Parrocchie di Masullas e Siris

Parrocchie di Masullas e Siris Benvenuti alla nostra pagina. Pubblichiamo alcuni attività delle parrocchie e dei nostri paesi.

LEONE XIVUDIENZA GENERALEPiazza San PietroMercoledì, 3 giugno 2026I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione...
03/06/2026

LEONE XIV

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 3 giugno 2026

I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 3. Il rito, il segno, il simbolo

Cari fratelli e sorelle,

proseguendo le catechesi sulla Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium (SC), vogliamo soffermarci a riflettere su alcuni elementi costitutivi della sacra liturgia, quali il rito, il segno e il simbolo.

Il Concilio Vaticano II, facendo tesoro del prezioso lavoro del Movimento liturgico, ci ha aiutato a riscoprire una verità molto viva nella coscienza della Chiesa antica e nell’insegnamento dei Padri. I riti della liturgia cristiana non sono un rivestimento esteriore del mistero sacramentale, un insieme di cerimonie arbitrarie, ma sono la mediazione ecclesiale attraverso cui il dono divino ci raggiunge. Proprio per questo il Concilio invita a comprendere il Mysterium fidei che si attua nella liturgia attraverso i riti e le preghiere (cfr SC, 48).

Il rito dà forma all’azione liturgica e, attraverso di essa, alla nostra vita, generando in noi una sensibilità spirituale che ci rende capaci di gustare la presenza di Dio per mezzo di Gesù Cristo. Naturalmente ciò avviene se noi non restiamo estranei o muti spettatori (cfr ibid.) rispetto alla liturgia, ma vi partecipiamo con tutto noi stessi – corpo, mente e cuore –, in obbedienza al comando del Signore. Attraverso il sacro rito veniamo così formati all’ascolto della Parola di Dio, al rendimento di grazie e all’adorazione, alla condivisione fraterna e alla comunione ecclesiale. Scopriamo di essere un’assemblea dai molti volti, riunita dalla stessa fede.

Il rito ci coinvolge in una sequenza di gesti e di preghiere ben definita, che talora può contrastare con la nostra individuale tendenza alla spontaneità. La sua logica, però, non è quella di imbrigliare la libertà in schemi. Al contrario, con la sobrietà solenne dei suoi ritmi, il rito interrompe attività frenetiche, riconducendoci all’essenziale. Scopriamo così un’altra dimensione dell’agire, non guidata da calcoli produttivi, e un’altra esperienza del tempo e dello spazio. Nel rito sperimentiamo una logica di gratuità, troviamo una sosta che rigenera il cuore, riconosciamo di essere preceduti dalla grazia divina, impariamo a vivere in un ritmo abitato dallo Spirito Santo.

La grammatica del rito è intessuta dei segni e dei simboli propri della liturgia. In essa, come afferma il Concilio, «la santificazione dell’uomo è significata per mezzo di segni sensibili e realizzata in modo proprio a ciascuno di essi» (SC, 7). Il Catechismo della Chiesa Cattolica approfondisce il valore di questi segni, ricordando che «il loro significato nell’opera della creazione e nella cultura umana, si precisa negli eventi dell’Antica Alleanza e si rivela pienamente nella persona e nell’opera di Cristo» (n. 1145). Emblematico è il segno dell’acqua: dalle origini della creazione al diluvio, dal passaggio del Mar Rosso al Giordano, fino all’acqua che sgorga dal costato di Cristo e diventa segno sacramentale dell’immersione nella sua morte e risurrezione.

“Segno” e “simbolo” sono termini che spesso vengono usati come sinonimi. In realtà, un segno è simbolico quando è capace di rimandare non solo a un’idea, ma a un intero sistema di significati e di valori. Così, ad esempio, quando siamo aspersi con l’acqua benedetta si ravviva in noi la coscienza del dono ricevuto con il Battesimo e la nostra adesione alla vita nuova in Cristo. In secondo luogo, i simboli hanno essenzialmente un carattere pratico, essendo anzitutto azioni: più semplici e comuni, come l’inginocchiarsi e darsi la pace, o più impegnative, come gli atti costitutivi di ogni Sacramento. Soprattutto, i simboli hanno una singolare dimensione performativa e trasformante, sia verso gli elementi materiali che li compongono, sia verso coloro che vi entrano in contatto, generando appartenenza, toccando il cuore e la mente, suscitando autentiche relazioni ecclesiali.

Nella Lettera Apostolica Desiderio desideravi, Papa Francesco, facendo propria un’affermazione di Romano Guardini, individuava «il primo compito del lavoro di formazione liturgica: l’uomo deve diventare nuovamente capace di simboli» (n. 44). Abbiamo bisogno di lasciarci educare dai riti della liturgia, curando con mano fine e senza arbitrarietà la bellezza delle nostre celebrazioni e impegnandoci in un’autentica mistagogia. L’esperienza di una liturgia viva e devota, accompagnata da un’opportuna catechesi mistagogica, è la migliore risorsa per risvegliare in tutti quell’apertura all’incontro con Dio che, nella logica dell’incarnazione, può avve**re solo coinvolgendo tutto l’uomo: spirito, anima e corpo (cfr 1Ts 5,23).

***

Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Figlie del Sacro Cuore di Gesù, i Membri della Famiglia Monfortana e le Suore di Nostra Signora del Cenacolo, incoraggiando ad essere un segno di speranza per quanti sono assetati di Dio, della sua verità e della sua pace. Una particolare parola desidero riservare ai Sacerdoti e ai Religiosi del Medio Oriente: accompagno con la mia preghiera e la mia benedizione il vostro ministero e le attese dei rispettivi Paesi.

Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Questa settimana si celebra la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, o, secondo la più nota formulazione latina, la solennità del Corpus Domini. Nell’Eucaristia contempliamo Gesù pane spezzato e donato per ciascuno di noi. Espressione della pietà eucaristica popolare sono le processioni con il Santissimo Sacramento che si svolgono nelle strade di tanti paesi; a tale proposito, incoraggio a mantenere viva questa bella manifestazione di pubblica testimonianza della fede.

A tutti la mia benedizione!

Tantissimi auguri alle nostre quattro bambine di quarta elementare che hanno ricevuto per la prima volta il Sacramento d...
31/05/2026

Tantissimi auguri alle nostre quattro bambine di quarta elementare che hanno ricevuto per la prima volta il Sacramento della Santa Eucarestia, fonte e culmine di tutta la vita Cristiana. Augurissimi anche ai loro genitori e familiari che le hanno sostenute in questi anni di percorso. Nella solennità della Santissima Trinità abbiamo condiviso con loro la gioia di questo giorno speciale. Un ringraziamento sincero alle Suore del Cenacolo che le hanno accompagnato nel catechismo con grande passione, pazienza e amore, sopratutto la catechechista Suor M. Fatima. Complimenti al gruppo di Santa Marta che ha sistemato la chiesa cosí ballissima con grande attenzione e sacrificio. Bravissimi al coro “AGNUS DEI” della parrocchia che ha animato la Santa Messa con grande dedizione guidato da Fernando e Alessandro Scanu. Complimenti a tutte le mamme delle bambine che hanno proclamato la Parola di Dio durante la Messa coragiosamente con grande attenzione. Complimenti a tutti i ministranti e i parenti tutti che sono venuti da vicino e lontano. Buona festa a tutti! Attrus Annus!!!

La solennità della Santissima Trinità, Anno ACarissimi, oggi, appena una settimana dopo la Pentecoste, la santa madre Ch...
31/05/2026

La solennità della Santissima Trinità, Anno A

Carissimi, oggi, appena una settimana dopo la Pentecoste, la santa madre Chiesa celebra la solennità della Santissima Trinità. La celebrazione odierna è un canto di lode a Dio, che ci ha chiamati a partecipare a questo mistero. Due brevi preghiere e benedizioni sono: “La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi” e “Vi benedica Dio omnipotente, Padre, e il Figlio e Spirito Santo”.

Queste sono chiamate formule trinitarie. In esse, il Dio Trino si unisce per svolgere la funzione per cui vengono invocate. San Paolo lo sapeva e perciò utilizzava costantemente questa formula per concludere la maggior parte delle sue lettere (1 Cor 16, 23; 2 Cor 13, 14; Gal 6, 18; Fil 4, 2).

La prima domanda che sorge spontanea al primo incontro con la dottrina della Trinità è: "Tre Persone in un solo Dio, com'è possibile?". In effetti, è giusto che questa domanda susciti un simile interrogativo. Tuttavia, essa acquista significato se si chiede umilmente allo Spirito Santo di illuminarci attraverso gli insegnamenti della Chiesa. Pertanto, la Chiesa insegna che: "La Trinità è Una. Non confessiamo tre Dei, ma un solo Dio in tre persone, la Trinità consustanziale. Le persone divine non condividono tra loro un'unica divinità, ma ciascuna è interamente Dio. Le persone divine sono distinte l'una dall'altra. Dio è uno ma non solitario. Padre, Figlio, Spirito Santo non sono semplicemente nomi che designano modalità dell'essere divino, poiché sono distinti l'uno dall'altro" (CCC 253-255, pp. 82-83).

Nella prima lettura, vediamo l'obbedienza e l'umiltà di Mosè davanti a Dio. Quest'umiltà gli valse il favore divino. Anche qui, Dio dimostrò di essere un Padre misericordioso. Infatti, pur non essendo contento del comportamento del suo popolo, placò la sua ira. Così, grazie alla preghiera di Mosè, li perdonò.

Nella seconda lettura, San Paolo ci incoraggia ad “essere uniti e vivere in pace”. Conclude con la sua consueta benedizione: “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”. In questo, San Paolo mostra un grande interesse per l’unità della comunità cristiana.
In altre parole, invocando la comunione trinitaria su di loro, desidera che la imitino e siano uniti di cuore e di anima come la Santissima Trinità. Una famiglia divisa è priva della comunione del Dio Trino e ha bisogno di darle una possibilità.

Il Vangelo di oggi è molto popolare: "Dio ha mandato suo Figlio perché il mondo fosse salvato per mezzo di lui". Questo invio è uno dei modi in cui partecipiamo alla comunità trinitaria. Essi continuano a ve**re a noi per unirci e renderci simili a loro. Continuano a cercare la comunione con noi perché desiderano che siamo uniti come loro. Le parole umane non possono spiegare perfettamente questa realtà divina e questo mistero della Trinità. Pertanto, nessuna terminologia o formulazione è adeguata a comunicarla. Abbiamo bisogno dell'illuminazione e della grazia di Dio per comprendere il mistero e la teologia trinitaria. Tuttavia, la fede cristiana è trinitaria e ogni cristiano deve partecipare pienamente a questo mistero.

Infine, la Trinità non è un concetto teologico astratto. È invece una realtà in cui credere e da vivere. La Trinità è Qualcuno a cui preghiamo, ma è anche una Comunità, la Comunione di tre Persone in una, la famiglia a immagine della quale edifichiamo la nostra comunità umana. In segno di gratitudine per questa comunione, lodiamo la Santissima Trinità: «Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Amen!».

Sia lodato Gesù Cristo.

Alcuni momenti della festa della chiusura del mese mariano a Masullas. Un ringraziamento enorme a tutto il vicinato che ...
30/05/2026

Alcuni momenti della festa della chiusura del mese mariano a Masullas. Un ringraziamento enorme a tutto il vicinato che ha preparato la piazza e l’altare con grande dedizione e amore. Complimenti a tutti i gruppi che hanno partecipato alla celebrazione, il gruppo di Santa Marta, i lettori e i ministranti. Bravissimi carissimi! Buona festa a tutti!! Attrus Annus cun saludi!!!

29/05/2026
Alcuni momenti della riunione di preghiera in Piazza Pinna a Masullas. Un ringraziamento sincero a tutto il vicinato che...
28/05/2026

Alcuni momenti della riunione di preghiera in Piazza Pinna a Masullas. Un ringraziamento sincero a tutto il vicinato che ha preparato la piazza e l’altare con grande amore e entusiasmo. Deus si du paghiddi. Attrus Annus cun saludi!

Carissmi, oggi è mancata all’affetto dei suoi cari, ELVIA FRAU di Masullas all’età di 82 anni. Abitava in provincia di V...
28/05/2026

Carissmi, oggi è mancata all’affetto dei suoi cari, ELVIA FRAU di Masullas all’età di 82 anni. Abitava in provincia di Varese. Addolorati ne danno il triste annuncio la cugina, Mariella Frau e i parenti tutti. I funerali avranno luogo lì. L’eterno riposo donale o Signore e splenda a lei la luce perpetua riposi in pace, Amen.

Carissimi, vi ricordo che domani, venerdì 29 maggio, ci sarà la festa della chiusura del mese mariano. La processione pa...
28/05/2026

Carissimi, vi ricordo che domani, venerdì 29 maggio, ci sarà la festa della chiusura del mese mariano. La processione partirà con la statua della Madonna dalla chiesa parrocchiale alla ore 17.15 verso la piazza d’Oristano dove verrà recitato il Santo Rosario alle ore 17.30 e a seguire la Santa Messa della conclusione del mese mariano. Siete tutti invitati a partecipare come al solito, sopratutto tutti i bambini/ragazzi del catechismo insieme con i genitori. Grazie per la vostra collaborazione.

LEONE XIVUDIENZA GENERALEPiazza San PietroMercoledì, 27 maggio 2026I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzion...
27/05/2026

LEONE XIV

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 27 maggio 2026

I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 2. La riforma della liturgia: tradizione e sviluppo

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Nell’Enciclica Mediator Dei, Venerabile Pio XII scrive che «la Chiesa è un organismo vivente, e perciò, anche per quel che riguarda la sacra liturgia, ferma restando l’integrità del suo insegnamento, cresce e si sviluppa, adattandosi e conformandosi alle circostanze e alle esigenze che si verificano nel corso del tempo» (I,V).

In piena continuità con questo principio, il Concilio Vaticano II nel Proemio della Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC) riconosce come «suo dovere interessarsi in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia» (n. 1). L’assise conciliare era stata riunita, infatti, con lo scopo «di far crescere sempre più la vita cristiana tra i fedeli, di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti, di favorire tutto ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo e di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa» (ibid.).

In quel momento storico si avvertiva fortemente la necessità di un rinnovamento delle forme rituali, mediante le quali da secoli la Chiesa aveva realizzato la glorificazione di Dio e la santificazione del popolo cristiano. Grazie al Movimento liturgico era maturata la convinzione, espressa in seguito da San Giovanni Paolo II, che «esiste un legame strettissimo e organico tra il rinnovamento della liturgia e il rinnovamento di tutta la vita della Chiesa. La Chiesa non solo agisce, ma si esprime anche nella liturgia e dalla liturgia attinge le forze per la vita» (Lett. Dominicae Cenae, 13).

Per favorire l’accesso dei fedeli alla ricchezza dei doni di grazia dispensati dalla sacra liturgia, la Costituzione Sacrosanctum Concilium indica dunque con una formula molto efficace la direzione da seguire: «conservare la sana tradizione e aprire a un legittimo progresso» (SC, 23).

Papa Benedetto XVI ha colto in questa dichiarazione d’intenti il «programma di riforma» dei Padri conciliari, «in equilibrio con la grande tradizione liturgica del passato e il futuro», notando come «non poche volte si contrappone in modo maldestro tradizione e progresso», mentre, «in realtà, i due concetti si integrano: la tradizione include essa stessa in qualche modo il progresso. Come a dire che il fiume della tradizione porta in sé anche la sua sorgente e tende verso la foce» (Discorso ai partecipanti al Convegno nel 50° anniversario di fondazione del Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo, 6 maggio 2011).

Il Concilio afferma la legittimità di tale progresso radicato nell’autentica Tradizione, distinguendo all’interno della liturgia «una parte immutabile, perché di istituzione divina», da «parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stessa liturgia, o si fossero rese meno opportune» (SC, 21). Mutamenti di questo genere sono avvenuti costantemente lungo i secoli al fine di consentire ai fedeli una fruttuosa partecipazione, per mezzo delle azioni rituali, al mistero pasquale di Cristo, fondamento della fede cristiana. Il culto della Chiesa si è dunque “incarnato” nelle forme culturali di ciascuna epoca ed è stato capace di influire su di esse e addirittura di trasformarle. La liturgia è stata così, per secoli, un motore di evangelizzazione. Oggi occorre rinnovare questa energia in continuità con l’autentica e viva tradizione cattolica, cioè secondo una dinamica volta a introdurre i credenti alla pienezza della verità.

Si comprende allora perché i Padri conciliari abbiano raccomandato che la revisione dei riti, quando corrisponde a «una vera e accertata utilità della Chiesa», sia sempre compiuta «con l’avvertenza che le nuove forme in qualche modo scaturiscano organicamente da quelle esistenti» (SC, 23). Per il bene di tutta la Chiesa, ogni riforma dev’essere sempre «preceduta da un’accurata ricerca teologica, storica e pastorale» (ibid.). Il Magistero conciliare, in questo modo, invita a evitare il disorientamento dei fedeli, dissuadendo chiunque dall’aggiungere o togliere o modificare qualcosa, in materia liturgica, di propria iniziativa (cfr SC, 22). Il progresso evocato dalla Costituzione conciliare non compromette affatto la comunione ecclesiale: intende piuttosto confermarla e favorirla.

Esorto pertanto tutti coloro che sono chiamati a preparare la celebrazione dei divini misteri, in particolare i sacerdoti che esercitano il ministero della presidenza liturgica, a custodire sempre quel rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia che nasce dall’atteggiamento interiore di disponibilità e di affidamento a Dio, manifestando umiltà davanti alla sua grandezza e fedeltà sincera alla comunione ecclesiale.

APPELLO

Seguo con preoccupazione la guerra in Ucraina, che conosce in questi giorni una forte intensificazione. Desidero esprimere la mia vicinanza a quanti soffrono a causa dei recenti attacchi, compiuti anche contro civili.

La guerra non risolve i problemi, ma li aggrava; non costruisce sicurezza, ma moltiplica la sofferenza e l’odio. Dove cadono missili e droni, cadono anche le speranze, si distruggono case e luoghi di preghiera, si spezzano vite innocenti.

Affido tutti i popoli feriti dalla guerra alla protezione della Vergine Maria, Regina della Pace.

* * *

Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le persone consacrate presenti a questa Udienza: le Religiose dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia, le Suore di San Paolo di Chartres, le Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia, le Orsoline Missionarie del Sacro Cuore, i Fratelli Maristi. A ciascuno auguro di ravvivare il fervore della consacrazione e di dare nuovo impulso alla missione delle rispettive comunità

Accolgo con affetto i Seminaristi del Seminario Regionale Pugliese, i partecipanti al campionato mariano festa dei popoli di Orte Scalo, la Confraternita del Beato Angelo da Furci: tutti incoraggio ad essere testimoni di autentica vita cristiana e di solidale apertura verso gli altri.

Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Il vostro pellegrinaggio a Roma, e in particolare alle tombe degli Apostoli rinvigorisca la vostra fede in Cristo: sia Egli la luce e la via per la vostra esistenza.

A tutti la mia benedizione!

PRESENTAZIONE DELLA LETTERA ENCICLICA"MAGNIFICA HUMANITAS"DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIVAula del SinodoLunedì, 25 ma...
27/05/2026

PRESENTAZIONE DELLA LETTERA ENCICLICA
"MAGNIFICA HUMANITAS"

DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV

Aula del Sinodo
Lunedì, 25 maggio 2026

Cari fratelli e sorelle,

desidero ringraziare tutti voi per essere qui oggi, per il vostro interesse.

Ringrazio di cuore coloro che hanno organizzato l’incontro odierno, e in particolare coloro che hanno condiviso la loro competenza e la loro esperienza nelle diverse relazioni che abbiamo ascoltato.

In modo particolare desidero ringraziare il signor Olah per avere accettato il nostro invito. A mia volta, a nome della Chiesa, accetto il suo invito a camminare insieme, ad ascoltare e a parlare insieme per trovare il cammino per l’umanità in questo tempo dell’intelligenza artificiale.

Che grande segno di speranza il fatto che, con le nostre differenze, possiamo ascoltarci gli uni gli altri. Questo scambio indica chiaramente la gravità del momento, nonché la convinzione che, insieme, possiamo discernere le questioni più importanti del nostro tempo e, quindi, il futuro dell’umanità.

Nei momenti chiave della storia, la Chiesa è chiamata a decifrare “cose nuove” alla luce del Vangelo e della dignità della persona. 135 anni fa, il mio venerabile predecessore Leone XIII osservò la situazione degli operai, le loro famiglie sradicate e le nuove forme di povertà generate dalla rapida trasformazione industriale. Comprese che la Chiesa non poteva restare distante. In un momento di svolta epocale che minacciava la dignità umana, l’enciclica Rerum novarum espresse il suo messaggio evangelico e sociale sulle “cose nuove” che erano in corso.

Oggi ci troviamo di fronte a una trasformazione di dimensioni simili, con conseguenze forse perfino più grandi. L’intelligenza artificiale tocca già molti ambiti della nostra vita e incide su decisioni che modellano la coesistenza umana. Sta anche cambiando in modo drammatico il modo in cui viene condotta la guerra.

Come il “Leone” precedente, mi sento chiamato a guardare a un’altra grande trasformazione con gli occhi della fede, con la lucidità della ragione, con apertura al mistero e con le grida dei poveri della terra che risuonano nel mio cuore.

Magnifica humanitas è nata dall’ascoltare come fece Leone XIII. Ho ascoltato scienziati e ingegneri che lavorano con sincero entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze; leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con tenacia norme eque; genitori e insegnanti profondamente preoccupati del futuro delle generazioni più giovani.

Mi sono giunte anche altre voci molto preoccupanti, riguardo a sistemi d’armi sempre più autonomi, che praticamente nessun uomo e nessun governo può davvero controllare. Sento racconti molto preoccupanti di algoritmi che possono bloccare l’accesso alle cure sanitarie, al lavoro e alla sicurezza sulla base di dati inquinati da pregiudizi e ingiustizia. E ho sentito il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese le decisioni, decisioni che rischiano di generare nuove forme di esclusione e di sofferenza.

Da questo ascolto è maturata una convinzione allarmante espressa in Magnifica humanitas: l’intelligenza artificiale deve essere disarmata. Si tratta di una parola forte, lo so, ma è stata scelta volutamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare attenzione, risvegliare coscienze e indicare la strada da seguire per l’umanità.

La Chiesa si adopera da molto tempo per il disarmo nucleare, consapevole che ogni grande potere tecnologico può incidere sulla vita delle persone e quindi deve essere accompagnato da un discernimento morale e un controllo pubblico adeguati. Il disarmo nucleare continua a essere un servizio alla pace e alla dignità della famiglia umana.

In modo analogo, l’intelligenza artificiale esige ora di essere “disarmata”, liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominazione, esclusione e morte. Come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune. Le decisioni riguardanti la tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità. “Non dormiamo dunque come gli altri”, ammoniva l’apostolo Paolo, “ma vigiliamo” (1 Ts 5, 6). Questa vigilanza è necessaria oggi. La pace non è soltanto assenza di guerra, ma è giustizia in azione. Tuttavia, quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, la pace stessa è a rischio.

Disarmare, però, non basta. Dobbiamo costruire.

La parola “costruire” mi ricorda gli anni trascorsi in Perú come missionario. Nel 2017, il nord del Paese fu colpito da piogge torrenziali e alluvioni: molte famiglie videro inghiottire dal fango le loro case, e anche molte strade. Lì ho imparato che ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare legami, ripristinare fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo.

In Magnifica humanitas ricordo il profeta biblico Neemia. Davanti alle rovine delle mura di Gerusalemme, egli riunisce le persone scoraggiate per dare vita a una rinascita. L’immagine delle mura non legittima chiusure o divisioni, ma invita tutti e ciascuno a fare la propria parte. Mattone dopo mattone prende forma una coesistenza più giusta, capace di salvaguardare la dignità di tutti. Lo sforzo di Neemia parla al tempo presente. L’intelligenza artificiale può essere un cantiere della storia all’interno di un orizzonte di comunione, nel quale il progresso tecnico impara a servire la vita umana.

«Ma ciascuno stia attento a come costruisce!» (1 Cor 3, 10) avverte san Paolo. Egli non teme il cantiere; piuttosto mette in guardia dal costruire senza solide fondamenta. Non abbiamo paura dell’intelligenza artificiale, ma continuiamo a mantenere viva la questione dell’umano. Non possiamo essere negligenti nell’uso dei nostri strumenti tecnici più potenti.

Il vero sviluppo, afferma san Paolo VI, riguarda sempre «ogni uomo e tutto l’uomo». “Ogni” significa che nessuna persona può essere lasciata ai margini della trasformazione digitale. “Tutto” significa che nessuno può essere ridotto alla produttività, alle prestazioni cognitive o a semplici dati. Ogni persona reca in sé una libertà, un’interiorità e una vocazione all’amore e all’adorazione che nessuna macchina può sostituire o fermare.

Solo con questa visione integrale l’intelligenza artificiale potrà essere diretta al bene comune. Solo insieme — coloro che progettano i sistemi e coloro che ne subiscono gli effetti, i Paesi più ricchi e quelli più poveri, le istituzioni e gli individui, i centri di potere e le periferie — riusciremo a costruire un futuro non per pochi privilegiati, ma per l’intera famiglia umana.

È questa la civiltà dell’amore di cui parlava san Paolo VI e che san Giovanni Paolo II ha indicato con tanta forza come orizzonte da cercare insieme. Non è un sogno ingenuo. È una direzione. È il cammino che Gesù Cristo apre nella storia.

Per questa ragione, la Chiesa desidera, con umiltà e franchezza, essere parte delle conversazioni sull’intelligenza artificiale. Non possediamo risposte tecniche, ne cerchiamo di sostituirci a coloro che possiedono competenze. Ma portiamo una saggezza riguardante l’umano di cui il tempo presente ha un disperato bisogno: ogni persona è unica e insostituibile, un soggetto libero e intelligente dotato di coscienza, capace di cercare Dio, di servire l’altro e di prendersi cura della nostra casa comune.

Pertanto, invito tutti i membri della Chiesa e della famiglia umana: impariamo ad ascoltarci a vicenda, ad affrontare le sfide presenti con coraggio e a cooperare nel costruire una società più umana e fraterna.

Da questa presentazione di Magnifica humanitas per favore portate con voi l’impegno a rimanere vigili e, come “artigiani di speranza”, a continuare a costruire il cantiere del nostro tempo. Che lo Spirito del Signore Risorto Gesù sostenga il nostro lavoro insieme.

Affido ognuno di voi a nostra Madre Maria. Il suo Magnificat canta la grandezza di Dio, che innalza gli umili. Possa ella insegnarci a riconoscere la vera grandezza di ogni uomo e di ogni donna nell’amore e nel servizio. Dio Onnipotente renda feconda la grande impresa che oggi affidiamo alla sua grazia, facendo maturare nella storia la civiltà dell’amore.

Su tutti voi invoco di cuore la benedizione di Dio.

[Benedizione]

Grazie.

____________________

L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 117, lunedì 25 maggio 2026, pp. 2-3.

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