Oasi S. Maria degli Angeli - Massafra

Oasi S. Maria degli Angeli - Massafra Luogo di pace e ristoro fisico e spirituale nel centro storico di Massafra (TA), con foresteria.

08/09/2026

Il vangelo è Luce!

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Oggi festa della Natività della Vergine Maria, la donna che Dio ha scelto come sua Sposa, di cui si è innamorato per dare al mondo il Figlio suo, per far entrare in questo mondo l'autore della vita. Di che cosa si è innamorato Dio per scegliere questa ragazza... preservandola dai graffi del maligno fin dalla sua nascita, perché questo vaso sacro che doveva contenere la vita del Figlio suo fosse immacolato, puro come il Figlio suo? Nei misteri di Dio nessuno può entrare, ma certamente i vangeli ci danno qualche indizio sul perché di questa scelta, e l'indizio principe è l'umiltà di questa ragazza e la disponibilità del suo cuore aperto alle sorprese di Dio. Dio ama gli umili e coloro che amano le sue sorprese, i suoi interventi nella loro vita. In queste persone Dio genera il Figlio suo. Dio fa vivere queste persone grazie alla presenza amante del Figlio suo, tanto da trasformarle e irradiare la sua luce sul mondo intero. Maria è il prototipo di queste persone che Dio sceglie, ama, e ancora oggi Maria ci è di modello: la sua nascita ripercorre la nostra nascita, noi possiamo assomigliare a Maria nella disponibilità di un cuore aperto alle sorprese di Dio e nell'umiltà nel lasciarci lavorare da suo Spirito. Che Maria ci guidi in questo cammino di santificazione e ci tenga per mano, ci faccia rinascere ogni giorno a vita nuova con il suo aiuto, con la sua protezione, con la sua Grazia.

̀quotidiana

07/09/2026

Il vangelo è Luce!

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

IL SABATO È FATTO PER LA VITA

Ancora una volta siamo nella sinagoga. Ancora una volta la questione è il sabato. Ma, questa volta, Gesù non gira intorno al problema: lo affronta a viso aperto.

Davanti a Lui c’è un uomo con una mano paralizzata. Davanti a lui ci sono scribi e farisei che non vedono un uomo da guarire, ma una possibilità per accusare Gesù.

E Gesù conosce i loro pensieri.

Non li asseconda. Non cerca di essere diplomatico. Non fa finta di niente. Mette l’uomo al centro e smaschera l’ipocrisia.

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?».

Una domanda semplicissima. Eppure terribile, perché obbliga a scegliere.

Il sabato, secondo la legge, è giorno consacrato a Dio. Ma Gesù mostra che non si può onorare Dio facendo del male all’uomo. Il sabato è riposo dal male, non riposo dal bene. È tempo per tornare a Dio, il Sommo Bene, e proprio per questo è tempo per ridare vita, dignità, libertà.

Gesù dice: «Tendi la tua mano!»

E quell’uomo, finalmente, può fare ciò che prima non poteva.

Ma guardiamo la reazione degli altri: non gioiscono per la guarigione. Non ringraziano Dio. Non si interrogano. Si arrabbiano. E cominciano a pensare come eliminare Gesù.

E qui il Vangelo diventa terribilmente attuale.

Quando una norma, una tradizione, un ruolo, una regola religiosa diventano più importanti della persona, abbiamo già perso di vista Dio.

Possiamo essere impeccabili nell'osservanza e avere il cuore pieno di durezza.

Possiamo frequentare la sinagoga, pregare, parlare di Dio… e nello stesso tempo non accorgerci della mano paralizzata di chi ci sta accanto.

Gesù invece non ha paura di disturbare. Ha la parresia, la libertà e il coraggio di dire la verità anche quando la verità mette a n**o l’ipocrisia.

E noi?

Abbiamo questa parresia?

Abbiamo il coraggio di chiamare il male con il suo nome? Di difendere la vita quando è scomodo? Di mettere la persona prima delle nostre regole, dei nostri schemi e delle nostre sicurezze religiose?

Il riposo sabbatico non è semplicemente smettere di lavorare. È smettere di fare il male. È fermarsi davanti a Dio per riconoscere ciò che veramente dà vita.

Perché la legge dell’amore e della vita è superiore a qualsiasi norma.

E l’amore non va mai in sabato. Non si riposa mai.
Sr Palmarita Guida

06/09/2026

Il vangelo è Luce!

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

LA CORREZIONE FRATERNA: UN ATTO DI CARITÀ, NON DI SUPREMAZIA

La correzione fraterna è una delle cose più difficili del Vangelo.

Perché devo dire a mio fratello che sta sbagliando?
Perché dovrei mettermi in una posizione scomoda, rischiando di essere rifiutato, frainteso, persino allontanato?

Perché l’amore vero non è indifferente alla salvezza dell’altro.

Gesù non dice: “Lascia perdere, fatti gli affari tuoi”.
Dice: “Va’ e ammoniscilo fra te e lui solo”.

È un atto di carità, non un atto di supremazia.
Non correggo l’altro perché mi sento migliore di lui. Lo correggo perché gli voglio bene e perché quello che sta facendo può ferire lui, gli altri e anche la sua relazione con Dio.

Ma qui arriva la parte più difficile: chi può correggere?

Non chi vede la pagliuzza nell’occhio del fratello e non si accorge della trave nel proprio.

Può correggere chi ha il coraggio di lasciarsi correggere.
Chi conosce la propria fragilità.
Chi non parla dall’alto, ma dalla propria esperienza di peccatore perdonato.

La correzione cristiana, allora, non comincia con il dito puntato. Comincia con la conversione di chi corregge.

E se l’altro non ascolta?

Gesù ci chiede di tentare ancora: coinvolgere una o due persone, poi la comunità. Non per mettere l’altro alla gogna, ma per non arrendersi subito alla sua chiusura.

Si fa tutto ciò che è possibile.

Poi può arrivare anche la rottura.

Ed è doloroso, perché quando una persona rifiuta ostinatamente ogni aiuto, arriva un momento in cui bisogna anche accettare il limite. Non possiamo salvare nessuno con la forza.

Ma c’è una consolazione: se avrò fatto tutto con amore, verità e rispetto, avrò fatto la mia parte.

A quel punto, però, non devo trasformare la correzione in una guerra.

Perché su tutto deve avere la meglio la pace.

La pace non significa approvare il male.
Non significa chiamare bene ciò che è male.
Non significa tacere per paura di perdere qualcuno.

La pace cristiana è continuare a desiderare il bene dell’altro anche quando l’altro non accetta più la nostra parola.

E forse questa è la provocazione più grande del Vangelo di oggi:

Preferiamo spesso essere amati piuttosto che essere veri.
Preferiamo mantenere l’armonia piuttosto che rischiare una relazione per salvare un fratello.
Preferiamo parlare dell’altro con gli altri, piuttosto che parlare all’altro con amore.

Gesù invece ci chiede una carità coraggiosa.

Una carità che sa dire:
“Quello che stai facendo ti sta facendo male. Io non posso far finta di niente perché ti voglio bene.”

E quando tutto sarà stato tentato, resterà ancora una cosa da fare: pregare.

Perché Gesù conclude dicendo:

“Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.”

Quando non sappiamo più cosa dire, quando le nostre parole non bastano, quando una relazione sembra spezzata, Cristo rimane in mezzo.

Anche lì.

Anche nel conflitto.
Anche nel dolore.
Anche nella distanza.

Perché correggere un fratello non significa volerlo dominare.

Significa amarlo abbastanza da non essere indifferenti alla sua vita.

Ma prima di correggere qualcuno, chiediamoci davanti a Dio:

“Signore, ho già tolto la trave dal mio occhio?”

Solo allora la mia parola potrà diventare davvero una parola di salvezza.
Sr Palmarita Guida

05/09/2026

Il vangelo è Luce!

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

LA LEGGE È AL SERVIZIO DELL’UOMO

I farisei stanno con il fiato sul collo a Gesù.
Lo osservano, lo controllano, aspettano che sbagli. E la domanda sembra essere sempre la stessa:

«Perché voi siete diversi? Perché fate cose strane? Perché non rispettate le regole? Chi vi credete di essere?»

Gesù non entra nella loro logica. Non si mette a discutere semplicemente di una norma. Li porta più in profondità: alla fame dell’uomo.

Ricorda loro Davide che, trovandosi nel bisogno, entrò nel tempio e mangiò i pani dell’offerta, pur non essendo consentito dalla legge.

Perché?

Perché la vita viene prima della norma.

Il sabato era stato dato all’uomo come giorno di riposo, di libertà, di relazione con Dio. Ma può accadere che ciò che è nato per liberare diventi una gabbia. Può accadere che una legge, una tradizione, una regola religiosa diventino più importanti della persona.

E allora Gesù provoca:

«Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Come dire: non trasformate Dio in un controllore delle vostre osservanze.
Dio non è dalla parte della legge quando la legge schiaccia l’uomo. Dio è dalla parte della vita, della dignità, del bene.

La legge ha un fine: condurre a Dio.
Se invece una legge, una regola, una consuetudine, persino una pratica religiosa mi allontana da Dio e mi impedisce di amare, allora devo avere il coraggio di interrogarmi.

Perché Dio è più grande delle nostre regole su Dio.

E qui il Vangelo diventa terribilmente attuale.

Quante volte anche noi rischiamo di diventare come i farisei?
Controlliamo chi fa bene e chi fa male.
Chi è dentro e chi è fuori.
Chi rispetta le regole e chi le trasgredisce.
Chi è “come noi” e chi invece è diverso.

E magari, mentre difendiamo una regola, non ci accorgiamo della persona che sta soffrendo accanto a noi.

La domanda allora non è soltanto:
«È permesso?»

La domanda cristiana è:
«Questo porta vita? Questo restituisce dignità? Questo avvicina a Dio? Questo mi rende più capace di amare?»

E c'è una provocazione ancora più grande.

Quanto siamo davvero liberi davanti a Dio?

Dio è libero di agire anche fuori dai nostri schemi, dalle nostre categorie, dalle nostre aspettative. Ma noi siamo capaci di lasciargli questa libertà?

Oppure vogliamo un Dio che faccia esattamente ciò che abbiamo stabilito noi?

Forse la vera conversione oggi è questa:

lasciare a Dio la libertà di essere Dio e imparare da Lui la libertà di essere uomini e donne.

Perché quando la legge diventa più importante dell’amore, quando la regola diventa più importante della persona, quando l’osservanza diventa più importante della misericordia, allora rischiamo di difendere qualcosa di religioso… ma di aver perso Dio.

Il sabato è per l’uomo, non l’uomo per il sabato.
La legge è per la vita, non la vita per la legge.
E Dio è sempre più grande delle nostre regole.
Sr Palmarita Guida

04/09/2026

Il vangelo è Luce!

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

IL VINO NUOVO NON STA NEGLI OTRI VECCHI

I farisei e gli scribi sono scandalizzati.
I discepoli di Gesù non si comportano come gli altri: non digiunano secondo le consuetudini, mangiano, bevono, vivono con il Maestro. E allora arriva la domanda, apparentemente religiosa, ma in realtà profondamente giudicante:

«Perché i tuoi fanno diversamente?»

È la domanda di chi misura la fede degli altri sulla propria misura.
È la domanda di chi ha trasformato la relazione con Dio in un sistema di regole, pratiche, comportamenti da osservare e da controllare.

E Gesù sposta completamente il piano.

Non è una questione di digiuno. È una questione di presenza.

Finché lo Sposo è con loro, gli invitati alle nozze non possono vivere come se fossero a un funerale!

Gesù sta dicendo qualcosa di sconvolgente: con Lui è iniziato qualcosa di radicalmente nuovo.

La fede non è innanzitutto fare qualcosa per Dio.
È vivere una relazione con Lui.

E quando Cristo entra veramente nella vita di una persona, cambia anche il modo di pregare, di digiunare, di vivere, di relazionarsi con Dio e con gli altri.

Le pratiche religiose possono essere preziose, ma possono anche diventare un involucro vuoto quando non nasce più da dentro la relazione con Cristo.

Si può digiunare e avere il cuore pieno di giudizio.
Si possono recitare moltissime preghiere e non lasciarsi minimamente convertire dalla Parola.
Si possono osservare tutte le regole e rimanere interiormente vecchi.

E questo è il vero problema degli otri vecchi.

Non sono necessariamente persone cattive.
Sono persone che non permettono a Dio di fare qualcosa di nuovo in loro.

Perché il vino nuovo dello Spirito non può essere contenuto dentro una mentalità vecchia.

Una mentalità che dice:

«Si è sempre fatto così.»
«Un vero credente deve comportarsi così.»
«Se non fai come noi, non sei autentico.»
«La tua fede non è ortodossa perché è diversa dalla nostra.»

Questa è una religiosità che rischia di difendere l'otre e di perdere il vino.

Cristo non è venuto a mettere una toppa nuova su una vecchia religiosità. È venuto a renderci nuovi.

La vera sequela comincia quando smettiamo di usare Dio per confermare le nostre categorie e permettiamo a Dio di scardinare le nostre categorie.

E allora la domanda non è più:

«Quanto preghi?»
«Quanto digiuni?»
«Quante pratiche religiose fai?»

La domanda diventa:

«Cristo ti sta rendendo una persona nuova?»

Perché puoi avere un linguaggio religioso impeccabile e avere ancora un cuore vecchio.

Puoi conoscere tutte le regole e non conoscere il Dio delle regole.

Puoi difendere l'ortodossia e non lasciarti convertire dall'amore.

Il vino nuovo è Cristo vivo.
L'otre nuovo è un cuore disponibile a lasciarsi trasformare.

E forse oggi il Vangelo ci provoca proprio qui:

Siamo davvero disposti a diventare nuovi oppure preferiamo il vino vecchio perché, come dice Gesù, “è gradevole”?

Perché il vecchio rassicura.
Il nuovo destabilizza.
Il vecchio lo conosci.
Il nuovo ti chiede di fidarti.

Ma lo Spirito di Dio non viene a conservare le nostre sicurezze.

Viene a fare nuove tutte le cose.

E chi vuole seguire Cristo deve avere il coraggio di lasciarsi cambiare.

Altrimenti continueremo a difendere gli otri…
mentre il vino nuovo passerà oltre.
Sr Palmarita Guida

Indirizzo

Via Dei Cappuccini
Massafra
74016

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