25/10/2026
SUBITO SANTI
di G. Cazzulani
Santa Teresa d’Avila così pregava: «Liberami, o Signore, dalle sciocche devozioni e dai santi dalla faccia triste».
I santi, in realtà, non sono esperti di tristezza; al contrario, l’hanno combattuta come uno dei mali peggiori. È bello sentire, nella vita spirituale, la loro festosa compagnia. Essi ci raccontano come la vita dell’uomo possa entrare nell’orizzonte di Dio. E non c’è nulla che meriti di essere desiderato quanto la santità.
Persino un autore ateo come Albert Camus si poneva questa domanda: «Si può essere santi senza Dio? È il solo problema concreto che oggi conosca». Nel romanzo La peste ha cercato di mettere in scena questa santità laica: quella di medici che si spendono fino all’ultimo, animati da una passione e da un ideale.
Non so se una simile santità laica sia davvero possibile. Certamente esistono persone che si consacrano a un ideale di vita come a qualcosa di assoluto, al quale sottomettere ogni altra fibra della propria personalità. La fede, tuttavia, è la grande forza che spinge l’uomo ad agire al di là delle sue stesse possibilità.
Pascal scrive nei Pensieri: «Per fare di un uomo un santo occorre la grazia; e chi ne dubita non sa che cosa sia un santo né che cosa sia un uomo».
Difficile diventare santi contando unicamente sulle proprie forze.
Eppure possiamo diventarlo, perché afferrati dalla mano potente di Dio. Questa, in fondo, è la pretesa di ogni esistenza cristiana: non siamo mai soli nelle prove e nelle fatiche.
È anche il motivo per cui ci accostiamo all’Eucaristia: chiediamo che Dio sia presente e agisca in noi. I poveri possono essere amati con le sole forze umane, ma possono esserlo anche grazie alla presenza dell’amore di Gesù nel cuore dei credenti.
Ecco perché i santi non sono uomini dalla faccia triste.
Se potete, soffermatevi qualche volta a contemplare le volte dipinte dei battisteri medievali. Intorno alla figura luminosa di Cristo si raccoglie, quasi a cascata, una moltitudine di volti: sono i grandi santi della tradizione cristiana. Molti di loro sono stati uomini e donne felici, giullari di Dio, capaci di far esplodere nel mondo la gioia.
Anche ora, nella gloria di Dio, continuano a ridere e a sorridere, rivolgendo a noi il loro sguardo. Teresa di Lisieux diceva: «Voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra».
Venite, santi di Dio; venite, angeli del Signore. Raccogliete le nostre anime e incendiatele del fuoco dell’amore di Dio.