07/08/2025
7 Agosto - Memoria
Sant' Alberto degli Abati (da Trapani) Sacerdote carmelitano
Reliquie e quadro di Sant' Alberto degli Abati (da Trapani) Sacerdote carmelitano venerati a Lentini
Presso la Chiesa della Madonna del Carmine (ex convento).
Sant’Alberto nacque a Trapani nel 1240 circa, da Benedetto Abate e Giovanna Palizzi, nell’attuale via Andrea Carreca, in pieno centro storico cittadino, ove sorgeva (come testimoniano vari pubblici documenti) il palazzo di famiglia. Ancora quel luogo prende il nome di “Cortile di Sant’Alberto”.
Venne alla luce dopo 26 anni di matrimonio sterile, implorato dal cielo con preghiere, digiuni ed elemosine dai suoi genitori i quali, tramite un voto fatto alla Vergine, promisero di consacrarlo al Signore nell’Ordine del Carmelo.
Siamo al tempo di San Domenico di Guzmàn († 1221), San Francesco d’Assisi († 1226), San Luigi IX, re di Francia († 1270), S. Margherita da Cortona († 1297), S. Filippo Benizi († 1285), S. Chiara di Montefalco († 1308), Innocenzo III († 1216) e dell’imperatore svevo, Federico II († 1250), in continua lotta contro la Chiesa. Egli fu il discendente della potente famiglia degli Abate (oppure mantenendo l’assonanza latina e conservando la doppia “BB” latina de Abbatibus “degli Abbati”) arrivata dalla Toscina in Sicilia nel 1229 con Enrico, tesoriere dell’imperatore Federico II di Svevia, e il fratello Benedetto (padre di Sant’Alberto), ammiraglio del versante occidentale - dal canale di Sicilia fino al limitare del Tirreno Meridionale - e di Gilberto († 1269), governatore di Malta nel 1230. Da Palermo i membri della famiglia si erano presto diramati a Messina, Catania e Trapani, ricoprendo cariche importanti quali capitano giustiziere, senatore, cavaliere gerosolimitano. I parenti del Santo furono parte attiva nella lotta per la successione al trono di Sicilia. Tra tutti spiccano Palmerio († 1300), figlio dello zio Gilberto, che, insieme a Giovanni da Procida († 1298), Alaimo da Lentini († 1287) e Gualtiero da Caltagirone († 1283), ricoprì un ruolo di primo piano nella ribellione dei Vespri siciliani e nella successiva Guerra dei vent’anni (1282-1302). Questa illustre famiglia si estinse a Trapani con Giacomo degli Abate.
parole: “Vattene, Satana, tu non sei una creatura umana ma una mentita e maledetta figura”. Da quel giorno il fervente novizio intensificò le mortificazioni, portò il cilicio tre volte la settimana, non beveva vino e, il venerdì, per meglio ricordarsi del fiele e dell’aceto con cui era stato abbeverato in croce il Figlio di Dio, suo Signore, non consumò che pane ed assenzio. L’ozio gli riusciva sempre insopportabile. Lungo il giorno egli o pregava o studiava o si dedicava alle opere di ca**tà. Oltre il breviario di ogni giorno, egli recitava di notte l’intero Salterio inginocchiato davanti al Crocifisso che teneva nella sua cella tutt’oggi conservata tra le mura di questo Convento dell’Annunziata di Trapani. Una volta il demonio tentò di impedirgliene la recita con lo spegnergli il lume, ma il Signore gli apparve per impedire che il suo servo buono e fedele patisse distrazioni nella preghiera.
Nel convento e nella Chiesa dell’Annunziata immersa nella solitudine della campagna circostante la città di Trapani e donata dai suoi zii paterni con atto notarile del 24 agosto 1250, Alberto, giunto all’età richiesta dai sacri canoni, trascorse il periodo di formazione, emise la professione religiosa e fu ordinato sacerdote, rinunziando così per sempre ad un enorme patrimonio, al suo lignaggio e al suo futuro politico, per vivere povero, casto e obbediente, avendo come unico bene il suo Signore. Ascese al sacerdozio per obbedienza, tanto se ne riteneva indegno.
Da alcune pergamene del Convento dell’Annunziata, oggi conservate alla Biblioteca “Fardelliana” di Trapani, sappiamo della sua presenza presso la comunità religiosa trapanese:
- l’8 agosto 1280: Alberto è presente al secondo testamento del Notar Ribaldo (suo zio) a favore dei Carmelitani da lui sottoscritto anche a nome di un suo cugino Ottone di Ventimiglia;
- il 4 aprile 1289: Alberto è presente al testamento della zia Perna Abate, moglie del Notar Ribaldo, ricoprendo la carica di Priore del Convento. Questo testamento fu accompagnato dal rito dell’unzione degli infermi e comunione sotto le due specie. Guglielmo da Messina, Priore provinciale di Sicilia pro tempore (che partecipò al Capitolo Generale di Montpellier nel 1287 in cui fu deciso il cambio della Cappa dell’Abito dell’Ordine, da barrata a striscie bianche e nere a tutta bianca), era presente al testamento, qui il Santo si firma “Io frate Alberto da Trapani”.
Tramite questo documento, e quindi in base ai dati ufficiali, gli storici comprovano la nascita del Santo a Trapani e non ad Erice, diatriba che lungo i secoli ha fatto versare fiumi d’inchiostro da entrambi le parti. Da questi due testamenti autografi, si evince come grazie all’ingresso di Alberto degli Abate nel Convento Carmelitano dell’Annunziata di Trapani, parte del patrimonio di famiglia spettante al Santo venne devoluto, a motivo della sua rinunzia, a favore del Convento medesimo in cui egli entrò per servire il Signore con cuore puro e retta coscienza, divenendone ben presto il vero fondatore spirituale, gettando le basi di quello che sarà nel tempo il luogo di culto più importante della Sicilia occidentale.
sapientiam… La bocca del giusto proclama la sapienza…», e poi disparvero. Con questo inaudito prodigio, il Cielo stesso pose fine alla questione sul rito da celebrare ai funerali dell’uomo di Dio, approvando così l’universale acclamazione del popolo. Alberto, caso forse unico nella storia della Chiesa, fu dunque acclamato santo dal re e dal popolo, dall’arcivescovo e dal clero secolare e regolare.
Dopo la morte del Santo, per interessamento dello stesso sovrano Federico e dell’Arcivescovo Guidotto si portò a conoscenza del Sommo Pontefice Clemente V (che fu papa dal 1305 al 1314, anno della sua morte) l’evento avvenuto ai funerali del Santo. Il Papa, a quanto pare, ascoltato il parere dei Cardinali, permise a viva voce la venerazione del Santo confessore Alberto. Comunque, sta di fatto che il suo culto iniziò a diffondersi come un baleno dal giorno della sua morte in seno all’Ordine Carmelitano e fuori di esso, mentre la prima traslazione di alcune delle sue principali reliquie è da ascriversi intorno al 1318 mentre la sua prima biografia è stata compilata poco dopo il 1385.
I suoi resti oggi sono sparsi in tante piccole parti nella stragrande maggioranza delle Chiese Carmelitane, ad eccezione del suo Cranio custodito integro nella Ca****la omonima del Santo in questo Santuario Carmelitano di Trapani.
* Sant' Alberto a Lentini Nell’ultimo decennio del secolo Alberto, nominato provinciale dell’Ordine, dovette visitare i conventi dell’isola. Durante i viaggi operò molte guarigioni, salvando una partoriente moribonda e permettendole così di mettere al mondo il figlio, guarendo a Sciacca un ebreo epilettico, che poi si convertì al cristianesimo insieme con tutta la famiglia, sanando un giovane di Lentini da una grave malattia e restituendo un occhio a un bambino al quale una sorellina un po’ sadica lo aveva strappato con un coltellino: guarigioni miracolose che gli valsero la fama di taumaturgo, tant’è vero che ancora oggi è invocato come patrono degli infermi ma anche come protettore contro i terremoti.
PREGHIERA
O Dio, che in sant'Alberto, fedele servitore della beata Vergine del Carmelo, hai dato alla tua Chiesa un modello di purezza e di preghiera, fa' che imitiamo la sua vita evangelica per condividerne la gloria in cielo.
Per Cristo nostro Signore. Amen.