22/04/2026
Lunedì in Albis (21–22 aprile 1590) I Piedi Caduti ad Aurelia Del Prete
Nel 1589, a poche centinaia di metri dalla ca****la dove si custodiva l’immagine, abitava Aurelia del Prete figlia di Giacomo, che aveva sposato l’8 novembre del 1573 Marco De Cennamo. Di lei si racconta: “Donna diabolica et bestemmiatrice, crudele, di bruttissimi costumi et inimicissima d’ogni bene et consolatione christiana et humana. A questa deformità grande d’anima della meschina correspondeva una horribile bruttezza di corpo”.
Agli inizi del 1589, mentre era intenta a spaccare la legna, Aurelia si ferì ad un piede e si temeva che la ferita potesse degenerare lasciandola storpia. Essa allora fece voto alla Madonna dell’Arco che, se fosse stata sanata, le avrebbe offerto una coppia di piedi in cera. Guarita completamente, si recò a Napoli per acquistare l’ex voto, ma sulla via del ritorno uno dei due piedi le cadde e si ruppe, e irata scagliò anche l’altro per terra “horrendamente bestemmiando”, così come era suo costume.
Il Lunedì di Pasqua dello stesso anno, il 3 aprile, cedendo alle insistenze del marito, si recò con lui pellegrina alla ca****la (il marito infatti voleva donare un cero alla Madonna per essere stato guarito da una malattia agli occhi). Aurelia decise di recarsi con lui presso la ca****la portando con sé un piccolo maialino legato ad una cordicella per poterlo vendere alla fiera che si teneva in occasione del grande pellegrinaggio del Lunedì in Albis. Nella ressa del mercato il maialino, forse impaurito, scappò dalla corda a cui era legato e Aurelia, imprecando, cercava di riacciuffarlo. Giunse così correndo davanti all’immagine della Madonna dove il marito stava offrendo il suo cero. Presa dall’ira tolse di mano il cero al marito, lo buttò per terra e calpestandolo “ripiena di sdegno e di furore infernale” bestemmiò la Madonna, chi l’aveva dipinta e tutti coloro che erano lì per venerarla. A nulla valsero i tentativi del marito di calmarla, arrivando perfino a minacciarla di aver timore della punizione divina. Nella notte tra la Pasqua e il Lunedì in Albis (21–22 aprile 1590), mentre Aurelia dormiva, senza sentire dolore e senza avvertire nulla, i piedi le si staccarono dalle gambe, uno completamente e l’altro rimanendo attaccato per un piccolo nervo. Era trascorso un anno da quando Aurelia aveva bestemmiato contro la Madonna. Aurelia, il marito e i parenti volevano tenere nascosto l’accaduto e seppellirono immediatamente i piedi in una gabbietta nella campagna. La notizia però trapelò e tutti attribuirono l’accaduto alla volontà della Madonna. Aurelia era stata guarita dalla Madonna che l’aveva salvata dal rimanere storpia ma lei non si era lasciata trasformare dalla grazia ricevuta ed era rimasta una donna cattiva e priva di bontà. Quel miracolo non apprezzato e il successivo cadere dei piedi sarebbe stato per lei il segno per convertirsi ad una vita più giusta e sana. Toccata dalla grazia di Dio, si fece portare su una lettiga davanti all’immagine della Madonna per chiederle scusa delle sue numerose bestemmie e del suo comportamento cattivo e, riconciliata con Dio, morì il 28 luglio del 1590.
Per volere di Giovanni Tommaso di Capecelatro, Cavaliere del Seggio Capuano di Napoli, e del suo amico, Cavaliere Sebastiano Guindazzi, che convinsero l’Arciprete di Sant’Anastasia e rettore del Santuario, don Cesare di Sarno, i piedi di Aurelia furono esposti in una gabbietta sull’altare della Madonna, affinché tutti i fedeli che accorrevano richiamati dal gran prodigio potessero vedere il segno che Maria aveva manifestato. Ancora oggi a testimonianza di questo fatto prodigioso i fedeli possono ammirare i piedi di Aurelia Del Prete conservati intatti in una sala del Santuario.
Il vescovo Fabrizio Gallo, temendo che l’accaduto potesse tramutare la fede e la speranza in superstizione, e che l’accaduto passasse come una vendetta da parte della Madonna, per prudenza chiuse al culto la ca****la. Ma, dietro l’insistenza dei fedeli, l’11 maggio 1590 si recò alla ca****la e istituì regolare processo per appurare l’accaduto. Furono sentiti come testimoni Marco De Cennamo, marito di Aurelia, il medico curante Francesco D’Alfano, lo speziale Alfonso De Moda, il Cavaliere Capacelatro e altri parenti e vicini di casa. Tutti riportarono al Vescovo quanto Aurelia aveva raccontato ed egli, convintosi del fatto prodigioso, chiuse il processo canonico e riaprì la ca****la al culto dei fedeli.