06/09/2026
Predicazione di domenica 6 settembre 2026 su Luca 19,1-10 a cura di Marco Gisola
1 Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. 2 Un uomo, di nome Zaccheo, il quale era capo dei pubblicani ed era ricco, 3 cercava di vedere chi era Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo di statura. 4 Allora per vederlo, corse avanti, e salì sopra un sicomoro, perché egli doveva passare per quella via. 5 Quando Gesù giunse in quel luogo, alzati gli occhi, gli disse: «Zaccheo, scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua». 6 Egli si affrettò a scendere e lo accolse con gioia. 7 Veduto questo, tutti mormoravano, dicendo: «È andato ad alloggiare in casa di un peccatore!» 8 Ma Zaccheo si fece avanti e disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo». 9 Gesù gli disse: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figlio d’Abraamo; 10 perché il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto».
«il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto».
Questo è l’evangelo che oggi vuole entrare nella nostra vita, che vuole toccare la nostra vita, convertirla, trasformarla e consolarla.
Gesù è venuto a cercare e salvare, a cercarci per salvarci.
La salvezza nella Bibbia è un concetto molto ricco, ma possiamo dire che elementi essenziali della salvezza sono: una vita nuova, una vita che ricomincia, grazie al perdono di Dio; e una vita liberata, una vita nuova perché liberata dal peso e dalla schiavitù di ciò che ci tiene in qualche modo prigionieri, innanzitutto la colpa.
«Gesù è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto».
Questo evangelo ci viene oggi raffigurato nell’incontro tra Gesù e Zaccheo. Zaccheo è un pubblicano, un esattore delle tasse che lavora per conto dei romani. Per l’evangelo è un perduto, perché vive solo per se stesso e vive maltrattando gli altri.
Già tre domeniche fa, abbiamo incontrato un pubblicano, leggendo insieme la parabola di Gesù del fariseo e del pubblicano, che vanno a pregare: il fariseo molto pio e molto presuntuoso, pieno di sé, che non tornò a casa sua giustificato, mentre il pubblicano, la cui preghiera era (e non poteva che essere): « Signore abbi pietà di me, peccatore» torna a casa sua giustificato.
Ed ecco che oggi Luca, pochi versetti dopo quella parabola, ci narra di un altro pubblicano, cioè di un altro peccatore, di un perduto appunto.
Qui si tratta di una persona vera e propria, che ha un nome. Zaccheo, un uomo non molto alto, che deve salire su un albero per vedere Gesù.
È lui il perduto, cioè lontano da Dio e dalla sua volontà, che Gesù è venuto a cercare e a salvare.
Luca non ci dice perché Zaccheo voglia vedere Gesù; e se non ce lo dice vuol dire che non è così importante. Cercava qualcosa? Voleva approfondire la conoscenza di quell’uomo che attirava le f***e, o era pura curiosità?
Non sappiamo: ciò che conta non è perché Zaccheo voglia vedere Gesù, ma che Gesù veda Zaccheo, anzi che Gesù guardi Zaccheo: Gesù alzati gli occhi, gli disse: «Zaccheo, scendi, presto».
Gesù alza gli occhi, cioè lo cerca. Perché Gesù è venuto a cercare e a salvare.
Cerca Zaccheo che nessuno avrebbe cercato, perché Zaccheo era odiato dalla gente, perché era il capo dei pubblicani, non un pubblicano qualsiasi, ma il capo che teneva i contatti con i Romani per la città di Gerico, ed era molto ricco, perché si era arricchito sulla loro pelle.
Gesù alza gli occhi, lo vuole guardare, lo vuole guardare con lo sguardo di Dio con lo sguardo della misericordia che porta salvezza, che porta perdono, liberazione e vita nuova.
Gesù cerca Zaccheo perché vuole entrare nella sua vita: “oggi devo fermarmi a casa tua”, in quella casa in cui nessuno avrebbe voluto entrare. Ma Gesù non vuole entrare solo nella casa di Zaccheo, Gesù vuole entrare nella vita di Zaccheo.
Anzi ci è già entrato, ci è entrato nel momento in cui lo ha guardato; lo ha guardato e lo ha chiamato per nome: «Zaccheo!». Chi glielo aveva detto il nome di quell’uomo?
Gesù lo conosceva, lo conosceva senza averlo mai incontrato, perché Gesù ci conosce, ti conosce e ti chiama per nome, perché cerca te, cerca me, cerca ciascuno e ciascuna di noi. Ci cerca per salvarci.
L’ingresso di Gesù nella vita di Zaccheo è una rivoluzione. Zaccheo scende subito dall’albero, lo accoglie con gioia: la gioia è il primo frutto della salvezza; è la gioia che nasce dalla gratitudine per sapersi cercati e amati.
E il secondo frutto della salvezza è la giustizia: Zaccheo decide di restituire il quadruplo di quello che ha frodato e di dare la metà delle sue ricchezza ai poveri.
Non è più lo Zaccheo di prima, che pensava ad arricchirsi, cioè pensava solo a se stesso e se ne fregava degli altri.
Non può più essere lo stesso Zaccheo di prima, perché Gesù è entrato nella sua vita e quindi compie un atto di giustizia: la sua vita era costellata di ingiustizie, ora l’incontro con Gesù l’ha trasformata.
Dal racconto vediamo che Gesù non gli aveva chiesto questo gesto di giustizia. Gesù non gli aveva detto: se restituisci quello che hai frodato, io vengo a casa tua.
No, Gesù gli ha detto: io oggi vengo a casa tua. A prescindere, senza se e senza ma, per grazia. La giustizia non è il prezzo da pagare per il perdono, è conseguenza del perdono, è conseguenza della grazia incontrata in Gesù.
La salvezza è entrata in casa di Zaccheo e la giustizia è la conseguenza del dono della salvezza.
Ciò che abbiamo detto tre settimane fa per il pubblicano della parabola vale anche per Zaccheo, vale per tutti i peccatori: non è troppo tardi. Per Zaccheo non è troppo tardi per cambiare vita, per rinunciare all’ingiustizia e praticare la giustizia.
Non è troppo tardi perché ha incontrato Gesù, o meglio, perché Gesù lo ha guardato, cercato e salvato: «il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto».
Tutto ciò accade pubblicamente, per le strade di Gerico, strade piene di gente, come ci ha detto il racconto all’inizio: Zaccheo non riusciva a vedere Gesù a causa della folla.
E che fa la gente? Mormora…!: “Veduto questo, tutti mormoravano, dicendo: «È andato ad alloggiare in casa di un peccatore!»”.
La gente è scandalizzata. Gesù è entrato in casa di Zaccheo, che lo ha accolto con gioia. C’era un sacco di gente quel giorno a Gerico e Gesù sceglie proprio Zaccheo, guarda proprio lui, chiama lui per nome: “Zaccheo” oggi devo fermarmi a casa tua.
E perché non a casa mia? Perché proprio a casa di quel delinquente? Proprio perché è un delinquente! Proprio perché Zaccheo ha bisogno di perdono e di conversione.
Come ci insegna l’apostolo Paolo, dove il peccato abbonda, la grazia sovrabbonda. Per questo Gesù comincia da lì. Di certo non si ferma lì, ma comincia da lì.
Ma la gente mormora, la gente critica. A volte anche la chiesa critica, a volte anche i bravi cristiani criticano.
Molto tempo fa, ero andato a fare un culto in una famiglia in cui si andava regolarmente, mi pare una volte al mese. Una signora che non veniva più da anni, si presenta al piccolo culto familiare.
Una sorella di chiesa, sempre presente, la saluta e in quel breve tempo in cui siamo stati insieme, le fa notare più volte che era da tanto tempo che non la vedeva al culto. Quella signora non è più tornata.
È facile cadere nella trappola del mormorio, della critica, anche senza volerlo. È facile, per noi che ci siamo sempre, che ci impegniamo per esserci tutte le volte che possiamo, cadere in questa trappola. E così facendo fraintendiamo Gesù e gli rendiamo cattiva testimonianza.
È vero che nel racconto biblico la gente critica Gesù e non Zaccheo. Ma criticando Gesù, sta in fondo pensando: Gesù deve ve**re da me, non da quello là.
E non basta dire genericamente che Gesù è venuto per tutti. Questo racconto ci vuole dire che Gesù, che è certamente venuto per tutti, va subito a cercare Zaccheo, va prima a cercare Zaccheo, perché va a cercare chi è perduto.
La folla – cioè la chiesa – avrebbe dovuto dire: grazie a Dio che Zaccheo ha accolto Gesù in casa sua, e soprattutto grazie a Dio che Gesù lo ha guardato e chiamato, ha guardato e chiamato proprio lui!
E non solo noi. Anche noi, perché anche noi siamo perduti, ma non solo noi. Gesù guarda e chiama anche altri e ci fa incontrare, e questo è e dovrebbe essere fonte di gioia.
In fondo, ogni volta che veniamo davanti a Dio – qui insieme o ciascuno nella propria preghiera personale – siamo tutti e tutte dei Zaccheo, tutti perduti e tutte perdute, non siamo migliori di lui.
O meglio: siamo forse moralmente migliori di un pubblicano del tempo di Gesù, ma davanti a Dio non valiamo più di lui.
Non valiamo più di lui davanti a quel Dio, che, in Gesù, va a cercarlo, non passa oltre, non lo lascia lì sul sicomoro, ma lo chiama e entra in casa sua e chiama anche noi e vuole entrare anche nella nostra vita.
Ogni volta che veniamo davanti a Dio siamo tutti e tutte Zaccheo, tutti perduti e tutte perdute. E il Signore chiama per nome ciascuno di noi e ci dice: oggi debbo entrare in casa tua, nella tua vita per salvarla, perdonarla e liberarla.