La Bottega del Vasaio

La Bottega del Vasaio La Bottega del Vasaio è un blog di don Cristiano Mauri. Di Vangelo, di Umanità, di Chiesa.

«Affetti umani, pregni del Vangelo scritto dalle parole e dei gesti del Nazareno.È lì che possiamo riascoltare il sussur...
05/04/2026

«Affetti umani, pregni del Vangelo scritto dalle parole e dei gesti del Nazareno.
È lì che possiamo riascoltare il sussurro della Resurrezione.
E lasciare che continui ad accadere il Regno
che ricomincia sempre, e comunque,
da un seme tanto piccolo da non sembrare nemmeno tale.
Qualche pensiero nella notte di Pasqua.
Nel primo commento il link al testo.

«Cosa dunque si rivela nel tuo morire? Che hai resistito fino in fondo nell’amore, sovvertendo l’apparenza e salvando in...
04/04/2026

«Cosa dunque si rivela nel tuo morire? Che hai resistito fino in fondo nell’amore, sovvertendo l’apparenza e salvando in tal modo il Padre. Non è il Padre che salva te, lui semmai ti restituirà la vita che tu hai donato. Sei tu, figlio, uomo, fratello, che ti sei fatto carico di Lui e non gli hai fatto perdere la faccia. Ecco l’opera, ecco la missione, ecco il compito e la responsabilità: difendere il volto santo del Padre da tutto ciò che lo sfigura. Saremo capaci, prima o poi, di questo sovvertimento, dove i figli salvano il loro Abbà proprio là dove appaiono abbandonati e perduti agli occhi del mondo?» (Luca Moscatelli)

Nel primo commento il link a qualche pensiero attorno al Venerdì Santo.
Con un grazie a Luca Moscatelli

Metto a disposizione registrazione e appunti non rivisti del terzo incontro di approfondimento del capitolo 24 di Lc pro...
02/04/2026

Metto a disposizione registrazione e appunti non rivisti del terzo incontro di approfondimento del capitolo 24 di Lc proposto come percorso di preparazione alla Pasqua.
Nel primo commento il link a testo e audio.

Nel primo commento il link alla registrazione e agli appunti non rivisti del secondo incontro di approfondimento di Lc 2...
16/03/2026

Nel primo commento il link alla registrazione e agli appunti non rivisti del secondo incontro di approfondimento di Lc 24, che propongo come percorso quaresimale nella Parrocchia di San Materno a Pescarenico.
Prossimo appuntamento: SABATO 28 MARZO ore 18

10/03/2026

Commento di Lc 24, 1-12

Secondo appuntamento del breve percorso di lettura e commento di passi scelti degli Atti degli Apostoli per il tempo di ...
08/12/2025

Secondo appuntamento del breve percorso di lettura e commento di passi scelti degli Atti degli Apostoli per il tempo di Avvento

Letture scelte dagli Atti degli Apostoli.

Lui è la luce del mondo.Le sue opere e le sue parole illuminano.Ma col tempo le opere sembrano sparire e restano solo le...
31/03/2025

Lui è la luce del mondo.
Le sue opere e le sue parole illuminano.
Ma col tempo le opere sembrano sparire e restano solo le parole.

Il Vangelo come fatto cerebrale e discorso razionale.
La parola che salva dalla nebbia dell’errore.
L’annuncio che guida i passi incerti e le storture morali.
L’umanità come avvolta dalla sola tenebra dell’idolatria e della depravazione.

Quelli che parlano in suo nome e si fanno portatori del Vangelo diventano maestri di parole.
Discutono, analizzano, scrivono.
Formulano teorie, sistemi, concezioni.

Illuminare il mondo con un’alluvione di parole.
Stare davanti alle tenebre dell’umano seduti in perenne simposio.

C’e un cieco dalla nascita.
Un dramma senza speranza.
Davanti alla tragedia i discepoli fanno accademia, i vicini pettegolezzo, i genitori silenzio omertoso, i capi un chiasso di verità prepotenti.

Ma in quella tragedia c’e spazio per dare gloria al Padre compiendo le opere sue.

Gesù tace e parlano le sue mani.

La Luce che porta è un’opera di vita che apre una porta dove non ve ne sono.
È la Luce del Padre. La Luce di una Vita potente e fedele.
Tutte le opere del Cristo sono opere di Luce che aprono porte e finestre nelle prigioni in cui è rinchiusa l’umanità che di volta in volta incontra.

Sono infinite le tenebre umane.
Povertà, odio, disperazione, divisione, malattia, guerra, umiliazione, solitudine, ingiustizie.

Cristiano è chi alla tenebra risponde sporcandosi le mani con opere di Luce.

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Nel primo commento la registrazione dell'intervento

«Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dag...
07/10/2024

«Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.» (Mt 20, 8-15)

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Infiniti sono le posture con cui si sta di fonte all'altro o all'altra.

Lo decide l'intenzione e infinite altre cose.
La provenienza, la religione, la cultura, il pregiudizio, l'educazione.
E il genere, la professione, il ruolo, l'abito, il conto in banca.
L'età, la parentela, la frequentazione, il temperamento, l'intesa.

Trovare il modo di guardarsi davvero negli occhi da pari è cosa rara.
C'è sempre uno scarto da colmare, un gradino da scendere o da salire.
Di più.
C'è sempre chi si sente in debito e chi pensa di poter vantare un credito.

Chi deve ripianare il buco di un errore passato, di un paese di origine sgradito, di una cultura considerata inferiore.
O di un sesso considerato debole, un'età immatura, una cultura insufficiente.
Di un affetto non ritenuto all'altezza, un'amicizia tiepida, una generosità scarsa.

Chi invece esibisce i crediti del bene fatto, della classe sociale superiore, del genere dominante, degli anni di esperienza.
Delle competenze acquisite, dell'istruzione solida, delle radici culturali evolute, dell'appartenenza alla religione più santa.
E della ca**tà migliore, della dedizione più limpida, della fedeltà integerrima.

Le relazioni con l'economia del debito e del credito.
Regolate dal dogma dell'accumulo e dal dovere della restituzione.
Fare bottino dell'altro, conquistare un vantaggio o mantenerlo per eredità.
Mettere sempre il muso avanti, non avere debiti, poter vantare crediti.

L'uomo di Nazaret parla di un amore che ha le tasche vuote e la memoria corta.
Che non conosce la legge del debito e del credito.
Che frantuma così i piedistalli e riempie le buche delle umiliazioni.
Di tutto un altro mondo parla.
Costruito da occhi buoni, come quelli del padrone della vigna.

ASCOLTA L'INTERVENTO NEL LINK: https://open.substack.com/pub/labottegadelvasaio/p/ne-debiti-ne-crediti-lamore-che-svuota?r=1taeik&utm_campaign=post&utm_medium=web

I Giudei si misero a mormorare contro il Signore Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevan...
22/09/2024

I Giudei si misero a mormorare contro il Signore Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

Togli gli strati di catechesi e devozioni eucaristiche. Sposta le biblioteche di teologia sacramentaria e di dottrina del Corpo e Sangue di Cristo. Leva per un attimo gli occhiali delle innumerevoli messe a cui hai partecipato.

Non ti resteranno in bocca che le parole dei contemporanei di Gesù.

C’è un uomo che dice di volersi dare in pasto.Pare che lo scopo della sua vita sia beneficare e beatificare gli altri.Sostiene, tra le righe, che c’è un solo modo di vivere in pienezza l’essere umani ed è il dedicarsi alla vita del prossimo perché sia la migliore possibile.Farlo sempre, senza risparmio, senza porre condizioni.Per chiunque, comunque.

Ma anche lasciarsi nutrire in quel circolo di dono reciproco che fa splendere l’umano di una bellezza unica al mondo.Così come gli ha mostrato nel segno dei pani condivisi.

Dice che in questo modo di essere umano lui vede Dio faccia a faccia.Che ogni volta che la sua umanità «diventa cibo» per gli altri è allora che «sa di cielo».

Lo ammazzeranno per questo. Perché una parola così scuote il mondo.Non c’è nessuna rivoluzione nell’attendere pani miracolosi dal cielo, mangiati i quali si muore comunque.C’è invece nell’essere «pane del cielo», umanità che si fa dono, a immagine del Dio che è tutto Dono.

NEL LINK LA REGISTRAZIONE DELL'OMELIA: https://open.substack.com/pub/labottegadelvasaio/p/il-pane-che-io-daro-e-la-mia-carne?r=1taeik&utm_campaign=post&utm_medium=web

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò dal Signore Gesù, di notte, e gli di...
15/09/2024

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò dal Signore Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
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«Sappiamo» gli dice Nicodemo.
Lui sa.
Non ha domande da fare o confronti da accendere.
Lui sa, ma in quel sapere non sembra esserci luce.
È notte per Nicodemo, stretto nelle sue acquisizioni, nella sua fede fatta di posizioni consolidate.

È un uomo affermato, uno arrivato.
Ha una posizione e una reputazione.
Soprattutto ha delle appartenenze.
Capo, fariseo, forse scriba.
Ha i confini tracciati in ciò che può o non può dire, in quel che deve fare o non fare, nelle idee che può o non può accogliere.
Riti, tradizioni, dottrine, leggi, ambienti, volti, relazioni, abiti, tempi.
Le sue appartenenze sono garanzie e privilegi, sono un bel riparo dove stare sicuro e protetto.
È certo un uomo di fede e il suo credere ha i contorni di una certezza: «Sappiamo».
Un bel riparo, ma con così poca luce.

L’altro gli parla di nascere.
Ancora e ancora e ancora.
Gli dice che lo Spirito ci rimette al mondo sempre, di continuo.
E che la fede ha a che fare con il coraggio di stare dentro una vita che si rinnova senza sosta, alla quale non si può mai dare due volte la stessa risposta.

Avvertire e non afferrare.
Sentire e non trattenere.
Toccare senza poter stringere.
Intuire e perdere il segno.
Poggiare il piede ed essere già oltre.
Per questo e solo così si può chiamare fede.

NEL LINK LA REGISTRAZIONE DELLA RIFLESSIONE: https://open.substack.com/pub/labottegadelvasaio/p/la-fede-non-sa-gesu-nicodemo-e-il?r=1taeik&utm_campaign=post&utm_medium=web

Si avvicinarono al Signore Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per...
15/07/2024

Si avvicinarono al Signore Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra»... Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». (Mc 10, 35-45)
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Non sanno cosa chiedono, ma desiderano in grande.
É il desiderio di ognuno quello della vita migliore possibile.
Perché giudicarli? Come biasimarli?

Cos’altro avrebbe potuto chiedere un pescatore della Galilea del primo secolo a quello che credeva e sperava fosse il Cristo, il futuro Re?

Il Maestro ha appena annunciato ai suoi la Croce e non c’è richiesta più stonata di quella che i figli di Zebedeo fanno.
Ma nelle sue parole non vi è giudizio.
C’è comprensione e disponibilità.
Quelle di chi vede più lontano e ha la pazienza di attendere chi ha il passo più lento.

Non sanno ciò che chiedono e benedetta inconsapevolezza del desiderio.
Solo grazie a quella ci si trova spesso a superare ciò che nemmeno si immaginava di poter avvicinare.

È buono quel desiderio di grandezza e il Maestro se lo tiene stretto offrendo in cambio l’immagine di quello che per lui è un uomo grande.
Farsi carico dell’altro è ciò che rende l’umano grande.

Facendolo, però, in piena e assoluta libertà, poiché un’umanità di gente che serve è anzitutto un’umanità in cui non vi sono padroni.
Farsi servi, ma senza padroni.

Perfino Dio rinuncia ad esserlo.
Sì, è bene ripeterlo: Dio non è il padrone della nostra vita, come il suo Figlio ha voluto mostrare.
E non vi deve essere alcun uomo o donna che pensi di potersi impadronire della vita di chiunque altro.

Siate servi, dice il Cristo.
Che vuol dire: fatevi carico degli altri, rinunciate a fare i padroni.
Ma dunque, anche: lottate contro chi spadroneggia.
Sulla gente, nelle istituzioni e anche nella Chiesa.
NEL LINK LA REGISTRAZIONE DELL'INTERVENTO:
https://open.substack.com/pub/labottegadelvasaio/p/diventare-grandi-farsi-servi-ma-senza?r=1taeik&utm_campaign=post&utm_medium=web

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