28/10/2026
✅Martino Troncatti (Presidente Fondazione Enaip Lombardia ETS) ha scritto una 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐚𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐄𝐧𝐚𝐢𝐩 per riflettere insieme sulla situazione attuale che vede molti giovani, ma anche adulti, scendere in piazza a manifestare. La proponiamo integralmente. 𝐄̀ 𝐮𝐧 𝐝𝐨𝐜𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐚𝐝 𝐨𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚.
"Cari e care , cari e collaboratori di ENAIP Lombardia, in questi giorni, in Italia e in Francia e in molti paesi europei, migliaia di persone sono scese in . Studenti, lavoratori, insegnanti, famiglie, cittadini. Persone come noi.
I motivi e le ragioni che li hanno e vi hanno spinti a sono diversi. Da una parte, questioni che riguardano la vita di tutti noi: la scuola, il lavoro, le disuguaglianze, le guerre, la salute, il clima. In altre parole, c’è voglia di riappropriarsi del proprio futuro. Una richiesta legittima in un mondo che sta diventando sempre più insostenibile per un numero sempre più ampio di persone.
Dall’altra, sono comparsi movimenti nuovi, con obiettivi e richieste che noi adulti facciamo fatica a comprendere e che voi, invece, potete aiutarci a interpretare.
Sì, perché tra le persone in c'erano molti . Ragazzi come voi, che crescono in un mondo attraversato da crisi e contraddizioni, e che spesso si sentono giudicati da una generazione adulta poco disposta a mettere in discussione le proprie responsabilità. Agli stessi giovani ai quali si rimprovera il disinteresse per la politica, si fatica poi a riconoscere il diritto di contestarla.
Le immagini degli scontri hanno occupato gran parte del racconto di queste giornate, le aggressioni, i danneggiamenti, la sono fatti gravi che tutti noi dobbiamo senza esitazioni.
La nostra è e deve restare una scelta di come discrimine di tutte le azioni sociali.
Come spesso succede, poi, gli scontri finiscono per diventare i protagonisti delle manifestazioni facendo finire nel dimenticatoio le ragioni delle persone che scelgono di manifestare pacificamente.
Per questo la violenza è sempre sbagliata: perché causa danni fisici e materiali, seminando paura; perché sposta l’attenzione sulle modalità di manifestare, facendo scomparire i contenuti e i valori che le animano. E, in entrambi i casi, i problemi che hanno mosso le persone a scendere in piazza rimangono irrisolti. È una semplificazione che dovrebbe preoccuparci, perché il , anche quando disturba, è una parte necessaria della .
Partecipare significa prendere sul serio ciò che accade intorno a noi, riconoscendo che le decisioni pubbliche, comprese quelle che non vengono prese, hanno conseguenze sulla vita delle persone. Significa anche comprendere che la propria condizione è legata a quella degli altri, come ci insegnava quando diceva: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica». In questa idea vogliamo vedere una concezione esigente della politica, il rifiuto dell'indifferenza e la consapevolezza che i problemi collettivi chiedono responsabilità collettive. E c'è una domanda che riguarda anche noi adulti: quale spazio stiamo riconoscendo a chi contesta le nostre scelte?
La ha il dovere di misurarsi con queste domande. Garantire la sicurezza e il a è una responsabilità fondamentale. Lo è altrettanto comprendere le ragioni del conflitto sociale e affrontarle, altrimenti chi governa rischia di considerare un problema di ordine pubblico ciò che chiede anzitutto una risposta politica e sociale.
I movimenti giovanili di questi tempi pongono la grande questione dell’emarginazione sociale e del vivere nelle . Noi vogliamo tendervi la mano per dialogare, confrontarci e trovare dei percorsi di vita comuni.
Dobbiamo anche con chi non tematizza questo conflitto, ma sente il bisogno di dar sfogo alla rabbia. Una rabbia che arriva dalla marginalizzazione e dall’invisibilità a cui sono costrette molte ragazze e ragazzi, specie nelle periferie delle nostre città. Giovani che chiedono, semplicemente, di essere visti e riconosciuti nella loro unicità e nelle loro differenze che sono, sempre, una ricchezza.
La è un concetto ruvido, ma sempre molto interessante e sempre in . Abbiamo bisogno costantemente di aggiornare la lettura delle periferie e cogliere le richieste che da qui arrivano. Forse per troppo tempo le abbiamo ignorate e oggi presentano un conto che la società deve essere in grado di saldare. Perché chi sta gridando questa rabbia risponderà delle proprie responsabilità legali, ma non deve essere abbandonato o marchiato a vita.
Tutto questo riguarda il nostro lavoro in ENAIP, nell’associazionismo, nel volontariato e nel terzo settore. Ci occupiamo di , di , di opportunità, lottando per una società più giusta ed equa. Per questo vorremmo che di queste giornate restassero le domande che hanno portato tante persone nelle piazze.
Ogni giorno ci occupiamo di formazione, di , di futuro professionale. Per noi educare significa anche offrire strumenti per leggere la realtà, riconoscere le ingiustizie, comprendere la complessità delle cose e assumersi responsabilità. Significa dare valore alla parola di ciascuno, alla sua capacità di giudizio, alla libertà di esprimere le proprie convinzioni.
Le nostre devono continuare ad essere luoghi in cui il conflitto e la rabbia sociale trovino una possibilità di essere accolte nel tentativo di essere comprese, costruendo orizzonti di senso, chiavi di , evitando esplosioni incoscienti che portano a danni al bene pubblico e privato; a pene gravose per chi commette devastazioni e per le loro famiglie; a strette repressive; a fratture sociali. Un mix tragico da qualunque prospettiva lo si osservi.
La scuola è il luogo, per eccellenza, che deve ricomporre le ingiustizie dovute alla lotteria della nascita, che assegna punizioni e privilegi senza colpe ne meriti ma soltanto secondo il criterio casuale che ci fa nascere in un luogo piuttosto che in un altro. Noi, crediamo in una scuola in cui il futuro di una ragazza o di un ragazzo non sia già scritto dalle condizioni familiari, economiche o sociali di partenza, ma possa essere costruito attraverso relazioni positive, opportunità educative e la valorizzazione dei talenti di ciascuno.
Una che sia per i giovani una palestra di , punto di incontro e condivisione comunitaria dove si possa imparare a esprimere liberamente le proprie opinioni, raccogliendo consenso attorno alle proprie idee per farle prevalere nel rispetto degli altri e dove si possa esercitare il diritto ad essere in disaccordo.
Una scuola dove ogni opinione possa trovare spazio purché argomentata. È qui dentro che si coltiva il , uno dei pilastri per una cittadinanza attiva e lo spirito cooperativo contro ogni logica competitiva.
Vorremmo che queste continuino a trovare spazio nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie, nelle istituzioni. Vorremmo che venissero discusse con serietà, anche quando dividono.
𝐋𝐚 𝐩𝐚𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐢 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐚 𝐪𝐮𝐢".
Martino Troncatti
Presidente Fondazione Enaip Lombardia ETS
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