17/04/2026
https://www.facebook.com/share/p/18LG421TCt/
Viviamo in un tempo in cui spesso la lode viene confusa con “l’emozione”.
Se durante la preghiera proviamo emozioni forti, lacrime o entusiasmo, pensiamo che Dio sia vicino; se invece non sentiamo nulla, crediamo che Dio sia lontano.
“Questa è una trappola spirituale.”
La lode puramente emotiva rischia di indebolire il credente perché sposta il centro da Dio alle nostre sensazioni.
La fede, invece, nasce dalla fiducia nella Parola, non dall’intensità delle emozioni.
Le emozioni sono instabili: oggi salgono, domani scendono. Se la nostra vita spirituale dipende da esse, diventeremo credenti “a corrente alternata”.
Quando cerchiamo Dio solo per ciò che ci fa provare, senza accorgercene, iniziamo a cercare noi stessi, e la lode diventa un’esperienza da vivere invece che un sacrificio da offrire.
La vera adorazione è scegliere Dio anche quando il cuore è arido, quando non sentiamo nulla, quando la preghiera sembra silenziosa. È proprio lì che la fede si rafforza.
L’emozione non è il nemico: è un dono, ma deve essere una conseguenza, non il fondamento.
Quando l’emozione diventa il motore, il credente diventa fragile; quando il motore è la fede, il credente diventa stabile.
La maturità spirituale si vede quando continuiamo a lodare Dio non perché lo sentiamo, ma perché sappiamo chi è.