18/08/2025
Nelle parole di questo Papa c’è il sentimento che Dio non stia più in un Cielo lontano, da dove guarda e punisce i propri fedeli, anche solo con la propria lontananza.
Al contrario, il Dio annunciato da questo Papa è un Dio vicino, prossimo all’uomo, che vive nella natura che lo circonda, nel sole che lo scalda, nel bel tempo che lo allieta e in tutte le benedizioni che riceviamo ogni giorno.
Il recupero del sacro, o se vuoi di un senso spirituale che sopravviva alla vita materiale, è per me una sfida odierna che tutte le Chiese e tutte le istituzioni spirituali sono chiamate a condividere, insieme a tutti i progetti nati “dal basso”, come ad esempio La Casa dell’Anima.
L’obiettivo è comune ed è rispondere, ciascuno con i propri mezzi e le proprie risorse, a questa perdita del senso e a questo bisogno di recuperare l’Anima delle cose, dei luoghi, del mondo.
Solo insieme possiamo avere qualche speranza che l’umanità recuperi il senso della propria esistenza, altrimenti detto la propria Anima.
Esistere non può significare solamente consumare e lavorare per continuare a consumare. Anche il lavoro deve nobilitare l’uomo e avvicinarlo alla sua parte più sacra e immortale, non può essere solo un veicolo di sopravvivenza e di sudditanza a un sistema di vincoli e di doveri imposto da un alto “umano, troppo umano” (il mutuo, le tasse, lo status sociale).
L’umanità si è liberata di Dio, in qualunque sua forma, e ci ha messo al suo posto un Io, ma questo Io è diventato qualcun altro (la banca, il capo, quelli che ci governano, coloro a cui affidiamo il nostro stipendio, il nostro tempo, la nostra vita).
Questa Chiesa è diventata più francescana, più animista, ed è un piacere sentire questo Papa parafrasare una Lode a “fratello Sole e sorella Luna”.
Il sacrificio di Papa Ratzinger, che secondo alcune fonti sarebbe stato costretto ad abdicare in quanto “contrario al relativismo di tutte le cose e di tutti i valori”, ha dato i suoi frutti.