01/09/2026
OMELIA DELLA XXIIª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
✳️ Dalla fiducia all’affidamento, dall’affidamento alla sequela
Nelle ultime domeniche il Vangelo ci ha fatto compiere un cammino.
Con la donna cananea abbiamo incontrato la fiducia: fidarsi di Gesù anche quando non comprendiamo tutto.
Domenica scorsa, con Pietro che proclama: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», siamo passati dalla fiducia all’affidamento: Gesù si fida di Pietro e gli affida le chiavi, una responsabilità, la Chiesa.
Oggi arriva il passaggio più difficile: dalla fiducia e dall’affidamento alla sequela. Perché fidarsi veramente significa accettare di seguire Gesù anche quando la strada che indica non coincide con quella che avremmo scelto noi.
Ed è qui che Pietro entra in crisi.
Proprio lui, che poco prima aveva confessato la sua fede, adesso prende Gesù in disparte e si mette a rimproverarlo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai».
Pietro vuole bene a Gesù, ma pensa di sapere quale strada sia migliore per Lui. È una tentazione sottile: non rifiutare Gesù, ma pretendere di correggerlo; non abbandonarlo, ma volergli indicare noi la strada.
E Gesù risponde duramente: «Va’ dietro a me, Satana! Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
“Va’ dietro a me”. È quello il posto del discepolo. Non davanti a Gesù per indicargli la strada, non al suo posto, ma dietro di Lui.
La prima lettura ci mostra che questo vale anche per la missione del profeta. Geremia soffre: «Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; ognuno si beffa di me». Vorrebbe perfino tacere, ma la Parola dentro di lui diventa «come un fuoco ardente».
Il profeta, infatti, non è chiamato a dire ciò che piace, ma ciò che Dio gli affida. Non può modificare la Parola per conservare il consenso.
E paradossalmente, qualche volta, non sono i lontani a fare più fatica ad accogliere la profezia, ma proprio i vicini: quelli che conoscono il profeta, gli vogliono bene, gli stanno accanto e proprio per questo pensano di potergli suggerire fin dove arrivare, cosa dire, cosa sarebbe meglio tacere.
San Paolo ci offre allora la chiave: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare». Il problema è proprio il modo di pensare.
Pietro ama Gesù, ma pensa ancora secondo gli uomini. Vorrebbe un Cristo senza croce, una missione senza sofferenza, una fedeltà senza prezzo.
È una tentazione che può riguardare anche noi: ci fidiamo finché le decisioni coincidono con le nostre; sosteniamo una missione finché non mette in discussione il nostro modo di pensare.
Ma Gesù è chiarissimo: «Se qualcuno vuole ve**re dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».
La croce non significa cercare la sofferenza. Significa accettare il prezzo della fedeltà: continuare ad amare quando non si è compresi, servire quando si viene criticati, annunciare quando sarebbe più comodo tacere, andare avanti quando perfino qualcuno dei più vicini vorrebbe indicarci una strada più facile.
Ecco allora il cammino di queste domeniche: fidarsi di Cristo, affidarsi a Cristo, andare dietro a Cristo.
E la domanda che oggi il Vangelo ci lascia è molto semplice: quando la strada del Vangelo, della Chiesa, della comunità non coincide con quello che penso io, sono ancora capace di fidarmi?
Oppure, come Pietro, prendo Gesù in disparte e provo a spiegargli io come dovrebbe fare?
Signore, non sempre comprendo la strada che mi indichi; non sempre è quella che avrei scelto. Ma mi fido di Te, mi affido a Te e scelgo di camminare dietro a Te.
Perché soltanto chi accetta di stare dietro al Signore può davvero seguirlo.