Parrocchia Santa Famiglia

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Sabato della IX settimana delle ferie del Tempo OrdinarioSeconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 4,1-8.Carissimo...
05/06/2026

Sabato della IX settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 4,1-8.
Carissimo, ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno:
annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina.
Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie,
rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole.
Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero.
Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele.
Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.
Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.
Salmi 71(70),8-9.14-15ab.16-17.22.
Della tua lode è piena la mia bocca, della tua gloria, tutto il giorno.
Non mi respingere nel tempo della vecchiaia, non abbandonarmi quando declinano le mie forze.
Io, invece, non cesso di sperare, moltiplicherò le tue lodi.
La mia bocca annunzierà la tua giustizia,

proclamerà sempre la tua salvezza.
Dirò le meraviglie del Signore,
ricorderò che tu solo sei giusto.
Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza

e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi.
Allora ti renderò grazie sull'arpa, per la tua fedeltà, o mio Dio; ti canterò sulla cetra, o santo d'Israele.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 12,38-44.
In quel tempo, Gesù diceva alla folla mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze,
avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.
Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave».
E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte.
Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino.
Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.
Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Copyright @ Conferenza Episcopale Italiana [2003 11 05]
Youssef Bousnaya (ca 869-979)

monaco siriano

Vita e dottrina di Rabban Youssef Bousnaya da Jean Bar Kaldoum
"Vide anche una vedova povera"

La misericordia non merita di essere lodata solo a motivo dell’abbondanza di beni, ma piuttosto nella misura in cui procede da uno spirito retto e misericordioso. Alcuni danno e distribuiscono molto, senza ve**re ritenuti misericordiosi davanti a Dio, mentre altri pur non avendo nulla, pur non possedendo nulla, hanno pietà di tutti nel loro cuore. Questi ultimi sono ritenuti perfettamente misericordiosi davanti a Dio, e lo sono in effetti. Non dire dunque: “Non ho nulla da dare ai poveri”; non affliggerti pensando che per questo motivo non puoi essere misericordioso. Se hai qualche cosa, dà quello che hai; se non hai nulla, dà, fosse anche solo un pezzo di pane secco, con un’intenzione veramente misericordiosa, e questo sarà ritenuto perfetta misericordia davanti a Dio. Nostro Signore non ha lodato coloro che gettavano molto nel tesoro; ha lodato la vedova, per aver messo due spiccioli che aveva presi dalla sua indigenza, con un’intenzione retta, per gettarli nel tesoro di Dio. L’uomo che ha pietà dei suoi simili nel suo cuore è ritenuto misericordioso davanti a Dio. Un’intenzione retta senza avere effetti visibili vale più di mille opere eclatanti fatte senza retta intenzione.

Venerdì della IX settimana delle ferie del Tempo OrdinarioSeconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 3,10-17.Cariss...
04/06/2026

Venerdì della IX settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 3,10-17.
Carissimo, tu invece mi hai seguito da vicino nell'insegnamento, nella condotta, nei propositi, nella fede, nella magnanimità, nell'amore del prossimo, nella pazienza,
nelle persecuzioni, nelle sofferenze, come quelle che incontrai ad Antiochia, a Icònio e a Listri. Tu sai bene quali persecuzioni ho sofferto. Eppure il Signore mi ha liberato da tutte.
Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati.
Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannatori e ingannati nello stesso tempo.
Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l'hai appreso
e che fin dall'infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù.
Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia,
perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
Salmi 119(118),157.160.161.165.166.168.
Sono molti i persecutori che mi assalgono, ma io non abbandono

Giovedì della IX settimana delle ferie del Tempo OrdinarioSeconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 2,8-15.Carissi...
03/06/2026

Giovedì della IX settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 2,8-15.
Carissimo, ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti, secondo il mio vangelo,
a causa del quale io soffro fino a portare le catene come un malfattore; ma la parola di Dio non è incatenata!
Perciò sopporto ogni cosa per gli eletti, perché anch'essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.
Certa è questa parola: Se moriamo con lui, vivremo anche con lui;
se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch'egli ci rinnegherà;
se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.
Richiama alla memoria queste cose, scongiurandoli davanti a Dio di evitare le vane discussioni, che non giovano a nulla, se non alla perdizione di chi le ascolta.
Sfòrzati di presentarti davanti a Dio come un uomo degno di approvazione, un lavoratore che non ha di che vergognarsi, uno scrupoloso dispensatore della parola della verità.
Salmi 25(24),4bc-5ab.8-9.10.14.
R. Leviamo il capo: è vicina la nostra salvezza.
Fammi conoscere, Signore, le tue vie;
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua verità e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;
guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.

Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia
per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.
Il Signore si rivela a chi lo teme,
gli fa conoscere la sua alleanza.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 12,28-34.
In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore;
amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.
E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi».
Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v'è altri all'infuori di lui;
amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Copyright @ Conferenza Episcopale Italiana [2003 11 05]
Santa Gertrude di Helfta (1256-1301)

monaca benedettina

Esercizi IV, SC 127 (Opere spirituali, trad. [email protected])
Rendimi forte nel tuo amore

O dolcezza e amore, mio Dio, mia misericordia, ah, manda ora dal cielo il tuo Santo Spirito e crea in me un cuore nuovo e uno spirito nuovo (Ez 18,31). Possa la tua unzione insegnarmi ogni cosa; perché ti ho scelto tra mille (Ct 5,10) e ti amo più di ogni altro amore, più dell'amore della mia vita. La virtù della mia anima abbondi dello splendore e della bellezza di questa ca**tà che tu desideri, perché ti desidero ardentemente. Ah, fammi comparire alla tua presenza in modo degno di te. Sì, eccomi, vengo a te che ho amato, in cui ho creduto, a cui ho donato il mio cuore. (…) Mio amatissimo Gesù, desidero seguire con te la regola dell'amore, grazie alla quale potrò rinnovare la mia vita e spenderla in te. Oh, metti la mia vita sotto la cura del tuo Santo Spirito affinché in ogni momento possa essere pronta a seguire i tuoi comandamenti. Rendi la mia condotta conforme alla tua; rendimi forte nel tuo amore e nella pace. Avvolgi i miei sensi nella luce della tua ca**tà, affinché tu solo mi insegni, mi guidi e mi formi, nel profondo del mio cuore. Assorbi il mio spirito nel tuo spirito, così potentemente e profondamente che io sia veramente, interamente sepolta in te e che in questa unione con te, abbandoni me stesso e che nessuno, fuorché il tuo amore, sappia che io sono sepolto in te. Lascia che l'amore mi chiuda sotto il suo sigillo e mi incateni a te con un vincolo indivisibile. Amen.

Mercoledì della IX settimana delle ferie del Tempo OrdinarioSeconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 1,1-3.6-12.P...
02/06/2026

Mercoledì della IX settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 1,1-3.6-12.
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, per annunziare la promessa della vita in Cristo Gesù,
al diletto figlio Timòteo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Ringrazio Dio, che io servo con coscienza pura come i miei antenati, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere, notte e giorno;
Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l'imposizione delle mie mani.
Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza.
Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia; grazia che ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità,
ma è stata rivelata solo ora con l'apparizione del salvatore nostro Cristo Gesù, che ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'immortalità per mezzo del vangelo,
del quale io sono stato costituito araldo, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti a chi ho creduto e son convinto che egli è capace di conservare il mio deposito fino a quel giorno.
Salmi 123(122),1-2a.2bcd.
A te levo i miei occhi,
a te che abiti nei cieli.
Ecco, come gli occhi dei servi

alla mano dei loro padroni;
come gli occhi della schiava,
alla mano della sua padrona,

così i nostri occhi
sono rivolti al Signore nostro Dio,
finché abbia pietà di noi.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 12,18-27.
In quel tempo, vennero a Gesù dei sadducei, i quali dicono che non c'è risurrezione, e lo interrogarono dicendo:
«Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello.
C'erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza;
allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente,
e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna.
Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l'hanno avuta come moglie».
Rispose loro Gesù: «Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio?
Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli.
A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe?
Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore».
Copyright @ Conferenza Episcopale Italiana [2003 11 05]
Sant'Atanasio (295-373)

vescovo d'Alessandria, dottore della Chiesa

Trattato sull'incarnazione del verbo 10,14; PG 25,111-114, 119 (in "Letture cristiane per il nostro tempo", [email protected])
La speranza della risurrezione ci viene data in Cristo

Perché è stato il Verbo di Dio a doversi incarnare e non qualcun altro? La Scrittura ce lo spiega con queste parole: "Conveniva infatti che Dio - per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria - rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza" (Eb 2,10). Ciò significa che la risurrezione dell'umanità dalla rovina in cui era caduta non spettava a nessun altro se non al Verbo di Dio che l'aveva creata in principio. Con il sacrificio del suo corpo, ha posto fine alla legge che ci opprimeva e ci ha rinnovato il principio della vita, donandoci la speranza della risurrezione. Infatti, se per mezzo degli uomini la morte ha dominato sugli uomini, è invece per l'incarnazione del Verbo di Dio che la morte è stata distrutta e la vita è risorta, come dice l'apostolo pieno di Cristo: "Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita" (1 Cor 15,21-22). Non moriamo più come condannati a morte, ma nella speranza di risorgere dai morti, attendiamo la risurrezione universale che Dio ci mostrerà a suo tempo, lui che ne è l'autore e che ce ne concede la grazia.

Martedì della IX settimana delle ferie del Tempo OrdinarioSeconda lettera di san Pietro apostolo 3,12-15a.17-18.Fratelli...
01/06/2026

Martedì della IX settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Seconda lettera di san Pietro apostolo 3,12-15a.17-18.
Fratelli, attendete e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli si dissolveranno e gli elementi incendiati si fonderanno!
E poi, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia.
Perciò, carissimi, nell'attesa di questi eventi, cercate d'essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace.
La magnanimità del Signore nostro giudicatela come salvezza, come anche il nostro carissimo fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data;
Voi dunque, carissimi, essendo stati preavvisati, state in guardia per non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall'errore degli empi;
ma crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell'eternità. Amen!
Salmi 90(89),2.3-4.10.14.16.
Prima che nascessero i monti e la terra e il mondo fossero generati, da sempre e per sempre tu sei, Dio.
Tu fai ritornare l'uomo in polvere e dici: "Ritornate, figli dell'uomo".
Ai tuoi occhi, mille anni
sono come il giorno di ieri che è passato,

come un turno di veglia nella notte.
Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo.
Saziaci al mattino con la tua grazia:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.

Si manifesti ai tuoi servi la tua opera
e la tua gloria ai loro figli.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 12,13-17.
In quel tempo, i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono a Gesù alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso.
E venuti, quelli gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. E' lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: «Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda».
Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Di chi è questa immagine e l'iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare».
Gesù disse loro: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». E rimasero ammirati di lui.
Copyright @ Conferenza Episcopale Italiana [2003 11 05]
San Colombano (563-615)

monaco, fondatore di monasteri

Istruzioni 11, 1-4: PL 80, 250-252 (trad. cb© evangelizo)
"Di chi è questa immagine?"

Mosè ha scritto nella Legge: "Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza" (Gen 1, 26). Considerate, vi prego, la grandezza di questa espressione. Dio onnipotente, invisibile, incomprensibile, ineffabile, inestimabile, plasmò l’uomo dal fango della terra e lo nobilitò con la dignità della sua immagine. Che cosa vi può essere di comune tra l’uomo e Dio, tra il fango e lo spirito? "Dio infatti è spirito" (Gv 4, 24). Quale grande degnazione è stata questa, che Dio abbia dato all’uomo l’immagine della sua eternità e la somiglianza del suo divino operare! Grande dignità deriva all’uomo da questa somiglianza con Dio, purché sappia conservarla. (…) Se l’uomo userà rettamente di quelle facoltà che Dio ha concesso alla sua anima, allora sarà simile a Dio. Ricordiamoci che gli dobbiamo restituire tutti quei doni che egli ha depositato in noi quando eravamo nella condizione originaria. Ce ne ha insegnato il modo con i suoi comandamenti. Il primo di essi è quello di amare il Signore nostro con tutto il cuore "perché egli per primo ci ha amati" (1 Gv 4, 19) fin dall’inizio dei tempi, prima ancora che noi venissimo alla luce di questo mondo. L’amore di Dio è la rinnovazione della sua immagine. Ama veramente Dio chi osserva i suoi comandamenti. (…) Dobbiamo quindi restituire a Dio e Padre nostro la sua immagine non deformata, ma conservata integra mediante la santità della vita, perché egli è santo. Per questo è stato detto: "Siate santi, perché io sono santo" (Lv 11, 45). Dobbiamo restituirgliela nella ca**tà, perché è ca**tà, secondo quanto dice Giovanni: "Dio è ca**tà" (1 Gv 4, 16). Dobbiamo restituirgliela nella bontà e nella verità, perché egli è buono e verace. Non siamo dunque pittori di una immagine diversa da questa. (…) Perché non avvenga che dipingiamo nel nostro animo immagini tiranniche, intervenga Cristo stesso e tracci nel nostro spirito i lineamenti precisi di Dio.

Lunedì della IX settimana delle ferie del Tempo OrdinarioSeconda lettera di san Pietro apostolo 1,2-7.grazia e pace sia ...
31/05/2026

Lunedì della IX settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Seconda lettera di san Pietro apostolo 1,2-7.
grazia e pace sia concessa a voi in abbondanza nella conoscenza di Dio e di Gesù Signore nostro.
La sua potenza divina ci ha fatto dono di ogni bene per quanto riguarda la vita e la pietà, mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua gloria e potenza.
Con queste ci ha donato i beni grandissimi e preziosi che erano stati promessi, perché diventaste per loro mezzo partecipi della natura divina, essendo sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza.
Per questo mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza,
alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà,
alla pietà l'amore fraterno, all'amore fraterno la ca**tà.
Salmi 91(90),1-2.14-15ab.15c-16.
Tu che abiti al riparo dell'Altissimo
e dimori all'ombra dell'Onnipotente,
di' al Signore: "Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio, in cui confido".

Lo salverò, perché a me si è affidato;
lo esalterò, perché ha conosciuto il mio nome.
Mi invocherà e gli darò risposta;
presso di lui sarò nella sventura,

lo salverò e lo renderò glorioso.
Lo sazierò di lunghi giorni
e gli mostrerò la mia salvezza.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 12,1-12.
In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano.
A suo tempo inviò un servo a ritirare da quei vignaioli i frutti della vigna.
Ma essi, afferratolo, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote.
Inviò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo coprirono di insulti.
Ne inviò ancora un altro, e questo lo uccisero; e di molti altri, che egli ancora mandò, alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Aveva ancora uno, il figlio prediletto: lo inviò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!
Ma quei vignaioli dissero tra di loro: Questi è l'erede; su, uccidiamolo e l'eredità sarà nostra.
E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri.
Non avete forse letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo;
dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri»?
Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono.
Copyright @ Conferenza Episcopale Italiana [2003 11 05]
San Bonaventura (1221-1274)

francescano, dottore della Chiesa

La Vite mistica, cap. 5, 4-5 (attribuita a torto a San Bernardo)
"Io sono la vera vite" (Gv 15,1)

O dolce Gesù, in quale stato ti vedo! Dolcissimo e pieno di amore, unico salvatore delle nostre antiche ferite, chi ti ha condannato a una morte così amara? Chi dunque ti porta a soffrire queste ferite, non soltanto così crudeli ma anche così infamanti? Dolce vite, buon Gesù, ecco il frutto che ti dà la tua vigna... Fino al giorno delle nozze, hai aspettato pazientemente che producesse l'uva, e non ti dà null'altro che spine (Is 5,6). Ti ha coronato di spine e ti ha circondato delle spine dei suoi peccati. Quanto è diventata amara questa vigna, che non è più tua ma vigna straniera! Ti ha rinnegato gridando: «Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare» (Gv 19,15). Dopo averti scacciato fuori dalla vigna della tua città e della tua eredità, quei vignaioli ti hanno messo a morte: non con un colpo solo, bensì dopo averti oppresso con il lungo tormento della croce, e averti torturato con il dolore della sferza e dei chiodi... O Signore Gesù, ... da te stesso consegni la tua anima alla morte – nessuno può togliertela, ma la offri da te stesso (Gv 10,18)... Mirabile scambio! Il Re dà se stesso per lo schiavo, Dio per l'uomo, il Creatore per la creatura, l'Innocente per i colpevoli.

Santissima Trinita' Solennita'Libro dell’Esodo 34,4b-6.8-9.In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte...
30/05/2026

Santissima Trinita' Solennita'
Libro dell’Esodo 34,4b-6.8-9.
In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore.
Il Signore passò davanti a lui proclamando: "Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà,
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò.
Disse: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fà di noi la tua eredità".
Libro di Daniele 3,52.53.54.55.56.
R. A te la lode e la gloria nei secoli.
Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri,
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo,
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso,
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel trono del tuo regno,
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi e siedi sui cherubini,
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo,
degno di lode e di gloria nei secoli.
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 13,11-13.
Fratelli, siate lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 3,16-18.
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio».
Copyright @ Conferenza Episcopale Italiana [2003 11 05]
San Gregorio Nazianzeno (330-390)

vescovo, dottore della Chiesa

Poemi dogmatici, sez. I, I-II (trad. da Lectures chrétiennes pour notre temps - cb@evangelizo)
Un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito, avvolto d'eternità!

C'è un solo Dio, senza principio, senza causa, che non può essere limitato né da qualcuno prima di lui, né da un essere che verrà in seguito. E' avvolto d'eternità, infinito, Padre grandissimo di un Figlio unico, buono e grande, che egli genera senza concorso della carne poiché è spirito. Poi c'è il Verbo di Dio, Dio unico e altro, non riguardo alla sua divinità. E' lui l'impronta del Padre, il solo Figlio di colui che è senza principio, l'unico dell'unico e suo eguale. Mentre uno resta Padre interamente, lui, il Figlio, è l'autore e il signore del mondo, la forza e il pensiero del Padre. (...) Tremiamo di fronte alla grandezza dello Spirito che è Dio ugualmente e attraverso il quale ho conosciuto Dio. E' manifestamente Dio e fa nascere Dio quaggiù. E' onnipotente, distribuisce diversi doni, ispira i canti del coro dei beati; dà la vita agli esseri celesti e terrestri, siede nelle altezze, viene dal Padre; è la forza divina, agisce da se stesso, non è Figlio poiché il Padre ha un solo Figlio pieno di bontà - ma non è fuori della divinità invisibile ed ha uguale gloria.

Sabato dell'VIII settimana delle ferie del Tempo OrdinariomemoriaLettera di san Giuda 1,17.20b-25.Ma voi, o carissimi, r...
29/05/2026

Sabato dell'VIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
memoria
Lettera di san Giuda 1,17.20b-25.
Ma voi, o carissimi, ricordatevi delle cose che furono predette dagli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo.
Ma voi, carissimi, costruite il vostro edificio spirituale sopra la vostra santissima fede, pregate mediante lo Spirito Santo,
conservatevi nell'amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna.
Convincete quelli che sono vacillanti,
altri salvateli strappandoli dal fuoco, di altri infine abbiate compassione con timore, guardandovi perfino dalla veste contaminata dalla loro carne.
A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria senza difetti e nella letizia,
all'unico Dio, nostro salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza e potenza prima di ogni tempo, ora e sempre. Amen!
Salmi 63(62),2.3-4.5-6.
O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco,
di te ha sete l'anima mia,
a te anela la mia carne,
come terra deserta, arida, senz'acqua.

Così nel santuario ti ho cercato,
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Poiché la tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la tua lode.

Così ti benedirò finché io viva,
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Mi sazierò come a lauto convito,
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 11,27-33.
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E mentre egli si aggirava per il tempio, gli si avvicinarono i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero:
«Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farlo?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò anch'io una domanda e, se mi risponderete, vi dirò con quale potere lo faccio.
Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Ed essi discutevano tra sé dicendo: «Se rispondiamo "dal cielo", dirà: Perché allora non gli avete creduto?
Diciamo dunque "dagli uomini"?». Però temevano la folla, perché tutti consideravano Giovanni come un vero profeta.
Allora diedero a Gesù questa risposta: «Non sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
Copyright @ Conferenza Episcopale Italiana [2003 11 05]
Sant'Atanasio (295-373)

vescovo d'Alessandria, dottore della Chiesa

Discorso contro gli Ariani, 2, 78-79 (trad. cb@evangelizo)
“Chi ti ha dato questa autorità?”

La sapienza di Dio in persona, il Figlio unigenito, ha creato e fatto ogni cosa. Infatti dice il salmo: “Tutto hai fatto con saggezza” (104,24). (...) Come la nostra parola umana è l'immagine della Parola che è il Figlio di Dio (cfr Gv 1,1), così la nostra sapienza è, pure lei, l'immagine del Verbo che è la sapienza in persona. Perché abbiamo in essa la capacità di conoscere e pensare, diventiamo capaci di accogliere la Sapienza creatrice, e per essa possiamo conoscere il Padre. “Chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre” (1Gv 2,23), e ancora: “Chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato” (Mt 10,40). (...) “Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione” (1Cor 1,21). Ormai Dio non vuole più, come nei tempi antichi, essere conosciuto attraverso immagini e ombre della Sapienza: ha voluto che la vera Sapienza in persona assuma la carne, diventi uomo, subisca la morte in croce, affinché in futuro tutti i credenti possano essere salvati dalla fede in questa Sapienza incarnata. Ecco la sapienza di Dio. Prima si faceva conoscere attraverso la sua immagine nelle cose create (...) ed in questo modo faceva conoscere il Padre. Poi lei, che è il Verbo, è diventata carne, come dice san Giovanni (1,14). Dopo aver distrutto la morte (1Cor 15,26) e salvato l'umanità, si è manifestata più chiaramente e, attraverso se stessa ha manifestato il Padre. E ciò le fa dire: “Che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17,3). Tutta la terra è stata dunque colmata della sua conoscenza. Poiché c'è una sola conoscenza, del Padre attraverso il Figlio, e del Figlio a partire dal Padre. Il Padre pone in lui la sua gioia, e il Figlio gioisce della stessa gioia nel Padre, come afferma: “Ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante” (Pr 8,30).

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