Arciconfraternita dell' Immacolata - Mesoraca.

Arciconfraternita dell' Immacolata - Mesoraca. Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Arciconfraternita dell' Immacolata - Mesoraca., Organizzazione religiosa, Chiesa della SS. ma Immacolata, Via Isabella Caracciolo, 7, Mesoraca.

L' Arciconfraternita della Santissima Vergine Immacolata è una congregazione laica che opera al servizio della Santa Chiesa e della collettività, promuove iniziative caritatevoli e di salvaguardia delle antiche tradizioni religiose. L' Arcionfraternita dell’ Immacolata Concezione venne istituita ufficialmente il 14 Giugno 1781 (con Regio Decreto del Re Ferdinando IV di Borbone) da Matteo De Grazi

a il quale fu eletto primo Priore. Già nel 1735 esisteva una Congregazione religiosa sotto il titolo dell’ Immacolata Concezione con alcuni confratelli che richiedevano l’ edificazione di una chiesa, quella attuale, dedicata al culto della Madonna Immacolata.

Buon 10° anniversario di ordinazione Don Francesco Marrazzo . La Santissima Immacolata ti custodisca sempre sotto il suo...
11/06/2026

Buon 10° anniversario di ordinazione Don Francesco Marrazzo . La Santissima Immacolata ti custodisca sempre sotto il suo manto , per la gloria di Gesù Cristo che ti ha chiamato a servire.

11/06/2026

Giovedì 11 Giugno
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+ Dal Vangelo secondo Matteo 10,7-13
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi”.
Parola del Signore.

OMELIA
“Predicate che il Regno di Dio è vicino”. Gli Apostoli, oggi è la volta di Barnaba, fedele collaboratore di Paolo, adempiono la loro missione, guidati e sorretti dallo Spirito Santo. Il loro compito è quello di dare al mondo un annuncio di salvezza che hanno ricevuto a loro volta e che, se accolto, sortirà effetti prodigiosi nella vita degli uomini: gli infermi, i malati di lebbra sono guariti, i morti risuscitano, i demoni sono allontanati. Sono in sintesi enunciati gli effetti della grazia divina, che fa di ogni uomo una creatura nuova. E’ necessario che tale annuncio sia dato nell’assoluta gratuità, sia perché è dono di Dio e non degli uomini, sia perché risulti che sgorga dall’amore e non possa essere in nessun modo barattato con il denaro. L’operaio deve andare sgombro di ogni umana sicurezza perché egli deve riporre la sua fiducia solo in Colui che lo ha inviato. Non può fare affidamento neanche sulla certezza che quanto egli predica sia effettivamente accolto. Anzi, l’apostolo sa bene che andrà incontro all’odio e alle persecuzioni. La storia della Chiesa è ricca di esempi di annunciatori eroici e di martiri in una catena ininterrotta fino ai nostri giorni. Ogni cristiano, per vocazione, deve diventare un fedele testimone di Cristo e ciò anche quando il mondo ci ostacola e ci contraddice. Forse proprio allora siamo particolarmente amati e sostenuti dalla grazia. (Padri Silvestrini)

10/06/2026

Mercoledì 10 Giugno
19:30 Santo Rosario.
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+ Dal Vangelo secondo Matteo 5,17-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Parola del Signore.

OMELIA

“Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento”. San Paolo in una delle sue lettere aggiunge: “compimento della legge è l’amore”. Poi, per farci meglio comprendere come sia avvenuto il compimento lo stesso apostolo afferma: “la legge dello Spirito, che dá vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito”. È evidente l’alternativa: o camminare secondo la carne o lasciarsi guidare dallo Spirito. È la via nuova tracciata da Cristo, che incarnandosi in Maria per opera dello Spirito Santo, ha assunto ed elevato la nostra natura umana, imprimendo in essa il sigillo della divinità. La legge calata nella carnalità dell’uomo era solo causa di peccato e ne definiva l’entità. Ora santificati in Cristo, irrorati dallo Spirito, siamo capaci di comprendere la legge non più come capestro che schiavizza, ma come luce e lampada ai nostri passi. Solo nell’Amore siamo capaci di convincerci che quanto il buon Dio ci comanda è la cosa migliore che si possa pensare per noi. Ecco perché Gesù, pur rinnovando la legge, facendola diventare il comandamento nuovo, asserisce: “In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto”. Egli stesso, nella sua persona, nella sua missione, nella sua morte e risurrezione, sarà il compimento della legge. Lo dichiarerà esplicitamente dall’alto della croce, prime di esalare l’ultimo respiro: “Tutto è compiuto”. In quel compiuto Egli ha poi inserito tutti noi, la sua Chiesa, sparsa nel mondo, dandoci il mandato di amare Dio con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra mente e con tutte le nostre forze e il nostro prossimo come noi stessi. Così la legge, che all’inizio era solo causa di morte spirituale, non viene abolita, ma completata nell’amore a Dio e al prossimo e diventa così strumento di santificazione e via di salvezza. (Padri Silvestrini)

09/06/2026

Martedì 9 Giugno
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+ Dal Vangelo secondo Matteo 5,13-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Parola del Signore.

OMELIA
I sapori e la luminosità della vita dipendono dalla ricchezza o dalla povertà dei nostri ideali e delle nostre azioni. Capita di frequente di sperimentare in prima persona o di sentir parlare di una vita insipida, di un cammino al buio, di disorientamenti e di smarrimenti. Gesù cala la missione dei suoi discepoli in questa difficile situazione umana e affida loro il compito di essere sale e luce del mondo. La testimonianza della fede nei valori umani e trascendenti, la gioiosa scoperta della Verità, che s’identifica con la conoscenza del Cristo e del suo vangelo, l’orientamento sicuro verso una meta finale possono far riscoprire all’uomo le realtà e i valori essenziali della vita e far recuperare quell’interiore libertà che è già inizio di salvezza. Tutto ciò non può avvenire con un semplice annuncio verbale. Occorre che ci sia la forza dell’esempio e uno stile di vita informato sul Vangelo. E’ così che il cristiano diventa sale e luce, è così che la Chiesa adempie concretamente la sua missione salvifica, che è opera di Cristo, ma che affidata ai suoi seguaci. (Padri Silvestrini)

08/06/2026

Lunedì 8 Giugno
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+ Dal Vangelo secondo Matteo 5,1-12a

In quel tempo, vedendo le f***e, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi”.
Parola del Signore.

OMELIA

Essere “beati”, felici di una felicità piena e duratura è la naturale aspirazione dell’uomo, già durante la sua esperienza terrena. Fu illuso da satana quando con la disobbedienza ebbe a credere di poter diventare come Dio. Si illude ancora quando ritiene di poter ottenere piacere e gioia andando contro la volontà divina realizzando progetti propri. Rischia ancora le più amare delusioni quando spera di poter conseguire la piena beatitudine in questo mondo. Ecco perché Gesù oggi ci proietta verso una dimensione ultraterrena, verso la méta ultima e finale, verso il Regno a cui siamo chiamati dalla bontà del Signore. La vita nel tempo ci occorre per allenare il nostro spirito ai valori autentici che Cristo ci propone. Le beatitudini, accolte nella fede, ci risuonano nel cuore come la via sicura per raggiungere la patria celeste. I poveri in spirito, gli afflitti, i miti sono coloro che nella semplicità e nella purezza della vita sanno accogliere e gustare i veri beni di Dio, ponendoli al disopra di ogni altra aspirazione. Essi anelano alla giustizia e la testimoniano con la vita. Sperimentano la misericordia divina nella gratuità e allo stesso modo la donano ai fratelli, diventano così operatori di pace. Sono puri nel cuore e l’occhio della loro anima è aperto alla visione di Dio che inibita e dimora in essi. Anche se perseguitati, anzi, proprio perché perseguitati, hanno la certezza di essere accolti con Cristo nel suo regno di amore e di pace. L’immedesimazione con Cristo, martire e vittima di espiazione per noi, li riempie del migliore gaudio nelle certezza di poter essere partecipi della sua stessa gloria. Vengono così descritte le sublimi virtù dei santi e dei martiri della chiesa, vengono enumerati i migliori ideali di cui Cristo ha adornato la sua sposa, ci viene indicata la via aurea alla santità e i percorsi del regno. Il nostro mondo fa molta fatica a comprendere le beatitudini del Vangelo, risuonano perfino assurdi rispetto ai canoni di cui l’uomo si è dotato. Se provassimo a scrivere le beatitudini del mondo di oggi ci troveremo a invertire letteralmente quelle proclamate da Cristo e ciò nonostante che appaia evidente che, mentre quelle evangeliche conducono davvero alla pienezza della gioia, quelle del mondo inesorabilmente deludono e ingannano. Entrano in gioco il tempo e l’eternità, il tutto e subito e l’attesa nella fede di un mondo diverso e migliore; s’intrecciano ancora la visione umana della gioia e la proposta divina della felicità senza fine e ancora il calcolo umano e la visione dei valori visti con l’occhio della fede. Fin quando restiamo proni sulla terra e non alziamo gli occhi verso l’alto ogni nostra ricerca di benessere e di gioia è purtroppo destinata a naufragare sul nascere. È triste poi costatare che l’ansia non si smorza e le brame crescono a dismisura e la morsa dell’angoscia ci opprime e tutto ciò mentre Cristo seguita a ripeterci la via del vero bene. (Padri Silvestrini)

Domenica 7 Giugno Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.Preghiamo per tutti coloro che riceveranno il sacram...
07/06/2026

Domenica 7 Giugno
Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.
Preghiamo per tutti coloro che riceveranno il sacramento della Comunione questa mattina.
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17:30 Santa Messa all' Annunziata e a seguire processione fino alla chiesa del Ritiro.
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+ Dal Vangelo secondo Giovanni 6,51-58

In quel tempo, Gesù disse alle f***e dei Giudei: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Gesù disse loro: “In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.

Parola del Signore.

OMELIA

Oggi festeggiamo il sacramento dell’Eucaristia che il Signore ci ha lasciato come segno della sua presenza, della sua realtà corporale, del suo sacrificio sulla croce e della vita eterna di cui ci ha reso partecipi. Gesù ce ne parla in termini di corpo e di cibo. La realtà del dono del Padre alla nostra umanità si esprime, dall’inizio alla fine, sotto forma di corpo. Si tratta dapprima della realtà carnale del corpo fatto di carne e sangue, che soffre e muore sulla croce. È questo corpo ferito che risorge e che Gesù dà da vedere e da toccare agli apostoli. Ma Gesù non si ferma qui. Suo corpo è anche la Chiesa (Col 1,18), corpo mistico di cui Cristo è la testa. Ed è infine questo corpo sacramentale che nutre coloro che lo mangiano: “Prendete e mangiate: questo è il mio corpo!” (Mt 26,26). Già i primi cristiani paragonarono il corpo spezzato di Cristo al grano, macinato in farina per diventare pane, dopo essere stato mischiato all’acqua della vita e passato nel fuoco dello Spirito. Questo pane spirituale, fatto dal grano del campo che è Gesù (Gv 15,1), divenendo, come il vino dell’Eucaristia, nostro cibo, nutre in noi la vita divina, che è vita eterna. E Gesù, ancora una volta, afferma: “Io sono”. Qui dice: “Io sono il pane”. Gesù costituisce il solo nutrimento che possa dare la vita divina. Chi non mangia di questo pane non avrà la vita in lui (Gv 6,53). Ecco perché noi celebriamo oggi la realtà umana e divina del Verbo fatto carne e anche quella del corpo risorto; ed ecco perché ci dà davvero quanto promesso. Attraverso lui, siamo concretamente in comunione con il nostro Dio. Bisogna essere presenti alla sua presenza reale.

Sabato 6 Giugno 17:30 Santo Rosario 18:00 Santa Messa. -----------------------------------------------------------------...
06/06/2026

Sabato 6 Giugno
17:30 Santo Rosario
18:00 Santa Messa.
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+ Dal Vangelo secondo Marco 12,38-44

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Parola del Signore.

OMELIA

Gli scribi erano i dottori della legge (Torah) e i maestri di scuola. Dovevano dare l’esempio, cioè dovevano mettere in pratica il loro insegnamento così sapientemente impartito. Questo non succedeva. Ma chi osava rimproverarli? Bisognava essere più potenti di loro e, soprattutto, più “perfetti” di loro. Gesù lo fa, a nome di tutti coloro che non hanno il diritto di parola, di coloro che devono rispettare la legge e che non possono esprimersi se non per adulare e lodare i loro capi, mentre questi stessi capi sono molto spesso lontani dall’essere maestri da prendere come esempio. Nel cuore di ognuno di noi sonnecchia uno scriba. Ma nel cuore di ognuno di noi sonnecchia anche un Gesù. Permettiamogli allora di convertire lo scriba che è in noi, affinché, essendo il nostro cuore abitato solo dal suo Spirito, il nostro sforzo di rendere il mondo conforme alla volontà di Gesù diventi operante e credibile. La volontà di Gesù corrisponde alle nostre aspirazioni più intime, poiché, come dice Tertulliano, il nostro cuore è per natura cristiano. Alla domanda: “Cosa fare per rendere migliore il nostro mondo?”, un saggio tedesco di settant’anni rispondeva: “A vent’anni ero convinto di poter cambiare radicalmente il mondo e, per dieci anni, rimasi affiliato ad una organizzazione internazionale. A trent’anni, poiché l’esperienza mi obbligava ad un maggiore realismo, la mia ambizione era quella di cambiare l’Europa. A quarant’anni le mie illusioni, ridotte drasticamente, si focalizzarono sulla sola Germania. A cinquant’anni, mi accontentai modestamente di cercare di cambiare una provincia. A sessant’anni non oltrepassavo più i limiti di una città. A settant’anni capii infine che dovevo cominciare col cambiare me stesso. Fatto ciò, cambiai il mio vicino, il quale cambiò il suo vicino…”. “Un’anima che si eleva, innalza il mondo intero”, afferma santa Teresa. Sfortunatamente, è vero anche il contrario, e cioè che un’anima che cade, abbassa tutto il mondo.

Avviso per Domenica 7 Giugno:ore  17:30 Santa Messa presso la chiesa della Santissima Annunziata e a seguire processione...
05/06/2026

Avviso per Domenica 7 Giugno:
ore 17:30 Santa Messa presso la chiesa della Santissima Annunziata e a seguire processione fino alla chiesa del Ritiro con soste intermedie agli altari per la pubblica ostensione e adorazione del Santissimo Sacramento.
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«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51).

Nel 1264, Papa Urbano IV istituì la solennità del Corpus Domini a seguito di due eventi storici rilevanti. In precedenza, egli era stato vescovo della diocesi di Liegi, dove si era affermata la consuetudine di celebrare una ricorrenza dedicata all’Eucaristia, finalizzata a contrastare le dottrine di Berengario di Tours, il quale sosteneva un’interpretazione simbolica, e non reale, della presenza eucaristica di Gesù. Inoltre, l’anno prima, si era verificato il cosiddetto «miracolo di Bolsena»: un sacerdote boemo, che nutriva dubbi sulla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, durante la frazione dell’ostia consacrata vide cadere alcune gocce di sangue sul corporale.

La solennità dell’Eucarestia viene propriamente celebrata il Giovedì Santo, giorno della sua istituzione. Il Corpus Domini non è però una ripetizione: può essere un’occasione significativa per riflettere sul valore di questo dono, che costituisce il culmine della vita cristiana. Tuttavia, la partecipazione frequente alla Messa e la comunione comportano il rischio di sviluppare un atteggiamento di familiarità nei confronti di Dio, un comportamento buono che però può condurre all’assuefazione, e l’assuefazione può divenire strumento di una resistenza invincibile che si fa forte delle molte esperienze passate. Per chi è ordinariamente attento alla voce del Signore, conservare la prontezza di ascolto e il calore del primo incontro.

Di qui una domanda: qual è il valore, il significato, l’importanza che io do all’eucaristia? Sono consapevole che la comunione è vero incontro con il corpo e sangue di Cristo? Alcuni religiosi, una volta la settimana, fanno il digiuno eucaristico, cioè non partecipano alla Messa e non ricevono l’Eucaristia, pur trascorrendo quel tempo in preghiera: è un’usanza raccomandabile? Oppure è un modo ingegnoso per dire che ci siamo abituati troppo alla celebrazione eucaristica?

Che cos’è allora l’Eucaristia? L’Eucaristia è il luogo dell’incontro con Dio e ci coinvolge in modo singolare, dandoci una consapevolezza che cresce, si approfondisce, si definisce nello svolgersi della propria vita. L’uomo che è chiamato a vivere nel mondo, a costruire e a realizzare la storia, nella celebrazione eucaristica ricorda a sé stesso che la costruzione del mondo e la salvezza degli uomini è nelle mani di Dio. Non sappiamo dove, non sappiamo quando, ma sappiamo «come» (cfr 1 Cor 11,24 e 25).

Nella notte in cui viene tradito, Gesù prende il pane, dice la preghiera di benedizione, lo spezza e lo dà ai suoi discepoli, dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi. Fate questo in memoria di me!». Allo stesso modo prende il calice e dice: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue. Fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me» (ivi, 23-25).

Quel pane spezzato e quel vino versato sono la vita del Signore donata per noi: il pane, infatti, è nutrimento per vivere e il sangue – per gli ebrei – è la vita. Il significato della vita e della missione del Signore quindi è uno «spezzarsi», un frantumarsi per noi… Dalla nascita alla vita nascosta di Nazareth, dalla vita pubblica all’annuncio evangelico, fino alla sua passione e resurrezione. Il senso della vita di Gesù consiste nel farsi dono, nell’amare, nell’essere vicino a tutti: ai piccoli, ai lebbrosi, ai bambini, alle donne, ai pubblicani, ai peccatori, alle pr******te, ai malati, ai paralitici, agli indemoniati, e perfino agli scribi, ai farisei, ai sacerdoti che tramano per ucciderlo. La sua vita consiste in un dono incessante e generoso fino alla fine, fino alla morte di croce, in obbedienza al Padre.

Il dono dell’eucarestia costituisce a sua volta una missione, perché quell’essere amati è vocazione, è appello ad impegnarsi per i fratelli, a donarsi insieme con il Signore Gesù. È attraverso la nostra solidarietà che passa in modo misterioso, ma reale, la salvezza del mondo, è la creazione di cieli nuovi e di terra nuova (Ap 21,1). Dio «ha bisogno» del nostro sì, delle nostre povere forze, della nostra storia. Dio «ha bisogno» del nostro pane e del nostro vino, doni poveri e di poco conto, che nell’eucarestia diventano corpo e sangue di Cristo, vita e salvezza per noi stessi e per il mondo.

05/06/2026

Nel 212° anniversario di fondazione dell' Arma dei Carabinieri giungano a tutti gli uomini e alle donne della Benemerita impegnati sul suolo italiano e all' estero i più fervidi auguri e ringraziamenti per la costante operazione di vigilanza in difesa della popolazione.
La Virgo Fidelis vi protegga sempre.
Carabinieri

05/06/2026

Venerdì 5 Giugno
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+ Dal Vangelo secondo Marco 12,35-37

In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo: “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi”. Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?». E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.

Parola del Signore.

OMELIA

Nella famiglia di Tobi con il ritorno del figlio Tobia e della moglie Sara torna a brillare il sole della gioia. Anna corre per prima incontro al figlio, poi anche il padre, incespicando… Dopo giorni di ansia comprensibile, a causa del viaggio sempre rischioso… finalmente ritorna il figlio già unito in matrimonio con Sara. Ha recuperato il danaro depositato, ma anche la medicina, il fiele del pesce, che, spalmato sugli occhi di Tobi, gli ridona la vista. Egli egli esclama commosso: Ti vedo, figlio mio, luce dei miei occhi”: Sgorga dal cuore e dalle sue labbra un inno di benedizione al Signore… In quel giorno fu una grande festa per tutti i Giudei di Ninive. Forse anche Anna avrà capito il proprio errore quando rinfacciava al marito le sue opere buone… Il bene fatto per amor del Signore non va mai perduto… Nel brano evangelico abbiamo un insegnamento dalle labbra stesse di Gesù nella interpretazione della Bibbia. La domanda è questa: Il Messia è figlio di David? Citando il salmo 109(110) Gesù dimostra che lo stesso David lo chiama Signore. Allora non può essere suo figlio. Gesù è il Messia, discendente, secondo la carne, da David, ma è anche figlio di Dio e in questo senso David profeticamente lo chiama Signore. Gesù ci introduce nel mistero della sua persona, vero uomo, figlio di Maria (discendente di Davide) ma anche vero Dio, seconda persona della Santissima Trinità e quindi Signore del cielo e della terra. (Padri Silvestrini)

Indirizzo

Chiesa Della SS. Ma Immacolata, Via Isabella Caracciolo, 7
Mesoraca
88838

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