Nella carta geografica dell’Italia, tutta cosparsa di piccole stelle, le quali indicano le località ove avvennero miracoli eucaristici, una di queste si trova in Sardegna, nella Diocesi di Ales-Terralba, precisamente a Mogoro. All’interno della chiesa parrocchiale di San Bernardino è custodita, all’interno di una teca in argento, la pietra che conserva le impronte lasciate da due particole consacr
ate cadute dalla bocca di due indegni. Viene riportato il racconto fatto da mons. Severino Tomasi e pubblicato in Nuovo Camino, periodico della Diocesi di Ales-Terralba, nel 1958.
“Avvenne che, il giovedì Santo o il giorno di Pasqua del 1604 (in realtà era il secondo giorno dopo Pasqua, ovvero il lunedì dopo Pasqua; nel 1604 Pasqua cadde il 18 aprile, per cui la data del miracolo è il 19 aprile 1604), mentre il Rettore Sacerdote Salvatore Spiga distribuiva la S. Comunione, essendosi accostati alla sacra mensa alcuni indegni, la sacra particola, come se bruciasse la loro lingua, fu da ciascuno di questi lasciata cadere sulla pietra della balaustrata. I sacrileghi, pieni di confusione, si dileguarono: le sacre Particole furono raccolte, e la pietra fu accuratamente lavata, come prescrive la legge ecclesiastica per i casi in cui l'Ostia consacrata venga a cadere a terra. Ma quella pietra cosi lavata manteneva sempre la traccia delle due particole: e quanto più si lavò e si raschiò la pietra, tanto più chiare rimasero quelle impronte. Questo è il racconto che ne fanno gli storici, e, fra gli altri, il sacerdote Pietro Cossu ed il Padre Casu. I sopraddetti storici parlavano degli accertamenti fatti dal Vescovo del tempo, che fu Mons. Antonio Surredo, e da Vescovi posteriori: ma nella curia di Ales oggi quei documenti non esistono. Abbiamo però validi argomenti in conferma. Prova irrefutabile è anzi la pietra stessa, ancora esistente, che presenta ben chiari due cerchietti come impronte di due particole. Argomento della verità del miracolo è la venerazione in cui questa pietra fu tenuta nei secoli precedenti, quando era conservata in apposito armadietto situato dentro la struttura dell'Altare Maggiore. Ce ne fa fede un atto pubblico rogato dal Notaio Pedro Antonio Escano il 25 maggio 1686, con cui il Rettore di Mogoro fa contratto per l'erezione di un tempietto di legno dorato sulla sommità dell'altare maggiore: tempietto che alla base deve contenere una concavità per accogliervi la "pietra del miracolo", la quale vi dovrà essere conservata racchiusa entro una decorosa scatola, e collocata in modo che possa essere veduta dai fedeli. Quest'atto, abbiamo detto, è del 1686; né in quel tempo, rinnovando l'Altare Maggiore, si sarebbe avuta preoccupazione della custodia della pietra del miracolo se già precedentemente nel vecchio altare non ci fosse stato qualcosa di simile. Perciò è legittimo concludere che anche nei primi ottant'anni della data del miracolo sia stata tenuta in grande considerazione la pietra che ne riteneva l'impronta. Con l'andar dei secoli, il tempietto di legno dorato fu soggetto al tarlo, e dovette essere asportato, conservandosi provvisoriamente la pietra in sagrestia e passò talmente in disuso che quando fu concluso il contratto col marmista Giov. Battista Spazzi per un nuovo grande Altare di marmo, che è quello attuale, non si pensò a farvi la nicchietta per la pietra del miracolo. La Ditta Spazzi era, ormai, abituata a costruire gli altari tutti del medesimo tipo in ogni parrocchia, tanto che al Rettore Juan Efis Pisu non venne in mente la possibilità di poter cambiare gli stereotipati disegni, neppure allo scopo di trovare un posto nell'altare maggiore per custodirvi la pietra miracolata. Tuttavia è testimone del miracolo l'istituzione, che al tempo di esso fu fatta, di una Confraternita intitolata al Santissimo Sacramento, la prima che si sia istituita in tutta la Diocesi. É dell'anno 1620 la sua aggregazione alla omonima Confraternita esistente nella Basilica di S. Pietro in Roma. Ne fa fede una carta che esisteva nell'archivio parrocchiale di Mogoro, ove in lingua latina è sostanzialmente contenuto quanto appresso: "Scipione Borghese, Cardinale Presbiterio di Santa Romana Chiesa, Arciprete della Basilica Vaticana, Protettore della Confraternita del SS.mo Sacramento eretta nella stessa Basilica ai diletti in Cristo i Confratelli della Confraternita del Santissimo Sacramento fondata nella ca****la di San Sebastiano della chiesa parrocchiale di San Bernardino in Mogoro rivolgiamo il nostro saluto e concediamo la aggregazione della loro Confraternita alla nostra, secondo la facoltà che ne abbiamo per Autorità Apostolica, e li facciamo partecipi di tutte le Indulgenze e spirituali grazie che a noi furono concesse con lettera del Papa Clemente VIII nel 7 dicembre 1604 e dal Papa Paolo V, il 12 febbraio 1607. Dato nella Sede della nostra Confraternita in Roma nell'anno della Natività di Cristo 1620, Indizione terza, anno sedicesimo del Pontificato del Papa Paolo V. Firmati: Stefano Pignatelli Prelato Germanico Fedele Canonico Delegato Tiberio Carretto Delegato Annibale Cornacchia Delegato Antonio Saggio Segretario”. Ma testimonianza del miracolo, ancor più autorevole, è la processione del Santissimo Sacramento, che fin da quel tempo si è sempre fatta e continua a farsi ogni anno, oggi il sabato nell’ottava di Pasqua, ma anticamente veniva celebrata il lunedì dopo Pasqua.