24/01/2021
24.01.2021
Le menti filosoficamente impegnate prima pensano tantissimo al punto di trovarsi spesso ad abitare luoghi lontanissimi e deserti, sazi e paghi di quei pensieri isolanti. Soli, ma fieri del fatto che in pochissimi si arriva ad abitare certi spazi. E quando lì si trova qualcuno è una festa.
Poi per uno slancio di ironia socratica o un barlume di pragmatismo, per parsimonia di pensieri ed energia, le menti filosoficamente distrutte tentano di fare ancora più semplici quelle astrazioni e ridurle a domande rilevanti. Spesso secche.
A chi pensi quando guardi fuori dal finestrino?
Di finestrini ce ne sono tanti, ma i finestrini del treno, soprattutto dei regionali lentissimi e a singhiozzi, che raramente prendono consistente velocità,ci tengono particolarmente a questa domanda.
E restano sporchi per lo scopo, per la causa.
La persona in cima alla classifica dei pensieri la riconosci subito: è quella che dopo un tunnel o una galleria è ancora lì, fuori dal finestrino.
È quella che quando la voce metallica del treno dice che il treno è fermo nel nulla in attesa dell'autorizzazione a procedere, si ferma nitida lì fuori dal finestrino e aspetta con te che il treno riparta.
Chissà che mondo sarebbe se i finestrini si mettessero a parlare.
O se ci si incontrasse un giorno tutti fuori dal finestrino.
" Ascolta, io è da 3 anni che ti penso fuori dal finestrino, te?"
E magari si decidesse, in onore dei reciproci pensieri scambiati di viaggiare uno davanti all'altro e guardarsi negli occhi, il finestrino di tanto in tanto.