03/09/2026
Enzo Bianchi
Non predicate ciance, ma il Vangelo
Dante e la liturgia ricordano che l’omelia non serve a stupire o a parlare di sé,
ma a lasciare risuonare con fedeltà la Parola salvifica di Cristo
----. Essere seminatori della Parola è faticoso e difficile. Occorre ogni giorno leggerla e ascoltarla con un orecchio che il Signore apre (cf. Is 50,5), significa meditarla e ruminarla, pensarla nell’oggi che si vive e allora, solo allora, annunciarla con umiltà sempre indicando Cristo, sempre parlando di lui e mai di se stessi o della propria comunità. Talvolta c’è purtroppo narcisismo in chi predica, c’è protagonismo, c’è la volontà di stupire perché non si crede all’efficacia della parola di Dio, realtà povera, umanissima, ma munita della potenza del Signore.
Così prosegue ancora Dante: “Non vi si pensa quanto sangue costa seminare (la Parola) nel mondo e quanto piace a chi umilmente ad essa si arresti!”. In verità un’omelia semplice, magari modesta ma fedele al Vangelo, contiene più forza divina di una parola detta con acclamazione in un solenne pontificale. E se il cristiano si trova ad ascoltare omelie non degne dell’eucaristia nella quale sono un momento decisivo in quel momento preghi il Signore che “faccia correre la sua Parola anche quando noi non la vediamo ..
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