San Pio V e Santa Maria di Calvairate

San Pio V e Santa Maria di Calvairate La parrocchia S. Pio V e Santa Maria di Calvairate ha al suo interno una storia che inizia più di 400 anni fa, ma che continua ad essere scritta ogni anno.

La Parrocchia San Pio V e Santa Maria di Calvairate ha origini molto antiche. Consacrata Parrocchia più di quattrocento anni fa da San Carlo Borromeo, le sue origini vanno ricercate in una piccola via fatta di poche case, a pochi passi da dove oggi troviamo Piazza Martini, nella zona sud-est di Milano. Qui, queste poche case rurali, costituivano l'antica località di Calvairate, un borgo agricolo f

acente parte del Comune dei Corpi Santi, che era l'unione amministrativa delle cascine oltre la cerchia dei bastioni, scioltasi nel 1873 con l'annessione al Comune di Milano. Proprio a Calvairate sorgeva una piccola chiesetta dedicata a Santa Maria Nascente, un luogo di culto per gli abitanti della zona dove si celebrava messa e si svolgevano tutte le funzioni religiose. Col tempo però, la chiesa divenne fatiscente e venne abbandonata. Con l'espansione della città, la vecchia chiesetta fu demolita e ne venne costruita una nuova all'angolo tra via Ennio e via Lattanzio, che fu dedicata a San Pio V, in onore del pontefice milanese allora regnante: Achille Ratti, salito alla cattedra di Pietro nel 1922.

𝐓𝐡𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐨̀ 𝐀𝐥𝐛𝐚𝐧𝐢𝐚𝐋𝐮𝐧𝐞𝐝𝐢̀ 𝟐𝟐/𝟎𝟔 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟗:𝟑𝟎 𝐥𝐚 𝐒𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐎𝐬𝐜𝐚𝐫 𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐥𝐚𝐧 𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨offrono uno spettacolo tot...
10/06/2026

𝐓𝐡𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐨̀ 𝐀𝐥𝐛𝐚𝐧𝐢𝐚

𝐋𝐮𝐧𝐞𝐝𝐢̀ 𝟐𝟐/𝟎𝟔 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟗:𝟑𝟎 𝐥𝐚 𝐒𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐎𝐬𝐜𝐚𝐫 𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐥𝐚𝐧 𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨
offrono uno spettacolo totalmente improvvisato a esclusivo sostegno del viaggio missionario in Albania dei nostri giovani delle parrocchie.
A fine luglio i ragazzi andranno in missione in alcuni piccoli paesi dell’Albania ad animare negli oratori i ragazzi più piccoli, tramite la missione di don Orione.

Spettacolo + aperitivo
10€ a testa per adulti
5€ a testa under 18
3€ a testa under 3

Prenotarsi tramite codice qr o al seguente link:
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𝐆𝐈𝐎𝐕𝐄𝐃𝐈' 𝟏𝟏 𝐆𝐈𝐔𝐆𝐍𝐎 𝟐𝟎𝟐𝟔 - 𝐔𝐋𝐓𝐈𝐌𝐎 𝐈𝐍𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎𝐔𝐧𝐚 𝐂𝐡𝐢𝐞𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚: 𝐋𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝒅𝒆𝒊 𝑽𝒆𝒓𝒃𝒖𝒎 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐏𝐚𝐫𝐨...
10/06/2026

𝐆𝐈𝐎𝐕𝐄𝐃𝐈' 𝟏𝟏 𝐆𝐈𝐔𝐆𝐍𝐎 𝟐𝟎𝟐𝟔 - 𝐔𝐋𝐓𝐈𝐌𝐎 𝐈𝐍𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎
𝐔𝐧𝐚 𝐂𝐡𝐢𝐞𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚: 𝐋𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝒅𝒆𝒊 𝑽𝒆𝒓𝒃𝒖𝒎 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐏𝐚𝐫𝐨𝐥𝐚

𝐏𝐑𝐎𝐏𝐎𝐒𝐓𝐀 𝐃𝐈 𝐅𝐎𝐑𝐌𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐃𝐔𝐋𝐓𝐈
"𝐏𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐞 𝐩𝐚𝐧𝐞" : 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐞
𝐔𝐧'𝐨𝐫𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐆𝐞𝐬𝐮̀

Dopo il termine della Messa delle 18.00, fatta l'Esposizione Eucaristica e lasciato un breve tempo di silenzio, si propone una meditazione di circa 30 minuti. Tempo di silenzio e benedizione eucaristica entro le 19.30.

08/06/2026

𝐎𝐦𝐞𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐨𝐧 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐃𝐚𝐯𝐚𝐧𝐳𝐨 - 𝟕 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔 - 𝐈𝐈^ 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐥𝐚 𝐏𝐞𝐧𝐭𝐞𝐜𝐨𝐬𝐭𝐞

𝐎𝐌𝐄𝐋𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐃𝐎𝐍 𝐑𝐎𝐁𝐄𝐑𝐓𝐎 𝐃𝐀𝐕𝐀𝐍𝐙𝐎 - 𝐈𝐈 𝐃𝐎𝐌𝐄𝐍𝐈𝐂𝐀 𝐃𝐎𝐏𝐎 𝐏𝐄𝐍𝐓𝐄𝐂𝐎𝐒𝐓𝐄 – 𝐀 - 𝟕 𝐆𝐈𝐔𝐆𝐍𝐎 𝟐𝟎𝟐𝟔1. Dopo la domenica della Trinità che ci ...
07/06/2026

𝐎𝐌𝐄𝐋𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐃𝐎𝐍 𝐑𝐎𝐁𝐄𝐑𝐓𝐎 𝐃𝐀𝐕𝐀𝐍𝐙𝐎 - 𝐈𝐈 𝐃𝐎𝐌𝐄𝐍𝐈𝐂𝐀 𝐃𝐎𝐏𝐎 𝐏𝐄𝐍𝐓𝐄𝐂𝐎𝐒𝐓𝐄 – 𝐀 - 𝟕 𝐆𝐈𝐔𝐆𝐍𝐎 𝟐𝟎𝟐𝟔

1. Dopo la domenica della Trinità che ci ha fatto dare uno sguardo sintetico, complessivo, al mistero del Dio conosciuto a partire dal tempo di Avvento, su su fino alla festa di Pentecoste, la liturgia ci propone ora, di domenica in domenica, le diverse tappe della storia della salvezza, del modo in cui noi cristiani possiamo guardare alla vita, a Dio, agli altri. Quasi una specie di catechesi settimanale per mettere a fuoco i contenuti essenziali della nostra fede. Una catechesi che prende le mosse da alcuni brani dell’AT che, a partire dal tema della creazione, ci rimandano a pagine del Vangelo che spiegano in che modo Gesù ha portato a compimento quanto era stato preannunciato.

2. Eccoci, dunque, al primo passo in cui è messo a tema 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢 𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨, alla realtà fatta di cose e di persone. Il concetto con cui si definisce tutto questo è quello di “creazione” che indica almeno due cose: la prima è che ciò che esiste non si è fatto da sé (e quindi non va considerato come una divinità, non va idolatrato, ...); la seconda è che niente e nessuno potrà mai ve**re considerato nostra proprietà, per disporne a nostro piacimento. Insomma, se ciò che abbiamo attorno a noi è frutto dell’azione creatrice di Dio, allora è a Dio che dobbiamo chiedere i “criteri di utilizzo”, il modo giusto di rapportarci a ciò che è diverso da noi. La 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚, , tratta da un libro scritto 200 anni prima di Gesù, lo dice chiaramente: Dio ha collocato l’uomo in quella terra da cui lo ha tratto, per dire che noi non siamo degli alieni, ma siamo imparentati con questa terra (adam-adamah); con gli uomini Dio stabilisce un’alleanza, una relazione, un’amicizia, ... e “fece loro conoscere i suoi decreti”, le regole d’uso, le istruzioni per un buon utilizzo. Istruzioni che quando si dimenticano, quando ci si illude di essere padroni delle cose, della natura, del mondo, ... ci si espone a disastri infiniti. “Hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore”: far diventare le cose, anche le più belle, la realtà più importante della nostra vita, dimenticando di seguire i “suoi decreti” ci porta a pensare di essere noi i padroni del mondo con le conseguenze che Paolo elenca senza mezzi termini (...). Pensate alle manipolazioni genetiche, alla stessa maternità surrogata. Pensate alla finanza senza scrupoli. Pensate alla corruzione perpetrata da funzionari, politici ed imprenditori già ben pasciuti e foraggiati.

3. Ecco allora che la scrittura ci spiega dove stanno i paletti che il Creatore ha posto per aiutare l’uomo a usare bene delle cose che ha intorno a sé. Paletti, binari, che partono da un presupposto: nessuno potrà mai considerarsi il padrone di nulla per il fatto che al mondo, sulla terra, nessuno sarà da solo. Nel mondo, nella terra, non ci sei solo tu. Il mondo, la terra, le cose, ... dovrai considerarle a partire da questa basilare consapevolezza: non ci sei solo tu e devi quindi imparare a condividere. “Disse loro: «Guardatevi da ogni ingiustizia!» e a ciascuno ordinò di prendersi cura del prossimo”. Capite: non solo di convivere col prossimo, non solo di non schiacciarsi i piedi. Addirittura, di “prendersi cura” di colui che è diverso da te, ma che abita come te questa terra, questo mondo.

4. Ma anche questa affermazione non fu sufficiente. Sappiamo bene come a Gesù stesso fu chiesto di precisare il concetto di “prossimo”. E Gesù – al quale piaceva anche fare il provocatore – non solo arriva a dire che dopo di lui non potremo più dividere l’umanità in categorie (i nostri, quelli della famiglia, i lombardi, ...) da favorire rispetto ad altre. Addirittura, arriva a spiegare che per capire chi sia il prossimo bisogna guardare al Dio che ha fatto tutte le cose, che fa piovere e fa splendere il sole indistintamente anche sul campo dei malvagi. Riconoscere che le cose, i beni, non sono proprietà gelosa di chi li possiede, ma dono di un Padre buono che sta nei cieli, significa far riflettere sul nostro volto il volto di quel Dio. Vedete, talvolta ci nascondiamo dietro la presunzione di essere figli di Dio semplicemente in forza di un sacramento ricevuto. E invece Gesù ci spiega che il titolo di figli lo si guadagna sul campo uscendo dalla logica del “tu mi dai, io ti do” e sconfinando in quella della gratuità, cioè del fare le cose anche senza guadagnarci, pregando persino per chi ci rende la vita difficile.

5. Non so, ma ho la sensazione che la nostra vita personale e sociale forse è stata troppo, e troppo a lungo, contagiata dal criterio opaco del calcolo e dell’interesse. Non sarà anche questo all’origine del fenomeno di una società triste, poco beata, perché attorcigliata su se stessa? Non sarà che la radice di tanti nostri mali sta proprio nel non aver fatto di tutto per essere perfetti come il Padre che sta nei cieli...



𝐋𝐀 𝐒𝐄𝐓𝐓𝐈𝐌𝐀𝐍𝐀 𝐃𝐀𝐋 𝟕 𝐀𝐋 𝟏𝟓 𝐆𝐈𝐔𝐆𝐍𝐎 𝟐𝟎𝟐𝟔
07/06/2026

𝐋𝐀 𝐒𝐄𝐓𝐓𝐈𝐌𝐀𝐍𝐀 𝐃𝐀𝐋 𝟕 𝐀𝐋 𝟏𝟓 𝐆𝐈𝐔𝐆𝐍𝐎 𝟐𝟎𝟐𝟔

𝐈𝐈 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐏𝐞𝐧𝐭𝐞𝐜𝐨𝐬𝐭𝐞𝟕 𝐆𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔𝐎𝐫𝐚𝐫𝐢 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐌𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐢𝐧 𝐬𝐚𝐧 𝐏𝐢𝐨 𝐕:- 𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟔 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝟏𝟖.𝟑𝟎𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟕 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨: 𝐨...
06/06/2026

𝐈𝐈 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐏𝐞𝐧𝐭𝐞𝐜𝐨𝐬𝐭𝐞
𝟕 𝐆𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔

𝐎𝐫𝐚𝐫𝐢 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐌𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐢𝐧 𝐬𝐚𝐧 𝐏𝐢𝐨 𝐕:
- 𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟔 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝟏𝟖.𝟑𝟎
𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟕 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨: 𝐨𝐫𝐞 𝟖.𝟎𝟎, 𝟏𝟎.𝟎𝟎, 𝟏𝟏.𝟑𝟎 𝐞 𝟏𝟖.𝟎𝟎
𝐎𝐫𝐚𝐫𝐢 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐌𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐢𝐧 𝐬𝐚𝐧𝐭'𝐄𝐮𝐠𝐞𝐧𝐢𝐨
- 𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟔 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝟏𝟕.𝟑𝟎
- 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟕 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟏.𝟎𝟎

𝐅𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐞𝐬𝐬𝐚

ALL’INGRESSO
Quanto sono grandi, Signore, le tue opere!
Tutto hai fatto con sapienza,
la terra è piena delle tue creature.
Benedici il Signore, anima mia,
Signore, mio Dio, quanto sei grande!

ALL’INIZIO DELL’ASSEMBLEA LITURGICA
O Dio, che rendi la Chiesa madre sempre feconda di nuovi figli, aiutala a crescere con la tua grazia nella professione di una fede limpida, nel coraggio di respingere il male, nell’onore di servirti con viva dedizione, sicura della tua protezione perenne.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

LETTURA Sir 17, 1-4. 6-11b. 12-14
Lettura del libro del Siracide

Il Signore creò l’uomo dalla terra e ad essa di nuovo lo fece tornare. Egli assegnò loro giorni contati e un tempo definito, dando loro potere su quanto essa contiene. Li rivestì di una forza pari alla sua e a sua immagine li formò. In ogni vivente infuse il timore dell’uomo, perché dominasse sulle bestie e sugli uccelli. Discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore diede loro per pensare. Li riempì di scienza e d’intelligenza e mostrò loro sia il bene che il male. Pose il timore di sé nei loro cuori, per mostrare loro la grandezza delle sue opere, e permise loro di gloriarsi nei secoli delle sue meraviglie. Loderanno il suo santo nome per narrare la grandezza delle sue opere. Pose davanti a loro la scienza e diede loro in eredità la legge della vita. Stabilì con loro un’alleanza eterna e fece loro conoscere i suoi decreti. I loro occhi videro la grandezza della sua gloria, i loro orecchi sentirono la sua voce maestosa. Disse loro: «Guardatevi da ogni ingiustizia!» e a ciascuno ordinò di prendersi cura del prossimo.

SALMO Sal 103 (104)

Benedici il Signore, anima mia!

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto,
tu che distendi i cieli come una tenda,
costruisci sulle acque le tue alte dimore. R

Egli fondò la terra sulle sue basi:
non potrà mai vacillare.
Tu l’hai coperta con l’oceano come una veste;
al di sopra dei monti stavano le acque.
Hai fissato loro un confine da non oltrepassare,
perché non tornino a coprire la terra. R

Tu mandi nelle valli acque sorgive
perché scorrano tra i monti.
Tu fai crescere l’erba per il bestiame
e le piante che l’uomo coltiva
per trarre cibo dalla terra. R

EPISTOLA Rm 1, 22-25. 28-32
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, mentre si dichiaravano sapienti, gli uomini sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa.

VANGELO Mt 5, 2. 43-48
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare e insegnava alle f***e dicendo: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

DOPO IL VANGELO
«Quando mostrerò la mia santità in voi
– dice il Signore –
vi radunerò tra le genti
e vi darò un cuore nuovo».

A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA
O Dio, Padre nostro, che ci vedi tra le insidie del mondo e sai che la nostra fragilità non può reggere a lungo, donaci la salute fisica e la serenità dello spirito, e, se per le nostre colpe qualche male ci affligge, aiutaci a sopportarlo.
Per Cristo nostro Signore. Amen

SUI DONI
O Dio, eterno e santo, che hai superato la varietà e l’esteriorità degli antichi riti nella perfezione dell’unico sacrificio redentore, accogli l’offerta della tua famiglia come hai gradito un tempo i doni di Abele, e per la tua azione santificante fa’ che ritorni a nostra salvezza quanto presentiamo a gloria del tuo nome.
Per Cristo nostro Signore. Amen

PREFAZIO
È veramente cosa buona e giusta renderti grazie e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode, Dio onnipotente ed eterno. Tu hai creato il mondo nella varietà dei suoi elementi, hai disposto l’avvicendarsi dei tempi e delle stagioni e all’uomo, fatto a tua immagine, hai affidato le meraviglie dell’universo perché, fedele interprete dei tuoi disegni, esercitasse il dominio su ogni creatura e nelle tue opere glorificasse te, creatore e Padre, per Cristo Signore nostro. In lui il cielo e la terra, gli angeli e i santi cantano con voce unanime la tua gloria: Santo…

ALLO SPEZZARE DEL PANE
Quanto è grande, Signore Dio nostro,
il tuo nome su tutta la terra!

ALLA COMUNIONE
«Chi mangia la mia Carne
e beve il mio Sangue
rimane in me e io in lui» – dice il Signore –.

DOPO LA COMUNIONE
Il pane celeste di cui ci siamo nutriti a questo altare ci liberi, o Dio, da ogni male che insidia il nostro cuore e la nostra vita; e nessuna avversità riesca più a dominarci ora che siamo stati rinvigoriti dai tuoi divini misteri.
Per Cristo nostro Signore. Amen

𝐎𝐌𝐄𝐋𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐃𝐎𝐍 𝐑𝐎𝐁𝐄𝐑𝐓𝐎 𝐃𝐀𝐕𝐀𝐍𝐙𝐎𝐂𝐎𝐑𝐏𝐔𝐒 𝐃𝐎𝐌𝐈𝐍𝐈 1. L’origine di questa festa risiede in un episodio miracoloso di epoca medie...
05/06/2026

𝐎𝐌𝐄𝐋𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐃𝐎𝐍 𝐑𝐎𝐁𝐄𝐑𝐓𝐎 𝐃𝐀𝐕𝐀𝐍𝐙𝐎
𝐂𝐎𝐑𝐏𝐔𝐒 𝐃𝐎𝐌𝐈𝐍𝐈

1. L’origine di questa festa risiede in un episodio miracoloso di epoca medievale che vide sgorgare gocce di sangue da un’ostia spezzata ...
Ma questa festa ha diritto di cittadinanza a prescindere da questo o da altri miracoli
Cosa c’è di più miracoloso di un Dio che non si accontenta di abbandonare il suo castello incantato ... e che poi, prima di morire su una croce, si lascia mangiare, spezzare, consumare, maneggiare, ... da noi miseri esseri umani?

In fondo, dietro all’incarnazione, al sacrificio della croce, all’eucaristia, c’è la medesima logica, lo stesso filo conduttore: quello di un amore incondizionato che non si ferma davanti a nulla, neppure alla morte, neppure allo scandalo di inventare una presenza in un po’ di farina impastata con l’acqua.

L’eucaristia non ha bisogno di miracoli ulteriori per provocare il nostro stupore e la nostra meraviglia che, se si incontrano con un cuore aperto, portano alla fede.

2. A partire dalle letture ascoltate vorrei proporvi alcuni motivi di riflessione.

Il primo lo ricavo dalla splendida pagina del Deuteronomio, un libro che raccoglie le ultime omelie di Mosè al popolo prima di andarsene. Da saggio educatore lascia quasi come un testamento un verbo: “ricordati, non dimenticare”. A quegli uomini dal volto bruciato dal sole del deserto, luogo di serpenti velenosi, Mosè ricorda che il Dio che avevano conosciuto sapeva bene quali fossero le loro necessità. Aveva fatto sgorgare acqua dalla roccia, aveva dato loro la manna dal cielo. Ma voleva che ricordassero che ciò che ti fa vivere veramente non è solo ciò che ti riempie la pancia o il conto in banca, bensì “quanto esce dalla bocca di Dio”. Questo va cercato, dal momento che non si può vivere senza sapere perchè si vive, per chi si vive.
Capite allora il valore insostituibile della eucaristia domenicale: non certo timbrare un cartellino per accontentare il Padre Eterno. Ma ricordare le parole uscite dalla bocca di Dio per poter vivere bene, una vita bella, per noi e per quanti amiamo.

È per questo che spesso nell’eucaristia ritorna il verbo “ricordare”. La stessa preghiera dei fedeli è un chiedere al Signore che si ricordi delle varie categorie degli uomini, specie i sofferenti, i lontani, gli ultimi, i defunti.
Forse vale la pena di precisare che dire al Signore “ricòrdati” è tutt’altro che un liberarsi la coscienza, uno sgravarsi di responsabilità. È piuttosto dire “davanti a te, noi ci ricordiamo di ...”. L’eucaristia diventa rinnovata assunzione di responsabilità da parte nostra nei confronti di ogni fratello e di ogni sorella.

3. Eppure, dopo 2000 anni di cristianesimo e milioni di messe, noi cristiani ancora non riusciamo ad essere convincenti della straordinarietà di questo dono. Perchè le nostre celebrazioni stentano ad apparire come un banchetto e ciò che consacriamo un pane spezzato fra tutti? Come mai continuiamo a dare l’idea che ve**re a messa è assolvere ad un precetto, ad un dovere noioso? Come mai molti di noi – magari i più anziani – siamo stati educati ad una scrupolosità infinita per cui finiamo di pensare che a non andare a messa quando si è ammalati si fa comunque peccato?
Eppure, Gesù, prima che dare dei comandamenti, aveva scelto dei banchetti per raccontare la buona notizia del vangelo. Specie quello della sua ultima cena, quando in quel pane che spezzava e in quel calice che faceva passare tra i suoi metteva tutto sé stesso, quello che aveva sognato, quello che aveva insegnato, un ultimo gesto come un riassunto di tutta una vita, testamento per i nostri giorni.

In quel pane spezzato e in quel vino distribuito ricordava una regola, la sua, alternativa a quella del mondo che ci porta a vivere la vita preoccupati solo di noi stessi.

4. Bellissime e impegnative le parole di Paolo ai cristiani di Corinto: “Il pane che noi spezziamo non è forse comunione col corpo di Cristo? Poichè vi è un solo pane, noi siamo, benchè molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane”. Cibarsi di questo unico pane significa sentirsi responsabili gli uni degli altri. A questo ci educa il pane dell’Eucaristia, a sentirci partecipi del bene comune, a sentirci responsabili del bene di tutti, a costruire sulla terra, là dove siamo, spazi di fraternità, di partecipazione, di condivisione. Se così non fosse in qualche modo avremmo tradito l’eucaristia, avremmo dato a chi non frequenta le nostre celebrazioni, un motivo in più per pensare che l’eucaristia è un gesto fuori della vita.
Ci aiuti il Signore a renderla segno, brace che arde. Per tutti.



𝐋𝐞 𝐦𝐚𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐢𝐧𝐨𝐈𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐦𝐚𝐫𝐭𝐞𝐝𝐢' 𝟔 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟓 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟖.𝐕𝐢 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨!!
02/06/2026

𝐋𝐞 𝐦𝐚𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐢𝐧𝐨

𝐈𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐦𝐚𝐫𝐭𝐞𝐝𝐢' 𝟔 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟓 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟖.
𝐕𝐢 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨!!

31/05/2026

𝐎𝐌𝐄𝐋𝐈𝐀 𝐃𝐎𝐍 𝐑𝐎𝐁𝐄𝐑𝐓𝐎 𝐃𝐀𝐕𝐀𝐍𝐙𝐎 - 𝐒𝐀𝐍𝐓𝐈𝐒𝐒𝐈𝐌𝐀 𝐓𝐑𝐈𝐍𝐈𝐓𝐀' - 𝟑𝟏 𝐌𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎 𝟐𝟎𝟐𝟔

𝐎𝐌𝐄𝐋𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐃𝐎𝐍 𝐑𝐎𝐁𝐄𝐑𝐓𝐎 𝐃𝐀𝐕𝐀𝐍𝐙𝐎𝐒𝐀𝐍𝐓𝐈𝐒𝐒𝐈𝐌𝐀 𝐓𝐑𝐈𝐍𝐈𝐓𝐀' - 𝟑𝟏 𝐌𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎 𝟐𝟎𝟐𝟔1. Dopo la festa di Pentecoste inizia il tempo della Ch...
31/05/2026

𝐎𝐌𝐄𝐋𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐃𝐎𝐍 𝐑𝐎𝐁𝐄𝐑𝐓𝐎 𝐃𝐀𝐕𝐀𝐍𝐙𝐎
𝐒𝐀𝐍𝐓𝐈𝐒𝐒𝐈𝐌𝐀 𝐓𝐑𝐈𝐍𝐈𝐓𝐀' - 𝟑𝟏 𝐌𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎 𝟐𝟎𝟐𝟔

1. Dopo la festa di Pentecoste inizia il tempo della Chiesa, quel tempo che la liturgia chiamava “ordinario”, quasi che si tratti di un tempo in cui non accade niente di speciale. E invece capite tutti che per certi versi questo diventa il tempo decisivo, quello nel quale verificare se il lungo itinerario dall’Avvento fino alla Pentecoste, passando per il Natale e la Pasqua, è riuscito a lasciare un segno in noi, una luce, una passione.

A mo’ di passaggio, di ponte, di sosta tra la Pentecoste e il tempo ordinario ci sta la festa della Trinità. Quasi per chiederci che cosa è rimasto di quanto abbiamo vissuto in questi mesi. Con quale volto di Dio, con quali pensieri su di lui e su di noi, sulla terra, sulla storia rientri nella vita. Che cosa porti con te.
E vorrei anche dire che questa riflessione non ci paia troppo teorica. In questa stagione multireligiosa e multiculturale è importante evitare due rischi che di tanto in tanto affiorano.
- Quello che di fronte alle tante diversità ci fa chiudere, arroccare su quella che chiamiamo talvolta a sproposito “la nostra identità”. Chi è diverso ci spaventa e allora reagiamo rifiutando l’incontro e il dialogo. L’identità...
- Ma non è infrequente cadere nell’altro eccesso. Quello che ti porta a pensare con una buona dose di superficialità che in fondo Dio è lo stesso, che lo chiamiamo in modi diversi, dunque vogliamoci bene...
Il ragionamento è diverso ma alla base c’è la stessa ignoranza e la stessa paura: non sappiamo bene chi sia il Dio nel quale diciamo di credere e in compenso chi è diverso da noi ci inquieta e ci spaventa.

2. Ecco allora perchè è preziosa questa domenica di sosta che ci fa porre lo sguardo sul Dio cristiano che abbiamo imparato a chiamare con il nome di Trinità. Nome freddo, che non ci scalda il cuore più di tanto. Ma che vuole ricordare anzitutto che per i cristiani parlare di Dio significa parlare di comunità e di comunione. Trinità è superamento dell’uno chiuso in se stesso. Il nostro è un Dio aperto, interessato a quanto accade fuori di lui, appassionato, coinvolto.
Lo chiamiamo Padre, Figlio e Spirito Santo per dire che quel Dio nel quale crediamo non esiste per conto suo e basta. Esiste per noi, in relazione a noi, all’uomo, al mondo. E allora provo ad abbinare a questi tre nomi, a queste tre Persone, una parola, una caratteristica che dice qualcosa di loro, ma che guida anche la nostra vita.

3. Cominciamo col 𝐏𝐚𝐝𝐫𝐞. Se dovessi trovare un termine per precisare qualcosa del suo mistero direi “compassione”. È così che appare nell’episodio del libro dell’Esodo appena ascoltato. Un Dio che si presenta come quello che “ha osservato la miseria del popolo, ha udito il suo grido, conosce le sue sofferenze”. Per questo un Dio che decide di “scendere per liberare”. Un antico testo ebraico di meditazione su questa pagina dice: “Il santo – Benedetto sia – disse a Mosè: Non senti che io sono nel dolore? Guarda da che luogo parlo, dalle spine. Se così si potesse dire, io condivido il dolore di Israele”. Dunque, un Dio nelle spine, nelle angustie del suo popolo.

4. Il 𝐅𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 è la seconda Persona di questo Dio-comunità. Il Figlio noi l’abbiamo visto, udito, toccato in Gesù di Nazaret. E allora la parola più adatta che mi sento di abbinare è “condivisione”. Gesù, il Figlio, non ha mantenuto la distanza dall’uomo. Si è fatto uno di noi, ha sperimentato tutte le nostre miserie, fino alla tomba. Si è messo in coda coi peccatori per essere battezzato ed è morto in mezzo a due delinquenti. È stato tentato come noi, in tutto ciò che noi siamo tentati. Grazie al Figlio Gesù, Dio ora sa che cosa significhi essere uomini e lo sa da uomo, c’è passato, ha condiviso, ha rotto ogni separazione, ogni barriera.

5. Poi c’è lo 𝐒𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨. Ne abbiamo parlato la scorsa settimana con la festa di Pentecoste. Se in quella festa la parola che avrei abbinato è “diversità”, oggi, dopo aver ascoltato il brano della lettera ai Romani di san Paolo, direi “figli”. “Non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura ... ma uno spirito che rende figli”. Lo Spirito viene mandato perchè gli uomini diventino “figli” di uno stesso Padre, sentano di fare parte della sua famiglia, avvertano che il modo più bello per ringraziare il Padre per i suoi doni è quello di vivere da fratelli.

6. E allora sì che cambia, che dovrebbe cambiare la nostra vita: non più schiavi pieni di paura, ma figli pieni di confidenza e di amore. Credere in un Dio così ci rende liberi da un’idea tirannica di Dio: siamo suoi figli. E se siamo suoi figli, membri della sua famiglia, diventiamo ogni giorno un po’ come lui, spinti da passione di amore, capaci di osservare, udire, provare compassione nei confronti dei nostri fratelli uomini. Disponibili a scendere, a liberare, a sollevare.



Indirizzo

Via Lattanzio, 60
Milan
20137

Orario di apertura

Lunedì 07:30 - 19:00
Martedì 07:30 - 19:00
Mercoledì 07:30 - 19:00
Giovedì 07:30 - 19:00
Venerdì 07:30 - 19:00
Sabato 07:30 - 19:00
Domenica 07:30 - 19:00

Telefono

+390255194340

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