10/10/2026
Saluto a Martirano 3 ottobre 2026
Carissimi fratelli e sorelle,
carissima comunità di Martirano, sindaco e autorità
questa sera non è facile parlare.
Ci sono momenti nella vita nei quali le parole sembrano troppo piccole per contenere quello che abbiamo nel cuore. E dopo 27 anni insieme, ci sono troppi volti, troppe storie, troppe lacrime e troppi sorrisi per poterli racchiudere in un semplice saluto.
Quando sono arrivato a Martirano ero un giovane sacerdote. Oggi, dopo 27 anni, guardandomi indietro, mi accorgo che qui non ho semplicemente svolto il mio ministero: qui ho vissuto una parte della mia vita.
Qui sono cresciuto come sacerdote. Qui ho imparato ad amare ancora di più la Chiesa. Qui ho imparato che una comunità è fatta di persone, di famiglie, di storie, di ferite e di speranze.
E mi viene in mente una parola del Salmo:
«Il Signore ha fatto grandi cose per noi» (Sal 126).
Davvero, quando guardo questi 27 anni, posso soltanto dire: grazie, Signore.
Come non ricordare la mia ordinazione diaconale, quella sacerdotale, i tanti Battesimi, le Cresime, i Matrimoni, le celebrazioni, le feste, gli incontri e tutti i momenti vissuti insieme?
Quanti bambini ho visto crescere!
Quante famiglie ho accompagnato!
Quante volte sono entrato nelle vostre case!
Sono entrato nelle vostre case perché mi sentivo mandato da Dio.
Questa è stata una delle certezze che mi ha accompagnato per tutti questi anni:
io sono qui perché il Signore mi ha mandato qui.
Come dice Gesù nel Vangelo:
«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15,16).
Questa Parola mi ha sostenuto anche nei momenti più difficili.
Perché, insieme alle gioie, abbiamo attraversato il dolore. Abbiamo pianto per i nostri morti, accompagnato persone ammalate, vissuto tragedie e momenti di grande sofferenza.
Abbiamo conosciuto anche incomprensioni, discussioni e momenti nei quali sembrava più facile dividersi che ritrovarsi.
Ma, grazie a Dio, la grazia è stata più forte della tentazione.
Abbiamo saputo ritrovare il perdono, la pazienza e la riconciliazione.
Perché, come ci ricorda San Paolo:
«Sopportatevi a vicenda e perdonatevi gli uni gli altri» (Col 3,13).
E oggi voglio dirvi una parola che forse in questi anni non ho detto abbastanza:
grazie.
Grazie per l'affetto.
Grazie per la stima.
Grazie per l'amicizia.
Grazie per la familiarità con cui mi avete accolto nelle vostre case.
Grazie anche per le vostre correzioni e per le vostre parole sincere. Tutto questo ha fatto parte della nostra storia.
Una storia vera.
Una storia umana.
Una storia nella quale il Signore è stato presente.
E adesso arriva il momento della separazione.
E qui il cuore fa più fatica.
Perché 27 anni non si salutano in una sera.
Non si possono mettere dentro una valigia.
Non si possono lasciare dietro una porta.
Non si possono cancellare con un trasferimento.
Io non lascio Martirano.
Lascio un incarico, cambia il luogo del mio ministero, ma non cambia l'affetto.
Come sono arrivato qui perché Dio mi aveva mandato, così oggi parto perché credo che sia ancora Dio a mandarmi.
Il Signore mi manda nella bella comunità di Nocera Paese.
E anche questa volta voglio dire il mio sì.
Forse con commozione.
Forse con qualche lacrima.
Forse con il cuore che vorrebbe trattenere tante cose.
Ma un sacerdote appartiene al Signore.
E quando il Signore chiama, il sacerdote non può che fidarsi.
Come dice il Salmo:
«Affida al Signore la tua via, confida in lui» (Sal 37).
Carissimi,
non vi dico addio.
Vi dico arrivederci nella preghiera.
Perché da domani non sarò più quotidianamente in mezzo a voi, non entrerò nelle vostre case con la stessa frequenza, non sarò presente come prima nelle vostre giornate.
Ma sarete presenti nelle mie preghiere.
Quando celebrerò la Santa Messa, vi ricorderò.
Quando porterò al Signore le mie intenzioni, ci saranno anche le vostre.
Non vi abbandonerò.
Starò con voi in un modo diverso.
E vi chiedo una cosa: pregate anche voi per me.
Pregate perché io possa essere sempre un sacerdote secondo il cuore di Cristo.
Gesù ci ha detto:
«Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9).
Ecco, questo desidero per noi: che anche cambiando la quotidianità, rimaniamo uniti nell'amore del Signore.
E voi, vi prego, rimanete uniti.
Non permettete che le incomprensioni vi dividano. Non permettete che le parole distruggano ciò che la grazia ha costruito.
Custodite la fede.
Custodite le vostre famiglie.
Custodite la vostra comunità.
E soprattutto custodite Cristo.
Perché Gesù ci ha lasciato una parola semplice e immensa:
«Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).
Siate allora una comunità che sa volersi bene, perdonare, ricominciare e stare accanto a chi soffre.
E vi raccomando soprattutto una cosa:
siate leali davanti a Dio e davanti agli uomini.
La lealtà, la fede e la sincerità sono beni preziosi. Custoditeli.
E io che cosa posso augurarvi?
Non vi auguro semplicemente cose belle.
Vi auguro ciò che Gesù vuole per ciascuno di voi.
Vi auguro di continuare a camminare con Lui.
E desidero continuare a sentire belle cose su Martirano.
Voglio sentire che siete uniti.
Che la vostra fede cresce.
Che vi volete bene.
Che sapete perdonarvi.
Come dice San Paolo:
«Gareggiate nello stimarvi a vicenda» (Rm 12,10).
Questo mi renderà felice.
E se un giorno qualcuno mi dirà:
“Don Antonio, a Martirano va bene, la comunità cammina, le famiglie sono unite, la gente prega”...
quella sarà una delle cose più belle che potrò ascoltare.
Perché allora saprò che questi 27 anni non sono passati invano.
E adesso permettetemi di chiedervi perdono.
Se in questi anni ho sbagliato.
Se qualche volta non ho saputo comprendere.
Se qualche parola ha ferito.
Se qualche volta sono stato troppo esigente o non abbastanza presente.
Vi chiedo perdono.
Io vi assicuro che, nel mio cuore, porto soltanto gratitudine.
E porto con me i vostri volti.
Porto con me Martirano.
Porto con me questi 27 anni.
E soprattutto porto con me la certezza che ci siamo incontrati perché Dio lo ha voluto.
Forse le nostre strade oggi prendono direzioni diverse, ma rimane qualcosa che nessun trasferimento potrà cambiare:
la grazia di Dio che abbiamo condiviso.
Affido allora tutti voi alla Madonna.
Lei, che sa custodire nel cuore ciò che non riusciamo a dire con le parole, vi accompagni sempre.
E affido al Signore le vostre famiglie, i vostri bambini, i vostri giovani, i vostri anziani, gli ammalati, chi è nella sofferenza e tutti coloro che in questi 27 anni ho incontrato.
Signore Gesù,
benedici Martirano.
Benedici questa comunità che mi hai affidato per 27 anni.
Benedici le persone che ho amato e servito.
E fa' che, al di là delle nostre fragilità, rimanga sempre più forte ciò che ci unisce: il tuo amore.
Perché, come ci ricorda San Paolo:
«La carità non avrà mai fine» (1Cor 13,8).
Carissimi,
grazie per questi 27 anni.
Grazie per avermi accolto.
Grazie per avermi voluto bene.
Grazie per avermi fatto sentire a casa.
Io oggi vado a Nocera Paese perché il Signore mi manda.
Ma una parte del mio cuore sacerdotale rimarrà sempre qui.
E allora non diciamo addio.
Diciamo semplicemente:
arrivederci, Martirano.
Arrivederci nelle nostre preghiere.
Arrivederci davanti all'altare.
Arrivederci nel cuore di Cristo.
E con le parole della benedizione biblica voglio salutarvi:
«Il Signore ti benedica e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26).
Che il Signore vi benedica, vi custodisca e vi accompagni sempre.
Vi voglio bene.
E continuerò a volervene, nella preghiera.
Don Antonio