05/08/2026
Mentre si continua a discutere dei massimi sistemi copernicani, delle grandi visioni del mondo e delle sfide globali, nella vita quotidiana c’è una realtà che continua a presentarci un conto drammatico: ancora oggi si muore sul posto di lavoro.
Ci sono temi sui quali non bastano più dichiarazioni di principio, parole di circostanza o promesse ripetute dopo ogni tragedia. La sicurezza sul lavoro non può essere considerata un costo da contenere, ma deve tornare ad essere un investimento fondamentale sulla dignità della persona.
Servono risorse, formazione, controlli efficaci e soprattutto una rinnovata cultura della prevenzione, capace di mettere al centro la vita di chi lavora prima di ogni logica economica. Perché nessun obiettivo produttivo, nessuna scadenza, nessun profitto possono giustificare il sacrificio di una persona.
Forse è necessario anche avere il coraggio di rallentare una macchina della produttività che troppo spesso corre senza guardare chi rimane indietro, restituendo valore al tempo, alla cura e alla sicurezza. La vera efficienza non può essere misurata solo dalla quantità prodotta, ma dalla capacità di creare luoghi di lavoro dove ogni persona possa tornare a casa dai propri cari alla fine della giornata.
La civiltà di una società si misura anche da questo: da quanto è disposta a proteggere i più fragili e da quanto mette la vita umana prima di ogni altra priorità.
La tragedia alle 8,30 lungo la via provinciale Avenza, all’interno della ditta Santucci. L’uomo è morto sul colpo: inutili i soccorsi