Parrocchia La Madonna Livorno

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Mercoledì 11 febbraio 2026 la Chiesa celebra la ###IV Giornata Mondiale del Malato, un appuntamento annuale che invita t...
11/02/2026

Mercoledì 11 febbraio 2026 la Chiesa celebra la ###IV Giornata Mondiale del Malato, un appuntamento annuale che invita tutta la comunità cristiana a riflettere sul valore della cura, della prossimità e della speranza accanto a chi vive la sofferenza della malattia.

Santa Messa ore 16:00
celebrata da mons. Simone Giusti Vescovo di Livorno
Ca****la San Giuseppe (Ospedale di Livorno)

🔴 Solennità del Santo Natale 2025Mercoledì 24 Dicembre - Veglia e Santa Messa della Notte di Natale- Parrocchia della Ma...
23/12/2025

🔴 Solennità del Santo Natale 2025

Mercoledì 24 Dicembre - Veglia e Santa Messa della Notte di Natale

- Parrocchia della Madonna: ore 18:00

- Cattedrale di Livorno: ore 22:30 (con il Vescovo Simone)

- Parrocchia San Sebastiano : ore 00:00 (Messa in “Vetus Ordo”)

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Giovedì 25 Dicembre - Santa Messa del giorno di Natale:

- Cattedrale di Livorno: ore 10:30 (con il Vescovo Simone)

- Parrocchia della Madonna: ore 11:00 e ore 18:00

✨ Buone Feste e un Santo Natale 2025 a tutti i fedeli

19/11/2025

Il Vangelo ci ricorda che Dio affida a ciascuno di noi dei doni, anche piccoli, e si fida della nostra capacità di farli fruttare.
Il problema non è avere poco, ma non usare ciò che abbiamo per paura.

Gesù ci invita a non nascondere i nostri talenti, ma a metterli in gioco nella vita quotidiana e nella comunità: una parola buona, un servizio, un gesto di ca**tà, un po’ del nostro tempo.

Alla fine, davanti a Dio, conta ciò che abbiamo amato e donato.
La parrocchia cresce quando ciascuno offre il proprio contributo, anche semplice.

17/11/2025

🇮🇹 Pensiero della settimana: “La benedizione opera e dura se gli animi rimangono fedeli”

La campagna in cui si trova Gesù è opima. Magnifici frutteti, vigneti splendidi coi grappoli fitti e già tendenti a colorarsi di oro e di rubino. Gesù è seduto in un frutteto e mangia della frutta che gli ha offerto un contadino.

Forse ha parlato poco prima, perché l’uomo dice: «Soccorrere alla tua sete mi è gioia, Maestro. Il tuo discepolo ci aveva parlato della tua sapienza, ma noi siamo rimasti stupiti nell’ascoltarti. Vicini come siamo alla Città Santa, si va di frequente in essa per vendere frutta e verdure. E allora si sale anche al Tempio e si sentono i rabbi. Ma non parlano, no, come Te. Si veniva via dicendo: “Se così è, chi si salva?”. Tu invece! Oh! pare di avere il cuore alleggerito! Un cuore che torna bambino pur restando uomo. Sono rozzo… non mi so spiegare, ecco. Ma Tu capisci certo».

«Sì. Ti capisco. Tu vuoi dire che con la serietà e la conoscenza delle cose, propria di chi è adulto, senti, dopo avere ascoltato la Parola di Dio, la semplicità, la fede, la purezza rinascerti in cuore, e ti pare di tornare bambino, senza colpe e malizie, con tanta fede, come quando per mano della mamma salivi al Tempio per la prima volta o pregavi sulle sue ginocchia. Questo vuoi dire».

«Questo, sì, proprio questo. Felici voi che siete sempre con Lui!», dice poi a Giovanni, Simone e Giuda, che mangiano succosi fichi, seduti su un basso muretto. E termina: «E me felice per averti ospite per una notte. Non temo più sciagura in questa mia casa, perché la tua benedizione è entrata in essa».

Gesù risponde: «La benedizione opera e dura se gli animi rimangono fedeli alla Legge di Dio ed alla mia dottrina. In caso contrario la grazia cessa. Ed è giusto. Perché se è vero che Dio dà sole e aria tanto ai buoni come ai cattivi, perché vivano, e se buoni si facciano migliori, se cattivi si convertano, è anche giusto che altrove si volga la protezione del Padre, a castigo di chi è malvagio, per richiamarlo, con delle pene, al ricordo di Dio».

«Non è sempre male il dolore?».

«No, amico. È un male dal lato umano, ma dal sovrumano è un bene. Aumenta i meriti dei giusti che lo subiscono senza disperazione e ribellione e lo offrono, offrendosi con la loro rassegnazione, come sacrificio di espiazione per le proprie manchevolezze e le colpe del mondo, ed è redenzione per coloro che giusti non sono».

«È tanto difficile soffrire!», dice il contadino, al quale si sono uniti i famigliari, una decina fra adulti e bambini.

«Lo so che l’uomo lo trova difficile. E, sapendo come lo avrebbe trovato tale, il Padre non aveva dato il dolore ai suoi figli. Venne per la colpa. Ma quanto dura il dolore sulla Terra? Nella vita di un uomo? Poco tempo. Sempre poco, anche se dura tutta la vita. Ora Io dico: non è meglio soffrire per poco che per sempre? Non è meglio soffrire qui che nel Purgatorio? Pensate che il tempo là è moltiplicato per uno a mille. Oh! che in verità vi dico che non maledire, ma benedire il soffrire si dovrebbe, e chiamarlo “grazia”, e chiamarlo “pietà”».

«Oh! le tue parole, Maestro! Noi le beviamo come un assetato, d’estate, beve acqua e miele presa da fresca anfora. Vai proprio via domani, Maestro?».

«Sì, domani. Ma tornerò ancora. Per ringraziarti di quanto hai fatto per Me e questi miei, e per chiederti ancora un pane e un riposo».

«Sempre, Maestro, qui li troverai».

(Maria Valtorta, “L'Evangelo come mi è stato rivelato”, 83.1-2)

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15/11/2025

🇮🇹 VALTORTA APP - ###III Domenica del Tempo Ordinario

Leggi gratuitamente il Vangelo della Domenica con il corrispondente capitolo dell'Opera valtortiana (oppure ascolta la lettura del brano):

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🔸 dal Vangelo secondo Luca (Lc 21, 5-19):

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.

Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

🔹 da “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, capitolo 596.22-23:

Gesù è visibilmente stanco e accaldato. E per la fatica del lungo e tonante discorso e per l’afa della giornata senza vento. Premuto contro al muro da una moltitudine, dardeggiato da mille e mille pupille, sentendo tutto l’odio che da sotto i portici del cortile dei Pagani lo ascolta, e tutto l’amore o almeno l’ammirazione che lo circonda, incurante del sole che picchia sulle schiene e sui volti arrossati e sudati, appare veramente spossato e bisognoso di ristoro. E lo cerca dicendo ai suoi apostoli e ai settantadue, che come tanti cunei si sono aperti lentamente un passaggio nella folla e che sono ora in prima linea, barriera d’amore fedele intorno a Lui: «Usciamo dal Tempio e andiamo all’aperto, fra gli alberi. Ho bisogno di ombra, silenzio e frescura. In verità questo luogo sembra già ardere del fuoco dell’ira celeste».

Gli fanno largo a fatica e possono così uscire dalla porta più vicina, dove Gesù si sforza di congedare molti, ma inutilmente. Lo vogliono seguire a tutti i costi.

I discepoli, intanto, osservano il cubo del Tempio sfavillante al sole quasi meridiano, e Giovanni d’Efeso fa osservare al Maestro la potenza della costruzione: «Guarda che pietre e che costruzioni!».

«Eppure di esse non resterà pietra su pietra», risponde Gesù.

«No! Quando? Come?», chiedono molti.

Ma Gesù non dice. Scende il Moria ed esce svelto dalla città, passando per Ofel e per la porta di Efraim o del Letame e rifugiandosi nel folto dei Giardini del Re dapprima, ossia sinché coloro che, non apostoli e non discepoli, si sono ostinati a seguirlo se ne vanno lentamente quando Mannaen, che ha fatto aprire i pesanti cancelli, si fa avanti, imponente, per dire a tutti: «Andate. Qui non entrano che coloro che io voglio».

[…]

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12/11/2025

🇮🇹 Ammaestramenti dagli scritti di Maria Valtorta: “Il Nome santo di Dio”

Dice Azaria [l'Angelo Custode di Maria Valtorta]:

«Vieni, comprendiamo insieme la Liturgia d’oggi. Perché pensa, anima mia, che così farebbe il Signore, sempre, se anche gli uomini ti escludessero da ciò che è la vita della Congregazione dei santi sulla Terra. Egli ti nutrirebbe della sua Parola che è Assoluzione e Comunione, che è Crisma e Viatico, che tutto è per coloro che vivono in Lui.

Anche oggi io te la farò gustare, a te, come portavoce, per questa tua missione. Ascolta l’Introito. Oh! in verità Egli è la rocca e il rifugio di coloro che lo amano e lo è ancor più per quelli che per essere al suo servizio in maniera speciale sono soggetti come cittadella e come reggia dove abitano il Re, e i fedelissimi al Re, agli assalti dei nemici del Re, ossia di quelli che il senso, la superbia e altre miserie rendono nemici alla Luce. Contro le rocche di Dio sono sempre lanciate le onde di Satana e dei carnali. Ma ascolta, anima mia, ciò con cui esse rocche sono difese: il Nome santo di Dio. Per questo nome, che vuol dire amore e salvezza, Egli ti sarà difesa e ti sarà guida e conforto. Con tutte le tue azioni scrivi il suo Ss. Nome su tutto il tuo io e non temere.

Come una torma di leoni e altre fiere, il Male, nelle sue diverse manifestazioni, vorrà darti battaglia e giungerà fino a schiaffeggiare l’esterno, come maroso infuriato; e poi cadrà sbriciolato, perché dove è Dio non può prevalere il Nemico. Scrivi il Ss. Nome con tutte le tue azioni. La Luce di questo nome ti guiderà come la stella che segna la via al gregge trasmigrante e lo conduce ai pascoli buoni, sempre più buoni, ossia a quelli che non sono solo scienza e sapienza, profezia, generosità materiale; ma sono ca**tà, ca**tà vera, da non confondersi con l’elemosina, data con mal garbo; con lo spirito profetico, usato con superbia, tanto da indurre il Signore a levarlo; con la solo apparente unione con Dio, mentre è verità di egoismo della carne e della mente.

Senti, senti? Le profezie passeranno... ma la ca**tà resterà dopo la fine di tutte le cose: umane, materiali o morali che siano. Persino la fede e la speranza avranno fine quando tutto ciò che è da credere e da sperare sarà compiuto. Ma la Ca**tà resterà. Eterna come Dio.

Pensa, anima mia! Ti sembra tanto bello, così bello che ne resti sbalordita, ciò che vedi e conosci. Io ti potrei ottenere una ancor più vasta comprensione ed estensione visiva e auditiva per aumentare la tua gioia fra le tribolazioni della tua immolazione. Ma sarebbe sempre una conoscenza relativa. Anche nelle cose umane tu sai che non si può forzare una caldaia, un ingranaggio, il calore e così via, oltre un dato limite, altrimenti l’esperimento si muta in distruzione. Anche nelle cose straordinarie non si può ottenere il massimo, il tutto, perché non potrebbe l’uomo resistere ad un solo attimo di completa conoscenza e perfetta visione del Cielo coi suoi Misteri divini. Ma allora, quando l’anima sarà non più compressa, limitata, puerile nelle sue capacità, e quando, nutrita di ca**tà, sarà giunta all’età perfetta, allora lo spirito dell’uomo conoscerà l’Inconoscibile: faccia a faccia.

Oh! Osanna alla beatifica visione di Dio Uno e Trino!».

(Maria Valtorta, “Libro di Azaria”, Lezione II)

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10/11/2025

🇮🇹 Pensiero della settimana: “La parabola del grano e del loglio”

Dice Gesù:

«Venitemi intorno e udite. Vi spiego il senso completo della parabola, che ha due aspetti ancora, oltre quello detto alla folla.

Nel senso universale la parabola ha questa applicazione: il campo è il mondo. Il buon seme sono i figli del Regno di Dio, seminati da Dio sul mondo in attesa di giungere al loro limite ed essere recisi dalla Falciatrice e portati al Padrone del mondo, perché li riponga nei suoi granai. Il loglio sono i figli del Maligno, sparsi a loro volta sul campo di Dio nell’intento di dare pena al Padrone del mondo e di nuocere anche alle spighe di Dio. Il Nemico di Dio li ha, per un sortilegio, seminati apposta, perché veramente il Diavolo snatura l’uomo fino a farne una sua creatura, e questa semina, per traviare altri che non ha potuto asservire altrimenti. La mietitura, anzi la formazione dei covoni e il trasporto degli stessi ai granai, è la fine del mondo, e coloro che la compiono sono gli angeli. A loro è ordinato di radunare le falciate creature e separare il grano dal loglio e, come nella parabola questo si brucia, così verranno bruciati nel fuoco eterno i dannati, all’Ultimo Giudizio.

Il Figlio dell’uomo manderà a togliere dal suo Regno tutti gli operatori di scandali e di iniquità. Perché allora il Regno sarà e in Terra e in Cielo, e fra i cittadini del Regno sulla Terra saranno mescolati molti figli del Nemico. Questi raggiungeranno, come è detto anche dai Profeti, la perfezione dello scandalo e dell’abominio in ogni ministero della Terra, e daranno fiera noia ai figli dello spirito. Nel Regno di Dio, nei Cieli, già saranno stati espulsi i corrotti, perché corruzione non entra in Cielo. Ora dunque gli angeli del Signore, menando la falce fra le schiere dell’ultimo raccolto, falceranno e separeranno il grano dal loglio e getteranno questo nella fornace ardente dove è pianto e stridor di denti, portando invece i giusti, l’eletto grano, nella Gerusalemme eterna dove essi splenderanno come soli nel Regno del Padre mio e vostro.

Questo nel senso universale. Ma per voi ve ne è un altro ancora, che risponde alle domande che più volte, e specie da ieri sera, vi fate. Voi vi chiedete: “Ma dunque fra la massa dei discepoli possono essere dei traditori?”, e fremete in cuor vostro di orrore e di paura. Ve ne possono essere. Ve ne sono certo».

[...]

(Maria Valtorta, “L'Evangelo come mi è stato rivelato”, 181.4-5)

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09/11/2025

🇮🇹 VALTORTA APP - Dedicazione della Basilica Lateranense

Leggi gratuitamente il Vangelo della Domenica con il corrispondente capitolo dell'Opera valtortiana (oppure ascolta la lettura del brano):

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🔸 dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2, 13-22):

Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco.Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato».

I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora. Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?».

Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».

Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?».

Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

🔹 da “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, capitolo 53.1:

Vedo Gesù che entra con Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo, Filippo e Bartolomeo, nel recinto del Tempio.

Vi è grandissima folla entro e fuori di esso. Pellegrini che giungono a frotte da ogni parte della città. Dall’alto del colle, su cui il Tempio è costruito, si vedono le vie cittadine, strette e contorte, formicolare di gente. Pare che fra il bianco crudo delle case si sia steso un nastro semovente dai mille colori. Sì, la città ha l’aspetto di un bizzarro giocattolo, fatto di nastri variopinti fra due fili bianchi e tutti convergenti al punto dove splendono le cupole della Casa del Signore.

Nell’interno poi è… una vera fiera. Ogni raccoglimento di luogo sacro è annullato. Chi corre e chi chiama, chi contratta gli agnelli e urla e maledice per il prezzo esoso, chi spinge le povere bestie belanti nei recinti (sono rudimentali divisioni di corde o di pioli, al cui ingresso sta il mercante, o proprietario che sia, in attesa dei compratori). Legnate, belati, bestemmie, richiami, insulti ai garzoni non solleciti nelle operazioni di adunata e di cernita delle bestie e ai compratori che lesinano sul prezzo o che se ne vanno, maggiori insulti a quelli che, previdenti, hanno portato, di loro, l’agnello.

Intorno ai banchi dei cambiavalute, altro vocìo. Si capisce che, non so se in ogni momento o in questo pasquale, si capisce che il Tempio funzionava da… Borsa, e borsa nera. Il valore delle monete non era fisso. Vi era quello legale, di certo vi sarà stato, ma i cambiavalute ne imponevano un altro, appropriandosi di un tanto, messo a capriccio, per il cambio delle monete. E le assicuro che non scherzavano nelle operazioni di strozzinaggio!… Più uno era povero e veniva da lontano, e più era pelato. I vecchi più dei giovani, quelli provenienti da oltre Palestina più dei vecchi.

Dei poveri vecchierelli guardavano e riguardavano il loro peculio, messo da parte con chissà che fatica in tutta l’annata, se lo levavano e se lo rimettevano in seno cento volte, girando dall’uno all’altro cambiavalute, e finivano magari per tornare dal primo, che si vendicava della loro iniziale diserzione aumentando l’aggio del cambio… e le grosse monete lasciavano, tra dei sospiri, le mani del proprietario e passavano fra le grinfie dell’usuraio e venivano mutate in monete più spicciole. Poi altra tragedia di scelte, di conti e di sospiri davanti ai venditori di agnelli, i quali, ai vecchietti mezzi ciechi, appioppavano gli agnelli più grami.

[…]

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05/11/2025

🇮🇹 Ammaestramenti dagli scritti di Maria Valtorta: “L’amore era destinato che fosse il respiro del vostro spirito”

Dice Gesù:

«Torno ad una delle note dominanti del mio parlare. Due sono le note dominanti, Maria. Necessità dell’amore: la prima. Necessità della penitenza: la seconda.

Veramente il Dio Uno e Trino - che vi ha creati dandovi un regno in cui tutti vi erano sudditi e da dove il dolore era sbandito, e morte non ci sarebbe stata a troncare fra spaventi dei morenti e gemiti dei superstiti le vite dei più cari, ma solo una dormizione, come quella di Maria, per valicare, fra le placide nebbie d’un sonno innocente, le porte che erano così facili ad aprirsi sul paradiso terrestre per inondarlo della luce del più alto Paradiso e della voce paterna del Signore, che trovava la gioia a star coi figli - veramente il vostro Iddio aveva messo per voi una necessità sola: quella dell’amore. Amore di figli al Padre, amore di sudditi al Re, amore di creati al Creatore Iddio.

E, se non aveste corroso con l’acido della colpa le radici dell’amore, esso sarebbe cresciuto potente in voi, senza richiedervi nessuna fatica. Non fatica, ma gioia per voi, ma bisogno che dà sollievo quando lo si esplica, così come il respiro lo è per voi. Ed infatti l’amore era destinato che fosse il respiro del vostro spirito, il sangue del vostro spirito.

Poi è venuta la colpa. Oh! la rovina della colpa!

Voi che inorridite per le rovine dei vostri palazzi, dei vostri templi, dei vostri ponti, delle vostre città, e maledite gli esplosivi che frangono, polverizzano, lesionano tutto, non pensate quale rovina ha fatto la colpa nell’uomo? Nell’uomo, l’opera più perfetta della creazione, perché non fatto da mano umana, ma dall’Intelligenza eterna che, dirò così, vi ha colati, metallo senza scorie, nella forma sua stessa e ve ne ha tratto fatti a sua immagine e somiglianza, così belli e puri che l’occhio di Dio giubilò davanti alla sua opera e trasalirono i cieli di ammirazione e la Terra cantò con voce altissima, in mezzo all’armonia delle sfere, per la gloria d’esser il pianeta che, nelle origini dell’Universo, diveniva immensa reggia del re-uomo, figlio di Dio.

La colpa, più nefasta d’ogni dinamite, ha sconvolto alle radici dell’uomo. E sai dove esse erano? Nel pensiero di Dio, che aveva fatto l’uomo.

La colpa ha sconvolto, alle radici dell’uomo, quel complesso perfetto di carne e spirito, di carne non dissimile, in moti di sentimento, dallo spirito di cui era solo più pesante ma non contraria e tanto meno nemica; di spirito non prigioniero, e prigioniero vessato nella carcere della carne, ma di spirito giubilante nella docile carne che esso guidava a Dio poiché, molecola dello spirito di Dio, era attratto a Dio, come da calamita divina, mediante i rapporti d’amore fra il Creatore: il Tutto, e lo spirito: la parte.

La colpa ha sconvolto quell’armonico contorno che Dio aveva messo intorno al suo figlio perché fosse re, e re felice.

Caduto l’amore dell’uomo verso Dio, cadde l’amore della Terra verso l’uomo. La ferocia si scatenò sulla Terra fra gli inferiori, fra gli inferiori e l’uomo e, orrore degli orrori, fra l’uomo e l’uomo. Quel sangue, che doveva esser caldo solo d’amore di Dio, si fece caldo d’odio e ribollì e gocciò, contaminando l’altare della Terra su cui Dio aveva messo i suoi primi perché lo amassero amandosi e insegnassero l’amore ai futuri: unico rito che Dio voleva da voi.

Ed ecco allora che una pianta è nata dal seme della colpa; e fu una pianta di amaro frutto e di pungenti rami: il dolore.

Prima il dolore sofferto come l’uomo lo poteva soffrire nella sua embrionale spiritualità contaminata: un dolore animale fatto dei primi dolori della donna e delle prime ferite inferte alla carne fraterna, un dolore feroce di ululi e maledizioni, seme di sempre nuove vendette. Poi, raffinandosi nella ferocia ma non nel merito, anche il dolore si evolse divenendo più vasto e complicato.

Io sono venuto a santificare il dolore, soffrendo il Dolore per voi e fondendo i vostri dolori relativi al Mio infinito. Dando così merito al dolore.

Io sono venuto a confermare con la mia Vita e la mia Morte il monito dato più e più volte dai Profeti: non è la materiale circoncisione ciò che richiede Dio per perdonare e benedire i suoi figli, sempre più, sempre più colpevoli, ma è la circoncisione dei cuori, dei sentimenti vostri, dei vostri stimoli che il germe del primo peccato rende sempre stimoli di carne e sangue o della più alta lussuria: quella della mente.

È lì, o figli, che dovete lavorare di ferro e di fuoco per segnare nella vostra anima il segno che salva: quello di Dio. È lì, non col ferro e il fuoco delle vostre leggi feroci e delle vostre guerre maledette. È lì: nel posto dove leggi e guerre dell’uomo trovano formazione, perché è inutile dire il contrario. Se viveste nel segno del Signore, circoncisi spiritualmente per levare ciò che porta impurità di ogni specie, non sareste quelli che siete: degli insensati, per non dire delle belve. E, notalo, belve e insensati di poco differiscono, poiché in tutti e due non v’è la ragione, ossia quello che Dio ha messo nell’uomo per farlo re su tutti gli esseri della Terra.

Due sono le necessità dell’uomo: l’amore e il dolore. L’amore che vi impedisce di commettere il male. Il dolore che ripara il male.

Questa è la scienza da apprendere: sapere amare e sapere soffrire. Ma voi non sapete amare e non sapete soffrire: sapete far soffrire, ma ciò non è amore; è, anzi, odio.

Perché siete sapienti nel male e tanto ignoranti nel bene? Perché? Non divenite mai sazi di odio e ferocia? E volete che Dio vi perdoni?

Tornate all’amore, figli, e sappiate sopportare il dolore. Ché se non siete tanto miei figli da saper volere il dolore per espiare l’altrui peccare, come Io seppi e volli, siate almeno figli al punto da non maledirmi per il dolore che voi avete generato e di cui mi fate accusa.

Giù la vostra stolta superbia! Imparate dal pubblicano a riconoscere come siete indegni, come vi siete resi indegni di vivere sotto lo Sguardo che è protezione. Gettate lungi da voi le vane seti della Terra e accostatevi alla Fonte di Vita che da venti secoli fluisce per voi. Inoculatevi la Vita nei cuori che muoiono incancreniti nel peccato o intisichiti nell’indifferenza.

Chiamatemi ai vostri sepolcri. Sono il Cristo, il Risuscitatore. Non chiedo che di essere chiamato per accorrere e dire: “Vieni fuori”. Fuori dalla morte. Fuori dal male. Fuori dall’egoismo, fuori dalla lussuria, fuori dall’odio maledetto che vi consuma senza darvi gioia. Fuori da ciò che è orrore per entrare in Me, per entrare con Me nella Luce, per rinascere nell’Amore, per conoscere la vera Scienza, per conseguire la Pace e la Vita, che essendo mie hanno di Me l’eternità».

(Maria Valtorta, “I Quaderni del 1943”, 23 settembre)

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[Foto di Talip Özer da Pixabay]

Carissimi fratelli e sorelle,Oggi il nostro Vescovo Simone celebra il 42º anniversario della sua ordinazione sacerdotale...
04/11/2025

Carissimi fratelli e sorelle,

Oggi il nostro Vescovo Simone celebra il 42º anniversario della sua ordinazione sacerdotale.

È un’occasione preziosa per ringraziare il Signore per il dono del suo ministero e per la guida pastorale che offre alla nostra Chiesa diocesana.

Vi invito a unirvi nella preghiera di ringraziamento e a chiedere al Signore di colmarlo di salute, forza e grazia, perché possa continuare a servire con gioia il Popolo di Dio.

Affidiamo il nostro Vescovo alla materna intercessione di Maria, Madre dei sacerdoti.

Con affetto e benedizione,
Don Placido Bevinetto
Parroco

03/11/2025

🇮🇹 Pensiero della settimana: “Occorre avere volontà di vincere Satana e fede in Dio e nel suo aiuto”

Dice Gesù:

«Satana, lo hai visto, si presenta sempre con veste benevola. Con aspetto comune. Se le anime sono attente, e soprattutto in spirituali contatti con Dio, avvertono quell’avviso che le rende guardinghe e pronte a combattere le insidie demoniache. Ma se le anime sono disattente al divino, separate da una carnalità che soverchia e assorda, non aiutate dalla preghiera che congiunge a Dio e riversa la sua forza come da un canale nel cuore dell’uomo, allora difficilmente esse si avvedono del tranello nascosto sotto l’apparenza innocua e vi cadono. Liberarsene è, poi, molto difficile.

Le due vie più comuni prese da Satana per giungere alle anime sono il senso e la gola. Comincia sempre dalla materia. Smantellata e asservita questa, dà l’attacco alla parte superiore. Prima il morale: il pensiero con le sue superbie e cupidigie; poi lo spirito, levandogli non solo l’amore — quello non esiste già più quando l’uomo ha sostituito l’amore divino con altri amori umani — ma anche il timore di Dio. È allora che l’uomo si abbandona in anima e corpo a Satana, pur di arrivare a godere ciò che vuole, godere sempre più.

Come Io mi sia comportato, lo hai visto. Silenzio e orazione. Silenzio. Perché, se Satana fa la sua opera di seduttore e ci viene intorno, lo si deve subire senza stolte impazienze e vili paure. Ma reagire con la sostenutezza alla sua presenza, e con la preghiera alla sua seduzione.

È inutile discutere con Satana. Vincerebbe lui, perché è forte nella sua dialettica. Non c’è che Dio che lo vinca. E allora ricorrere a Dio, che parli per noi, attraverso a noi. Mostrare a Satana quel Nome e quel Segno, non tanto scritti su una carta o incisi su un legno, quanto scritti e incisi nel cuore. Il mio Nome, il mio Segno. Ribattere a Satana, unicamente quando insinua che egli è come Dio, usando la parola di Dio. Egli non la sopporta.

Poi, dopo la lotta, viene la vittoria, e gli angeli servono e difendono il vincitore dall’odio di Satana. Lo ristorano con le rugiade celesti, con la grazia che riversano a piene mani nel cuore del figlio fedele, con la benedizione che accarezza lo spirito.

Occorre avere volontà di vincere Satana e fede in Dio e nel suo aiuto. Fede nella potenza della preghiera e nella bontà del Signore. Allora Satana non può fare del male.

Va’ in pace. Questa sera ti letificherò col resto».

(Maria Valtorta, “L'Evangelo come mi è stato rivelato”, 46.12-15)

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[“The temptation of Christ” di Ludwig Ferdinand Schnorr von Carolsfeld da Artvee]

02/11/2025

🇮🇹 VALTORTA APP - Commemorazione di tutti i fedeli defunti

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🔸 dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 37-40):

In quel tempo, Gesù disse alla folla:

«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».

🔹 da “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, capitolo 354.10-11:

«Dacci, o Signore, di codesto pane, e noi non morremo più».

«Voi morrete come ogni uomo muore, ma risorgerete a Vita eterna se vi nutrirete santamente di questo Pane, perché esso fa incorruttibile chi lo mangia. Riguardo a darvelo sarà dato a coloro che lo chiedono al Padre mio con puro cuore, retta intenzione e santa ca**tà. Per questo ho insegnato a dire: “Dàcci il pane quotidiano”. Ma coloro che se ne nutriranno indegnamente diverranno brulichio di vermi infernali, come i gomor di manna conservati contro l’ordine avuto. E quel Pane di salute e vita diverrà per loro morte e condanna. Perché il sacrilegio più grande sarà commesso da coloro che metteranno quel Pane su una mensa spirituale corrotta e fetida, o lo profaneranno mescolandolo alla sentina delle loro inguaribili passioni. Meglio per loro sarebbe non averlo mai preso!».

«Ma dove è questo Pane? Come lo si trova? Che nome ha?».

«Io sono il Pane di Vita. In Me lo si trova. Il suo nome è Gesù. Chi viene a Me non avrà più fame, e chi crede in Me non avrà mai più sete, perché i fiumi celesti si riverseranno in lui estinguendo ogni materiale ardore. Io ve l’ho detto, ormai. Voi mi avete conosciuto, ormai. Eppure non credete. Non potete credere che tutto quanto è in Me. Eppure così è. In Me sono tutti i tesori di Dio. E a Me tutto della Terra è dato, onde in Me sono riuniti i gloriosi Cieli e la militante Terra, e fino la penante e attendente massa dei trapassati in grazia di Dio sono in Me, perché in Me e a Me è ogni potere. Ed Io ve lo dico: tutto quanto il Padre mi dà verrà a Me. Né Io scaccerò chi a Me viene, perché sono disceso dal Cielo non per fare la mia volontà ma quella di Colui che mi ha mandato. E la volontà del Padre mio, del Padre che mi ha mandato, è questa: che Io non perda nemmeno uno di quelli che mi ha dato, ma che Io li risusciti all’ultimo giorno. Ora la volontà del Padre che mi ha mandato è che chiunque conosce il Figlio e crede in Lui abbia la Vita eterna e Io lo possa risuscitare nell’Ultimo Giorno, vedendolo nutrito della fede in Me e segnato del mio sigillo».

[…]

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