14/06/2026
Nei giorni in cui Milano apre l'estate dei suoi oratori, un episodio di quartiere è diventato un caso politico nazionale. All'oratorio Parrocchia San Giovanni Bosco a Baggio, l'amico Don Giovanni Salatino ha consentito ad alcuni bambini, bambine e animatori di fede musulmana di avere un loro momento di preghiera. Una scelta nata dalla vita concreta di una periferia multiculturale.
Quante volte con don Giovanni abbiamo parlato di educazione e fede, trovandoci impegnati insieme in tante periferie milanesi e a Sarajevo, dove entrambi abbiamo sperimentato le frontiere della costruzione del dialogo, dell'educazione alla pace e alla convivialità delle differenze!
Leggo polemiche strumentali, qualcuno paventa derive allarmanti, oratori islamizzati, identità tradita.
L'Arcivescovo Delpini sa meglio di tutti che non si tratta di improvvisazione: fu proprio lui a indire il Sinodo "La Chiesa delle genti", e le linee guida diocesane indicano gli oratori come luoghi «cristiani e accoglienti anche per i non cristiani, come lo sono stati da sempre»
Fom
È lo stesso spirito con cui monsignor Como indica per il 2026 fraternità, attenzione per chi è ai margini, santità come qualcosa di concreto e quotidiano. Identità e apertura non sono opposti: si sostengono a vicenda.
Non penso proprio sia casuale che l'oratorio 2026 si ispiri a Francesco d'Assisi: fu lui a incontrare il Sultano, con il rispetto e la testimonianza della propria fede. Quell'incontro — il primo storicamente documentato di dialogo pacifico tra cristiani e musulmani — è diventato un modello richiamato da Giovanni Paolo II ad Assisi e da Papa Francesco ad Abu Dhabi.
Chi oggi grida all'invasione di fronte a un ragazzo musulmano che prega in un cortile parrocchiale farebbe bene a ricordarlo.
Gli oratori sono luoghi di inclusione da che son nati: con i figli dei contadini, dei migranti del Sud Italia, e oggi con i figli delle famiglie di nuova cittadinanza.
Guardo con grande rispetto a una Chiesa determinata a non rinunciare alla propria vocazione evangelica e alla propria missione.
E che ci ricorda che cresce se ciascuno può crescere insieme agli altri.
📷 archivio chiesadimilano