Comprendeva in origine, solo due navate: la
terza fu aggiunta nel 1600; in quest’ ultimo secolo fu costruita anche la ca****la del Carmine in ricordo
della battaglia di Lepanto. Lungo il lato sud esistevano almeno quattro cappelle di famiglie nobili; la più
grande di esse fu distrutta dal terremoto del 1857. L’ inizio dei lavori della terza navata fu alquanto tormentato, perché - scrive Raffaele S
iniscalchi nel 1800 - i
muratori del paese modificarono e corressero di notte, la livellatura delle colonne disposta in modo errato
dal maestro costruttore, un certo Caruso di Magliano Vetere. Per questo i lavori furono continuati dal
maestro Agostino Bonfrisco con l’aiuto e la protezione di don Diego Pasca. Dopo il Concilio di Trento, la
chiesa fu visitata, nel 1585, dal vicario Franco Aloisio Guazzo e poi, il 23/12/1586, da Monsignor Riccardo
Ricciotto, vicario generale della Diocesi di Capaccio, per incarico del Vescovo Lorenzo II Belo, impedito da
grave malattia. In questa stessa data il vicario visitò anche la chiesa di San Nicola, di cui era rettore Davide
Galardo di Roccadaspide e che funzionava regolarmente nonostante ricorressero circa seicento anni dalla
fondazione. Seguirono, nel tempo, tra le tante, le visite pastorali di illustri vescovi: Lelio Morello (1606);
Agostino Odoardi (1726); Giovanni Battista Siciliani (1860); Pietro Maglione(1876); Paolo Iacuzio (1915);
Francesco Cammarota(1933); Raffaele De Giuli (1950). Nel corso del 1600 due fatti gravi danneggiarono il
luogo e il suo grande archivio: un’ incursione di briganti e la caduta di un fulmine. In ambedue i casi ci fu un
incendio generale del paese e della chiesa . nello stesso secolo, e precisamente nel 1652 la chiesa aumentò
il suo patrimonio con l’acquisizione, per decreto del Papa Innocenzo X, di tutti i beni e le rendite del
Convento di S. Maria del Soccorso, soppresso dallo stesso Papa. Nel 1700 la chiesa si arricchi di un nuovo
culto e di vari supporti architettonici: a metà secolo arrivò, su istanza della Congregazione di Ca**tà, la
statua di Santa Irene, opera dello scultore Domenico Di Venuta, santa che fu proclamata protettrice del
paese e alla quale fu edificato l’omonimo altare; fu interamente rifatto, in marmo pregiato, l’altare
maggiore; furono rivestite con intonaci e stucchi , secondo lo stile barocco, le colonne delle navate,
originariamente elevate con blocchi di pietra calcarea locale, finemente lavorati da maestri scalpellini. Il
grande patrimonio della chiesa fu espropriato in gran parte dopo l’ unità d’ Italia, con decreto del 18 luglio
1864. In anni recenti, dopo un certo periodo di abbandono, la chiesa era stata dichiarata inagibile. Nel 2006,
subito dopo la nomina del nuovo parroco don Salvatore Monterosso, ha avuto inizio, per viva sollecitazione
dello stesso, una serie di interventi non solo per il rifacimento del tetto, ma anche degli intonaci esterni ed
interni, dell’ impiantistica, della zona cantoria, del portone, del cappellone, degli altari, della sagrestia e di
tutto quanto nel luogo sacro era ricoperto di polvere, di muffa e di ruggine. Le colonne delle navate
risplendono oggi del loro fascino originario, che deriva dai blocchi di pietra ritornati alla luce, che danno la
sensazione di accedere a un tempio paleocristiano. Prezioso è stato l’ interessamento costante del parroco Monterosso; importante è stato il contributo delle
autorità religiose e civili per il lavoro di copertura, ma determinante è stata la partecipazione del popolo
tutto di Magliano, che ha voluto, con ogni sforzo economico e con prestazioni lavorative anche gratuite,
che la chiesa ritornasse ai fastigi di un tempo e al ruolo che le compete per tradizione secolare di fede e di
storia.