22/10/2026
Persone autistiche e bias cognitivi
Con il termine bias cognitivo si indica una distorsione sistematica nel modo in cui elaboriamo informazioni e prendiamo decisioni, sviluppata sulla base di conoscenze ed esperienze pregresse, che può portare a errori di valutazione o a mancanza di oggettività di giudizio.
Ne facciamo tuttə uso in diverse misure e, in varie circostanze, costituiscono utili scorciatoie cognitive che ci permettono di semplificare e comprendere rapidamente e sufficientemente bene il mondo circostante.
Alcuni recenti studi e metanalisi suggeriscono che le persone autistiche tendono a essere meno suscettibili a vari bias cognitivi, prendendo decisioni più logiche e meno soggette a distorsioni legate alle aspettative o al contesto.
Liron Rosenkrantz, in una rassegna del 2021 (Enhanced rationality in autism spectrum disorder), ha evidenziato come le persone autistiche siano meno inclini a una serie di bias cognitivi (tra cui l'effetto esca, la fallacia della congiunzione, il bias dei costi sommersi, l'effetto framing, il pregiudizio ottimistico) e come in generale tendano a prendere decisioni affidandosi meno spesso all'intuito o all'ottimismo e più a un'analisi attenta dei dati in proprio possesso.
La rassegna evidenzia come nei neurotipici vari bias siano alimentati da risposte emotive automatiche legate al sistema di ricompensa, radicate nell'amigdala e nel sistema limbico. Nelle persone autistiche si registra in media una minore attivazione di queste aree in risposta a stimoli di ricompensa e anche durante i compiti decisionali.
Altre differenze riscontrate riguardo i processi decisionali sono l'elevata attenzione al dettaglio e un ridotto impatto del contesto in cui avviene la decisione da parte delle persone autistiche.
Un ulteriore studio del 2024 sembra indicare che queste ultime richiedano una quantità significativamente maggiore di prove prima di prendere una decisione, quindi una ridotta tendenza a "saltare alle conclusioni".
In una metanalisi del 2026, Ke Cui e colleghi hanno quantificato il modo in cui le persone autistiche aggiornano le proprie convinzioni di fronte a nuovi dati.
Anche in questo casi i risultati supportano l'idea che le persone autistiche attribuiscano un peso maggiore alla precisione sensoriale e ai dati raccolti sul momento rispetto alle proprie esperienze o convinzioni passate.
Tra le possibili spiegazioni di questi fenomeni vi è una lettura attraverso la teoria del doppio processo, proposta da vari autori tra cui Daniel Kahneman. Secondo questo modello, tendiamo a processare le informazioni tramite due vie principali: il Sistema 1, legato al pensiero intuitivo, rapido, automatico e con bassa richiesta di risorse cognitive, e il Sistema 2, con modalità piu deliberate, analitiche, ma con un'elevata richiesta di risorse cognitive. Le persone autistiche sembrano ricorrere in modo sistematico più frequentemente al Sistema 2.
Questo approccio spinge a raccogliere più dati prima di arrivare a una conclusione, ostacolando la tendenza a confermare un'idea pregressa o commettere errori di valutazione.
A livello sociale, altri studi citati nella rassegna di Rosenkrantz mostrano una minore propensione da parte delle persone autistiche a valutare gli altri individui in base a bias impliciti legati a etnia o genere, di conseguenza un minor uso di stereotipi (sebbene la comprensione dell'esistenza di tali stereotipi risulti generalmente intatta su un piano razionale).
Nell'ambito del ragionamento morale, sembra che le persone autistiche si affidino più ai comportamenti e agli esiti di questi nel formulare giudizi, rispetto alle intenzioni o alle caratteristiche individuali; questo avverrebbe sia nella valutazione di sé che delle altre persone.
Quali implicazioni possono avere questi risultati?
Da un lato mettono in luce un potenziale punto di forza nella tendenza all'analisi e al ragionamento ponderato delle persone autistiche, che può costituire un punto di forza collettivo se condiviso in un contesto sociale e culturale che promuova quella che Fabrizio Acanfora chiama convivenza delle differenze.
D'altro canto questa propensione analitica e un minor uso di scorciatoie cognitive potrebbero contribuire alla fatica e al sovraccarico che le persone autistiche sperimentano in molte situazioni; un sovraccarico e una fatica non solo causati da aspetti sensoriali o interpersonali, quindi, ma in generale dovuti a un'attitudine alla percezione e all'interazione con il mondo circostante che richiede più risorse.
Personalmente, mi chiedo se questi meccanismi giochino un ruolo anche nelle differenze riguardo l'empatia, la metacognizione e la teoria della mente, rendendo le persone autistiche più possibiliste riguardo alle motivazioni e intenzioni altrui e meno prone a darne un'interpretazione definitiva.
Nota: questi studi e metanalisi non sono una verità assoluta, altri studi hanno portato alla luce differenze meno rilevanti tra i campioni o nessuna differenza e, trattandosi di un ambito che inizia ad essere esplorato solo di recente, ulteriori studi saranno necessari.
Bisogna aggiungere che errori di ragionamento o rigidità di pensiero possono senza dubbio verificarsi anche nelle persone autistiche, ma mediamente per motivi diversi rispetto a una mancanza di analisi o ricorso a euristiche.
Friedrich (Natalini Castelli) - Gruppo EaD