nessuno viene a me se non per mezzo del padre mio che lo attira. Allora si diventa discepolo. Abbandono totale perché se sentite la prima lettura, queste letture che vengono purtroppo ascoltate malamente, il profeta Geremia inizia subito col guai.

Così come San Luca nelle Beatitudini, il guai è ricco. Maledetto sono parole della scrittura. Maledetto l'uomo che confida nell'uomo.

Qui si rimane nel guai di San Luca. Guai ai ricchi, guai a quelli che sono sazi, guai a quelli che ridono, guai a quelli di cui parlano bene. E poi beato l'uomo che confida nel Signore.

Ed è poi uno svolgersi delle Beatitudine. Benedetto l'uomo che confida nel Signore. E il Signore la sua fiducia, fede.

Avete sentito questa parola? Confida nel Signore e sei beato. Povero, disprezzato, affamato, assetato. Puro di cuore, come dice San Matteo, operatore di pace, mite.

Il Signore la sua fiducia. È come un albero, ecco la Beatitudine che comincia a crescere. È come un albero piantato lungo corsi d'acqua.

Verso la corrente, estende le radici, non teme quando viene il caldo, non è pura di niente. Quando confidi nel Signore hai paura ancora. La conosco anch'io, la paura.

Per questo vado in crisi quando sento queste parole. Perché chi ha paura non ha ancora la fede pura, la confidenza totale e l'abbandono nel Signore. L'amore scaccia il timore.

Non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi. È sempre vivo, foglia sempre verde. La Beatitudine, la felicità, ti rende vivo.

Non appassito, ripiegato, triste. Il ricco è triste. Il povero, quando confida nel Signore, è beato, è felice.

Non posso, e ogni volta dovevo fare, non ricordare quella povera vedova che dà i due spiccioli. Non è una parabola questa. Un episodio che Gesù ha notato quel giorno, questa vedova povera che dà due spiccioli.

Non ne va più niente. Capisci? Anche tu che parli? Non lo capiamo. È inutile.

Non lo capisco. Nell'anno della siccità non si dà pena. La siccità è la disgrazia, la malattia, la povertà. Non si dà pena. Non smette di produrre frutto. Quanto mi sono dilungato.

Dunque il discepolo, colui che va a scuola delle Beatitudini, è il povero in spirito. San Luca parla del povero, beati i poveri. San Matteo, povero in spirito.

È un'altra cosa. Una vassime all'altra. Ma quello che conta è la povertà in spirito.

Non c'entra, guardate, l'avere ricchezze, sapete? E oggi abbiate pazienza. Quando mi capita, mi capita. Una figlia spirituale scrisse Lo Stare Zanvrosi, padre spirituale del monastero di Oplina, in Russia, 1800.

Padre, i soldi non mi interessano, li disprezzo. Non so cosa farmene. Voglio disfarmene.

Lui scrive, sei una stolta. Lo scrive. Perché chi pensa così, quando poi si trova veramente con poco o niente, maledice il fatto di essere povero.

Non è questo. Non c'entra avere tanto o poco. Continua a capire bene anche la ricchezza e la povertà.

Facciamo sempre confusione. Ma la prova del Signore è chiara. Non potete servire Dio e Mammona.

Cioè Dio e la ricchezza. Non si tratta di avere o non avere ricchezza, ma di servire, essere schiavi della ricchezza. Ecco il guai.

Chi può essere il povero orgoglioso che maledice la sua povertà. È il ricco che è mite e umile e che usa correttamente del suo denaro per il bene. Punto.

E questo è il povero in spirito. Il ricco può essere il povero in spirito. Infatti, il povero vero è prima di tutto di colui che vive nella continua ricerca del Regno dei Cieli.

Può avere tanto o può avere poco. Non ha importanza nella povertà di spirito. Perché qui la parola del Signore è chiara.

Le parole del Signore sono sempre chiare. Sono io che le confondo. Cercate prima di tutto il Regno dei Cieli.

Ecco che cos'è il povero in spirito. Un desiderio unico, totale, assoluto di Dio e del suo Regno. Cercate prima di tutto.

Ecco il povero in spirito. Il resto vi sarà dato in sovrappiù. Non darti pena del resto.

Ti sarà dato. Non ci credi? Non ci crediamo. Perché non lo viviamo.

E questo... Devo tagliare. Perché questo cercare prima di tutto il Regno dei Cieli coincide anche col pregare sempre e senza stancarsi mai. Ma qui, lo ripeto ancora una volta, ci vuole un'altra omelia, ma naturalmente vi risparmio.

Ecco, il povero in spirito è colui che ha un unico desiderio, il desiderio di Dio, di cercare il suo Regno. Avere lo sguardo perdutamente preso dall'amore di Dio. Ecco il povero in spirito.

Non guarda altro. Non cerca altro. Non vuole altro.

Lo sguardo amoroso fisso alla ricerca del Volto di Cristo, perché il Regno dei Cieli è il Volto di Dio. Chi vede me vede il Padre. Le cose mi vengono proprio così a getto.

Chi vede me vede il Padre. E il Padre è colui che dona tutto quanto. Ma devo correre.

Che cosa si scopre allora a questo punto? Ecco la scoperta da fare. Si scopre che la mia povertà fino al mio essere niente è ciò che rapisce lo sguardo di Dio. Non ci credi? Ascolta questa parola che Gesù rivolse a Santa Caterina da Siena.

Io sono tutto e tu sei niente. La povertà in spirito è essere niente. Ma quel niente, quella povertà, è proprio quella che rapisce il cuore di Dio.

La beatitudine dei poveri è proprio quella beatitudine che tu sperimenti quando Dio ti ama. Come ho detto nel pregare iniziale. La promessa di essere amati da Dio e di diventare sua degna dimora.

Diventare degna dimora attraverso una povertà amata e abbracciata, la mia povertà, la tua povertà. La povertà estrema di Gesù. Sapete e qui spero di chiudere, Gesù ricco che era si è fatto povero, dice la scrittura di San Paolo. Ma qual è la povertà di Gesù? È morto sulla croce. È morto? Noi vediamo i crocifissi, con il lenzuolo che avvolge una parte del corpo di Gesù. Gesù è morto n**o, pare, completamente n**o sulla croce. Abbracciamo la nostra povertà comunque sia, fino a scoprire di essere felicemente amati da Dio, che è Padre per mezzo del Figlio e lo Spirito Santo. Amen

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Santuario Madonna Del Soccorso
Minucciano
55034

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