Parrocchia San Giuseppe - Borgata Costiera Mazara del Vallo

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La comunita parrocchiale di San Giuseppe nella Borgata Costiera di Mazara del Vallo sbarca sui social: è un modo immediato per far conoscere tutte le attività della comunità.

DOMENICA 13 SETTEMBRE 2026XXIVª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO"Perché il perdono non ignora il male, non mette la testa so...
09/09/2026

DOMENICA 13 SETTEMBRE 2026
XXIVª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

"Perché il perdono non ignora il male, non mette la testa sotto la sabbia davanti al peccato, ma pur vedendo accompagna, pur ferito abbraccia, pur stanco risolleva".

✳️ XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A➡️ Il fratello è qualcuno che Dio mi affidaCarissimi,nelle ultime domenich...
06/09/2026

✳️ XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
➡️ Il fratello è qualcuno che Dio mi affida

Carissimi,
nelle ultime domeniche la Parola ci sta facendo percorrere un cammino preciso.

Siamo partiti dalla fiducia: la donna cananea continua a fidarsi di Gesù anche quando sembra non essere ascoltata.

Poi siamo passati all’affidamento: Pietro confessa «Tu sei il Cristo» e Gesù gli affida la sua Chiesa.

Domenica scorsa abbiamo compreso che fidarsi e affidarsi significa anche accettare di andare dietro a Gesù, senza pretendere di indicargli noi la strada: «Va’ dietro a me, Satana! Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Oggi il Signore ci conduce ancora un passo avanti: fiducia, affidamento e sequela diventano responsabilità dell’altro.

Dio dice al profeta Ezechiele: «Ti ho posto come sentinella».
La sentinella non guarda soltanto se stessa. Veglia perché sa che anche la vita degli altri, in qualche modo, le è stata affidata.

E Gesù traduce tutto questo in un’indicazione molto concreta: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo».

Notiamo bene: va’ da lui. Non parlare di lui.

Ed è qui che il Vangelo diventa scomodo.

Perché parlare di qualcuno è molto più facile che parlare con qualcuno. È più facile raccontare agli altri ciò che ha fatto, cercare consensi, raccogliere alleati, alimentare sospetti, mormorazioni e giudizi.

A volte diciamo: «Lo dico perché mi dispiace», «lo dico per il suo bene», «lo dico perché bisogna sapere come stanno le cose». Ma se davvero mi sta a cuore il fratello, perché ne parlo con tutti tranne che con lui?

Gesù propone un’altra strada: va’, incontralo, parlaci, ascoltalo.

E soprattutto fallo «fra te e lui solo».

Quanta sofferenza risparmieremmo nelle famiglie, nelle amicizie e anche nelle nostre comunità cristiane se imparassimo questa semplice regola evangelica: prima di parlare di una persona, avere il coraggio e la carità di parlare con quella persona.

La correzione fraterna, infatti, non serve a dimostrare che io ho ragione e tu hai torto. Non serve a mettere qualcuno al suo posto. Serve a guadagnare il fratello: «Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello».

San Paolo ce ne offre il criterio: «Pienezza della Legge è la carità».

Una comunità cristiana non è una comunità dove tutti sono d’accordo, dove non ci sono tensioni, errori o incomprensioni.

È una comunità nella quale, nonostante tutto, nessuno rinuncia all’altro.

Vi racconto un fatto accaduto a San Filippo Neri.
Una volta una donna andò a confessarsi da san
Filippo Neri, accusandosi di aver sparlato di alcune persone. Il santo l'assolse, ma le diede una strana penitenza. Le disse di andare a casa, di prendere una gallina e di tornare da lui, spiumandola ben bene lungo la strada.
Quando fu di nuovo davanti a lui, le disse: "Adesso torna a casa e raccogli una ad una le piume che hai lasciato cadere venendo qui".
La donna gli fece osservare che era impossibile: il vento le aveva certamente disperse dappertutto nel frattempo.
Ma qui l'aspettava san Filippo: "Vedi -le disse- come è impossibile raccogliere le piume, una volta sparse al vento, così è impossibile ritirare mormorazioni e calunnie una volta che sono uscite dalla bocca".

E allora la domanda diventa personale:
quanto mi sento responsabile del fratello che Dio mi ha messo accanto?

Posso dire di fidarmi di Dio.
Posso dire di affidarmi a Lui.
Posso dire di voler seguire Gesù.

Ma se davanti alla fragilità dell’altro scelgo il giudizio invece dell’incontro, la mormorazione invece del dialogo, la distanza invece della responsabilità, allora qualcosa del mio cammino cristiano rimane ancora incompiuto.

Gesù conclude: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Non dice: dove sono due o tre perfetti.
Non dice neppure: dove sono due o tre che la pensano allo stesso modo.

Dice: dove sono due o tre riuniti nel mio nome.

Questa è la Chiesa che dobbiamo costruire: non una comunità di perfetti, ma una comunità di fratelli che continuano a fidarsi di Dio, ad affidarsi gli uni agli altri, a camminare dietro a Cristo e a sentirsi responsabili gli uni degli altri.

Perché il fratello non è un avversario da sconfiggere.
Non è un problema da eliminare.
Non è qualcuno di cui parlare.

Il fratello è qualcuno con cui parlare.
Il fratello è qualcuno da recuperare.
Il fratello è qualcuno che Dio mi affida.

01/09/2026

✳️ “PANEM ET CIRCENSE”: mons. Felice Accrocca, Arcivescovo - Vescovo di Assisi

➡️ Panem et circenses — pane e giochi del circo — è un’espressione del poeta latino Giovenale.

Indica un modo di governare o conquistare consenso offrendo alla gente cibo, divertimento e spettacoli, così da distrarla dai problemi reali e ridurne lo spirito critico.

In sintesi: tenere il popolo soddisfatto e distratto, perché non si interroghi troppo su ciò che davvero non funziona.

OMELIA DELLA XXIIª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A✳️ Dalla fiducia all’affidamento, dall’affidamento alla sequelaN...
01/09/2026

OMELIA DELLA XXIIª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

✳️ Dalla fiducia all’affidamento, dall’affidamento alla sequela

Nelle ultime domeniche il Vangelo ci ha fatto compiere un cammino.

Con la donna cananea abbiamo incontrato la fiducia: fidarsi di Gesù anche quando non comprendiamo tutto.

Domenica scorsa, con Pietro che proclama: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», siamo passati dalla fiducia all’affidamento: Gesù si fida di Pietro e gli affida le chiavi, una responsabilità, la Chiesa.

Oggi arriva il passaggio più difficile: dalla fiducia e dall’affidamento alla sequela. Perché fidarsi veramente significa accettare di seguire Gesù anche quando la strada che indica non coincide con quella che avremmo scelto noi.

Ed è qui che Pietro entra in crisi.

Proprio lui, che poco prima aveva confessato la sua fede, adesso prende Gesù in disparte e si mette a rimproverarlo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai».

Pietro vuole bene a Gesù, ma pensa di sapere quale strada sia migliore per Lui. È una tentazione sottile: non rifiutare Gesù, ma pretendere di correggerlo; non abbandonarlo, ma volergli indicare noi la strada.

E Gesù risponde duramente: «Va’ dietro a me, Satana! Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

“Va’ dietro a me”. È quello il posto del discepolo. Non davanti a Gesù per indicargli la strada, non al suo posto, ma dietro di Lui.

La prima lettura ci mostra che questo vale anche per la missione del profeta. Geremia soffre: «Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; ognuno si beffa di me». Vorrebbe perfino tacere, ma la Parola dentro di lui diventa «come un fuoco ardente».

Il profeta, infatti, non è chiamato a dire ciò che piace, ma ciò che Dio gli affida. Non può modificare la Parola per conservare il consenso.

E paradossalmente, qualche volta, non sono i lontani a fare più fatica ad accogliere la profezia, ma proprio i vicini: quelli che conoscono il profeta, gli vogliono bene, gli stanno accanto e proprio per questo pensano di potergli suggerire fin dove arrivare, cosa dire, cosa sarebbe meglio tacere.

San Paolo ci offre allora la chiave: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare». Il problema è proprio il modo di pensare.

Pietro ama Gesù, ma pensa ancora secondo gli uomini. Vorrebbe un Cristo senza croce, una missione senza sofferenza, una fedeltà senza prezzo.

È una tentazione che può riguardare anche noi: ci fidiamo finché le decisioni coincidono con le nostre; sosteniamo una missione finché non mette in discussione il nostro modo di pensare.

Ma Gesù è chiarissimo: «Se qualcuno vuole ve**re dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».

La croce non significa cercare la sofferenza. Significa accettare il prezzo della fedeltà: continuare ad amare quando non si è compresi, servire quando si viene criticati, annunciare quando sarebbe più comodo tacere, andare avanti quando perfino qualcuno dei più vicini vorrebbe indicarci una strada più facile.

Ecco allora il cammino di queste domeniche: fidarsi di Cristo, affidarsi a Cristo, andare dietro a Cristo.

E la domanda che oggi il Vangelo ci lascia è molto semplice: quando la strada del Vangelo, della Chiesa, della comunità non coincide con quello che penso io, sono ancora capace di fidarmi?

Oppure, come Pietro, prendo Gesù in disparte e provo a spiegargli io come dovrebbe fare?

Signore, non sempre comprendo la strada che mi indichi; non sempre è quella che avrei scelto. Ma mi fido di Te, mi affido a Te e scelgo di camminare dietro a Te.

Perché soltanto chi accetta di stare dietro al Signore può davvero seguirlo.

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31/08/2026

✳️ SERATA CONVIVIALE CON PANINI E PANELLE E BEVERAGGIO €4,00
➡️ Prenotarsi entro venerdi 4 settembre 2026
telefonando a Rosalba al cell. 340.7664781

26/08/2026

Indirizzo

Piazza San Giuseppe, Costiera
Mazara Del Vallo
91026

Orario di apertura

Mercoledì 16:30 - 18:30
Venerdì 16:30 - 18:30
Domenica 10:30 - 13:00
16:30 - 18:30

Telefono

+393394464082

Sito Web

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