Shiva Yoga Temple

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Shiva Yoga Temple Tempio dello Yoga tradizionale. Qui lo Yoga è una disciplina che coinvolge corpo, respiro, mente e attenzione.

La pratica è continua e incarnata nella vita quotidiana. Il Tempio offre una via di consapevolezza e trasmissione.
📍 Lissone (MB) Quando qualcuno ci chiede che tipo di Yoga proponiamo a ShivaTemple? Noi rispondiamo così: Lo Yoga è un dono inestimabile dell’antica tradizione indiana. Esso incarna unità di mente e corpo, pensiero e azione, equilibrio e realizzazione; armonia tra uomo e natura e un approccio olistico alla salute e al benessere. Lo Yoga non tratta di posizioni ma della scoperta del senso di unità con noi stessi, il mondo e la Natura. Lo Yoga fornisce un approccio olistico alla salute e al benessere e una più ampia divulgazione delle informazioni sui benefici per la salute. Lo Yoga porta anche armonia in tutti i percorsi di vita e perciò è riconosciuto come prevenzione di malattie e promozione della salute.

Domenica 25 ottobre riprendono i satsaṅga online con Śrī Pranidhānanda.Una domenica al mese, su Zoom, una parola viva, d...
13/10/2026

Domenica 25 ottobre riprendono i satsaṅga online con Śrī Pranidhānanda.

Una domenica al mese, su Zoom, una parola viva, dentro la tua vita.

Ore 9.30–11.30

Paura, dubbio, fatica di ogni giorno: i testi dello yoga parlano di te. Una domenica al mese su Zoom, Śrī Pranidhānanda li apre in un satsang vivo.

●Veda Chant · Vedapāṭhahttps://www.shivayogatemple.it/corsi-veda-chant/corsi-mantra/veda/kirtan/Domenica 4 ottobre 2026 ...
02/10/2026

●Veda Chant · Vedapāṭha
https://www.shivayogatemple.it/corsi-veda-chant/corsi-mantra/veda/kirtan/
Domenica 4 ottobre 2026 inizia il canto vedico allo Shiva Yoga Temple.
Il suono dei Veda, sillaba per sillaba, svara per svara: la recitazione si impara ascoltando.

Percorso triennale unico in Italia per la recitazione tradizionale dei mantra vedici, secondo il lignaggio orale dei Veda. Lissone, Monza Brianza.

●Ci si fida del Guru finché le cose vanno beneSeguire un Guru attraverso uno schermo è come guardare un fuoco in fotogra...
30/09/2026

●Ci si fida del Guru finché le cose vanno bene
Seguire un Guru attraverso uno schermo è come guardare un fuoco in fotografia: si vede la fiamma, e il calore resta dall'altra parte.

«tad vijñānārthaṃ sa gurum evābhigacchet
samitpāṇiḥ śrotriyaṃ brahmaniṣṭham»

«Per conoscere Quello, vada dal Guru con la legna del fuoco sacro in mano: da chi conosce la Scrittura ed è stabile nel Brahman.»
Muṇḍaka Upaniṣad I.2.12

Oggi tutti sono guru: il guru della finanza, il guru del marketing, il guru del bar sotto casa, il guru dello yoga, il guru della meditazione. La parola è diventata un complimento, un titolo da biglietto da visita. Chi cerca davvero di capire che cosa sia il rapporto tra Guru e śiṣya trova, online, un rumore enorme e pochissima sostanza.

La tradizione è semplice e precisa. Gu è il buio, ru è ciò che lo dissolve: il Guru è colui che toglie l'oscurità. La Muṇḍaka Upaniṣad indica due segni per riconoscerlo: conosce la Scrittura, ed è stabile nel Brahman. Il primo si può imparare. Il secondo si vede soltanto da vicino.
Indica anche il gesto di chi cerca: si va dal Guru con la legna in mano. Cosa vuol dire? Si va di persona, portando qualcosa da ardere. Si porta qualcosa da bruciare, vedere, chiarire e scoprire riguardo a se stessi. Un vuoto. Una nostalgia inspiegabile. Una fame di verità. E il più delle volte, si porta qualcosa senza sapere esattamente cos'è.

Online si può leggere, ascoltare, incuriosirsi, e va bene così. Il rapporto con il Guru però chiede presenza e tempo condiviso. Seguire un Guru attraverso uno schermo è come guardare un fuoco in fotografia: si vede la fiamma, e il calore resta dall'altra parte.
Queste righe parlano di ciò che il rapporto con il Guru è stato, è e sarà sempre. Valgono per ogni Guru autentico, ovunque si trovi, e per ogni ricercatore che voglia vedere con chiarezza dove sta.

Quando arrivano i guai, quasi tutti si sentono traditi e cercano un altro Guru. Succede da sempre, ovunque, a chiunque.

Forse ti è capitato, lungo il tuo cammino, di incontrarlo, in India o in Occidente. Gli sei rimasto accanto per un po'? Hai letto i suoi libri, guardato le sue parole registrate, frequentato i suoi ritiri? Allora hai visto certamente come funziona all'inizio.
La bhakti nasce davanti a una forma viva: un volto, una voce, un passo, uno sguardo. È giusto così. Il cuore si accende davanti a ciò che vede, e la devozione ha bisogno di un luogo dove posarsi. All'inizio tutto è dolce. Ogni parola conferma, ogni incontro consola, ogni giorno sembra una grazia. È la stagione in cui tutti sono devoti.

Ecco il punto: la gente si ferma all'inizio, e l'inizio può durare anni. Sono anni di dolcezza, di conferme, di abbracci. Se il Guru è complice di questo, tradisce il proprio compito. Scoprirlo diventa più difficile, perché intanto tutto appare perfetto. Prima o poi, però, arriva lo scontro.
Arriva sempre, ed è necessario che arrivi: una parola che brucia, una richiesta che pesa, un rifiuto, un silenzio. Un Guru autentico accompagna la persona fino al punto esatto in cui deve cambiare, e lì smette di assecondarla. Assecondare sempre vorrebbe dire custodire proprio ciò che va lasciato cadere.

Lo scontro. È una parola dura, e la uso apposta. Che cos'è, esattamente? Una discussione? Un disaccordo di idee? È molto di più, e scende sotto le parole e i concetti. È lo scontro tra la realtà che porti in grembo e la realtà che trovi davanti a te, nel Guru. Le due restano distinte per forza: se coincidessero, sareste due amici. Eppure il Guru è il tuo unico vero amico, ed è spesso l'ultimo che riconosci come tale.
È uno scontro di realtà, lontano anni luce da una lite tra persone del mondo. Il Guru resta fermo dalla parte di ciò che è, e a cadere sono soltanto le illusioni. Cadono l'immagine che hai di te, il bisogno di essere approvato e l'idea che il cammino debba farti stare bene subito. Fa male, ed è l'unico dolore che libera.

E allora che cosa succede? Succede che il bhakta torna alle giostre. Il mercato spirituale di oggi ne è pieno. Offre benedizioni distribuite in fila, luce promessa, chakra ripuliti, canti, danze, abbracci, feste una dopo l'altra, e ogni tanto anche una frase sensata. Tutto è costruito perché ognuno si senta sempre a proprio agio, perché chi arriva resti, perché il seguito cresca. Lì lo scontro manca per scelta: costerebbe persone, e le persone sono il capitale.
Succede sempre allo stesso modo. Prima l'offesa, poi il racconto del tradimento, poi un altro nome, un'altra sala, un'altra guida che cura, coccola, consola. E tutto ricomincia daccapo, con lo stesso inganno addosso, fino al prossimo scontro e alla prossima fuga. Si può passare una vita intera così, di giostra in giostra, restando esattamente dove si era.

Chi resta scopre altro. Dopo lo scontro nasce un rapporto diverso, più asciutto e più vero. La forma viva resta, ma cambia funzione: da appoggio diventa specchio. Anche la bhakti cambia natura, e dall'affetto per una persona passa alla fedeltà verso ciò che quella persona indica. Da lì comincia davvero. Tutto ciò che viene prima è la stagione della dolcezza, quella che fanno tutti.

Il fuoco scalda chi gli sta vicino e brucia chi gli sta dentro. Molti cercano il calore, e lo trovano ovunque. Pochi restano dentro il fuoco, e sono gli unici che ne escono cambiati.

Śrī Pranidhānanda

28/09/2026
● Ero andato con una domanda. Me l'ero preparata bene, ci avevo messo dentro tutto quello che avevo letto in quattro ann...
15/09/2026

● Ero andato con una domanda. Me l'ero preparata bene, ci avevo messo dentro tutto quello che avevo letto in quattro anni, e aspettavo di farla come si aspetta di consegnare un compito fatto.
Sono entrato. Il maestro stava sistemando una sedia. Mi ha guardato un momento, prima che dicessi qualcosa, e ha detto: siediti, sei arrivato di corsa.
Era vero. Avevo corso dal parcheggio.
Poi ho fatto la mia domanda. Non ha risposto. Ha chiesto però da chi l'avessi presa. Ho detto un nome, un libro, perché lo ricordavo benissimo. Ha chiesto se avevo verificato. Non capivo!

Ho cominciato a spiegare e mi sono a un certo punto fermato da solo, perché non l'avevo verificato, cioè non era mia l'esperienza, l'avevo solo letto bene, l'avevo capito altrettanto bene. A me bastava, ma evidentemente a lui no.

Siamo rimasti in silenzio per un tempo che non so dire. Non mi ha consolato. Non mi ha detto che ero sulla buona strada.

Sono uscito con una cosa in meno, e con la pancia che respirava in un modo che non conoscevo.
Ci torno da sei anni. Ogni volta esco con qualcosa in meno. All'inizio pensavo fosse una perdita.
Non ti dà niente da tenere in mano per troppo tempo, così non ci fai l'abitudine. Ti riporta dove stai in piedi da solo.
Questo è ciò che ho incontrato.

Marco

●Il guru, il traghettatoreकुलानां कुलकोटीनां तारकस्तत्र तत्क्षणात् ।अतस्तं सद्गुरुं ज्ञात्वा त्रिकालमभिवादयेत् ॥kulānāṃ ...
13/09/2026

●Il guru, il traghettatore
कुलानां कुलकोटीनां तारकस्तत्र तत्क्षणात् ।
अतस्तं सद्गुरुं ज्ञात्वा त्रिकालमभिवादयेत् ॥
kulānāṃ kula-koṭīnāṃ tārakas tatra tat-kṣaṇāt |
atas taṃ sadguruṃ jñātvā trikālam abhivādayet ||
Il guru è il traghettatore di stirpi e di dieci milioni di stirpi, e lo è in quell'istante stesso. Conoscendolo dunque come sadguru, lo si saluti nei tre tempi del giorno.
Il guru, la stirpe benedetta
धन्या माता पिता धन्यो धन्या वंश्या जना अपि ।
धन्या च वसुधा यत्र गुरुभक्तः प्रजायते ॥
dhanyā mātā pitā dhanyo dhanyā vaṃśyā janā api |
dhanyā ca vasudhā yatra guru-bhaktaḥ prajāyate ||
Benedetta la madre, benedetto il padre, benedetti anche gli uomini della stirpe, e benedetta la terra dove nasce colui che è devoto al guru.

Guardate bene di che cosa parlano questi versi. Parlano di connessione. Il primo dice trikālam, nei tre tempi del giorno: la salutazione è quotidiana, ricorrente, dentro la giornata. Il secondo dice guru-bhakta, colui che è connesso — una condizione, non un gesto. La tradizione qui è precisa: la grazia che traghetta le stirpi riposa sulla continuità.
Se la connessione la sentite solo a Mahāśivarātri, a Guru Pūrṇimā, nelle cerimonie, negli incontri, allora quello che avete è un ricordo, un richiamo. È meglio di niente, e da lì si comincia. La connessione di cui parlo, riguarda ogni giornata. Ogni mattina. Ogni due ore, ogni cinque, ogni sei — il ritmo è libero, la regolarità è tutto.
E come la sentite? La sentite perché la figura vi viene in mente. La cercate, la richiamate, vi conduce per mano, vi sentite protetti e benedetti. Sapete che tutto è opera del guru. Vi muovete nel mondo, agite nel mondo, e sapete che in qualche modo il mondo è il guru. Le cose che arrivano sono il guru. Le cose che restano lontane sono il guru.
Ed è qui che si incastra la sādhanā. È qui che serve la pratica, e da nessun'altra parte. La pratica è stata confusa con il benessere psicofisico di un soggetto stressato: è l'errore più grande che si possa fare. Ma è meglio di niente — lo ripeto per la seconda volta, e da lì si comincia. Ma la sādhanā serve a creare questa connessione, e a mantenerla fino al punto in cui mantenerla non serve più. Perché a quel punto siete il guru. Siete in compagnia del guru, costantemente.
Questa è stata la mia esperienza. Da qui viene la forza e la sicurezza con cui lo dico e lo condivido, prima di tutto qui nel Saṅgha, e poi in tutto ciò che incontro durante la mia giornata.
Questa è la connessione: regolarità. È la vostra vera natura. La vera natura è la connessione con il guru.
Poi imparerete che dal guru esterno si passa al guru interno, dove le differenze spariscono e rimane comunque sempre e soltanto il guru.
Imparerete: ed è proprio per questo che serve una sala, una scuola, un incontro, una pratica. Qualcuno di voi mi ha sentito dire che si può lasciar cadere tutto ed essere ciò che si è, senza bisogno di ausili. È vero, è la realtà dei fatti. Ma quanti possono vivere questo non come parole belle, bensì come realtà intima? La risposta la conosciamo. Allora è più sensato e più saggio ricorrere a ciò che vi è davvero utile: darsi da fare, essere connessi.
E questa connessione raramente cade dal cielo. Si coltiva con la pratica. Non parlo del tappetino, lo sapete: a quel tipo di connessione il tappetino non serve. Serve bhakti, serve amore, serve quella necessità primaria di ogni essere umano di cercare il divino, dentro e fuori. Se manca quella, manca la spinta per la sādhanā. Se manca la sādhanā, le probabilità di connessione sono poche. E se manca la connessione, la vita diventa un disastro.
Sarebbe molto più utile capirlo adesso e darsi alla connessione con il guru, adesso.

Śrī Pranidhānanda

●Coerenza nello YogaNella nostra casa, ci sono molte mmagini della divinità. Sei obbligato ogni tre metri a fare un inch...
12/09/2026

●Coerenza nello Yoga
Nella nostra casa, ci sono molte mmagini della divinità. Sei obbligato ogni tre metri a fare un inchino. Non perché sia un "obbligo", ma perché è un gesto che nasce spontaneo.
Il problema è che poi usciamo dalla porta e incontriamo il mondo.

Siamo capaci lì di inchinarci allo stesso modo?

Se la risposta è sì, questa è illuminazione.

Altrimenti bisogna rivedere qualcosa, praticare, seguire una via e un maestro che ci spieghi come unire le due cose.

Non si impara sui social, ne da chi conosce la teoria.

Sri Pranidhānanda

Indirizzo

Viale Della Repubblica, 58
Lissone
20185

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 21:30
Mercoledì 08:00 - 21:30
Giovedì 08:00 - 21:30
Venerdì 08:00 - 21:30
Sabato 08:30 - 18:30
Domenica 08:30 - 18:30

Telefono

+393319087173

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