15/06/2026
W I SANTI VITO, MODESTO E CRESCENZA!!!
Scongiuri in siciliano a San Vito, il taumaturgo della rabbia
Grandissima è in Sicilia il numero dei devoti di San Vito. A Mazzara del Vallo – città che, come vuole una tradizione antichissima, si gloria di avergli dato i natali – il Santo, anche per la sua qualità di patrono, è oggetto di speciale culto e un tempo lo si onorava con solenni festeggiamenti, che oggi molto hanno perduto dell’antica importanza e grandiosità. Tra i luoghi che rivendicano l’alto privilegio di avere ospitato il Santo è Capo Egitarso, dove sorge un paese che dal Santo ha preso il nome di San Vito lo Capo (Trapani), nel quale – secondo l’opinione comune – la chiesa dedicata a San Vito sarebbe costruita sulla grotta che lo accolse in penitenza ancora fanciullo, insieme con la buona nutrice Crescenzia che doveva stargli vicina per tutta la vita.
Da secoli si recano alla chiesa di San Vito lo Capo gli ammalati di mente, i posseduti dal demonio, gli ossessi, volgarmente detta “danza di San Vito”, un tempo riguardata come una specie di possessione diabolica. Il fatto di trovare la rabbia tra le malattie credute di origine diabolica, è dovuto alla confusione che un tempo si faceva tra posseduti, pazzi e arrabbiati; confusione che ancora oggi sussiste tra il popolo, sia pure in proporzioni alquanto ridotte.
Nell’iconografia popolare siciliana San Vito, il taumaturgo della rabbia, è un bel giovane forte e robusto, di statura piuttosto bassa, gambe muscolose e mani delicatissime. Con la sinistra regge una croce e una foglia di palma, con la destra un libro e tre catenelle a cui sono attaccati tre cani: due stanno accovacciati, il terzo, ritto sulle quattro zampe, ha il muso rivolto verso il Santo.
Il Pitrè, in appendice al volume sulla Medicina popolare Siciliana, tra varie immagini di Santi protettori, ne allega una di San Vito. Egli indossa una corazza di foggia romana su cui porta un mantello: con la destra tiene al guinzaglio due cani e con la sinistra regge una croce e una foglia di palma. La figura di San Vito è al centro dell’immagine: tutt’attorno, in dieci riquadri, sono raffigurate nove figure maschili e una femminile, ciascuna delle quali tenta di difendersi da un cane che vuol mordere. L’immagine è di quelle che i morsicatori sogliono mettere sulla parte lesa; altri, invece, la portano come uno scapolare.
Una preghiera di Palazzo Adriano (Palermo), una delle colonie albanesi di Sicilia, ricorda un Santo “che non lascia liberi i suoi cani”. Eccola nella traduzione del Pitrè:
Abbiamo un Santo bello come uno specchio
Che non lascia liberi giammai i suoi cani:
quando andò in Paradiso gli resero grazie
e molta festa a quel Santo fu fatta.
Colui che dice bene di questo Santo,
non può essere morsicato da un cane arrabbiato (cattivo).
Un altro ricordo di San Vito coi cani nella seguente Preghiera_Scongiuro, che a Castellammare del Golfo è recitata per guarire gli spiritati, spirdati o scantati:
“Santu Vitu corpu santu,
libiratimi di mali, di piriculi, di scantu;
purtati li cani comu un cacciaturi,
a manu manca purtati li catini;
biatu antu Vitu corpu santu,
libiratimi di mali, di piriculi, di ogni scantu;
tri l’ànnu offisu,
quattru l’ànnu difisu.
In nomu di lu Patri, di lu Figghiu, di lu Spiritu Santu
Libiratimi di ogni scantu.”
Traduzione:
“Santo Vito corpo santo,
liberatemi dai mali, dai pericoli, dallo spacento;
portate i cani come un cacciatore,
con la mano manca (la sinistra) portate le catene;
beato Santo Vito corpo santo,
liberatemi dai mali, dai pericoli, da ogni spavento;
tre l’hanno offeso (colpito spiritualmente – psicologicamente – fisicamente),
quattro l’hanno difeso.
Nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo
Liberatemi di ogni spavento.”
Recitando questi versi si tiene una mano sul ventre su cui si fa una serie di croci. Si tenga conto della formula “tre l’hanno offeso, - quattro l’hanno difeso”, il che vuol dire che tra i mali contro cui è invocato il Santo sono inclusi quelli provenienti dal malefico influsso di certe persone. Contro di essi i difensori sono San Vito e le tre persone della Trinità. San Vito è invocato anche, come liberatore di ogni mal, pericolo e spavento, scantu. Per essere protetti dalle persone cattive e da ogni pericolo è recitata la seguente invocazione raccolta a Partanna (Trapani):
“Santu Vitu puru e santu,
libiratimi di periculi e scantu,
di Lucifiru ‘nfirnali
e di li mali cristiani.”
Traduzione:
“Santo Vito puro e santo,
liberatemi dai pericoli e spavento,
da Lucifero infernale
e dalle persone malvagie.”
Bibliografia
- “Scongiuri del Popolo Siciliano”, di Giuseppe Bonomo