10/07/2026
Aldo non è più tra noi.
È difficile immaginare la nostra Chiesa Madre senza la sua presenza instancabile. Per anni, ogni volta che le porte della chiesa si aprivano, lui era già lì. Molto prima degli altri. E spesso rimaneva anche dopo che tutti erano andati via.
C’era da preparare una celebrazione? Aldo era lì.
C’era da sistemare i banchi, pulire la chiesa, aprire una porta, accendere una luce, mo***re un palco, preparare un matrimonio, un funerale, un concerto, una processione? Aldo era lì.
Sempre.
Con quella naturalezza che appartiene soltanto a chi non vive il servizio come un dovere, ma come un modo di amare.
Ha custodito questa chiesa come si custodisce la propria casa, forse anche di più.
Ha accompagnato fedelmente il nostro parroco, don Salvatore, condividendone fatiche, gioie, preoccupazioni e speranze. Per tanti anni è stato una presenza indispensabile, uno di quei volti che sembrano esserci da sempre e che, proprio per questo, si finisce quasi per dare per scontati.
Ma Aldo non era scontato.
Era un dono.
La sua forza sorprendeva tutti. Gli anni sembravano non avere alcun potere sulla sua disponibilità. Anche quando il tempo passava e il fisico chiedeva riposo, lui continuava ad esserci.
Sempre.
Ha vissuto la tradizione della Processione del Venerdì Santo con autentica fede e profondo senso di appartenenza. Fino ad un’età che avrebbe fermato chiunque altro, non ha mai rinunciato ad accompagnare la nostra comunità nelle sue processioni, testimoniando con i fatti un amore che non aveva bisogno di parole.
La Repubblica Italiana lo ha insignito dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica.
Un riconoscimento prestigioso.
Ma chi ha avuto la fortuna di conoscerlo sa che il titolo più bello glielo ha consegnato la gente, giorno dopo giorno, chiamandolo semplicemente “Aldo”.
Perché bastava il suo nome.
Per tutti noi era una certezza.
Per molti era un amico.
Per altri quasi un padre.
Per qualcuno un nonno.
Per tanti era il volto stesso del servizio.
Per me, che sto scrivendo…
Per me è difficile trovare le parole.
Perché Aldo non è stato soltanto una presenza costante della mia parrocchia.
È stato una presenza costante nella mia vita.
Uno di quei volti che hai sempre visto e che, senza accorgertene, diventano famiglia.
Ci sono persone che non fanno rumore, ma quando se ne vanno lasciano un silenzio assordante.
Questo silenzio oggi attraversa la nostra comunità.
Attraversa il cuore di don Salvatore.
Attraversa la città di Maglie.
Attraversa tutti coloro che hanno avuto la grazia di incontrarlo.
La sua eredità non è fatta di cose.
È fatta di esempio.
Di umiltà.
Di fedeltà.
Di sacrificio.
Di amore concreto.
Di quel Vangelo vissuto ogni giorno, senza proclami, senza riflettori, senza cercare applausi.
Ci piace pensare che il Signore, vedendolo arrivare, gli abbia semplicemente detto le parole che ogni cristiano spera un giorno di ascoltare:
“Vieni, servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore”
Grazie, Aldo.
Grazie per ogni porta aperta prima dell’arrivo degli altri.
Grazie per ogni gesto nascosto che solo Dio ha visto.
Grazie per averci insegnato che si può servire una comunità per una vita intera senza mai mettersi al centro.
La nostra chiesa ci sembrerà improvvisamente più vuota.
Ma sarà anche infinitamente più ricca.
Perché in ogni angolo continuerà a parlare di te.
E noi, ogni volta che entreremo da quella porta, sono certo che, almeno per un istante, ci verrà spontaneo cercarti con lo sguardo.
Che il Signore, al quale hai dedicato tutta la tua vita, ti accolga tra le sue braccia e ti doni quella pace eterna che hai meritato con l’umiltà dei piccoli e la grandezza dei giusti.
Ciao, Aldo.
La tua famiglia parrocchiale non ti dimenticherà mai.
Giovanni.